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lunedì 8 dicembre 2008

Il Mystico Giudizio no. 25


Che sorpresa questo film! Sarcastico, sovversivo! Ben girato, ben recitato… imprevedibile! La buona riuscita di “Zombie Strippers” si fonda su un concetto curioso. Ovvero quello di creare una pellicola originale, infarcendola di luoghi comuni. Un paradosso? No, anzi… Se l’ammucchiata di cliché e banalità avviene con un certo criterio, il risultato può essere addirittura geniale. Ai realizzatori di “Zombie Strippers” questo esercizio è riuscito davvero bene. La locandina di questo film non gli rende giustizia, perché lo fa apparire come un comunissimo horror movie di serie B, quando invece non può essere considerato né un film dell’orrore né uno di serie B. Ma in fondo, se un’ammucchiata di cliché deve essere, che lo sia in tutto e per tutto, senza eccezioni, quindi già a partire dalla locandina.

Scritto e diretto da Jay Lee, “Zombie Stippers” si svolge quasi interamente all’interno di un locale di spogliarelli. L’intero film in fondo non è altro che la storia di ciò che accade una volta che il virus dei “morti viventi” si diffonde al suo interno. Già, perché c’è chi, confrontato con questa terribile invasione di zombie, pensa di farci attorno un bel gruzzoletto. Il padrone del locale, interpretato dall’attore Robert Englund (il volto e il corpo del leggendario Freddy Krueger nei film della serie Nightmare), si rende conto che la morte attribuisce alle sue spogliarelliste un potenziale erotico ancora maggiore. Da morte sono ancora più piccanti e il pubblico le adora. Tutto dunque gira attorno alle vicende del night e dei suoi frequentatori. Il resto viene spiegato in un’introduzione di una ventina di minuti: il virus che trasforma gli uomini in zombie è stato inventato a fini militari, è stato creato negli stabilimenti della compagnia “Dabel Iù” (W in inglese) di proprietà di Bush e compagni di merenda. Insomma, la gente muore e possiamo dire che è tutta colpa di Bush, (ma guarda un po’… un altro cliché?). Questa parte introduttiva del film ,che vola ad un ritmo incalzante e la cui ironia risulta alquanto brillante, ci presenta anche gli “eroi” cui è affidata la salvezza degli Stati Uniti: una squadra di militari scelti che sul curriculum vanta, tra le ultime missioni, una vittoria in battaglia niente meno che contro Satana e le forze del male! Not bad...

La scanzonata e densa introduzione del film, permette al pubblico di entrare in sintonia con la linea comica degli autori per poi comprendere e apprezzare le successive scelte, prima fra tutte: la raffica di luoghi comuni che regge quasi ogni dialogo del film. E’ una costante accozzaglia di frasi fatte, tanto che nei rari momenti in cui si sentono dire frasi sensate e davvero profonde, queste assumono un’importanza notevole. Il regista ne approfitta per far passare determinati messaggi...

Zombie Strippers” prende per i fondelli gli eroi americani, i suoi soldati invincibili e ottusi, i guerrafondai, gli appassionati di armi della “National Rifle Association” e naturalmente l’amministrazione Bush. Deride le spogliarelliste orgogliose e rifatte, deride i loro papponi privi di scrupoli, deride gli ingenui che durante la notte si gongolano nei locali a luci rosse gettando banconote da 20 dollari come pioggia sui corpi di quelle ragazze, pronti magari ad innamorarsi appena una di loro gli dedica uno sguardo. Poi c’è una ragazza sensibile che si distingue da tutte quelle fredde tette al silicone. E’ figlia di contadini, struccata, naturale e pulita come il sapone. E’ cattolica. E’ ingenua. Ma sua nonna ha bisogno di soldi per un’importante operazione e lei si sacrifica per la causa, offrendo il suo corpo sull’altare della “lap dance”, sigh… E avanti con i luoghi comuni del cinema!

Zombie Strippers” prende in giro ogni cosa che viene fatta o vissuta senza un briciolo di intelligenza e senza spirito critico: poco importa se la pace o la guerra, il sesso a pagamento o la verginità... Non è un film moralista, non mette in evidenza l’assenza di valori bensì la più totale assenza della ragione: la facoltà di pensare liberamente. Tutti i protagonisti di questo film fanno e si fanno del male perché sono complici di una totale incapacità di analisi; si limitano ad agire. Fanno e basta, in funzione di conclusioni affrettate e superficiali, poco importa se quelle di una spogliarellista interessata unicamente al suo aspetto fisico o quelle di un sergente dell’esercito che mette a disposizione la sua vita per salvare il mondo. Li rende uguali il fatto che agiscono entrambi per inerzia. Non pensano. E il regista ce li dà in pasto...

E’ un concentrato di luoghi comuni, talmente ben utilizzati da risultare nel complesso tutt’altro che comuni e, anzi, addirittura geniali. I personaggi rispecchiano perfettamente gli stereotipi del cinema: soprattutto la squadra speciale dell’esercito chiamata a far fronte all’invasione degli zombie. Ricalcano perfettamente l’immagine degli eroi in divisa grigioverde che abbiamo guardato combattere (e vincere) in decine di film d’azione; e i loro discorsi sembrano tratti da un collage delle scene più patriottiche ed eroiche viste nei film degli ultimi 20 anni (frasi tipo “Oggi è un buon giorno per morire”).

Il Mystico Giudizio: Sono certo che chi ha guardato e amato “Team America” saprà gustarsi anche questo film.

MysteXX



Nell’immagine: un’espressione ironica del leggendario attore Robert Englund.

mercoledì 19 novembre 2008

Il Mystico Giudizio no. 24


Questa volta il compito non è dei più semplici. Infatti mi ritrovo a parlare di un film di cui è bene parlare il meno possibile: “The Forgotten”, un conturbante thriller soprannaturale realizzato nel 2004. Misterioso, spaventoso, intenso… Non è possibile apprezzarlo appieno, sapendo in anticipo cosa riserva la trama. Il fatto è che questa pellicola si basa interamente su un mistero non enunciabile. Farlo, sarebbe come ammazzare sul nascere il gusto della sua visione. E sarebbe davvero un peccato perché trovo (supportato dal nostro Guru) che “The Forgotten” sia un film ben fatto e gustoso.

Allora, vi stavo parlando di un mistero che non può essere rivelato ma che regge l’intero film e che quindi devo spiegare, almeno in parte. Dunque, vediamo come affrontare la questione…

Protagonista è una donna, sposata, che segue una terapia psichiatrica in seguito ad un grosso trauma subito in passato: la scomparsa del piccolo figlio. Morto? Sembrerebbe di sì: è quanto ricorda lei, sostenuta dal marito e dal suo psichiatra. Ma è così solo nelle battute iniziali del film. Poi le cose cambiano in modo inaspettato e radicale. Che il bambino non sia mai esistito…? Le persone che prima assecondavano la donna nella sofferenza del lutto, ora sono le prime a caldeggiare la seconda versione. Se così fosse, evidentemente la donna sarebbe gravemente ammalata. E’ giunto il momento di prenderne coscienza? Immaginate quanto destabilizzante possa essere questa condizione per lei... Non voglio nemmeno immaginare una situazione psicologica più complessa e dolorosa di questa! Ma c’è di buono che non crolla: mantiene intatta la sua convinzione e fa di tutto per dimostrare – innanzitutto a sé stessa – che un figlio l’ha avuto, eccome! Ma se veramente ha avuto un bambino, perché sembra tanto difficile provalo? In fondo si parla di un essere umano… Possibile che la sua seppur breve vita non abbia lasciato tracce tangibili a distanza di pochi anni?

Mi fermo qui. Tra l’altro mi è bastato scrivere queste poche righe sul film, per risvegliare una certa tensione dentro di me. Quella tensione che mi aveva accompagnato durante la visione del film. Forse per il Guru è lo stesso. Eppure di horror e thriller inquietanti ne abbiamo guardati molti...

The Forgotten” ci ha soddisfatto davvero. Sarà che eravamo particolarmente predisposti, quella sera, a gustarlo senza pregiudizi e senza quell’atteggiamento da scafati cultori del giallo e del paranormale che compromette la purezza di una sana ora e mezza di spavento e tensione in formato cinematografico. O forse sarà che questo film è davvero ben fatto. Credo in questa seconda opzione.

Il Mystico Giudizio: molto brava l’attrice principale Julianne Moore. Bravo il regista Joseph Ruben. Ma brava soprattutto la mente che ha partorito la storia: Gerald Di Pego, che firma la sceneggiatura.

MysteXX



Nell’immagine: Julianne Moore, la talentuosa protagonista di “The Forgotten”, in una scena cruciale del film.

domenica 2 novembre 2008

Il Mystico Giudizio no. 23


E’ un po’ come sopportare la vista di un taglietto sul dito, dopo aver assistito dal vivo ad un intervento chirurgico a cuore aperto. Ecco l’effetto che ha “Halloween - The Beginning” su chi ha guardato il film precedente del musicista/regista Rob Zombie. E’ tutto decisamente più morbido… Sempre di un film dell’orrore si parla, chiaro, ma con differenze sostanziali rispetto a “La casa del diavolo”: c’è meno sangue, meno splatter e più storia.

La casa del diavolo” (titolo originale “The devil’s rejects”) è un susseguirsi di scene truci; senza respiro. In ogni inquadratura c’è sempre qualche macchia di sangue; sulla strada, sui vestiti, sui capelli. C’è sempre qualcosa di terrificante. Il film serba un feroce livello di tensione persino quando l’assassino di turno ha sfogato il raptus e deposto le sue armi; persino quando la trama passa da un momento di azione ad una fase meno concitata che dovrebbe fungere da “decompressore” per il pubblico. Niente da fare: l’inquietudine non ti molla. Si resta immersi nell’orrore dall’inizio alla fine senza via di fuga.

