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mercoledì 17 dicembre 2008

Sesso con una 12enne: 4 anni


Un caro saluto a tutti gli amici del Blog. Ecco a voi una storia che farà sicuramente discutere per l’entità della condanna ma non solo: lui, 50enne di Lucca, vedovo e con due figli, conosce lei, 12 anni, residente a La Spezia insieme alla mamma. Come riporta il quotidiano “La Nazione”: «La bambina, che ha sofferto la mancanza del padre, si è attaccata a questo uomo molto più grande di lei e tra i due è nata una relazione che li ha portati a frequentarsi con una certa intensità. L’uomo, infatti, passava a prenderla con l’auto e la portava a Massarosa, dove viveva. Qui avvenivano gli incontri amorosi e, stando a quanto emerso dalle indagini, la coppia aveva anche in programma un figlio.»

La madre di lei dopo qualche tempo viene a conoscenza della situazione e denuncia l’uomo, che è stato arrestato per violenza sessuale e sottrazione di minore e messo agli arresti domiciliari. Ad onor del vero, la ragazza ha sempre dichiarato di essere consenziente e di non essere stata forzata dall’uomo ad avere rapporti intimi. Tuttavia (e giustamente) negli eventi che coinvolgono i minori di 14 anni la legge italiana considera in ogni caso l’atto come una vera e propria violenza carnale.

L’uomo, in una sorta di depravata rivisitazione di un misto tra “Romeo e Giulietta” e “Lolita”, non accetta di stare lontano dalla sua “amata” e decide comunque di andare a far visita alla 12enne, che nel frattempo era stata trasferita in un istituto, violando così l’obbligo di dimora.

Il 50enne è stato nuovamente arrestato e nella giornata di ieri è stato condannato, con rito abbreviato, a scontare 4 anni e 8 mesi di reclusione e a corrispondere una somma di 50’000 euro come risarcimento nei confronti della giovane.

GuruKonK



Fonti: “La Repubblica”, “La Nazione” e “CrimeBlog” (grande sito!).



Nell’immagine: Sue Lyon in “Lolita”, film di Stanley Kubrick del 1962 tratto dal celebre e scandaloso romanzo scritto da Vladimir Nabokov nel 1955.

martedì 2 dicembre 2008

Omosessualità: l'ipocrisia del Vaticano


Una volta di più questa amministrazione vaticana ha segnato una linea chiara di separazione tra le dichiarazioni d’intenti e la cruda realtà dei fatti. Ecco una breve lezione di ipocrisia d’oltretevere. Nonostante il Vaticano abbia fatto, soprattutto negli ultimi tempi, una forte campagna mediatica per l’abolizione della pena di morte, bontà loro, perfino per quegli omosessuali che ogni giorno, nei Paesi islamici rischiano la vita a causa della legge coranica, l'osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, monsignor Celestino Migliore, ha pensato fosse opportuno bocciare il progetto di dichiarazione che la Francia intende presentare a nome dell'Unione europea all'ONU per la depenalizzazione universale dell'omosessualità. Questo perché, anche se non tutti ne sono coscienti, in molti Stati del mondo l’essere gay rappresenta ancora un reato penale.

«Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi» sostiene mons. Migliore «si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni». Come dire che l’abolizione dell’apartheid discrimina chi vuol sedersi negli autobus al posto dei neri, o che il processo di Norimberga discrimina chi ancora oggi odia gli ebrei. Un’assurdità bella e buona, ma la cosa che più mi irrita è che le parole di monsignor Migliore sono un chiaro ed evidente insulto alla nostra intelligenza!

E’ opinione di questo signore, e di quel fenomeno di Maurizio Lupi che gli fa il verso, è che la galera per gli omosessuali sia giustificata dal fastidio che (eliminata per sempre la rilevanza penale dell’omosessualità da tutti i Paesi) certe pressioni politiche esterne potrebbero arrecare agli Stati che non riuscissero a levare l’ancora dal Medioevo! Qual è il problema? Se una nazione non vorrà accettare le unioni registrate sarà libera di farlo, ma monsignor Migliore dice chiaramente che, per non dover fare i conti con la democrazia, preferisce che per omosessualità si possa essere puniti dalla legge!

Per il momento nessun commento dalla delegazione italiana all’ONU, che pure ha sottoscritto la richiesta francese. Poco conta evidentemente che in 91 Paesi siano previste sanzioni restrittive della libertà e torture, e che in 10 Paesi sia perfino contemplata la pena capitale, regolarmente comminata ed eseguita contro migliaia di omosessuali ogni anno!

Oltretutto il Vaticano non fa parte del consesso delle Nazioni Unite in quanto non ha mai sottoscritto la “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo”. Certo ciò scandalizza ben poco in confronto a certe prese di posizione, non ultima la condanna dell’uso del preservativo nelle comunità africane in cui l’AIDS miete vittime su vittime, contribuendo a un vero e proprio genocidio che fa apparire come una goliardata il furore islamico contro i gay...

Silenzio assordante da parte delle voci ufficiali della istituzioni italiane, se non consideriamo il grugnire di qualche cane da guardia della curia, che preferisco non citare. Sarà interessante osservare se mai si svilupperà un vero dibattito sull’argomento o se i mass media tradizionali semplicemente glisseranno sulla materia (sulla Rete, invece, la discussione è come sempre ben articolata e stimolante). Altrettanto interessante sarà osservare il comportamento degli altri Stati Europei, prima di tutti la Francia promotrice del progetto e le eventuali ricadute sulla politica interna. Comunque devo dire che ho sempre trovato piuttosto antipatico il Presidente transalpino Nicholas Sarkozy, ma devo ammettere che con i fatti ha più volte dimostrato uno spessore da grande uomo di Stato.

Navigando sul Web in cerca di informazioni per il Post odierno, sono finito sulle pagine di “Gay News”, come suggerisce il nome stesso si tratta di un giornale d’informazione sull’omosessualità. Su questo argomento ho trovato molto materiale interessante, ma soprattutto un brillante articolo scritto da Michele Serra per “La Repubblica”. Per arricchire il dibattito ho pensato di proporvelo nella versione integrale; sono sicuro che lo troverete piacevole e stimolante.


L’ossessione del peccato
di Michele Serra

Poiché in quasi metà degli Stati del pianeta (91 secondo l´Arcigay) l´omosessualità è un reato, punibile in 19 paesi anche con la morte; e poiché perseguire per legge le attitudini sessuali è una evidente mostruosità, la delegazione francese all´Onu ha proposto la “depenalizzazione universale dell´omosessualità”.

Una di quelle nobili formule retoriche di non evidente e immediata applicazione, comunque utili per richiamare all’attenzione del mondo almeno qualcuno dei tanti orrori e soprusi in corso. Si rimane dunque di stucco leggendo che monsignor Celestino Migliore, osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite, si è pronunciato contro la proposta francese. Portando controdeduzioni così causidiche, e così stravaganti, da dovere essere rilette almeno tre o quattro volte nel timore di non avere capito bene. Monsignor Migliore sostiene infatti che un eventuale pronunciamento sulla depenalizzazione dell’omosessualità, imponendo o suggerendo “agli Stati di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, creerebbe nuove e implacabili discriminazioni, per esempio mettendo alla gogna gli Stati che non riconoscono il matrimonio tra persone dello stesso sesso”.

Vale a dire, sempre che il pensiero del monsignore sia decifrabile: se si comincia col salvare dal capestro un omosessuale, il rischio è che la mania modernista dei “diritti” faccia il suo subdolo corso e arrivi a fare pressione sugli Stati omofobi affinché accettino i nostri costumi relativisti, e “sfascia-famiglie”. Un volo pindarico del genere, che trasforma la discussione su un abominio in un predellino dal quale spiccare il volo per preservare dalla depravazione occidentale i rudi ma rispettabili costumi delle società patriarcali e omicide (o omocide), è davvero impressionante. Il nesso tra la salvezza degli omosessuali dalla forca o dalla lapidazione o dalla galera, e il “matrimonio tra persone dello stesso sesso”, è ovviamente inesistente. Oppure, può venire in mente solo a chi anteponga brutalmente una propria ossessione dogmatica alle urgenze umane, al sangue e al dolore delle persone perseguitate. E dunque sia disposto a confondere il più elementare diritto alla vita e alla libertà con un grimaldello buono per scassinare i costumi timorati, e le tradizioni solide.

Spiace dirlo, ma non è un ragionamento, è un obbrobrio. Così inspiegabilmente goffo da mettere malinconia prima ancora che indurre a indignazione. Quel genere di malinconia che coglie le persone di buona volontà, non importa se credenti oppure no, di fronte alla singolare pervicacia con la quale molte voci ufficiali della Chiesa romana sembrano voler dare voce più a una sorta di panico ideologico, tanto più aggressivo quanto più spaventato, che a una comprensibile confutazione di quegli aspetti della vita sociale che confliggono con i regolamenti, specie quelli sessuali, che sono lavera ossessione clericale di questo scorcio d’epoca.

Fare di una così ragionevole e civilissima causa (appunto la depenalizzazione dei comportamenti omosessuali) un’occasione di incomprensibile e non richiesto zelo nei confronti di quelle società ancora impenetrabili ai diritti individuali, è qualcosa di più di un incidente di percorso. E’ un’incauta e controproducente confessione di refrattarietà alla migliore e più condivisibile delle culture umanitariste, quella che fa della persona la sede inviolabile dei diritti. Viene da pensare che la persona, secondo la visione del rappresentante della Santa Sede, venga comunque dopo la Morale e dopo la Famiglia. Come se Morale e Famiglia non fossero al servizio della persona, ma fosse questa a doversi accontentare dello spazio concesso da quelle. Se poi lo spazio, in 91 Paesi della Terra, è così angusto da soffocare (su sentenza di un giudice) la persona omosessuale, si suggerisce di non dirlo troppo ad alta voce: per non irritare il giudice? Per non fargli paventare l’imminente matrimonio gay, magari con canti e ghirlande, del condannato scampato alla morte oppure scarcerato a causa dell’intrusione francese?