In “Halloween”, invece, la tregua tra una scena mozzafiato e l’altra è una vera tregua; gli aspetti psicologici vengono curati un po’ di più ma soprattutto viene maggiormente curata l’estetica cinematografica: inquadrature semplicemente belle, location semplicemente belle, luci e ambienti semplicemente belli. In fondo il cinema è un’arte visiva, l’estetica non è solo un dettaglio.

Insomma, queste differenze tra gli ultimi due film di Rob Zombie non sono sfumature ma mostrano un approccio cinematografico nettamente diverso. Se finora Zombie ha avuto successo per le sue spiccate doti nel conferire ai film un elevato ritmo e un violento impatto, con questo nuovo progetto aggiunge al suo lavoro un nuovo importante elemento, manifestando una spiccata sensibilità estetica. Quindi - a mio avviso - compie un salto di qualità.

Nei film precedenti gli ambienti soggiacciono completamente alla storia… L’impressione è che oggi Rob Zombie non si accontenti più di rendere efficace una sceneggiatura; oggi il regista cerca maggiormente di confezionarla in un abito cinematografico bello e curato.

Halloween - The Beginning”, un po’ come “Batman - The Beginning”, racconta gli anni che hanno preceduto la nascita del mito e risponde ad interrogativi quali: chi era il protagonista prima di diventare quello che tutti hanno imparato a conoscere, che infanzia ha trascorso e quali eventi hanno formato la sua personalità. In questo caso il “mito” è il serial killer della notte di Halloween, portato sullo schermo alla fine degli anni ‘70 dal leggendario maestro dell’horror John Carpenter. Anche se si parla di un serial killer, anche se si descrive la vita dannata di un essere immondo, anche se in definitiva “Halloween” è un film dell’orrore e nulla più, Rob Zombie posiziona la sua storia all’interno di paesaggi suggestivi e ambientazioni persino poetiche, in un paio d’occasioni. Tutto di guadagnato per gli amanti del cinema; per i puristi del cinema horror non saprei. La scelta di Rob Zombie potrebbe essere letta come un’apertura del regista verso territori cinematografici ben più ampi, dal punto di vista estetico, di quelli che offrono tradizionalmente i film splatter.

Meno sangue e più cinema, insomma, in questo nuovo lavoro del leader dei White Zombie, la cui lunga militanza nel mondo della musica giova senza dubbio alla sua attività di regista per quanto riguarda i ritmi che conferisce sapientemente ai suoi film, gli aumenti e i cali di tensione, i colpi di scena.

Il Mystico Giudizio: non mi sorprenderei se tra qualche mese o anno, trovandoci su questo blog a parlare del nuovo film di Zombie, anziché ad un nuovo horror saremo di fronte ad un film di diverso spessore, che so io, un film drammatico o d’altro genere…

MysteXX



Nell’immagine: il “mitico” serial killer mascherato della notte di halloween Michael Myers, nel pieno dell’azione!

sabato 18 ottobre 2008

Il Mystico Giudizio no. 22


Un Christian Slater addirittura magistrale interpreta Bob Maconel, il protagonista di “Un uomo qualunque”, eccellente dramma scritto e diretto da Frank Cappello nel 2007. Iniziamo allora! Bob prepara la sua folle vendetta da tempo. La pistola è pronta, ogni proiettile ha la sua vittima designata. Sul frigorifero di casa ha appeso una lettera che spiegherà al mondo le motivazioni del suo gesto, perché lui poi si toglierà la vita. E’ visibile il suo tormento, nonostante agisca in gran segreto e cerchi di non far trasparire le sue emozioni. La fronte suda e quello che si cela dietro a un paio di vecchi occhiali è uno sguardo angosciato. E’ uno dei numerosi e anonimi impiegati che svolgono noiose mansioni amministrative per una potente società, che ha sede in un moderno palazzo del centro. Un “mediocre”, vittima di una vita priva di stimoli, ossessivo, impiegato maniacale nell’ordine e malfidente. Sul lavoro non ha buoni rapporti con nessuno. Le umiliazioni sono pane quotidiano. Il suo diretto superiore, più giovane di lui, lo tratta peggio di uno zerbino. Bob è frustrato. Ostenta calma piatta ma sta per esplodere; è solo questione di tempo (come “Edmond”, ricordate la recensione? Tra l’altro ritroviamo William Macy in questo film, ma questa volta nei panni del dirigente pescecane).

Ogni mattina Bob cammina a testa bassa nell’atrio affollato; si dirige spaesato alla sua postazione: scrivania e computer, all’interno di un separé due metri per due. “La gabbia”, come la definisce il rampante direttore di Bob. Cammina e rimugina sulla sua penosa esistenza. Quanto odio prova per quei colleghi crudeli e superficiali! Ha 5 pallottole ed è intenzionato a scaricarle contro alcuni di loro, i peggiori. Ma aprire il fuoco in ufficio e poi togliersi la vita non è una decisione che si prende sui due piedi nemmeno quando non si ha più nulla da perdere. Ci vuole tempo prima di passare dall’intenzione ai fatti. Serve un’altra dose di frustrazione. E poi un’altra ancora. Un giorno e poi un altro e un altro ancora. Finché il vaso trabocca.

Il fatidico giorno arriva. Bob si decide a farla finita. E’ pronto a uccidere. Ma succede qualcosa di pazzesco: impugna la pistola e la sta caricando, chinato dietro alla sua scrivania, quando sente degli spari! Boom, un corpo cade. Boom, ne cade un altro. Cinque dipendenti della società stesi al suolo, uccisi da un altro impiegato; un omicida che ha preceduto Bob di pochi secondi. I più fortunati dipendenti della società nel frattempo si sono messi in salvo. Nell’ufficio rimangono solo i cadaveri, l’omicida e Bob. I due si guardano. Bob ha gli occhi sgranati e la bocca spalancata. E’ incredulo. Gli chiede come mai non abbia ucciso anche lui: “Perché tu, Bob, sei più insignificante di me”, gli risponde. Inizia così un coinvolgente dialogo tra i due squilibrati.

Questo è solo l’inizio: 20 minuti senza respiro! Poi, un attimo di calma e ci si sofferma ad immaginare cosa potrebbe succedere in seguito, completamente rapiti da una storia confezionata in una pungente veste cinematografica, originale, in cui la realtà fredda e cruda degli eventi si alterna alla visionaria interpretazione degli stessi, che erompe dalla mente allucinata del protagonista. Il pubblico non sa mai cosa aspettarsi.

Il film è, sin dall’inizio, un’immersione nella personalità cupa e malata di Bob. La realtà di un uomo fortemente disturbato viene narrata con freddo e lucido realismo. Bob, nella sua follia, comunica con uno dei pesciolini del suo acquario. E’ l’unica creatura che ha il permesso di avvicinarsi intimamente alla sua persona, che conosce i suoi segreti. E’ come se Bob delegasse a quel pesce le riflessioni della sua stessa coscienza.

Il Mystico Giudizio: “Un uomo qualunque” è un film appassionante e intelligente. Un tuffo nella psiche malata di Bob e in quella non certo sana di tutti gli altri: colleghi, superiori, vicini di casa. Se Bob è dominato dall’angoscia, gli altri abbondano di leggerezza e superficialità. Saranno anche meno pericolosi di lui, ma altrettanto spaventosi.

MysteXX



Nell’immagine: un ottimo Christian Slater nel ruolo di Bob!

domenica 28 settembre 2008

Il Mystico Giudizio no. 21


I registi spagnoli Paco Plaza e Jaume Balaguerò firmano una pellicola da cardiopalmo: “Rec - la paura in diretta”. Siamo nella caserma dei pompieri di Barcellona. E’ sera. Una tivù privata locale, intenzionata a realizzare un documentario sui picchetti notturni dei vigili del fuoco, è sul posto con un cameraman ed una giovane reporter. Il cameraman sta inquadrando la collega, mezzo busto. Le riprese hanno inizio. La giornalista apre il reportage con un saluto e qualche parola introduttiva. Auspica una notte d’azione. Spera insomma che il centralino della caserma riceva qualche richiesta d’intervento, altrimenti l’intero documentario si ridurrebbe ad una visita guidata della caserma, senza particolari emozioni. “Qui c’è la mensa, lì invece la palestra; ora vediamo dove i pompieri schiacciano un sonnellino…” No, non basta. Ci vuole un’emergenza, serve una chiamata!

La chiamata arriva… Eccome se arriva. Non si tratta del classico gattino che non riesce a scendere dall’albero. In città è accaduto un fatto che si rivelerà sconvolgente. Inizialmente si parla soltanto di una richiesta d’intervento per soccorrere una persona. Una squadra di pompieri si prepara rapidamente e si mette in strada; con loro i due reporter. Giungono sul posto: il palazzo numero 34 della “Rambla de Catalunya”. Un’anziana signora si è barricata nel suo appartamento all’ultimo piano. Ad aver chiamato i vigili sono stati i vicini, che hanno sentito urla strazianti e sono preoccupati. Sono anche molto curiosi e si trovano tutti quanti nell’atrio con gli occhioni spalancati e le orecchie lunghe. La giornalista si rivolge al cameraman: “Riprendi tutto!”. E così sarà…

Quando i pompieri abbattono la porta dell’appartamento, si trovano di fronte ad una persona apparentemente indemoniata: l’anziana sembra una bestia rabbiosa, con la vestaglia sporca di sangue e l’espressione di un felino che sta per attaccare la sua preda. Si nota subito che è in possesso di una forza fisica innaturale per una donna della sua età.

Ma che diavolo sta succedendo? Beh, se lo chiedono i pompieri, se lo chiedono i due reporter e i poliziotti giunti sul posto. Ce lo siamo chiesti anche il Guru ed io (con noi c’era anche il caro amico Ufo, chissà se tornerà a guardare altri film in nostra compagnia dopo quest’esperienza, eh eh…). Beh, cosa stia succedendo in quella palazzina di Barcellona, lo si scopre nel corso del film. Che incubo! “Rec” è uno dei film più brutali che ci è capitato di guardare negli ultimi mesi. Ma “brutale” è riduttivo per una pellicola di grande effetto e indubbia qualità cinematografica.

Il cinema spagnolo ci piace assai: cinico, smaliziato. Spesso duro e crudo quando tratta temi quali l’amore o la sessualità. Immaginate quale effetto possano avere queste caratteristiche in un film dell’orrore… Ancora una volta la tecnica della soggettiva documentaristica, che ci mostra il film attraverso le riprese di un unico cameraman, che è pure protagonista della vicenda, si rivela pagante come in “Blair Witch Project” e “Cloverfield”. In “Rec” vi è una sequenza ininterrotta di 20 minuti, ma non ci si accorge assolutamente, tanto elevati sono il ritmo della storia e il coinvolgimento.

Il Mystico Giudizio: questo film pluripremiato (due Premi Goya e altri riconoscimenti in diversi festival del cinema) è stato realizzato nel 2007. Pochi mesi più tardi gli Stati Uniti hanno acquistato i diritti e nel corso di quest’anno si sono messi al lavoro per realizzare un remake. Un remake “shot for shot”, ovvero uguale identico alla pellicola originale (nemmeno un anno dopo… ce n’era bisogno? Non credo proprio, anche se sono contento per i due registi spagnoli che avranno certamente incassato un bel gruzzolo di dollari). Non voglio nemmeno dirvi il titolo che è stato dato alla produzione americana perché rivela decisamente troppo della trama! In ogni caso, diffidate delle imitazioni!

MysteXX



Premi e riconoscimenti:

• 2 Premi Goya 2008: “Miglior Montaggio” e “Miglior Attrice Rivelazione

• 4 Premi Sitges 2007: “Miglior Regia”, “Miglior Attrice”, “Gran Premio della Critica” e “Premio Speciale del Pubblico”.

• 3 Fantastic’Arts 2008: “Premio Speciale della Giuria”, “Gran Premio della Giuria Giovane” e “Premio del Pubblico”.

• 2 FantasPorto 2008: “Miglior Film” e “Premio Speciale del Pubblico



Nell’immagine: il simbolo di questa interesante pellicola.

mercoledì 3 settembre 2008

Il Mystico Giudizio no. 20


Guardando questo film il Guru mi ha fatto scompisciare! Siamo partiti con le migliori intenzioni, pronti a farci travolgere da un thriller mozzafiato, ma alla fine ha vinto l’ilarità e non abbiamo fatto altro che sparare battute. Colpa di una tensione emotiva che non si è mai creata, nonostante il tema e la storia fossero promettenti. Il tema: l’eterna lotta tra il bene e il male, i miracoli (o presunti tali) dei Santi, il potere malefico (o presunto tale) dell’Anticristo. La storia: una scienziata, abituata a smontare con prove inequivocabili fenomeni che altrimenti verrebbero attribuiti a miracolose manifestazioni di Dio, viene per la prima volta messa duramente alla prova da una serie di eventi davvero difficili da spiegare scientificamente.

Oddio, non che “I segni del male” (è questo il titolo) sia un pessimo filmaccio, ma neanche un gran giallo. Quando vi parlai del film “Premonition”, dissi che non tutti a Hollywood sono all’altezza di trattare con intelligenza temi complessi e occulti quali i poteri della mente e l’aldilà, tenendo alto il livello del film. Ecco, “I segni del male” è confezionato bene, ma a differenza di “Premonition” e altri “veri” thriller paranormali, il tema trattato è risultato troppo ambizioso rispetto al materiale che avevano in mano i realizzatori di questo film. Questo lungometraggio purtroppo risulta banale per diversi aspetti. Ottima comunque la regia, agile lo scorrimento della trama e ben fatti gli effetti speciali. Questo è quanto.

Non mi resta che condividere con voi un paio di cretinate sparate dal Guru durante la visione del film, giusto perché sappiate con chi avete a che fare:

• Un intero bacino naturale d’acqua si trasforma in sangue, sulla falsariga della biblica piaga descritta nell’Antico Testamento; lo scenario è inquietante: immaginate un intero fiume rosso, con centinaia di pesci e rane morti che galleggiano a pancia in su. Commento del Guru: “Qui è passata la Novartis!”.

• Un uomo, vedovo da alcuni anni e molto triste per la dipartita della sua amata, si sfoga con la scienziata e le spiega come non sia ancora riuscito a farsene una ragione. Dice che a volte le sembra ancora di sentire in cucina la voce di sua moglie. Commento del Guru dopo 6 minuti di dialogo: “…che palle!”.

Ce ne sarebbero altre di battute, e sono pure le migliori, ma sono costretto a censurarle…

Il Mystico Giudizio: … che palle!

MysteXX



Nell’immagine: un interessante “screenshot” di questo film.

lunedì 11 agosto 2008

Il Mystico Giudizio no. 19


Mi piace pensare a questo film, The Matador, come a un’opportunità reclamata da Pierce Brosnan per avvicinarsi a chi non ha mai avuto particolare simpatia nei suoi confronti: con questa interessante commedia probabilmente riscatta una fetta di pubblico che fino ad ora non lo aveva mai acclamato. Si dice che un grande attore coroni il proprio successo, in un determinato momento della carriera, interpretando il ruolo di un cattivo. Ma vi è un’altra fase significativa nella carriera di una stella del cinema; una situazione che funge da giro di boa, segnando il raggiungimento di una meta e l’imminente nuovo, coraggioso inizio: è quando il duro di turno, divenuto celebre per aver interpretato per anni il ruolo di un eroe severo e imperturbabile - come James Bond o John Rambo tanto per fare due esempi - esorcizza l’ampio successo riscosso in quei panni, buttandosi in una commedia.


Ci sono passate praticamente tutte le stelle del cinema: da Robert De Niro (vedi ad es. “Terapia e Pallottole – Un boss sotto stress”) a Jack Nicholson (“Terapia d’urto”). Bruce Willis dopo la trilogia di “Die Hard” e del suo inossidabile John McClane si è preso in giro con “F.B.I. Protezione Testimoni”; anche Vin Diesel, diventato uno dei duri di Hollywood per eccellenza dopo una serie di film di successo, pochi anni fa ha giocato la carta della commedia (purtroppo quella che aveva in mano non era una gran carta, vista la mediocre recitazione che ha fornito nello stucchevole “Missione tata” … concedetemelo…).

Poi è arrivato il turno di Pierce Brosnan. L’ex 007 sdrammatizza la tutto sommato ingombrante figura di James Bond con una commedia certamente meritevole di nota: The Matador, realizzata nel 2005 da Richard Shepard, uscita quest’anno in dvd, in sordina, praticamente senza pubblicità. Brosnan è co-protagonista con Greg Kinnear. Una bella coppia, una bella rivelazione. Grazie, non da ultimo, ad un copione vincente e ad una trama accattivante che Shepard ha portato sul grande schermo in modo ottimale.

E’ la storia di un killer (Brosnan), molto apprezzato nell’ambiente grazie al suo perfezionismo, che dopo anni e anni di impeccabile servizio inizia a perdere colpi. Complice una vita dissoluta fatta di notti insonni a base di alcol e sesso a go-go, questo assassino professionista inizia a non essere più impeccabile: nel suo lavoro è un gravissimo problema che può causare terribili conseguenze! E quando inizia a perdere colpi, o poco prima, la sua strada si incrocia con quella di un’aspirante uomo d’affari mansueto e conformista (Kinnear). Il killer attraversa un periodo alquanto difficile ma nemmeno il business man se la passa tanto bene… Si incontrano casualmente. L’impatto tra i due è disastroso: il primo è sgarbato, sopra le righe, poco sensibile; il secondo è innocuo, naif e ben educato. Ma col passare del tempo, l’intesa tra i due migliora, tanto che a un certo punto sembrano entrare in simbiosi.

Il film mostra le influenze che uno ha sulla vita dell’altro e come queste condizionano le rispettive storie.

Il Mystico Giudizio: in un’ora e mezza di film si sorride tanto, a volte si ride pure, ma non solo. The Matador è una commedia piacevole; un film apprezzabile.

MysteXX


Nell’immagine: i protagonisti in una sequenza del film.

mercoledì 16 luglio 2008

Il Mystico Giudizio no. 18


Oggi desidero parlarvi di una commedia del 2004: “Without a paddle”. Una divertentissima avventura che il Guru ed io abbiamo apprezzato e promosso a pieni voti. Attori principali (bravissimi): Seth Green, Matthew Lillard e Dax Shepard. E’ la storia di 4 amici di lunga data. Inseparabili da bambini, sempre molto uniti durante l’adolescenza, le loro strade si dividono dopo la laurea. Uno diventa dottore; è un tipo insicuro, vagamente paranoico e lamenta alcune fobie (ad esempio non tiene in casa il cellophan perché teme che un giorno possa in qualche modo avvolgersi attorno al suo viso e soffocarlo…). Il secondo lavora per una grande azienda ma la sua indole lo porta a sognare le onde della California piuttosto che a concentrarsi sul lavoro; insomma, la cravatta che indossa gli sta davvero troppo stretta. Il terzo prende strade poco chiare, vagabondando in moto per il Messico. Del quarto, Billy, si dice che sia uno sciupa-femmine e che abbia vissuto ogni sorta di avventura: alcune foto lo ritraggono al fianco di Bill Clinton, oppure mentre si cimenta in qualche sport estremo.

Quello che vi ho raccontato fin qui non è altro che la sigla iniziale del film: una serie di immagini amatoriali che mostrano i quattro ragazzini intenti a giocare in giardino negli anni 70 (le classiche riprese di papà con la “Super8”). Il film vero e proprio inizia dopo una telefonata: Billy è morto. La voce giunge ai tre amici rimasti in vita, che dopo tanti anni si rincontrano dunque al funerale di Billy.