Speriamo di avere frainteso le parole di monsignor Migliore. E speriamo che le abbia fraintese anche lui.

Michele Serra


Con questo abbiamo davvero concluso, spero che abbiate apprezzato il Post di oggi. Naturalmente vi do appuntamento, sempre su questo Blog, per discutere insieme di un nuovo argomento di attualità.

A presto!

GuruKonK



Fonte della notizia e della informazioni pubblicate: sito web di “Affari Italiani”, del quotidiano “La Repubblica” e del sito d’informazione sull’omosessualità “Gay News”.



Nell’immagine: l’osservatore vaticano presso le Nazioni Unite, Monsignor Celestino Migliore.

domenica 30 novembre 2008

Falsi dentisti: oltre 15'000 casi!


Scope da netturbini o metri da sarto di mattina, trapani da dentisti il pomeriggio. E’ forse questa la fotografia più preoccupante dello scenario che ci potrebbe capitare se vi viene un mal di denti. I Nuclei Anti Sofisticazione dei Carabinieri (NAS) rilevano quasi ogni giorno abusi da parte di falsi dentisti che (senza nemmeno un diploma odontotecnico) si cimentano in otturazioni e devitalizzazioni, praticano anestesie e prescrivono farmaci e terapie. Farmaci che, inoltre, sono spesso scaduti o rubati alle strutture ospedaliere pubbliche.

I numeri del 2008 sono a dir poco impressionanti! Mille ispezioni, 344 persone denunciate, una struttura dentistica sequestrata ogni tre giorni, 140 attrezzature specialistiche confiscate per un valore complessivo di 23 milioni di euro. Tra le infrazioni più frequenti, i falsi dentisti (come detto, senza nemmeno un diploma odontotecnico) svolgono veri e propri interventi chirurgici. Inoltre è venuta alla luce la copertura e connivenza di medici odontoiatri che fanno lavorare nei propri studi operatori non abilitati.

Sono almeno 15.000 (su un totale di 54.000 odontoiatri e 34.000 odontotecnici), in Italia, i falsi dentisti, ovvero professionisti che si spacciano per odontoiatri e odontotecnici senza invece avere alcun titolo di studio nel settore. A dirlo è il presidente della Commissione nazionale dell’Albo degli Odontoiatri Giuseppe Renzo. Molti casi di abusivismo, avverte, «ci risultano al Sud, anche se il fenomeno è presente su tutto il territorio nazionale». Quindi un appello: «Invitiamo i cittadini a segnalare fenomeni e operazioni “sospette”, anche in merito a possibili medici che si offrono come prestanome e consentono nei loro studi l'esercizio abusivo. Tali medici vanno infatti espulsi dalla professione». Infine, avverte Renzo, «va ricordato che il cittadino truffato da un falso dentista ha sempre diritto al rimborso della somma spesa ed alla richiesta dei danni».

Forse non ci crederete, tuttavia oggi un falso dentista rischia solamente una sanzione pecuniaria e, successivamente, gli viene anche restituita l'attrezzatura sequestrata! Per questo l'Associazione nazionale dentisti (ANDI) e la Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo) chiedono un inasprimento delle pene, «arrivando fino all'arresto e reclusione, con la confisca definitiva delle attrezzature». Vi sembra troppo?

C'è il rischio concreto, avverte l'Andi, di una maggiore diffusione di malattie infettive che possono essere trasmesse con l'utilizzo di strumenti non sterili o con procedure non corrette praticate dagli abusivi, soprattutto Epatite B e addirittura l'Hiv.

GuruKonK



Fonte: sito web di “Il Tempo”, di “Il Messaggero” e “Crimeblog”



Nell’immagine un tipico “cavadenti”: mi fanno sempre una gran paura!

giovedì 27 novembre 2008

Nomentana: è omicidio volontario!


Nel maggio scorso aveva investito e ucciso due ragazzi passando a tutta velocità (93 km/h, secondo i rilievi sul campo) con il semaforo rosso nel buio della notte. Stefano Lucidi è stato condannato a 10 anni per omicidio volontario per l'incidente accaduto sulla Nomentana, a Roma, nel quale persero la vita Alessio Giuliani (25 anni) e Flaminia Giordani (22 anni). E' la prima volta in Italia che viene configurato questo reato in un caso di incidente stradale, finora la giustizia non si era mai spinta oltre l’omicidio colposo. Il PM Carlo La speranza, titolare dell’inchiesta, aveva chiesto addirittura 14 anni.

Il GUP Marina Finiti non ha invece accolto la richiesta del PM di disporre due anni di isolamento per l'imputato. Lo stesso giudice si è invece riservato di decidere in merito alla richiesta di concessione di arresti domiciliari sollecitata dalla difesa di Lucidi. La decisione è attesa nei prossimi giorni.

Come molti di voi ricorderanno, Stefano Lucidi, il 22 maggio scorso, uccise con l'auto del padre i due fidanzati che viaggiavano a bordo di uno scooter. A luglio, nello stesso tratto di strada, perse la vita Rocco Trivigno, ucciso da un furgone condotto da Ignatiuc Vasile, un ragazzo moldavo di 23 anni che aveva appena rubato il veicolo.

Sino ad oggi la condanna più dura era stata comminata a Marco Ahmetovic, il giovane rom di 22 anni che la notte del 23 aprile 2007 uccise quattro giovani di Appignano del Tronto, mentre era alla guida del suo furgone, ubriaco. Ahmetovic fu condannato a 6 anni e mezzo in primo grado.


Le reazioni alla sentenza non si sono certo fatte attendere. «Un pizzico di giustizia è stato fatto da una donna (il GUP Marina Finiti, n.d.K.) che, oltre a essere rispettosa delle leggi, è degna di essere chiamata tale, cioè donna. Forse solo una donna poteva promulgare un verdetto così coraggioso. Nel rispetto della legge ha dimostrato di fare il suo dovere». La mamma di Alessio Giuliani, Angela, ha accolto con le lacrime la sentenza del GUP.

«Giustizia è stata fatta, almeno mia sorella e Alessio possono riposare in pace e i miei genitori andare avanti serenamente», ha aggiunto Emiliano, fratello di Flaminia.

«E' una sentenza giusta che dedichiamo a tutti quei ragazzi che hanno perso la vita e non hanno avuto giustizia. Che questa sentenza costituisca un monito severissimo per tutti quei giovani che hanno perso il senso della loro vita e il rispetto profondo della vita altrui» commenta l'avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, legale di parte civile e legale delle famiglie dei due ragazzi.

Di un’altro avviso il giudizio dell'avvocato difensore di Stefano Lucidi: «È una decisione assolutamente in contraddizione con la giurisprudenza e la legittimità legale! Sono convinto che difficilmente potrà resistere al vaglio del giudice di appello. Aspettiamo il deposito della motivazione e poi fare impugnazione. Quella di Lucidi fu una terribile negligenza e per questo deve essere punito, invece la sentenza si spinge fino a dire che la sua azione fu un gesto volontario e atto a togliere la vita a qualcuno!» dice Basilio Fiore.

Prima della lettura della sentenza, come vuole la procedura, il GUP ha permesso all’imputato di fare una dichiarazione, piena di dolore e pentimento: «Provo dolore e rimorso. Scrissi una lettera (destinata ai familiari delle vittime, n.d.K.) che diedi al mio avvocato. Confermo la versione già resa. Ero convinto di superare l’incrocio perché conosco perfettamente quanto è largo dato che vivo in quella zona. Avevo l’assoluta certezza di passare indenne. Quando sono passato il semaforo era giallo, il rosso è scattato dopo aver impegnato l’incrocio. Non potevo immaginare che passasse un motorino! Questa mia leggerezza mi tormenterà per tutta la vita.»

GuruKonK



Fonti della notizia: i siti web di “L’Espresso”, di “La Repubblica”, di “Il Giornale”.



Nell’immagine: un’impressionante fotografia che testimonia la potenza del tragico impatto.

domenica 23 novembre 2008

Auto barbariche e Silvio-Nerone


Siamo di colpo nell'Antica Roma. I “nuovi barbari del clima” alla guida di tre automobili tedesche hanno invaso il Circo Massimo. A fargli strada un Berlusconi nei panni di un “nuovo Nerone”. Ma i cittadini del popolo romano sbarrano la strada agli invasori con due grandi striscioni: “Quo vadis, Berlusconi?” (Dove vai Berlusconi?) e “Vade retro CO2! Inquinatores non prevalebunt” (Vai indietro CO2. Gli inquinatori non prevarranno). Sono circa quaranta gli attivisti di Greenpeace coinvolti in questa spettacolare azione.

È la protesta di Greenpeace contro il Governo Berlusconi, che affianca le case automobilistiche tedesche nell'indebolire il primo regolamento europeo per la riduzione delle emissioni di CO2 (anidride carbonica). Il Governo ha minacciato di bloccare l'intero “pacchetto energia e clima”, di cui il regolamento è parte integrante.

Il Circo Massimo è proprio il luogo dal quale, nel 64 d.c., si propagò l'incendio che distrusse Roma mentre Nerone (secondo alcune cronache dell’epoca) restava a guardare senza far nulla. E oggi “Silvio-Nerone” appoggia la lobby delle automobili, minando gli impegni per fermare il riscaldamento globale.

Mentre gli attivisti di Greenpeace protestavano al Circo Massimo contro Berlusconi e le auto tedesche dalle “emissioni barbariche”, si trova a passare sul posto proprio il Ministro dell'Ambiente: l’affascinante Stefania Prestigiacomo. È a bordo di una grossa Mercedes, uno dei marchi automobilistici con le più alte emissioni di CO2, e dichiara: “Il governo italiano non è contro il pacchetto energia ma per una diversa ripartizione degli sforzi”. Questo a parole, purtroppo i fatti raccontano tutta un’altra storia.

La proposta della Commissione europea prevede un obiettivo di riduzione delle emissioni di 130 g/km (grammi per ogni chilometro percorso) da raggiungere entro il 2012 e sanzioni pari a 20 € al grammo per ogni auto, che diventeranno 95 € nel 2015. La Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ha proposto un ulteriore obiettivo di 95 g/km da raggiungere entro il 2020.

Le case automobilistiche europee (guidate dalla potente lobby tedesca) hanno fatto enormi pressioni per indebolire decisamente gli obiettivi di riduzione. Se le loro richieste venissero accolte, potrebbero addirittura incrementare le loro emissioni a oltre 160 g/km entro il 2012. Nel 2015, le emissioni medie potrebbero essere ancora pari a 139 g/km, solo il 2 per cento meno rispetto ai trend attuali!

Eppure l'industria automobilistica italiana (in questo caso parlo della Fiat) è una delle case che presentano le minori emissioni medie di CO2, nonché la più vicina al raggiungimento degli obiettivi previsti dal regolamento! L'Italia deve puntare sull'efficienza nei consumi, valorizzando il vero vantaggio competitivo dell'industria automobilistica nazionale e ponendosi come esempio nella produzione di veicoli a basso impatto ambientale.

A mio parere si tratta di obiettivi più che ragionevoli. A titolo di esempio posso dirvi che il sottoscritto guida dal 2004 un’automobile francese, non un “bolide” ma un veicolo più che dignitoso, scelto perché produceva “solo” 98 grammi di CO2 al chilometro. Quello che voglio dire è che i traguardi preposti sono raggiungibili con un po’ di buona volontà; e che noi consumatori possiamo influenzare moltissimo il mercato, prediligendo quei veicoli che, a parità di prestazioni, immettono la minore quantità di CO2 rispetto alla concorrenza.

Vi ringrazio di cuore per aver dedicato la vostra attenzione a questo Post.

Un abbraccio e a presto, GuruKonK.



Fonte della notizia: sito web di “Greenpeace”.



Nell’immagine: Silvio Berlusconi nei panni dell’imperatore romano Nerone.

lunedì 17 novembre 2008

Facebook stoppa i razzisti!


Quando la violenza si esprime sul web, la prima conseguenza è che il fenomeno (per quanto con radici locali e con l’appoggio di poche persone) diventa all’istante fruibile da un numero immenso di utenti, e quindi rischia di espandersi più di quanto qualsiasi altro mezzo di diffusione multimediale abbia mai consentito. Se poi si tratta di proclami razzisti (come per esempio quelli diffusi da siti neonazisti e neofascisti nei confronti delle comunità Rom, delle associazioni ebraiche e degli stranieri in genere) allora è facile immaginare che la grancassa del web, soprattutto quando ci sono di mezzo siti super popolari come “Facebook”, risulti particolarmente potente ed efficace.

E’ a fronte di questo fenomeno che diverse organizzazioni internazionali, fra le quali il famoso “Simon Wiesenthal Center”, hanno lanciato un appello a “Facebook” attraverso il Parlamento Europeo. In particolare hanno segnalato l’aggravarsi della situazione e l’indebita propaganda che il sito di “social network” sta (suo malgrado) fornendo alla crescita di gruppi della destra estrema in tutta Europa.

Dura la presa di posizione del Rabbino Marvin Hier: “È vergognoso che sulla rete, sotto il vostro marchio, si trovino inaccettabili e offensive minacce di gruppi che incitano all'odio razziale, politico e religioso”.

L'obiettivo sono in particolare sette formazioni italiane (gruppi di neofascisti elencati per nomi e per responsabili) che secondo il “Wiesenthal Center da tempo “avvelenano la rete” e ora stanno lanciando un'offensiva contro i Rom. “Sono gruppi socialmente pericolosi che incitano alla violenza fisica a danno di varie minoranze etniche”, è la denuncia, presentata insieme ad alcuni deputati al Parlamento Europeo (fra di loro c’è anche Martin Schultz, quello che Berlusconi definì pubblicamente un “kapò” perché aveva osato chiedere lumi sul conflitto d’interessi): “Questo tipo di condivisione multimediale non deve aiutare e incoraggiare chi veicola messaggi di violenza. Siamo certi che i dirigenti di “Facebook” non resteranno indifferenti davanti a questo tipo di problemi.”.

A sostegno di queste tesi, è stato fornito alle autorità comunitarie e alla direzione di “Facebook” uno studio che mette in evidenza come questi gruppi di facinorosi utilizzino le potenzialità di diffusione del noto sito web per attaccare con minacce (e con vere e proprie azioni di commando nel mondo reale) le comunità Rom, le organizzazioni ebraiche e, in generale, anche le associazioni di sostegno agli immigrati disseminate un po’ in tutto il vecchio continente.

Tuttavia il problema è realmente di una dimensione globale, come puntualizza ancora Marvin Hier: “Quando nel 1995 ci fu la strage di Oklahoma City, esisteva un solo sito che inneggiava alle camere a gas. Oggi, i nostri ricercatori ne hanno individuati almeno ottomila. E non fanno eccezione “Facebook” o “YouTube”, dove s’insegnano le tecniche del terrore, chi odiare e chi uccidere!”. Per puntualizzare quanto sia deleteria e potenzialmente fatale l’indifferenza, Hier cita una frase di Albert Einstein che, per pura combinazione, il sottoscritto ha inserito come “riflessione del mese” agli inizi di novembre. La trovate in alto a destra...

Facebook” ha raccolto subito l’appello, e i responsabili del sito hanno dichiarato che interverranno con misure drastiche per cercare di arginare il fenomeno, ma al momento si può solo registrare come questo genere di gruppi razzisti sia in continuo aumento, raccogliendo migliaia di sostenitori in tutta Europa. La speranza è che si possa effettuare un rigido controllo di questi gruppi, anche se la multiforme e aperta realtà di “Facebook” non è così facile da controllare, proprio perché basata principalmente sulla libera circolazione di idee e di scambio interculturale fra tutti gli iscritti, al di là di possibili paratie erette dal “social networking”.

GuruKonK



Fonti della notizia: sito web del “Corriere della sera” e “PC World”.



Nell’immagine: un gadget originale che ci riporta alla memoria un ventennio che ha lasciato un sacco di bei ricordi...

giovedì 13 novembre 2008

Alunno bullo? Paghino i professori!


L’alunno è un bullo, è violento e palpeggia la compagna. Sotto accusa finiscono quattro insegnanti, con un’imputazione pesantissima, violenza sessuale! Perché? Per non aver vigilato a sufficienza e per non aver impedito che gli abusi si ripetessero. Il Codice Penale italiano non fa differenza fra chi commette violenza e chi invece “ha l’obbligo giuridico di impedirla”. Lui, il bullo, all’epoca dei fatti (il 2006) era solo dodicenne, per cui risulta non imputabile. Sono quattro professori della scuola Lambruschini nei guai: il sostituto procuratore Maurizio Agnello ha chiesto il loro rinvio a giudizio. È stato il GIP Pasqua Seminara (si chiama davvero così) a sollecitare la formulazione dell’atto d’accusa, dopo avere letto una prima richiesta della Procura che chiedeva, invece l’archiviazione del caso.

Il giudice Seminara ha riletto tutti gli atti dell’inchiesta e tre giorni fa ha emesso un’ordinanza in cui si ripercorre la sofferta denuncia di una ragazzina di seconda media, costretta per mesi a subire le attenzioni del compagno. “Nessun intervento è stato fatto dagli insegnanti”, rileva il GIP. Che commenta: si sarebbe dovuto intervenire tempestivamente, senza ritardi. Avvertendo i genitori, i servizi sociali, le forze dell’ordine. “Tutti gli indagati rispondono di consapevole e colpevole omissione”, è stata la considerazione finale del giudice, che ha ordinato al PM (nella giornata di ieri) di formulare la grave imputazione.

I professori si erano naturalmente difesi. Interrogati in Procura avevano rappresentato la situazione difficile nelle classi. Lo stesso pubblico ministero aveva scritto nella richiesta di archiviazione: “La situazione disciplinare nel plesso scolastico dove si sono svolti i fatti era letteralmente disastrosa. Il minore responsabile, appartenente alla prima media, approfittava delle incursioni nella terza per palpeggiare la compagna”. Ma i professori avevano ribadito in Procura di non aver mai assistito ai palpeggiamenti. Tanto era bastato al PM: “Erano intenti a riportare la calma e a mantenere un minimo di disciplina, anche con modi energici (ma in che senso? n.d.K). Non c’era prova alcuna del dolo”.

Il giudice Seminara ha ritenuto diversamente. Quei palpeggiamenti furono ripetuti. In diverse occasioni il bulletto della scuola avrebbe anche seguito la sua vittima mentre andava in bagno. E sarebbe arrivato ad aggredirla, mimando un atto sessuale. All’ennesimo episodio, la ragazza prese a pugni il compagno. E alla fine, fu lei a ricevere un sonoro rimprovero da parte di un professore (non è fra quelli indagati. n.d.K). E pure una nota sul diario: “Messaggio per i genitori. Alla luce di quanto accaduto oggi, ossia i numerosi tentativi di palpeggiamento cui sua figlia è fatta oggetto, suggerirei di controllare l’abbigliamento. A tal proposito, esiste una direttiva ben precisa della preside a cui occorre attenersi”. Avete letto con attenzione? Anche in questo caso la responsabilità delle molestie sessuali viene imputata alla ragazzina e al suo abbigliamento. Come qualcuno di voi forse ricorderà, in un precedente Post avevamo avuto modo di dibattere circa la tendenza (in casi simili) di colpevolizzare la vittima.

Dopo la prima denuncia del padre dell’alunna, la preside e un’insegnante avevano presentato una controquerela. Ed era stato il genitore a finire indagato (sigh!), per diffamazione e calunnia. Ma per poco tempo. Quando la Procura ha chiesto di archiviare, la preside e il docente si sono opposti. E il GIP ha fissato un’udienza per esaminare ancora meglio la vicenda. Le deposizioni dei compagni di classe hanno segnato la svolta. Per il padre esasperato le accuse sono state archiviate. E sul banco degli imputati sono invece finiti i quattro professori. Il padre della ragazzina annuncia: “Ci costituiremo parte civile. Non cerchiamo un risarcimento economico, vogliamo solo sollecitare un dibattito serio sul mondo della scuola”. Bene! Noi saremo qui a riportare eventuali nuovi sviluppi!