Il funerale è davvero esilarante. Come lo è buona parte del film. Ma veniamo al dunque: dopo la cerimonia funebre, i tre tornano nel giardino in cui giocavano da piccoli, si arrampicano sull’albero e entrano nella casetta che avevano costruito quale rifugio. Lì tra poster, armi giocattolo e altri ricordi d’infanzia, incappano in una vecchia scatola di metallo: “C’è dentro una bussola… e questa vecchia cartina geografica…” (iniziano a ripercorrere il passato) “Già in questa scatola mettemmo gli oggetti utili alla ricerca del tesoro di quel vecchio paracadutista che finì disperso nelle montagne dell’Oregon…”, i ricordi riaffiorano man mano… “Certo, Billy ci aveva fatto promettere che avremmo cercato quel tesoro…” … “E’ vero, ci eravamo anche punti le dita per fare un patto di sangue…”.

I tre amici si rendono conto che, alla soglia dei 30 anni, quella che gli si presenta è l’ultima occasione per vivere assieme un’avventura: affrontare la natura selvaggia dell’Oregon alla ricerca di un tesoro che forse non troveranno mai, ma che il solo fatto di cercare gli permetterà certamente di vivere una splendida vacanza insieme, in canoa, rendendo tra l’altro un grande omaggio al loro amico scomparso.

E così il film entra nel vivo e racconta la grande avventura dei tre ragazzi. C’è ritmo. C’è azione. La storia di questi giovani è ricca di momenti buffi ma anche di “action” sullo stile di “Indiana Jones” e soprattutto è ricca di umanità e valori; primo fra tutti: l’amicizia. Ma la morale non risulta mai pedante o saccente: è sempre celata dietro a una serie di situazioni e dialoghi leggeri. Non mancano i momenti scemi (immaginate i dialoghi e l’atteggiamento di tre amici che si rivedono dopo tanti anni e che partono lasciandosi alle spalle qualsiasi impegno: tre maschi soli, senza mogli o compagne, liberi quindi di non comportarsi in modo del tutto maturo) ma resta un film intelligente.

Il Mystico Giudizio: ho noleggiato il dvd 3 volte!

MysteXX



Nell’immagine: i tre protagonisti nelle foreste dell’Oregon.

venerdì 13 giugno 2008

Il Mystico Giudizio no. 17


Fielding Mellish è uno dei personaggi più buffi della cinematografia di Woody Allen. E’ il protagonista de “Il dittatore dello stato libero di Bananas”, un capolavoro di commedia che ha fatto scuola, come la maggior parte delle pellicole dell’occhialuto genio di Hollywood. Woody Allen non si considera affatto un attore. Dice che nei suoi film la sua presenza non è fondamentale. Glielo concediamo e ci mancherebbe altro! Ma insomma, come si potrebbero sostituire certe sue interpretazioni? In particolare quelle dei primi film girati dal regista negli anni ‘60 e ‘70: “Prendi i soldi e scappa”, “Zelig”, “Il dormiglione”, solo per citarne alcuni da affiancare a quello di cui vi parlo oggi.

Woody ci offre, nel suo quarto lungometraggio, una parodia dell’incandescente situazione vissuta in alcuni paesi dell’America Latina. Ebbene sì, fedele al credo dei grandi comici, ovvero che “si può ridere e scherzare su tutto”, sviluppa una commedia attorno ad avvenimenti politici storici che ricordano il rovesciamento del Governo cubano ad opera di Fidel Castro e dei suoi ribelli negli anni ’50 oppure l’ascesa al potere di Pinochet in Cile nel ’73 (da segnalare però che questo film di Woody Allen è del ’71). La dittatura cilena e la rivoluzione cubana sembrano mescolarsi, facendo da sfondo alla trama.

Fielding Mellish è un collaudatore newyorkese piuttosto insignificante. Testa avanguardistici sistemi ginnici da ufficio per manager indaffarati. Con le donne è una frana e i suoi colleghi lo prendono in giro. Un giorno, stufo della sua astinenza dalle femmine, decide di rifarsi con le riviste erotiche, ma risulta terribilmente impacciato al momento di acquistarle. Se ne va dal chiosco dopo aver collezionato una magra figura… Poco dopo nella metropolitana deve fare i conti con due teppisti (uno di loro è un giovanissimo Sylvester Stallone!) che importunano una vecchietta: se la cava con una serie di calci e pugni mentre l’anziana signora, comodamente seduta sul metrò, può ora rilassarsi e sfogliare le riviste pornografiche di Fielding. Poi lui rincasa e tenta di scaldarsi uno sdrucciolevole panetto di spinaci congelati, quando un’attivista suona al campanello del suo appartamento per chiedergli di firmare una petizione a sostegno dello stato di Bananas, il cui crudele regime dittatoriale gode dell’appoggio degli Stati Uniti. Lui coglie immediatamente la palla al balzo e ci prova spudoratamente. Gli riesce di conquistare la giovane, ma non a lungo e così lei finisce per scaricarlo. Allora Fielding decide di partire per un viaggio in Sud America. Si reca proprio a Bananas e lì inizia la sua grande avventura!

Innumerevoli le trovate bizzarre che arricchiscono l’avventura di Fielding Mellish, sia nella fase introduttiva del film negli Stati Uniti sia durante il suo soggiorno a Bananas. Forte è la tentazione di raccontarle tutte. Ma GuruKonK ed io abbiano apprezzato l’opportunità di godercele su schermo (così come Woody Allen le ha confezionate) senza che nessuno ce le abbia precedentemente descritte in un blog o in qualche scheda.

Il Mystico Giudizio: probabilmente molti di voi hanno già visto questo film e sanno di cosa parlo. Agli altri non posso che invidiare la possibilità di poterlo ancora scoprire, gustare e adorare come abbiamo fatto io ed il vostro Guru preferito!

MysteXX




Nell’immagine: Woody Allen con una tipica espressione da impavido guerrigliero.

lunedì 26 maggio 2008

Il Mystico Giudizio no. 16


Il titolo originale di questa pellicola è “Idle Hands”, dove “idle” sta per “inattivo”, “pigro”. Ed è molto più efficace della sempliciotta traduzione di Cinecittà, che ha trasformato il titolo in “Giovani diavoli”. In effetti questo film parte dalla considerazione che l’ozio è il padre dei vizi. Il male trova terreno fertile nella quotidianità delle persone oziose. Indolenti e perennemente fumati sono i protagonisti di questa brillante commedia horror.

E’ un film del ’99 firmato da Rodman Flender. Non è facilissimo da trovare in commercio, ma lo sforzo della sua ricerca verrà ripagato da una gradevole ora e mezza di deliranti situazioni grottesche. E’ una storia dell’orrore che viene raccontata nello stile della commedia. Ne esce un’insolita miscela cinematografica, originale e a modo suo diversa per contenuti ed atmosfere da altrettanto pregevoli parodie quali “L’alba dei morti dementi” oppure la famosa serie di “Scary Movie”.

Ecco, in estrema sintesi, di cosa si tratta: gli Stati Uniti sono nuovamente sotto l’assedio di un “serial killer”. Le forze dell’ordine brancolano nel buio e la comunità è terrorizzata. In occasione di Halloween vige il coprifuoco: nessun bambino può effettuare il tradizionale porta a porta al motto di “dolcetto o scherzetto”. All’inizio del film l’assassino si introduce nella casa del protagonista, interpretato dal brillante Devon Sawa. Quest’ultimo, talmente stordito dalla marijuana non si accorge nemmeno lontanamente dell’immane carneficina che viene consumata tra le mura domestiche. Se la dorme alla grande, con il walk-man sulle orecchie. E all’indomani osa ancora brontolare perché mamma non ha comprato il latte e nemmeno il cibo per cani. Ma mamma è ormai un cadavere, già da alcune ore, esattamente come papà, con mille tagli di lama sparsi sul corpo e l’occhio destro mutilato che rotola liberamente per casa. Il gatto lecca le macchie di sangue sul pavimento. Il film parte così, in allegria.

Oltre al mistero legato all’identità dell’assassino, la storia si sviluppa attorno all’impossibilità del protagonista di dichiarare il suo amore per la bella Molly (Jessica Alba), all’adolescenziale quotidianità fatta di poltrone e telecomandi dei due amici di spinelli Mick (Seth Green) e Pnub (Elden Helson), agli incessanti tentativi di portarsi a casa una donna del metallaro Randy (Jack Noseworthy), una sorta di belloccio alla Jon Bon Jovi. Così, Idle Hands è un costante susseguirsi di scene da teenager – movie alternate ad inquietanti episodi di terrore, che inquietanti non riescono mai ad essere visti i toni volutamente scherzosi del film. In questo lungometraggio non ci si prende sul serio: è tutta una parodia, tra scene di teste mozzate e arti mutilati e situazioni buffe come gli impacciati approcci amorosi del protagonista; è tutto un paradosso tra musiche da film dell’orrore, con stridenti violini che sottolineano i momenti di “paura”, e una colonna sonora punk-rock energica ma giocosa trainata da “I wanna be sedated” dei Ramones.

Il Mystico Giudizio: “Idle Hands - Giovani diavoli” è il contrario esatto di film quali “House of the Dead II” (ricordate la mia prima recensione?), nei quali il regista e gli attori falliscono miseramente nel tentativo di impressionare il pubblico e riescono solo (senza volerlo) a far ridere. Qui invece sì che si vuole divertire. Ed è un pieno successo! Ma le sensibili “bloggiste” di GuruKonK sono avvertite: non manca il sangue, non mancano i morti viventi, non manca lo schifo! Buon divertimento!

MysteXX



Nell’immagine: una buffa fotografia tratta da “Giovani diavoli”.

giovedì 15 maggio 2008

Il Mystico Giudizio no. 15


Il primo lungometraggio italiano ad aggiudicarsi uno spazio nella nostra “mystica rubrica”, è un avvincente noir d’azione del giovane cineasta Davide Marengo, con venature e personaggi grotteschi alla Guy Ritchie (“Lock & Stock” e “Snatch”, tanto per intenderci), ma con un elemento in più: accanto a tanta azione, proposta in una chiave moderna e ritmata, vi è spazio per tutta una serie di contenuti emotivi e aspetti sentimentali che arricchiscono il film e rendono più “veri” i personaggi. Quest’ottima commedia si intitola “Notturno Bus” ed è uscita l’anno scorso.