GuruKonK



Fonte: articolo di Salvo Palazzolo pubblicato su “L’Espresso



Nell’immagine: Nelson Muntz, uno dei bulli più famosi al mondo, direttamente dalla mitica serie TV “I Simpson”!

domenica 9 novembre 2008

La clinica dell’orrore


Centotrentacinque euro. Ci sono posti in Africa dove con questa cifra si va avanti per mesi: acqua, cibo, farmaci, un po' di vestiti. In Nigeria corrispondono alla somma di 20.000 naira, un piccolo, effimero tesoro che per un contadino o un operaio può rappresentare la paga di oltre un anno di lavoro. Per 20 mila naira c'è chi è disposto a tutto, anche a vendere una vita umana. A Enugu, una delle città più povere nel sud del Paese, c'è un posto in cui di vite ne sono nate tante, e altrettante sono state comprate, immesse sul mercato e vendute al miglior offerente.

A scoprirlo è stata la polizia locale, in un luogo sulla carta tanto sicuro quanto lontano da ogni squallido commercio: un ospedale, una clinica per maternità molto conosciuta in zona, affollata di giorno, troppo silenziosa di notte, quando nei corridoi e nelle sale operatorie cominciava tutta un'altra attività che coinvolgeva medici, infermieri e personale esterno.

Secondo le prime ricostruzioni della polizia nigeriana, che ha fatto irruzione nella struttura, il medico responsabile dell'ospedale di Enugu attirava giovani donne che portavano avanti gravidanze non desiderate, proponendo loro di aiutarle ad abortire. Le adolescenti venivano invece rinchiuse fino al giorno del parto, poi, il baratto: il neonato in cambio del piccolo tesoro, 20.000 naira, senza possibilità di scelta. Per chi decideva di non separarsi dal proprio bambino erano botte.

I pargoli venivano poi venduti, a nigeriani ma anche a stranieri bianchi per una cifra che oscillava tra i 300.000 e i 450.000 naira (2.000-3.000 euro).

Per molte donne ricoverate non c'è stato neanche il cambio in denaro. Una volta entrate in clinica venivano drogate, violentate, costrette a partorire e allontanate dal proprio bambino. A raccontarlo alla France Presse è stato una diciottenne, una delle 20 ragazze liberate dopo l'irruzione della polizia: “Mi hanno fatto un'iniezione e sono svenuta, quando ho ripreso conoscenza mi sono resa conto che ero stata stuprata, poi mi hanno rinchiuso e il medico ha abusato di me più volte”.

Secondo il responsabile locale per la sicurezza, Desmond Agu, ad entrare in ospedale, in alcuni casi, erano donne molto giovani e molto povere “che ricorrevano a questa pratica volontariamente”. Ma nella clinica Enugu c'erano anche “donne ricoverate da tre anni, ingravidate da ragazzi chiamati appositamente dal primario della clinica, quindi obbligate a fare figli in condizioni di schiavitù”. In alcuni casi, i bambini vengono dati alla luce per avere più manodopera o farli prostituire.

Secondo le organizzazioni locali che da anni si battono contro il traffico di essere umani (così come riportato dalle maggiori agenzie di stampa) la pratica non è rara in Nigeria, il Paese con il maggior numero di abitanti del continente africano, pari a 148 milioni. Non esistono dati precisi sulle “fabbriche dei bambini”, come sono state ribattezzate dalla stampa nazionale, e sul numero di neonati destinati ogni anno alla vendita, ma secondo gli attivisti si tratta di un'attività diffusissima, gestita da organizzazioni molto strutturate. “Pensiamo siano più grandi di quanto sappiamo”, dice Ijeoma Okoronkwo, direttore regionale dell'Agenzia nazionale per il bando del traffico di esseri umani.

Le strutture simili alla clinica di Enugu scoperte finora nel Paese sono almeno una decina. “Tutto questo esiste da tempo” ha aggiunto Okoronkwo “ma noi ne siamo al corrente solo dal dicembre 2006, quando una ONG ha lanciato l'allarme e ci ha segnalato che i neonati venivano venduti e che vi erano coinvolti gli ospedali”.

Ma chi compra i bambini? Secondo la polizia e le organizzazioni umanitarie si tratta soprattutto di gente del posto. Nella società nigeriana la sterilità di una donna sposata è un fardello e c'è gente disposta a pagare qualsiasi cifra per comperare un bambino. “Molte persone” afferma Okoronkwo “non sanno neppure che quel che fa è fuori legge, credono si tratti di una normale adozione”.

Nigeriani, dunque, ma nessuno può escludere che il traffico possa essere alimentato anche da stranieri, europei o americani (come accade già in altri Paesi dell'Africa subsahariana), persone per le quali 2.000, 3.000 euro rappresentano una cifra irrisoria. Intanto, le “fabbriche” continuano a produrre, incrementate da un ritmo che, secondo dati Unicef, varia da i 10 ai 15 bambini venduti ogni giorno.

GuruKonK



Fonte: articolo dell’ottimo Andrea D’Orazio, pubblicato sul sito web de “L’Unità”.



Nella fotografia, un bambino che sembra volerci richiamare alle nostre responsabilità: chi ha voce per denunciare, lo faccia senza esitazioni!

giovedì 6 novembre 2008

Big Bang Obama!


Erano soprattutto giovani, centinaia di migliaia di giovani, a piangere di gioia nel prato del Grant Park e nelle strade circostanti, a Chicago, martedì notte. E in questo caso l'età non è un mero dato anagrafico, ma la novità che illumina le elezioni del 4 novembre e spiega il trionfo di Barack Obama: 68 nuovi elettori giovani su cento hanno votato per lui, in totale l'11% dell'intero elettorato, una massa di elettori che ha fatto la differenza. Il movimento di opinione che Obama ha generato tra i ventenni non è stato solo decisivo per la conquista della Casa Bianca, ma rappresenta di per sé un elemento destinato a cambiare la politica americana. Ma questa svolta è stata determinata dall'unicità del nuovo presidente americano.

Obama è il primo politico della nuova generazione ad arrivare al potere, il primo leader post ideologico a essere maturato dopo la caduta del muro di Berlino, in un mondo non più spaccato in due, fatto di amici o di nemici (“o sei con noi o sei contro di noi”, George W.Bush lo ripeteva spesso, n.d.K.). Obama non è un uomo della sinistra tradizionale. Michael Walzer, uno degli intellettuali progressisti più lucidi degli Stati Uniti, dubita persino che si possa considerare un uomo di sinistra, nel senso che non ha ereditato i vecchi steccati ideologici figli del secolo scorso.

Della sinistra Obama ha ereditato i principi ispiratori, che lo spingono a battersi contro le crescenti disuguaglianze sociali e a promettere l'assistenza sanitaria ai 50 milioni di americani che ne sono privi. Ma Obama è l'uomo del pragmatismo, un risolutore di problemi senza remore ideologiche. Per questo i giovani, che non capiscono più il linguaggio della vecchia politica, lo hanno portato di peso fino alla Casa Bianca!

Fin dal febbraio 2007, quando annunciò la sua candidatura lanciando la sua temeraria sfida a Hillary Clinton, Obama sottolinea la necessità di ritrovare l'unità culturale del Paese, lacerato da 40 anni di divisioni partigiane che sembrano ormai figlie di un'altra epoca. Quello che a molti può sembrare retorica, è il nocciolo innovativo del suo pensiero politico.

Obama è il primo presidente nero a vincere le elezioni presidenziali, dopo 220 anni di Repubblica. Questa è la svolta che rende queste elezioni storiche, e cambierà probabilmente la cultura dei neri americani, riscattando la loro storica marginalità. Ma il colore della pelle di Obama non è l'unico elemento rivoluzionario del suo successo. Obama è anche il primo presidente da tempo immemorabile che proviene da una grande città del “Nord-Est liberal”, e per di più è un professore universitario, un intellettuale, un pensatore sofisticato, e anche un ex militante politico di base. I due presidenti democratici eletti negli ultimi 40 anni, Jimmy Carter e Bill Clinton, erano due moderati del Sud. Ma Clinton restò sempre sotto al 50 per cento dei voti, e Carter si fermò al 50,1. Obama è andato oltre il 52. Bisogna risalire al 1960 per trovare un altro presidente liberal del Nord-Est, John Kennedy, che però era un “wasp” e un eroe di guerra.

L'elezione di Obama mostra che negli Stati Uniti è in atto un rivolgimento demografico e culturale che sta cambiando la vecchia geografia politica. E infatti Obama ha vinto in uno Stato come la Virginia, che nell'era Bush sembrava un inattaccabile fortino conservatore, e ha conquistato Florida e Ohio, Nevada e Colorado.

John McCain e Sarah Palin hanno cercato di spegnere l'entusiasmo crescente per Obama usando il vecchio repertorio della propaganda conservatrice, accusandolo di essere un “socialista”, un'offesa fino a ieri infamante negli States, che è improvvisamente sembrata un'arma spuntata se lanciata contro di lui. E' come usare un linguaggio del secolo scorso per descrivere un uomo del XXI secolo.

Eleggendo Obama, gli americani non avrebbero potuto nominare un presidente più diverso da Bush. Al contrario del suo predecessore, è uno studioso curioso e raffinato, si forma le idee ascoltando e studiando, non si lascia sopraffare dall'istinto. Non seguirà i precetti del “neoliberismo reaganiano”, ma neanche quelli dello vecchio statalismo socialista. Si porrà in mezzo, con un pragmatismo figlio dell'intelligenza più che della tradizione.

Mai un successo elettorale è stato così carico di aspettative e di significati simbolici. Per 20 lunghi mesi Barack Obama ha condotto una campagna elettorale praticamente perfetta, la più costosa della storia, per convincere gli americani di essere la persona adatta a cambiare il mondo. Gli hanno creduto. E già nella notte della vittoria, nel delirio di gioia che si respirava sotto il palco di Grant Park e in milioni di case in tutto il Paese, i democratici americani cominciavano a interrogarsi sul futuro. Fino a che punto Obama sarà in grado di realizzare il cambiamento promesso? Fino a dove la crisi economica, le lobby, i poteri occulti gli permetteranno di spingersi?