La storia è intrigante e viene narrata in modo scorrevole, ricca di colpi di scena, tensioni, avvenimenti concatenati e un mistero che funge da file rouge per tutto il film. La recitazione è impeccabile: ogni singolo attore fornisce un apporto eccellente al film, ma è nel suo insieme che il cast risulta addirittura magico; un accorpamento vincente, grazie alla lungimiranza con cui sono state scelte e unite in questo progetto determinate singole personalità. Personalità del calibro di Valerio Mastandrea, l’introverso autista di autobus che a causa del gioco d’azzardo si incasina non poco l’esistenza, tra debiti insoluti, pressioni e minacce ad opera di feroci strozzini; Giovanna Mezzogiorno, incorreggibile ladra a tempo pieno e bugiarda, la cui vita si incrocia con quella dell’autista, complicando ulteriormente la loro già difficile situazione; Ennio Fantastichini, il poliziotto “paterno”, comprensivo, che fa da contraltare al crudele e violento sbirro interpretato da Francesco Pannofino (sicuramente il personaggio più grottesco del film, terrificante e adorabile al tempo stesso!), che lavora in coppia con l’altro poliziotto cattivo Roberto Citran, taciturno e apparentemente mite ma potenzialmente malefico e sadico quanto un ufficiale nazista frustrato. Questi ed altri attori rendono i personaggi di “Notturno Bus” indimenticabili ed elevano la regia di Marengo su un piano cinematografico superiore.

Il Mystico Giudizio non ama soffermarsi più di tanto sulla trama, che merita di essere scoperta durante la visione del film e non prima. Il titolo, il genere, il soggetto, il regista, gli attori, l’ambientazione, la colonna sonora e le atmosfere sono indicazioni sufficienti per risvegliare o meno l’interesse del pubblico. Vale soprattutto per i thriller di questo calibro, che meritano di essere guardati con una curiosità vergine che può essere propria solo di chi non conosce a fondo la trama. Fedele a questo credo, dico soltanto che “Notturno Bus” è un intreccio di storie umane vissute al ritmo di quella Roma che sfugge ai turisti di Piazza San Pietro e che ruota attorno ad oscuri circuiti di microcriminalità, espedienti per tirare a campare, uomini a caccia e altri in fuga, cuori pieni di paura e di sentimenti angusti che dominano quelli dell’amore e dell’amicizia, in un conflitto interiore che alla fine del film troverà comunque uno sbocco, per ognuno dei personaggi, mostrando come a volte l’impressione che una persona può dare con il suo aspetto e stile di vita, non rispecchia necessariamente la sua vera essenza. Altre volte, invece, la prima impressione è proprio quella giusta…

MysteXX



Nell’immagine: Valerio Mastandrea e Giovanna Mezzogiorno in una scena del film.

domenica 4 maggio 2008

Il Mystico Giudizio no. 14


America, fuck yeah!”. Questo è il grido di battaglia degli “eroici” protagonisti di “Team America: World Police”. Belli, coraggiosi e sicuri di sé; spensierati ma anche molto consapevoli della responsabilità che grava sulle loro giovani spalle yankee: fanno parte di una speciale squadra d’azione dell’Intelligence statunitense e combattono spavaldi contro il terrorismo. Insomma, sono proprio come la loro America li vuole. E per America, naturalmente, intendiamo l’America del Nord; la “vera America”, come suggerisce il sarcasmo degli autori di questo film. Insomma, l’America con la A maiuscola. Quella che si prende cura di noi tutti, anche se non le abbiamo chiesto proprio nulla. Quella che esporta la democrazia, quella che non si piega mai! Quella che ci dice quando e come sbagliamo ma con la quale noi non possiamo fare altrettanto (pensiamo alla controversia del Protocollo di Kyoto, tanto per fare un esempio). Quell’America che abbiamo ben conosciuto negli ultimi anni e che francamente abbiamo imparato ad “odiare” anche un po’. Ecco, è questa l’America che viene ritratta nel film che vi presentiamo oggi.

Trey Parker ed il fedele Matt Stone, gli autori di “South Park” e di questo film, ne sono consapevoli: la popolarità degli USA nel resto del pianeta è piombata a picco, con quell’invadente tendenza a ficcare il naso un po’ dappertutto. Un po’ come quei personaggi di paese che sono sempre in giro a rompere le scatole agli altri per questioni che non tangono i loro interessi personali. Ti vedono accostare con la tua auto da qualche parte, iniziano a girare intorno al veicolo e quando tu scendi loro ti dicono: “Scusi, ma quel veicolo è suo? Guardi che non può lasciare l’auto lì…” Per loro in realtà non cambia niente, eppure si improvvisano poliziotti e si sentono in dovere: 1. di dirti che stai sbagliando, 2. di correggerti.

I due geniali registi e sceneggiatori, in quanto americani, sono ancora più indispettiti da questa “invadenza statunitense”. E allora cosa fanno? Denunciano l’andazzo in questo strepitoso lungometraggio. Mettono in satira la loro denuncia. Sfottono i cliché del lato oscuro statunitense e siccome Trey Parker e Matt Stone sono due creativi particolarmente brillanti, la loro satira è un capolavoro. Danno alla vita una squadra speciale anti-terrorismo che comprende ed evidenzia tutti i luoghi comuni del caso: i membri del team sono soldati fotogenici molto patriottici ma poco critici. L’eroe della squadra è un attore: appartiene dunque alla categoria professionale più stimata e invidiata della società americana. Attore uguale a eroe, questa è l’agrodolce equazione che ci propone il film, ispirandosi al pensiero comune USA; un pensiero forse non del tutto cosciente ma (come negarlo?) piuttosto diffuso.

Team America: World Police” è pungente critica sociale, dissacrante, irrispettosa, sopra le righe e sopra le parti: l’estremismo islamico ma anche il fanatismo nazionalista USA. Ne esce una pellicola iper critica e nel contempo molto spassosa. Contiene tra l’altro quella che probabilmente è la più lunga scena di vomito post-sbronza della storia del cinema e la più ridicola scena di sesso tra i protagonisti. Questo film si prende gioco di tutto: l’amore, l’AIDS, il terrorismo, l’omosessualità, l’amicizia e il tradimento, l’esercito, l’Intelligence, la cultura delle patatine fritte che si confronta con quella millenaria dei paesi del Medio Oriente, eccetera…

La realizzazione tecnica del film propone un eccezionale, quanto inedito, utilizzo dei burattini: nei titoli di coda figurano i nomi di decine e decine di burattinai che hanno partecipato a questo film, muovendo i vari personaggi. Vi assicuro che posseggono un’abilità disarmante! E non si fanno problemi se in certe scene non possono rendere realistici i movimenti: i personaggi sono dei burattini e tali rimangono! Tra l’altro non si fa nulla per rendere invisibili i fili che li muovono. Questo conferisce al film toni ancora più grotteschi e piacevoli, senza intaccare il coinvolgimento della trama. Anche le scenografie sono davvero ben fatte.

Il Mystico Giudizio: godetevi questa meraviglia di satira anti-imperialista Made in USA! E se vi rimane del tempo, cercate, degli stessi autori, la commedia “BASEketball”.

MysteXX


Un caro saluto a tutti gli amici del Blog. Che dire? Oggi ho l’impressione che il caro vecchio MysteXX abbia realmente superato sé stesso! Questa è solo un’opinione personale, sia chiaro, ma ritengo che da quando ha avuto inizio la rubrica “Il Mystico Giudizio”, quella di oggi sia la miglior recensione che ho avuto il piacere di pubblicare! Non aggiungo altro, mi limito a ringraziare pubblicamente MysteXX per il meraviglioso lavoro svolto!

Con infinito affetto, GuruKonK.



Nell’immagine: gli eroi di “Team America: World Police”

lunedì 21 aprile 2008

Il Mystico Giudizio no. 13

Non una goccia di sangue! Nessun alieno mutilato! Neanche uno schizzo di liquame marcio e zero catacombe! Questa è una recensione dedicata alle dolci “bloggiste” di GuruKonK! Si tratta di una recensione di un film “rosa” divertente, che si avvale tra l’altro di una bella colonna sonora di cui esiste in commercio il cd. “Perché te lo dice mamma” è una simpatica pellicola del 2007 di Michael Lehmann (“40 giorni e 40 notti”, “Hudson Hawk - il mago del furto”).

La meravigliosa Diane Keaton (che GuruKonK ed io abbiamo apprezzato molto nelle commedie firmate negli anni ‘70 da Woody Allen) è tra le protagoniste di questo film con Mandy Moore, Piper Perabo e Lauren Graham. La Keaton interpreta il ruolo di una mamma molto premurosa e attenta ma proprio per questo piuttosto invadente. Le altre tre belle (e brave) attrici sono le figlie. Due sono “sistemate” (in quanto a uomini), la terza non ancora. Così ci pensa mamma…

La cara genitrice si affida ad internet e pubblica un annuncio per trovare l’uomo ideale per sua figlia (all’insaputa di quest’ultima, ovviamente). La donna intraprende una sorta di “casting”, incontrando svariati personaggi e valutando il grado di affinità che potrebbero avere con la ragazza. All’inizio è un vero disastro! Si presentano solo soggetti alquanto discutibili. Mamma è disperata. Poi, finalmente, s’imbatte in un giovanotto che le sembra serio e intelligente. Insomma, le piace parecchio! Ma piacerà anche alla figlia? E come organizzare l’incontro tra i due? E come reagirebbe la ragazza se dovesse scoprire l’ingegnosa ricerca di uomini che sua mamma ha architettato per lei, tenendola all’oscuro di tutto? E che dire di quel musicista apparentemente poco affidabile (ma tanto affascinante) che improvvisamente fa capolino nella storia? A mamma non piace. Ma non piacerà neanche se dovesse incontrare la figlia? E a lei piacerà? Tom Everett Scott e Gabriel Macht sono gli attori che interpretano i due contendenti della bella “zitella” in cerca del vero amore.