Molti analisti hanno già paragonato la sua elezione a quella di George Washington nel 1789 e di Abraham Lincoln nel 1860. Walzer pensa che Obama risponderà alla crisi economica lanciando un New Deal sullo stile di Franklin Delano Roosevelt. Paragoni impegnativi, non trovate?

I conservatori dicono che Obama resta un grande punto interrogativo. Ma dopo venti mesi di campagna elettorale il neopresidente ha dimostrato alcune doti importanti. È un uomo di grande sangue freddo, che non ha mai perso la pazienza anche quando è stato sottoposto agli attacchi più duri, beceri e volgari, prima da parte di Hillary e Bill Clinton, poi da John McCain e Sarah Palin. È capace di comunicare apertamente con i cittadini e di dialogare con cortese fermezza con i nemici. È un asso nello scegliere gli uomini, come ha mostrato nel nominare i leader della sua organizzazione. Secondo alcuni affermati osservatori politici: “Mai, nella storia recente, una campagna elettorale è stata così efficace e disciplinata, senza polemiche interne e personalismi”.

Si fanno molti nomi sui possibili componenti della sua amministrazione, ma si tratta probabilmente di illazioni. Ci saranno certamente alcuni esponenti repubblicani che lo aiuteranno a sfondare il muro di diffidenza del partito avversario (Colin Powell? n.d.K.). Ma Obama comincerà a lavorare al programma e all'organigramma solo nei prossimi giorni. Tra le centinaia di consulenti che già hanno lavorato per lui ci sono gli esponenti migliori delle cosiddetta “intellighenzia nazionale”. Come sempre capita, gli americani sono magnanimi nei confronti di un presidente appena eletto, e gli concederanno una luna di miele di alcuni mesi. Ma sarà necessario che nei primi cento giorni della sua presidenza, dal 20 gennaio alla fine di aprile, Obama non deluda le truppe che lo hanno votato. Alcune mosse sono indispensabili, ma tutte possono provocare contro-reazioni pericolose nel Paese.

Tutti si aspettano una svolta nella politica energetica, che è stato il suo cavallo di battaglia per tutta la campagna elettorale. Alcuni suoi consulenti assicurano che Obama lancerà un grande progetto nazionale per la ricerca e lo sviluppo di fonti energetiche alternative, nuovi incentivi per la costruzione di centrali a emissione zero e la fine degli sconti fiscali ai petrolieri. Certamente dovrà avviare il progetto per dare l'assistenza sanitaria a tutti gli americani. Sulla sua agenda ci sono anche alcuni progetti per rammodernare le infrastrutture del Paese, dando così respiro all'occupazione. Ma i conservatori lo aspettano al varco. Tutte queste scelte comporteranno un aumento della spesa pubblica che oggi appare insostenibile dopo il disastro finanziario lasciato da Bush.

Obama prenderà alcune decisioni di grande effetto: la nuova amministrazione ripudierà l'uso della tortura, cancellerà le operazioni di “rendition” e chiuderà la prigione di Guantanamo. Ma per fare tutto ciò si troverà di fronte a scelte difficili: molti dei detenuti di quel carcere sono diventati merce delicata da trattare perché nessun paese del mondo li vuole accogliere. È un argomento scottante, che rischia di scatenare la propaganda dei conservatori e di creare divisioni nel Pentagono. Ed è proprio il rapporto con il Pentagono il problema più delicato di Obama. Michael Walzer è certo che il nuovo presidente non potrà prendere di petto il ministero della Difesa, ed esclude che almeno nel primo mandato possa abbattere il gigantesco budget militare che opprime il bilancio Usa.

Obama si è impegnato a ottenere una grande vittoria militare in Afghanistan. Questo sarà un incentivo a ridurre le forze in Iraq, ma renderà quasi impossibile abbattere le spese militari. Questo potrebbe essere un problema.

In politica estera i consiglieri di Obama sono orientati verso una sorta di “internazionalismo liberal”. La nuova amministrazione metterà nuova enfasi sui rapporti multilaterali e mostrerà maggiore apertura verso l'Onu e le altre istituzioni internazionali. Farà un grande sforzo di collaborazione con i partner europei ma chiederà loro aiuti nelle operazioni internazionali, dall'Afghanistan al Darfur. Saranno pronti a rispondere gli europei? Permettetemi di dubitarne...

Ci sono poi i problemi per ricreare le regole dell'economia e della finanza internazionale. Nel corso della campagna elettorale Obama ha suggerito che i nuovi scambi commerciali possano essere condizionati da nuove regole legate ai diritti umani e a quelli sindacali. Walzer suggerisce un piano che potrebbe comprendere anche questi aspetti, che hanno più a che fare con l'etica socialdemocratica che con il neoliberismo reaganiano: “I consiglieri economici di Obama potrebbero essere spinti in questa direzione dalla forza delle cose”, dice Walzer.

Ad alimentare queste speranze è la stessa personalità di Obama, un leader che appare privo di steccati mentali, in grado di formarsi le idee ascoltando gli altri e imparando dall'esperienza. Il nuovo presidente avrà un'ampia maggioranza al Congresso e avrà due anni di tempo per cambiare il Paese.

Molti ricordano che anche Bill Clinton, quando arrivò alla Casa Bianca 16 anni fa, aveva un programma di grande rinnovamento socio-economico, e dovette arretrare di fronte al fuoco di sbarramento repubblicano. Ma da allora molte cose sono cambiate. Gli anni di Bush hanno reso i liberal più determinati a usare il potere politico per cambiare le cose in profondità. Nancy Pelosi alla Camera e Harry Reid al Senato sono due leader di carattere. Obama farà uno sforzo per creare un clima bipartisan e alla fine dovrà prendere decisioni radicali. Ma soprattutto è mutato il clima culturale del Paese. La maggioranza degli americani è convinta che il crollo di Wall Street e la crisi dell'economia abbiano definitivamente mandato in pensione il reaganismo. E per reinventare il futuro hanno eletto un presidente che vuole cancellare le vecchie etichette ideologiche del Novecento.

Per oggi è tutto. Ho pubblicato un documento lungo e approfondito, perché l’eccezionalità del sentimento positivo che sembra attraversare il mondo lo meritava! Anche io, come molti, non sono sicuro che Obama riuscirà a trasformare il realtà tutte le ottime idee che ha esposto durante la lunga campagna elettorale che lo ha portato fino al famigerato “studio ovale”. Tuttavia, le premesse per costruire un nuovo ordine mondiale non sono mai state concrete come lo sono oggi. Per questa ragione, non posso che dire: tanti auguri di buon lavoro, Mister President!

GuruKonK



Fonti: “Il dirompente fenomeno Obama” di Enrico Pedemonte (bravissimo!),
“Né bianco né nero: Obama è il primo Homo Globalis!” di Lucia Annunziata.




Nell’immagine: un poster creato da un gruppo di artisti per appoggiare la candidatura di Barack Obama.

martedì 28 ottobre 2008

“Uccidiamo Obama!”


Due ragazzi sono stati arrestati dagli agenti dell’ufficio dello sceriffo nella contea di Crockett e dagli agenti dell’ATF con l’accusa di possesso illegale di armi modificate (fucili a canne mozze). Il piano era uccidere Barack Obama, sparandogli o decapitandolo nel corso di un comizio in una scuola nei pressi di Memphis, frequentata soprattutto da ragazzi afroamericani. Inoltre, Daniel Cowart e Paul Schlesselman (questi i nomi dei soggetti) volevano assassinare 102 studenti neri (sparando a 88 di loro e decapitando gli altri 14) per rievocare il massacro alla scuola di Columbine. L’arresto dei due neonazisti è avvenuto il 22 ottobre, ma era stato tenuto riservato fino ad oggi.

Cowart e Schlesselman saranno incriminati ufficialmente il 30 ottobre con un’udienza al tribunale di Memphis (Tennessee), città dove 40 anni fa fu assassinato il leader del movimento dei diritti civili, Martin Luther King. I due saranno accusati di aver complottato per uccidere il candidato democratico alla presidenza degli USA, Barack Obama, e altri giovani afroamericani. Per il procuratore distrettuale del Tennessee, Lawrence Laurenzi, le incriminazioni “sono molto serie e come tali saranno trattate”.

Personalmente auspico che a potenziali emulatori (che forse stanno già progettando piani deliranti) il messaggio giunga forte e chiaro! Dall’atto d’accusa risulta inoltre che Cowart e Schlesselman si erano già resi protagonisti di atti detestabili. Pare infatti, come vedremo in seguito, che negli scorsi giorni abbiano sparato numerosi colpi d’arma da fuoco contro una chiesa frequentata da afroamericani, che risultano essere il principale obiettivo del loro nauseante odio razzista.

I ragazzi si sono conosciuti sul Web, frequentando lo stesso “social network”, sulle cui pagine gli inquirenti hanno trovato messaggi maniacali nei quali parlavano di “rapine a case e negozi per finanziari una strage contro la comunità nera”.

Fisicamente, però, i due si sono incontrati per la prima volta solo il 20 ottobre scorso, quando Cowart, il 20enne, è andato in macchina in Arkansas per prendere il 18enne Schlesselman. I due sono poi tornati a Bells, in Tennessee, dove Cowart vive con i nonni. In quei giorni il ragazzo aveva inserito nella sua pagina di MySpace una foto che lo ritrae con l’amico mentre imbraccia un grosso fucile nel giardino di casa.

Il 21 ottobre i due ragazzi hanno tentato di rapinare una casa a Bells, ma si sono allontanati quando hanno visto che vi erano parcheggiate due auto e che nel giardino sostava un grosso cane da guardia. “Il giorno dopo” si legge ancora sulle carte degli agenti federali “sono passati all'azione, sparando colpi alla finestra della “Church of Christ di Beech Grove”, che ha una forte presenza di fedeli afroamericani”. Per fortuna nessuno ha riportato ferite in seguito al raid razzista. “Siamo qui da 120 anni e non abbiamo mai avuto un problema del genere” ha detto il segretario della congregazione, il signor Nelson Bond.