E’ una commedia carina, molto carina. Non è certo il capolavoro dell’anno ma la pellicola risulta alquanto gradevole anche per chi, come il sottoscritto, non sopporta più di tanto i film d’amore. Si lascia guardare alquanto volentieri, grazie all’abile performance degli attori, ad una storia che si snocciola agilmente lungo l’ora e mezza di film (o poco più) e all’atmosfera leggera e frizzante che caratterizza l’intera vicenda. Inoltre, come detto, vi è una valida colonna sonora.

Il Mystico Giudizio: “Perché te lo dice mamma”, per una serena proiezione primaverile priva di scene truculente, spari, inseguimenti, violenza e liquidi organici…

MysteXX



Un caro saluto a tutti voi. Come avete avuto modo di vedere, in questa edizione de “Il Mystico Giudizio” il nostro grande MysteXX ha voluto regalare alle ragazze del Blog una recensione adatta alle loro sensibilità. Sono sicuro che soprattutto Angie e ‘Uzza abbiamo apprezzato molto questa iniziativa.

Sono però felice di annunciarvi che le sorprese non finiscono qui! Infatti, solo per oggi, MysteXX ha deciso di raddoppiare ed offrire alle amiche del Blog un’altra recensione su un film adatto a tutta la famiglia: “Pasto umano”!

GuruKonK



Pasto Umano (Live Feed)
by MysteXX

Il Guru ed io siamo incappati nuovamente in un filmazzo splatter low budget sanguinolento e perverso! Oltre ogni malata immaginazione! Quando abbiamo letto il titolo, prima ancora di vedere il film, siamo scoppiati in una fragorosa risata: “Pasto Umano”. Questo dovevamo proprio noleggiarlo…

Ecco pronta per Mystexx l’occasione di recensire un altro film per famiglie”, mi ha detto GuruKonK, abbozzando un mezzo sorriso sornione. E giù risate! Poi però, guardando il film, non posso dire che abbiamo riso altrettanto. In alcune scene sì, da sbellicarsi! Ma a parte quelle, la maggior parte del film è piuttosto tosta. Non fa paura, ma fa schifo in abbondanza. E’ un film scabroso e malvagio. Pure stomachevole, direi, con tutti quegli scarafaggi e vermi che escono dai tubi insanguinati di un ex-macello, ora adibito a locale a luci rosse in una città della Thailandia. E’ un localino squallido, gestito da persone poco raccomandabili e situato in una viuzza che puzza di pericolo in ogni suo angolo.

Insomma, quel locale del sesso a pagamento invita ad andarsene e non certo ad entrare… Ma è lì che un gruppetto di turisti americani (eh sì, sempre loro…) decide di infilarsi per trascorrere una notte di festa. Proprio in un luogo in cui qualunque persona con un po’ di buon senso non sarebbe mai entrata. Tant’è che gli uomini del gruppo (o dovrei dire i geni del gruppo?) sono accompagnati da ragazze dolci e belle. Bastava andare in albergo, no?

All’interno di quel postaccio, i cattivi del film sottopongono le loro vittime ad inenarrabili torture per puro divertimento. E questa è solo una piccola parte del loro sinistro passatempo.

Potremmo dire che l’attività di questi galantuomini si suddivide in 4 tappe:

1) Filmare le scene di sesso tra gli avventori del locale e, attraverso una serie di monitor, proiettarle nelle varie stanze in tempo reale.

2) Chiudere a chiave i malcapitati e aspettare fino a quando se la fanno sotto dalla paura.

3) Quando i nervi cedono, ecco che la porta si apre ed interviene un omone grandissimo e “terrorizzantissimo”, vestito da macellaio delle SS riesumato dalle tenebre e armato dei più micidiali strumenti di tortura. Questo signore tratta gli esseri umani come un bambino pestifero tratterebbe le bambole della sua sorellina, se capite quello che intendo dire…

4) I cadaveri, o quel che ne resta, vengono portati nello scantinato, dove un abile cuoco si premura di cucinare gli organi che verranno poi serviti al boss e ai suoi amici di… merenda.

Cari amici e care amiche, se mai avrete il coraggio di guardare questo film, vedrete questi uomini crudeli mangiare (cito testualmente) un bel “rollé d’uccello”… Detto questo, non mi resta che rendervi partecipi di un illuminante dialogo tra due dei protagonisti.

Lui: “E così avete visto il mercato notturno. Non era come ve lo immaginavate, vero?

Lei: “Già, è stata una brutta esperienza. Credo che ci sia una grande differenza culturale.

Lui: “Sai cosa penso? La cultura per me è scioccante!

Che dire? Anche per voi la cultura è scioccante?

Il Mystico Giudizio: non saprei cosa dire…

MysteXX



Non saprei proprio cosa aggiungere, quindi mi limito a salutarvi e a darvi appuntamento a domani per un nuovo Post.

Un abbraccio, GuruKonK.



Nell'immagine: un momento di affetto materno in “Perché te lo dice mamma”

giovedì 10 aprile 2008

Il Mystico Giudizio no. 12


Il regista Mennan Yapo firma una pellicola davvero avvincente. “Premonition” è un film difficile: quando Hollywood gioca col soprannaturale, o escono capolavori come “The Others o “Il Sesto Senso”, oppure pellicole di scarso valore come il recente “The Invisible”. Non tutti i registi sono all’altezza di trattare con intelligenza temi complessi e occulti quali i poteri della mente, l’aldilà e le premonizioni, tenendo alto il livello del film. E ancora più difficile, probabilmente, è raccontare una storia ricca di salti temporali (mi viene in mente l’impeccabile “Memento”). Basta poco per rovinare tutto: un dettaglio, un errore narrativo o stilistico e il film crolla inesorabilmente.

Il regista Mennan Yapo vince la sfida. Il suo “Premonition” non sarà il capolavoro del secolo, ma si salva largamente dalla minaccia che incombe sui cineasti quando si pongono l’obiettivo di realizzare film così ambiziosi: il rischio di trasformare la buona idea iniziale in un’accozzaglia di scene e situazioni che non trasmettono alcuna tensione emotiva. Le sue sapienti e coraggiose mani hanno dato alla luce un lungometraggio davvero ben realizzato.

Premonition” ha la forza che si addice ad un thriller soprannaturale come questo. Sa catalizzare l’attenzione dello spettatore dall’inizio alla fine; merito anche della grande prova recitativa di Sandra Bullock.

Non voglio correre il rischio di rovinare la sorpresa a chi volesse guardare il film, fornendo anche una sola informazione di troppo sulla trama. Mi limito a dire che il film parte dalla realizzazione del sogno di tutta una vita; quello di due coniugi che acquistano una casa e mettono al mondo due bellissime bambine. Poi accade un evento drammatico. Da lì in avanti la protagonista, Sandra Bullock, vive un’allucinante sequenza di giornate sconvolgenti, che la trascinano in apparenti quanto inquietanti salti temporali: una mattina le sembra di vivere nel presente, un’altra nel passato. Una condizione che le provoca un’enorme confusione emotiva e una dura battaglia contro la follia. E’ forse già impazzita? Lei cerca di capire!

Il Mystico Giudizio: “Premonition” non è il capolavoro del secolo, come vi dicevo, ma sa tenere col fiato sospeso gli amanti del genere.


MysteXX



Nell’immagine: uno splendido particolare della locandina di “Premonition”.

mercoledì 2 aprile 2008

Il Mystico Giudizio no. 11


Cosa fanno due registi di grande talento una volta diventati ricchi e famosi? Beh, prendono 50 milioni di dollari e li usano per produrre un omaggio ai b-movie, film splatter pieni di sangue, pus e zombie con effetti d’invecchiamento della pellicola, disturbi sonori e tutto quanto caratterizza il cinema horror low-budget degli anni ‘70! Strano? Beh, sì… ma neanche tanto se i due registi in questione sono Quentin Tarantino e Robert Rodriguez.

Non è un mistero la passione dei due amici registi per il cinema di serie B e il filone dei gangster-movie orientali. Proprio agli anni ‘70 risale l’usanza di concentrare due pellicole a basso costo in un’unica proiezione. I due amici registi fanno altrettanto in “Grindhouse”: un progetto composto da due film differenti, che non hanno nessuna relazione tra loro. Si inizia con “Death Proof” di Tarantino e si prosegue con “Planet Terror” di Rodriguez. Due trame completamente differenti. In America i due film sono usciti assieme. Qui da noi sono stati pubblicati separatamente, a distanza di alcuni mesi l’uno dall’altro. Li lega unicamente la presenza, in entrambe le pellicole, dell’attore Kurt Russel. Da segnalare inoltre la partecipazione di Tarantino in ruoli secondari in entrambi i film. In quello di Rodriguez spiccano, tra gli altri, Bruce Willis e il figlio del regista, Freddy Rodriguez.

Le caratteristiche di “Death Proof” sono essenzialmente due: l’azione e i dialoghi. Attraverso i dialoghi Tarantino propone una visione femminile del mondo, lasciando ampio spazio alle conversazioni di alcune belle e sfacciate ragazze di periferia: Jungle Julia e le sue amiche, che trascorrono le notti nei locali meno raccomandabili del Texas parlando di uomini, spinelli e, in definitiva, del loro mondo. L’azione è basata essenzialmente sugli inseguimenti automobilistici e questa per Tarantino è stata una sfida. Il regista non si era mai cimentato in questo tipo di scene e, come si può apprendere negli “extra” del DVD, nemmeno lui sapeva se sarebbe stato all’altezza. Lo è stato eccome. Ha scelto di riprendere gli inseguimenti tra auto unicamente da “dentro” all’azione e mai dall’ottica dello spettatore. Insomma, le telecamere non sono mai ai bordi della strada o su qualche elicottero ma sempre sulla strada; davanti, dietro o dentro le auto che sfrecciano per le città e le campagne. Si partecipa insomma pienamente all’azione.

Planet Terror” vaga attorno a temi decisamente più splatter: micidiali gas in mano alle persone sbagliate, zombie, militari, ballerine di locali notturni mutilate e altre schifezze varie. Si svolge in luoghi senza vita e decadenti. Utilizza immagini sporche e luci fredde che amplificano lo squallore delle location, come un anonimo ospedale rivestito di crudeli piastrelle bianche.