Torniamo alla notizia principale, cioè al piano per colpire Barack Obama. I neonazisti, comunque, sapevano che la loro “impresa” era praticamente impossibile da attuare. La loro intenzione era svaligiare un’armeria e poi tentare di compiere il massacro. Loro stessi “pensavano di non riuscirci, ma contavano sul fatto di essere uccisi mentre ci provavano”, ha detto Jim Cavanaugh, un agente speciale dell’ATF. “Erano però pronti a morire nel tentativo, volevano essere ricordati come martiri della lotta per la supremazia bianca”, ha aggiunto un portavoce del Dipartimento di Giustizia.

La stampa degli Stati Uniti ha deciso oggi di ignorare la notizia: nessun articolo in proposito su “Washington Post” e “New York Times”, che pure hanno reso pubblico il loro appoggio al senatore dell’Illinois, così come sul “Chicago Tribune” e sul “Washington Times”. Profilo basso, invece, per “USA Today” e “Los Angeles Times”.

Il “Los Angeles Timesriferisce la notizia in un articolo, pubblicato nella sezione dedicata alla campagna elettorale, senza nessun contributo di analisi. “Due uomini arrestati per un presunto complotto per assassinare Barack Obama”, è il titolo descrittivo scelto dal quotidiano. Stesso stile per “USA Today”, che riferisce della “congiura” segnalando nel titolo le reali intenzioni dei due naziskin arrestati: “Due uomini accusati di pianificare un massacro, con Obama nell'obiettivo”. Tutto qui.

Vi ringrazio per aver prestato attenzione a questo Post e aspetto con piacere i vostri commenti e le vostre riflessioni in merito.

Con affetto, GuruKonK.



Fonti della notizia: sito web di “La Repubblica” e di “TGcom”.



Nell’immagine: un fucile AK47, meglio noto come “Kalashnikov”.

giovedì 23 ottobre 2008

Il diritto di chiamarsi “Venerdì”


Per la Corte di Cassazione “Venerdì” risulta essere un nome “ridicolo, suscettibile di ironia e di scherno, che può arrecare grave nocumento alla persona che lo porta”. Il richiamo dei supremi giudici è al famosissimo personaggio letterario di Daniel Defoe: “figura umana caratterizzata dalla sudditanza e dall’inferiorità che non raggiungerebbe mai la condizione di uomo civilizzato” si legge nella motivazione. Bene ha fatto, quindi, un ufficiale dell’Anagrafe a rifiutarsi di scrivere il nome “Venerdì” sull’atto di nascita di un bambino, dando così il via ad una battaglia giudiziaria lunga due anni.

E i genitori cosa dicono? “Non è giusto non potere scegliere il nome per il proprio figlio, non è giusto che lo Stato possa imporre un nome con la forza. Dire che Venerdì è un nome ridicolo è inoltre offensivo, anzi la ritengo una discriminazione. Io e mio marito eravamo indecisi tra Venerdì e Mercoledì, non pensavamo certo a Robinson Crusoe, il libro di Daniel Defoe, dove il personaggio di Venerdì è ritenuto comunque positivo da molti studiosi di letteratura”. Tanto, assicura la mamma: “Per noi si chiama e si chiamerà sempre Venerdì, che è un nome bellissimo!”.

Il nome del bambino (che ha compiuto due anni) sarà quindi per legge Gregorio, come il santo del giorno in cui è nato, il 3 settembre. E non era l’unico tra cui avrebbero potuto scegliere. A disposizione, infatti, c’erano anche: Sandalio, Remaclo, Mansueto, Giovanni, Eustachio, Commendatore, Claudio, Bartolomeo, Aigulfo, Crodegango...

Tra l’altro sempre di nomi di santi si tratta: va bene che la religione cattolica è la più diffusa in Italia ma tutte le religioni sono tutelate in uno Stato laico (come dovrebbe essere l’Italia, fino a prova contraria!) e avrebbero potuto chiedere ai genitori di sceglierne un altro anziché imporlo come si faceva un tempo con i bambini abbandonati. Proprio i genitori non hanno scordato di far notare due casi trattati in modo diverso dagli ufficiali della pubblica anagrafe: “Chanel” figlia di Francesco Totti e Ilary Blasi e “Oceano” di Yaki Elkann e Lavinia Borromeo... Questi sono solo due esempi, tuttavia la moda del “Chiamiamolo strano” sembra proprio dilagare nello show businnes...

E che cosa dovrebbero dire le centinaia di Maria Catena, Maria Bambina (tutte che si fanno disperatamente chiamare Mary), Addolorata (dette Dolly o Tina), Crocefissa, Assunta, Pantaleo (detti Leo), Oronzo e Concepita che vivono soprattutto al Sud? Ma è giusto che lo Stato, non solo vieti un nome ma ne imponga uno di par suo? E che dire dei genitori che abbinano nomi e cognomi, singolarmente innocui ma dall’abbinamento esplosivo? Si va dalla celebre signora Rosa Sederino a Guido La Vespa, da Viola Passera a Orso Bruno, fino ad arrivare al signor Thomas Turbato...

Un abbraccio, GuruKonK.




Curiosità

Come viene detto nel Post, i genitori del bambino erano indecisi tra i nomi Venerdì e Mercoledì, e questo non a caso. Nella versione originale del famoso telefilm degli anni '60 “La famiglia Addams”, la figlia femmina di Morticia e Gomez era chiamata “Wednesday” (cioè Mercoledì) in quanto negli USA proprio mercoledì viene considerato il giorno più “sfortunato” della settimana.

Nella versione italiana, invece, il nome della ragazzina è stato cambiato in “Venerdì”, perché per tradizione si ritiene “iellato” proprio questo giorno della settimana. Bizzarro, no?



Fonte della notizia: il sito web del magazine “L’Espresso”.



Nell’immagine: la macabra e divertente famiglia Addams nella serie TV originale!

martedì 14 ottobre 2008

“Saviano ucciso entro Natale!”


Hanno stabilito una data, come stessero scrivendo il loro “romanzo” nero dei conti da regolare. Stavolta i padrini che dirigono il gruppo stragista del clan dei “Casalesi” avrebbero deciso persino un termine per distruggere la vita di Roberto Saviano. Ed è la prima volta che affiora una reale “Dead Line”. “Entro dicembre lo scrittore morirà”, racconta un ex criminale ormai diventato collaboratore di giustizia da oltre un decennio.

I “Casalesi” stavolta tirano in ballo anche la sua scorta, i sette carabinieri che da due anni sono il suo scudo, i suoi unici amici, la sua ombra e la sua compagnia.

Succederà entro la fine di dicembre. Quel libro ha fatto troppo clamore”, aggiunge il superpentito dei “Casalesi”. Si tratta di un personaggio che da tempo, come ovvio, risulta estraneo agli affari criminali, e tuttavia è radicato in quei luoghi d'origine e considerato troppo attendibile per non far sospettare che abbia colto voci convergenti dalla sua Casal di Principe, nel cuore della provincia di Caserta, devastata dal disegno stragista di questi mesi, con 15 morti innocenti in (appunto) poco più di cinque mesi.

Il clan del terrore alza dunque il tiro sullo scrittore simbolo di “Gomorra”. Ma lui, sorriso sghembo di sempre, finge normalità. “Che dovrei fare? Continua tutto come prima. Non ho mica altra strada che resistere, resistere, resistere”.

Poco dopo, a chi lo strattona, risponde ironico: “Una cosa mi hanno insegnato questi due anni passati in solitudine: cucino, elaboro ricette; ehi, sto diventando un gran cuoco”. Fuori dal suo itinerante covo protetto, l'ultima minaccia contro Roberto Saviano è ritenuta “assolutamente attendibile”.

Sono in corso ulteriori accertamenti, è stata registrata nelle ultime ore agli atti della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli. È un foglio datato 01.10.2008. Venti righe. E si riferisce a un incontro avvenuto tre giorni prima.

Quelle venti righe che continuano a sbarrare la fiducia in una vita normale, per il giovane autore diventato emblema della lotta alle mafie, alle collusioni e all'omertà dei territori che, per forza di cose, piegano la testa. In gergo giudiziario si chiama “annotazione” (grazie a J.J. per la precisazione, n.d.K.). Quattro righe, a metà foglio, riportano fedelmente la confidenza che il superpentito della cosca camorrista dei “Casalesi” ha affidato, a fine settembre, ad un funzionario dello Stato, che ha poi riferito tutto alla polizia.

Un incontro non casuale, ma dettato probabilmente da motivi di vecchia consuetudine. Forse i due si sono fermati a parlare intorno a un caffè; forse a cena. Durante quel colloquio, il pentito dei “Casalesi” (uno dei primi a collaborare con lo Stato e già imparentato con le famiglie più in vista del gotha criminale) spiega di aver saputo che a ridosso di Natale scatterà la tragica vendetta contro il coraggioso scrittore.

Perché? “Troppo caos ha provocato quel libro, un fenomeno di massa che potrebbe innescare un circolo virtuoso potenzialmente nocivo per gli affari”, spiegherà a voce la persona che assume le informazioni dal pentito. Nella trascrizione l'alto esponente della polizia, da Milano, scrive: “Quest'ultimo (il pentito dei “Casalesi”, n.d.K.) avrebbe riferito che entro fine dicembre il famoso scrittore del libro Gomorra, Saviano Roberto, sarebbe stato ucciso insieme alla sua scorta, in quanto con il suo libro aveva fatto troppo clamore”.

La segnalazione investe subito i vertici della polizia e del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri. Si restringono ulteriormente le maglie della protezione: cautela massima, non c'è spazio per minimi cedimenti all'impenetrabile rete dei controlli e delle bonifiche previste a ogni spostamento di Saviano.

C'è chi, dai massimi livelli delle forze dell'ordine, valuta anche la necessità di misure radicali: non ultima quella di prevedere un temporaneo trasferimento all'estero. Franco Roberti, il procuratore aggiunto antimafia, non entra nel merito della vicenda ma ribadisce: “Sappiamo da tempo che lo scrittore Saviano è esposto a elevatissimi pericoli, le misure di protezione intorno alla sua persona saranno le più adeguate”.