Il maestro supera l’allievo, questa è la mia impressione e conta davvero poco, visto che comunque “Grindhouse” non è stata una gara di bravura tra i due registi ma solo una collaborazione. Eppure… il film di Tarantino è meno incasinato di quello di Rodriguez. Non eccede nell’utilizzo degli effetti speciali usati per sporcare e invecchiare la pellicola. Non tralascia di approfondire i singoli personaggi. Il film di Rodriguez, molto sopra le righe, è piuttosto una specie di “giocattolino” divertente; divertente perché privo di contenuti veri. E’ un’esplosione di orrore ripugnante, spazzatura, mostri, schizzi e sangue a volontà; un disastro vero e proprio. Ma l’impressione definitiva è che si tratti piuttosto di un costoso film usa e getta, o “consuma e dimentica” se preferite. Tarantino concentra il sangue e l’orrore in poche scene, ma di grande impatto e a mio avviso segna un altro gol, con un film che lascia qualcosa in più.

MysteXX


Sono certo che abbiate apprezzato anche questa edizione de “Il Mystico Giudizio” a cura del nostro grande MysteXX. Naturalmente, le impressioni e le riflessioni di coloro che hanno già goduto della visione di “Grindhouse” saranno più che benvenute.

Non mi resta che salutarvi e darvi appuntamento a domani per un nuovo post.

Con affetto, GuruKonK.



Nell’immagine: Rose McGowan in “Grindhouse: Placet Terror”

mercoledì 26 marzo 2008

Il Mystico Giudizio no. 10


Un saluto a tutti. “Il Mystico Giudizio” boccia ma racconta “Catacombs, il regno dei morti”, un “horror movie” che non riesce a spaventare, non riesce ad inquietare, ma sa fare ridere forse più di Gianni e Pinotto… Un filmazzo! Né più né meno. Degno però di una recensione sul Blog, proprio per il fatto che in alcune occasioni ci ha fatto ridere, al Guru e a me! Gradevolmente imbarazzanti certi difetti in questo film horror che in definitiva sollecita il buon umore!

L’idea iniziale è buona. La paura del buio, i morti, chilometri di cunicoli rivestiti di teschi e ossa sotto il cuore di Parigi: le catacombe, dove uno sbarbatello in stile “neo-Jim-Morrison” organizza rave abusivi di grande impatto scenico. A Parigi vive la sorella della protagonista, che le scrive una cartolina: “Vieni qui a trascorrere qualche giorno; la tua vita cambierà”. Questa, una giovane donna molto fragile a livello emotivo per una serie di problemi personali, prende l’aereo e dagli Stati Uniti vola a Parigi. All’aeroporto francese vive una prima situazione fuori dalle cozze con un cane anti-droga un po’ bizzoso.

Dove iniziano le risate? Beh, quasi subito. Con la perquisizione all’aeroporto vi è un primo assaggio. La comicità di questo “inquietante” horror inizia ad emergere in modo più definito con l’introduzione dei protagonisti… che si prendono troppo sul serio (porca vacca!). Come dare la colpa agli attori? Così sono stati scritti dagli autori del film; scritti per sembrare giovani speciali, diversi dagli altri perché più sfacciati, coraggiosi, edonisti, filosofi, vivi. Insomma, sballati ma in qualche modo saggi (porca vacca!). Si potrebbe pensare che è voluto: si fornisce un certo quadro dei protagonisti all’inizio del film per poi smontarlo man mano… Ma questo cambiamento avviene in modo talmente sfuocato, sfiorato, poco elaborato che si è portati a pensare che si sia intrufolato nella trama senza che gli autori ne avessero piena consapevolezza.

In ogni caso questi giovani risultano un po’ antipatici, sin dall’inizio, a naso. Il più ganzo della compagnia, l’organizzatore dei rave, sarebbe da prendere a cazzotti un giorno intero; così, tanto per il gusto di farlo. Non solo lui, tutti si pongono in modo borioso e ridondante; lo sono con lo sguardo e nel modo in cui dicono le cose (delle gran str…ate, perlopiù). Questo li rende vagamente fastidiosi. L’unica eccezione è la ragazza giunta dagli States, ma lei è in pieno contrasto; è l’esatto opposto: timida, spaventata, insicura. Potrebbe crollare in lacrime da un momento all’altro e se per questa sua sofferenza c’è un motivo, a noi non è dato saperlo (anche qui, complimenti agli autori, n.d.k.).

Sorvoliamo sulla trama e sul finale. Diciamo solo che il film si svolge nei cunicoli delle catacombe, dove forse vivono i fantasmi e forse no; forse ci vive anche l’Anticristo ma forse no.

Alcune chicche (solo 2, altrimenti non la finiamo più):

1) in una scena, il ragazzo che organizza i rave, in una saletta privata porge un calice alla protagonista e dice: “Questo non è alcolico, è assenzio”.

2) i titoli in sovrimpressione all’inizio del film spiegano che le catacombe di Parigi risalgono a 2 secoli fa; in un’intervista negli extra del DVD l’attrice protagonista dice che quelle catacombe “risalgono a migliaia e migliaia di anni fa”.

Vabbé… non commentiamo.

Il Mystico Giudizio: non comprate questo film ma guardatelo pure, con un sorriso beffardo, se vi capita.

Grazie per l'attenzione e alla prossima edizione de “Il Mystico Giudizio”.


A presto, MysteXX.



Postfazione

Come tutti ben sapete non è mia abitudine “intromettermi” nelle recensioni del nostro grande MysteXX, e anche oggi non ho intenzione di farlo. Intervengo unicamente per un breve chiarimento storico.

Le catacombe parigine, che fanno da sfondo alle vicende dei protagonisti di questo film, esistono realmente. Non molti sanno che, a una media di 30 metri di profondità, il sottosuolo di Parigi è un intricato labirinto di gallerie lunghe centinaia di chilometri. Si tratta di antiche cave di tufo già note in epoca romana.

Nella seconda metà del 18.mo secolo, la città si trovò a corto di spazi adatti alla sepoltura dei cadaveri. A quanto pare le salme venivano ammucchiate una sull’altra in attesa di trovare una soluzione confacente. Nel frattempo le condizioni igieniche e sanitarie (dovute alla decomposizione dei corpi) cominciavano ad essere drammatiche. Vi ricordo che a quei tempi la cremazione dei cadaveri era severamente proibita dal Vaticano, per cui l’eventualità di bruciare le salme non appariva assolutamente praticabile.

Le autorità cittadine trovarono una soluzione interessante. Infatti ordinarono di riesumare i corpi già seppelliti in tutti i cimiteri cittadini, e di utilizzare le antiche cave di tufo come catacombe. I lavori procedettero a pieno regime per molti mesi. Venne chiesta la collaborazione di ingegneri e architetti per la gestione della macabra “materia prima” e per evitare drammatici crolli dei cunicoli delle antiche miniere. Lunghi muri furono costruiti accatastando abilmente le ossa umane con rocce trovate sul posto.

Alla fine dei lavori, secondo stime ufficiali, furono portati nelle cave più di 6,5 milioni di cadaveri, trasformando così il sottosuolo della romantica Parigi nella più grande fossa comune della storia.

A domani per un nuovo Post.

Un abbraccio, GuruKonK.



Nell'immagine un particolare delle catacombe di Parigi.

mercoledì 12 marzo 2008

Il Mystico Giudizio no. 9


Un caro saluto a tutti gli amici del Blog. Con mio enorme piacere torna la rubrica di critica e riflessione cinematografica che tutti noi conosciamo come “Il Mystico Giudizio”. In questa nuova edizione si parlerà di “Edmond”, una pellicola del 2005 che possiede un potente vigore sia fisico che morale. In estrema sintesi questo film tratta la discesa agli inferi di un classico “signor nessuno” che, vistosi implodere il mondo addosso, finisce vittima una metropoli efferata ed implacabile. Mi fermo qui. Non voglio anticiparvi troppe cose, per cui vi lascio nelle mani esperte del nostro grande MysteXX!


Edmond
by MysteXX

“Povero Edmond! Quanta malinconia nel suo sguardo, quanta oppressione nel suo cuore, quanti silenzi ingombranti ha accumulato nel corso della vita… prima di esplodere!

Il film racconta la fine della repressione di Edmond e l’inizio della ribellione. Una ribellione che avviene in modo malato, in una Los Angeles notturna che si rivela assolutamente proibitiva per chi non possiede le “istruzioni per l’uso”. Edmond non ne ha: ha passato la vita ad obbedire senza mai uscire dagli schemi: casa - ufficio, ufficio - casa. Di giorno a sorridere silenzioso in giacca e cravatta agli arroganti squali della “new economy”; di sera a subire, sempre in silenzio, la forte personalità della sua compagna. Quando non ne può più e “dà fuori di testa”, inizia il film…

Tutto si svolge in una notte. Edmond comincia a perdere il controllo; le sue pesanti frustrazioni non possono più essere soffocate; escono di botto e l’atteggiamento sociale di Edmond peggiora di ora in ora, finché il protagonista perde ogni freno e ogni contatto con la realtà. La storia viene narrata con lo stile del noir, un thriller in cui trovano spazio sia l’azione sia la valorizzazione degli aspetti psicologici e umani. Comunque, niente piagnistei! E’ una storia dura ma viene raccontata con una certa freddezza, nuda e cruda, non compassionevole. Questo l’ho apprezzato molto perché non sono un amante dei film prettamente drammatici che mi trasmettono solo tristezza e nessun’altra emozione.

Tre sono, a mio avviso, i punti forti di questa pellicola diretta nel 2005 da Stuart Gordon, basata su una piece teatrale di David Mamet. Innanzitutto la meravigliosa interpretazione dell’attore William H. Macy, lo sfigato di Hollywood per eccellenza: così lo abbiamo visto in “Fargo”, in “Magnolia” e perfino nella commedia “Svalvolati on the road”. In questa occasione porta sullo schermo un personaggio dolce ma fondamentalmente triste e “sfigato”. Grande Macy! Raramente un personaggio del cinema mi aveva turbato così tanto per la sua disgraziata esistenza. Merito di un grande attore, che ha saputo scolpire a regola d’arte la figura di una vittima. Vittima innanzitutto di sé stesso e di riflesso della compagna, di un lavoro opprimente, di una Los Angeles che non lo considera e se lo mangia come fa il lupo con l’agnello (ma quando l’agnello non ha più niente da perdere, diventa potenzialmente più pericoloso del lupo!).

Un secondo pregevole aspetto del film è dato dalla fotografia: le luci artefatte e i filtri usati dal regista contribuiscono notevolmente a rendere il pubblico partecipe della pericolosa follia di Edmond.

Un terzo punto di forza: questo film vanta un grande finale, intenso, violento (non parlo di violenza fisica), profondo, intelligente.

Il Mystico Giudizio: buona visione!”

MysteXX


Sono certo che MysteXX sia riuscito ad incuriosirvi e a stimolarvi, spero davvero che molti di voi vorranno vedere questo film perché, credetemi, ne vale realmente la pena! Da parte mia non posso fare altro che confermare quanto di buono avete appena letto su questa pellicola ed in particolare sulla straordinaria interpretazione di William Macy. La sua performance nel ruolo di Edmond riesce a trasformare in un atto fisico l’eloquente scoperta che “dietro ad ogni paura si nasconde, in realtà, un vacuo desiderio”.

L’appuntamento è a domani per un nuovo post.

GuruKonK



Nell’immagine: William Macy in “Edmond”

giovedì 6 marzo 2008

Il Mystico Giudizio no. 8


C’è qualcuno tra di voi che non ha mai sentito parlare di John Holmes? Credo proprio di no. “Mister 30 centimetri”, come veniva chiamato, si è fatto ricordare non solo grazie alle migliaia di pellicole “hard” che l’hanno visto protagonista. La vita di questo ragazzone (nato nelle campagne dell’Ohio) è stata purtroppo devastata dall’alcol e dalla tossicodipendenza. Quando Holmes si accorse di non essere più in grado di finanziare i propri vizi, fu catapultato nel mondo del crimine e fu costretto a fare davvero di tutto per rimanere a galla. Proprio di questo periodo e di questi aspetti della vita di “Mister 30 centimentri” ci parla oggi il nostro grande MysteXX, recensendo il film “Wonderland”. Godetevi quindi questa nuova puntata de “Il Mystico Giudizio”!

Wonderland
by MysteXX

Mister 30 centimetri”: per questo è noto l’attore porno John Holmes. Ma non tutti sanno che dietro alla vasta produzione cinematografica (con circa 2'200 film hard all’attivo) di questo superdotato attore, si cela una sconvolgente serie di avvenimenti: dalla tossicodipendenza alla criminalità, fino agli omicidi di Wonderland. Insomma, mi rendo conto che può sembrare una battuta ma è così: parlare di John Holmes come dell’uomo da 30 centimetri è… riduttivo.

Il paese delle meraviglie a cui fa riferimento il titolo di questo film diretto nel 2003 da James Cox è una via di Los Angeles, la Wonderland Avenue. Lì, in un appartamento, orge e festini a base di stupefacenti erano all’ordine del giorno. John Holmes era un assiduo frequentatore di quella casa, abitata da una banda di malviventi. Nel 1981 furono rinvenuti i cadaveri di 4 persone. Erano state massacrate di botte. Fu provato il coinvolgimento dell’attore porno nella vicenda ma molti punti interrogativi rimasero aperti. John Holmes, ormai giunto al crepuscolo artistico, fu arrestato e poi prosciolto dall’accusa di omicidio. La sua omertà non permise di sciogliere i numerosi dubbi che ancora oggi circondano gli avvenimenti di Wonderland. Il film si basa dunque su fatti reali, costellati però da poche prove e molte ipotesi.

Insomma, ci sono tutti gli elementi del thriller mozzafiato: sesso, droga, soldi, bugie, sangue, lotte tra bande criminali e un giallo irrisolto che vede coinvolta la più celebre stella del porno di tutti i tempi. Elementi che il regista James Cox raccoglie al meglio all’interno di una pellicola molto ben confezionata nella trama e dall’interessante profilo estetico. Eccellente l’interpretazione del personaggio di John Holmes, affidata a Val Kilmer, che trasporta in modo impeccabile su pellicola la figura di un uomo profondamente turbato, perso, ingabbiato da una violenta dipendenza dalla cocaina; sostanza per la quale Holmes è pronto a fare di tutto.

Il Mystico Giudizio: un ottimo film che svela gli inquietanti retroscena della vita condotta da John Holmes quando era lontano dai set cinematografici. Un’altra grande prova recitativa di Val Kilmer.

MysteXX


Spero che abbiate apprezzato questa nuova edizione de “Il Mystico Giudizio”. Prima di passare ai saluti, ho una divertente segnalazione da farvi.

Diversi anni fa, la band “Elio e le storie tese” fece parlare l’Italia intera grazie ad una canzone dal titolo “John Holmes”. Credo addirittura che in molti abbiano scoperto la figura del “Re del porno” proprio grazie a questo intramontabile motivo.

Per tutti loro su YouTube è stata inserita una splendida versione dal vivo di “John Homes! Sul palco, insieme agli “Elio e le storie tese” noterete un ospite a sorpresa, un’altra icona porno: il grande Rocco Siffredi!

Vi saluto e vi do appuntamento a domani per un nuovo post!

Un abbraccio, GuruKonK.



Nell'immagine: Val Kilmer nella parte di John Holmes

venerdì 29 febbraio 2008

Il Mystico Giudizio no. 7


Un caro saluto a tutti gli amici del Blog. Sono felice di annunciarvi che dopo qualche settimana d’attesa ritorna la nostra amata rubrica di critica cinematografica “Il Mystico Giudizio”. Il nostro MysteXX ci parlerà quest'oggi di “Hot Rod”, una divertente pellicola americana in bilico tra azione e commedia. Prima di lasciarvi nelle esperte mani del nostro critico di fiducia, mi permetto di rivelarvi una piccola curiosità: il titolo di questo film nasconde un simpatico gioco di parole. Infatti, “Hot Rod” non si riferisce unicamente al caldo temperamento del protagonista (Rod Kimble), questo termine negli USA indica la tecnica con cui degli esperti meccanici riuscivano a modificare delle vecchie automobili per trasformarle in potenti bolidi.

Detto questo, non mi rimane altro da fare se non presentarvi la settima edizione de “Il Mystico Giudizio”!


Hot Rod
by MysteXX

Finalmente un film demenziale a cui affezionarsi! Non solo risate, in questa pellicola di Akiva Schaffer, ma anche azione e sentimenti!

L’effetto sul pubblico (o almeno su di me…) è un po’ quello che suscitano le macchiette interpretate da attori come Sacha Baron Cohen o Jack Black: inizialmente si fanno prendere in giro con la loro irrompente demenzialità, ma poi nel corso del film, pur continuando a fare ridere, riescono a conquistare la nostra simpatia e a volte persino il nostro affetto.

E’ successo con il protagonista di “Hot Rod”, Rod Kimble, un ragazzotto di provincia che sogna di essere uno stuntman. O meglio: crede di essere uno stuntman ma è troppo naif per rendersi conto che farebbe bene a cambiare occupazione: ogni volta che si esibisce in qualche acrobazia riesce solo a farsi male e collezionare delle gran figuracce. Prova a fare dei salti in motorino (non in moto, cosa pensate?) e si schianta regolarmente dopo il primo metro di volo, contro il primo ostacolo! Si lancia a tutta birra lungo una ripida discesa ma appena inizia a prendere velocità si spaventa e vorrebbe non essere mai partito! Piagnucola, si offende quando lo invitano a riflettere, non riesce a gestire le emozioni… ma mai a poi mai che gli venga in mente di rinunciare a questo mondo di acrobazie che palesemente non gli appartiene!

Eppure quelle di Rod non sono brutte figure agli occhi dei suoi fedeli amici: un gruppo di strampalati outsider che credono ciecamente nelle sue qualità e che interpretano ogni suo fallimento come un colpo di sfortuna e non come la conseguenza logica dell’incapacità di Rod. Credono, semplicemente che, per il loro amico, non sia ancora arrivato il momento giusto per sfondare! E avanti allora!

A un certo punto della storia Rod e la sua banda, sulle note alquanto grottesche dell’heavy metal patinato e sdolcinato degli Europe, decidono di imbastire un grande show acrobatico. L’entusiasmo è alle stelle. La missione è proibitiva, praticamente un suicidio. Ma la causa è buona: raccogliere i fondi necessari per un’operazione al cuore che salverebbe la vita del patrigno di Rod.

Il personaggio di Rod Kimble è interpretato da Andy Samberg, una stella sottratta da Hollywood al firmamento televisivo del “Saturday Night Live”, come già era successo per Billy Crystal, Robert Downey Jr., Ben Stiller, Eddie Murphy, i Blues Brothers (John Belushi e Dan Aykroyd) e molti altri grandi comici… Sicuramente rivedremo Andy Samberg al cinema, visto il successo riscontrato da questa brillante commedia. Personalmente mi auguro di rivederlo ancora nei panni di Rod Kimble: un personaggio ben sviluppato, divertente e a suo modo amabile, che merita di continuare a vivere sul grande schermo!

Il Mystico Giudizio: lasciatevi incuriosire dal grande show acrobatico che Rod mette in piedi per salvare il suo patrigno, divertitevi e provate a indovinare: ce la farà o non ce la farà a compiere il lungo salto con la sua due-ruote?

MysteXX


Spero che abbiate apprezzato anche questa edizione de “Il Mystico Giudizio”. Come sempre vi do appuntamento a domani per un nuovo post.

Con affetto, GuruKonK.



Nell’immagine una locandina di “Hot Rod”.