Ma nessuno può escludere, rispetto all'eco dettagliato di questa presunta sentenza di morte (“entro dicembre, con la scorta”) eventuali collegamenti con l'agghiacciante scenario di vendetta che emerge dopo i blitz messi a segno da polizia e carabinieri, in Terra di Lavoro, con il pool esperto di “Casalesi” della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

Questa era in sintesi la notizia del giorno. Tuttavia un quotidiano, molto diffuso nella regione in cui vivo, ha dedicato a Roberto Saviano una breve colonna che mi permetto di presentarvi. Il pretesto è un anniversario spiacevole: i due anni di solitudine dello scrittore. Due anni lontano dalla famiglia e nell’impossibilità di stringere amicizie, per non esporre i propri cari ad una potenziale “vendetta trasversale” da parte della Camorra.


I due anni blindati di Saviano
tratto da “La Regione Ticino

Oggi Roberto Saviano ha compiuto i due anni di vita blindata, sotto protezione di una squadra di carabinieri che notte e giorno lo difendono dai possibili attentati della camorra, che lui ha denunciato nel best seller Gomorra. Un “compleanno” che il 29enne scrittore napoletano ha festeggiato partecipando per oltre mezz’ora alla trasmissione radiofonica italiana Fahrenheit su RadioTre.

Sono stati due anni di vita sotto scorta, anni duri” ha raccontato Saviano “All’inizio sembra che non ce la puoi fare, quando il tuo quotidiano viene stravolto e capisci che puoi solo peggiorare, perché vivi costantemente nel sospetto, nella mancanza di fiducia, nella solitudine, mentre le persone che ti sono attorno spariscono”.

La tua vita sotto scorta come si svolge? “Spesso sono giornate terribili” risponde “Ma faccio molta palestra, soprattutto molta boxe con quelli che chiamo i “miei ragazzi”, cioè i carabinieri che mi accompagnano giorno e notte e che qualche volta mi chiamano scherzosamente “capitano”… Pensate un po’…”.

Saviano ha anche ricordato quello che è successo due anni fa, quando partecipò ad una manifestazione a Casal di Principe, rivolgendosi direttamente ai boss latitanti. Il libro non era ancora un best seller da milioni di copie, ma qualcosa era successo e i carabinieri e la Procura della repubblica avvertirono lo scrittore. “Ricordo la telefonata allarmata di un ufficiale dei carabinieri” ha raccontato lo scrittore. Un collaboratore di giustizia aveva segnalato il pericolo. “Non tutti erano dalla mia parte, dalla parte della legalità” dice ancora Saviano. “Ricordo fin troppo bene che quando uscii di casa circondato dai carabinieri, ci fu qualcuno che mi sibilò alle spalle: «Finalmente t’hanno arrestato!»”.

Saviano oggi ha 29 anni e dice di essersi dovuto allontanare da tutti: “Anche da parte di quelli che mi erano vicino c’era una sorta di rimprovero, come se dicessero «ci siamo presi degli schiaffi in faccia per te, per difendere uno spettro»”.

Ma l’autore di “Gomorra” è anche convinto di una cosa: “Sono i lettori che hanno messo paura ai poteri criminali, non certo io”. E spiega che “denunce individuali, articoli battaglieri, prese di posizione di preti coraggiosi, ecc. ci sono sempre stati, ma non hanno mai preoccupato i boss”.

Solo quando la denuncia comincia ad arrivare a certi “numeri”, quando sono milioni le persone che leggono il suo libro, quando addirittura diventa economicamente vantaggioso mettere il dito nella piaga (editori, giornali, cineasti su Gomorra hanno guadagnato molto) allora qualcosa davvero cambia. ...”
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Il Post di oggi si conclude qui. Vi ringrazio di cuore per l’affetto che continuate a dimostrare verso questo Blog: siete semplicemente meravigliosi! A presto!

Un abbraccio, GuruKonK.



Fonte: agenzia stampa “Reuters”, sito web di “La Repubblica”, sito web di “La Regione Ticino



Nell’immagine: lo scrittore Roberto Saviano.

domenica 12 ottobre 2008

Stadio: zona franca per fascisti violenti?


Cinque tifosi italiani sono stati trattenuti in stato di arresto dalla polizia bulgara in quanto ritenuti responsabili di aver dato fuoco ad una bandiera bulgara all'inizio della partita, giocata ieri sera e valida per le qualificazioni ai mondiali del 2010. Nello stesso frangente, secondo quanto si è appreso, i tifosi della Bulgaria avevano dato alle fiamme uno striscione con il tricolore sottratto ai supporter italiani. Gli “Ultras Italia” erano arrivati allo stadio a piedi, scortati da una moto della polizia e alcuni agenti: e durante il percorso per le strade di Sofia è stato un miscuglio di cori calcistici, di ricordi per Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso da un colpo di pistola di un agente di polizia italiano, e soprattuto di “Faccetta Nera”, “Duce Duce” e altri beceri cori fascisti.

Poi, all'arrivo allo stadio, l'ingresso nel settore loro riservato e subito il tentativo d'assalto contro gli spettatori bulgari. Un gruppo di italiani ha percorso tutti i gradoni con in mano le cinghie dei pantaloni, è arrivato fino alla cancellata che delimita il settore e ha cominciato a menar fendenti e a tirare oggetti dall'altra parte. La tensione è rimasta molto alta prima che una cinquantina di poliziotti in tenuta antisommossa riuscisse a calmare gli animi dei “tifosi” italiani.

A quanto pare questi energumeni risultano già noti alle autorità italiane, per cui mi chiedo come abbiano ottenuto i biglietti nominativi per poter accedere allo stadio.

La Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC) ha precisato di aver venduto 144 biglietti a tifosi italiani per quel settore, dopo aver girato al ministero dell'Interno nomi e dati anagrafici dei titolari della richiesta e dopo avere ricevuto in risposta la necessaria autorizzazione. Da quel momento, gli “Ultras Italia” sono passati sotto il controllo della polizia locale. Domenico Mazzilli, responsabile della sicurezza della nazionale azzurra, e Roberto Massucci, suo vice, avevano offerto il loro supporto alla polizia bulgara. Inutilmente, a quanto pare.

Secondo l'agenzia stampa “BGNES”, almeno un poliziotto è rimasto ferito negli scontri che hanno coinvolto una cinquantina di tifosi che si lanciavano bottiglie e pietre. Quando la polizia è riuscita a sedare la rissa, ha aggiunto l'agenzia bulgara, alcuni facinorosi sono stati arrestati.

Salve di fischi hanno coperto l'inno di Mameli prima della partita. Questa l'accoglienza dei tifosi bulgari all'Italia campione del mondo, in seguito ai tafferugli che hanno preceduto la partita. Mentre risuonavano le notte dell'inno d’Italia, i sostenitori italiani nello spicchio di curva loro riservato, salutavano con il braccio teso in posa inequivocabilmente fascista.

Il presidente federale Giancarlo Abete condanna il comportamento dei tifosi italiani a Sofia. “Bisogna sempre prevenire” osserva “e se ci sono stati comportamenti impropri, come ci sono stati, sono da sanzionare”. Abete chiarisce che “la vendita dei biglietti è nominativa e si può risalire ad ogni persona”. Quanto al clima, sottolinea che “è teso, e quello che è successo prima della gara lo ha dimostrato. Ma la partita è apparsa tranquilla”. Per fortuna, se fosse stata inquieta cosa sarebbe accaduto? Sarebbero arrivati i blindati dell’esercito bulgaro? Mah...

Ho l’impressione che dopo ogni episodio di inciviltà allo stadio di sprechino una moltitudine di belle parole, alle quali difficilmente seguono i fatti… Lo stadio è ancora una specie di “zona franca” nella quale tutto viene tollerato: anche atti contrari alla Costituzione!

L’antisemitismo e la xenofobia non sono più striscianti. I neo-fascisti si sentono forti, legittimati come sono dal nuovo clima politico italiano ed escono violentemente allo scoperto. Tutto questo benché una precisa norma della Costituzione Italiana chiarisca che “l’apologia del fascismo è un reato previsto dalla legge”.

La ricostituzione del disciolto partito fascista è reato, questo è chiaro. Molti però non sanno che per ricostituzione si intende “un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque che persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”.

Anche la “legge Scelba” all’art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque “fa propaganda per la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista”, oppure da chiunque “pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.

Tenuto conto di questo, com’è possibile che comportamenti apertamente contrari alla legge vengano tollerati? L’odierna estrema destra italiana incoraggia l’estremismo e nasconde il proprio vero volto fascista dietro un perbenismo di facciata? In Rete ho trovato molte persone che sono di questo avviso.

Molti si sentono offesi da ogni forma di violenza e sopraffazione razziale e stanno aspettando dei provvedimenti reali. In ogni caso credo che i soliti discorsi di circostanza e le solite vuote parole di condanna lascino oramai il tempo che trovano e vengono regolarmente contraddette dall’accondiscendenza di una classe politica che (per motivi di bieca convenienza) permette al fascismo violento di rialzare la testa.

GuruKonK



Fonte: sito web di “RaiNews24



Nell’immagine: quella testolina di locusta di Paolo Di Canio mentre esegue un saluto romano ai propri tifosi…



Grazie di cuore alla gentile signora che si definisce “Il Blog”!

giovedì 9 ottobre 2008

Il sistema finanziario crollerà?


Negli ultimi giorni, molti miei amici e conoscenti hanno manifestato tutta la loro preoccupazione per la rapidità con la quale la crisi finanziaria in atto sta bruciando miliardi sulle maggiori borse mondiali. Inoltre, alcuni amici “blogger” mi hanno segnalato una miriade di articoli e “post” che trattavano, da diverse angolazioni, proprio questo tema. Devo ammettere di non aver dovuto navigare troppo, prima di trovare del materiale valido. Tuttavia solo questa mattina sono incappato, quasi per caso, in un ottimo scritto di Adrian Salbuchi (economista e editorialista argentino di “GlobalResearch”) pubblicato da uno dei miei siti preferiti: “Come Don Chisciotte”.

Ho deciso di proporvi un breve stralcio di questo interessante documento, ma in fondo al Post troverete un link che vi permetterà (qualora lo vogliate) di accedere alla versione integrale del testo.


La crisi abbatterà il sistema finanziario globale?
di Adrian Salbuchi

Gli eventi delle ultime due settimane hanno rivelato chiaramente che il sistema finanziario, monetario e bancario globale imposto al mondo dalle strutture di potere che promuovono la "globalizzazione" è essenzialmente imperfetto, insostenibile e immorale nei suoi effetti sulla gran parte del genere umano. Dopo aver permesso a una piccola combriccola di loschi individui di accumulare in modo illegittimo enormi quantità di ricchezze e di potere sui mercati, sulle grandi società per azioni, sull'industria, sui mass media, sulle forze armate e su intere nazioni, come le torri del World Trade Center l'11 settembre, l'intero Sistema è ora in caduta libera e sta crollando su se stesso in un'enorme implosione.

Questo disgustoso e ingiusto "sistema di potere globale" è stato progettato e messo in pratica negli ultimi sette decenni da pianificatori geopolitici e geoeconomici al servizio delle strutture di potere del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale (lanciato dall'era Reagan), in particolare della sua rete di esperti di basso profilo, distinti ma eccezionalmente potenti, come il Council on Foreign Relations (CFR, fondato a New York nel 1919), la Commissione Trilaterale (fondata nel 1973), la Conferenza Bilderberg (formata in Olanda nel 1954) e vari altri, come il Cato Institute, l'American Enterprise Institute (AEI) e il famoso progetto neo-con per un nuovo secolo americano (PNAC: cliccate su questo link!).

Considerando l'enorme complessità del processo che sta avendo luogo proprio ora, la grande quantità di informazioni con cui siamo bombardati ad ogni ora del giorno, e l'apparente difficoltà nel prevedere come questa crisi globale alla fine verrà risolta, riassumeremo alcuni aspetti importanti e i dati principali che crediamo ci possano essere di aiuto nel mettere insieme le tessere di quest'autentico puzzle, in modo da poter iniziare a capire bene qual è il vero volto di quest'orrenda creatura chiamata eufemisticamente "globalizzazione". Come cittadini argentini, abbiamo un enorme vantaggio sulle altre popolazioni, compresi i cittadini degli Stati Uniti, quando si tratta di capire e affrontare questo genere di crisi. Dico questo perché nel corso della nostra vita in Argentina abbiamo patito quello che sta avvenendo ora a livello globale – benché, nel nostro caso, sia stato su scala ridotta. Abbiamo già visto questo film... Ci siamo già passati e l'abbiamo già vissuto... Siamo stati spinti e trascinati nell'isterico inganno dell'inflazione, dell'iperinflazione, dei crolli sistemici delle banche, dei cambiamenti monetari, dei debt bond swap, dei mega debt bond swap, delle "blindature" finanziarie, delle chiusure delle banche, dei congelamenti dei conti correnti e via dicendo... E quindi abbiamo patito i risultati finali: i salvataggi bancari pagati dai contribuenti (attraverso l'inflazione, o attraverso la confisca dei salari), la scomparsa dei fondi pensione, la distruzione dei posti di lavoro e il generale impoverimento della popolazione.

Quindi, prendete esempio dall'esperienza trentennale in crolli finanziari: ritirate i soldi che avete depositato e investito nelle banche a rischio e fatelo alla svelta!


Un modello imperfetto

Finanza vs Economia
Il sistema finanziario (cioè, essenzialmente, il paese delle meraviglie virtuale, irreale e parassitario del sistema bancario) è stato progettato per funzionare in un modo sempre più contrastante con gli interessi dell'Economia (cioè il mondo reale fatto di vero lavoro, manodopera e produzione/servizi). Negli ultimi decenni, la Finanza e l'Economia si sono sempre più allontanate, cessando di mantenere il fondamentale equilibrio necessario per garantire un sana attività economia incentrata sul Bene Comune delle Persone. In effetti, la Finanza e l'Economia oggi sono tutto tranne che nemiche. Questo può essere notato, ad esempio, dal fatto che l'attuale Sistema Economico e Finanziario Globale fa quasi completo affidamento sul concetto di DEBITO, un altro modo per dire che la Vera Economia è sempre controllata e subordinata agli interessi, ai capricci e alle crisi della Finanza Virtuale.


Il sistema del debito
La Dottrina (o, dovrei dire, il Dogma) del Capitalismo Estremo ha imposto il concetto di DEBITO come il metodo preferenziale per muovere l'economia. Nella maggior parte dei paesi (l'Argentina, ad esempio) questo equivale a dire che non c'è un uso corretto della Moneta Nazionale locale da parte dello Stato per generare credito in maniera controllata e senza l'aggravio dell'interesse. Questo è il modo migliore per alimentare l'espansione economica per specifici sviluppi sociali, difensivi, infrastrutturali e tecnologici. Uno dei punti chiave dei dogmi del Capitalismo Estremo sostiene che le banche centrali che controllano la moneta nazionale devono essere totalmente "indipendenti" dal Governo. Tuttavia, poiché tali istituzioni devono alla fine rispondere a qualcun altro, scopriamo che oggi le banche centrali non sono subordinate e al servizio dello Stato (cioè, le Persone) ma piuttosto della sovrastruttura del sistema bancario privato, sia locale che globale, il quale non tiene minimamente conto del concetto di Bene Comune e Interesse Nazionale.

Questo vale in Argentina come negli altri paesi. Tuttavia nel caso degli Stati Uniti è una situazione particolarmente estrema perché la sua banca centrale – la Federal Reserve Bank (FED) – è un'istituzione privata, con quasi il 97% della sua partecipazione azionaria nelle mani dell'infrastruttura bancaria privata stessa, sia nazionale (in primo luogo) che globale (se guardiamo più lontano). Una volta che la sovrastruttura bancaria privata ottiene il controllo della banca centrale locale, è quindi in grado di imporre una cronica, e spesso drastica, demonetizzazione dell'Economia.

Ciò significa che non c'è mai abbastanza denaro per soddisfare i veri bisogni dell'Economia Reale. Questo accade quando le banche private entrano in scena offrendosi di colmare quel divario generato artificialmente, diventando i primi generatori di credito dell'economia, sul quale addebitano un interesse – spesso a tassi usurai – per prestiti erogati ai singoli individui, alle aziende e persino alla Stato stesso. Dovremmo inoltre capire che l'origine principale dell'inflazione in tutte le economie non è tanto nell'espansione monetaria da parte dello Stato (se questa è mantenuta sincronizzata con la vera crescita economica), piuttosto la maggior parte dell'inflazione di qualsiasi economia è alimentata dagli interessi sui prestiti erogati dal sistema bancario privato.

Ad un livello geoeconomico, questo è sempre servito per generare un enorme debito pubblico nei paesi del Terzo Mondo come l'Argentina, alimentato da una dilagante corruzione tra coloro che sono coinvolti nel processo di erogazione dei prestiti, e appoggiati dai Governi che non sembrano mai comprendere come utilizzare le funzioni sovrane intrinseche al loro potere di emettere moneta per finanziare e promuovere una crescita economica equilibrata. Invece, questi paesi adottano politiche neoliberiste messe a punto dal FMI su questioni fondamentali che vanno dalle funzioni della banca centrale, alle politiche fiscali, al debito, ai tassi di interesse e di cambio, alle norme sul sistema bancario ed altri elementi importanti, tutti piegati per agire in modo contrastante all'Interesse Nazionale del Paese.
(…)

Leggi il testo integrale su “Come Don Chisciotte”.


Spero che abbiate trovato interessante questo articolo di Adrian Salbuchi. L’argomento non è certo dei più semplici, ma ritengo fondamentale essere informati perché una crisi finanziaria di questa portata può davvero toccarci tutti da vicino.

Un abbraccio, GuruKonK.



Nell’immagine: un banchiere che piange miseria e chiede soldi dallo Stato... Non vi fa un po' pena?

lunedì 6 ottobre 2008

Gli atei denunciano Bush


Tutti i primi giovedì di maggio in America si prega, o si dovrebbe, perché Bush ha istituito il “Giorno nazionale della preghiera”. Il gruppo di lavoro con cui il buon George ha avuto la bella idea (chiamato in uno slancio di creatività “National Day of Prayer Task Force”), è stato presieduto da Shirley Dobson. Questa allegra combriccola ha dei forti legami con l'organizzazione religiosa ultraconservatrice “Focus on the Family”, presieduta indovinate da chi? Dal marito di Shirley Dobson, il Dr. James Dobson. Non so come la vedete voi, ma sulla Rete sono in molti a gridare “all’indecenza e all’inciucio”…

Oltre tutto, come ha ammesso il web editor della rivista cristiana “Worldmag”, la giornata è rivolta unicamente ai cristiani. E i buddhisti, che in America sono un gruppo assai nutrito? E i musulmani? Va bene che già ci pensano da soli a prendersi degli spazi, ma credo si tratti di una questione di principio: hanno diritto anche loro ad una giornata nazionale di preghiera? E gli induisti? Per non parlare degli ebrei, che già hanno un certo peso in America...

Insomma, a qualcuno la decisione di Bush non è proprio andata giù! Un'organizzazione di atei e agnostici di Madison (Wisconsin), la “Freedom From Religion Foundation”, sta facendo causa a Bush con l'accusa di violare la proibizione (sancita, niente meno che dalla Costituzione!) di sostenere la religione a livello governativo. Già, la magna carta” a stelle e strisce pretenderebbe uno Stato laico, chi l’avrebbe mai detto? In sostanza, secondo “FFRF” la giornata della preghiera crea “un ambiente ostile per i non credenti, che sono portati a sentirsi degli outsider politici e sociali”.

Un governo laico per Costituzione, non può discriminare chi non è credente, fatta salva la libertà dei cittadini di professare la loro religioni liberamente, sia in privato che in pubblico”, questa in estrema sintesi è la conclusione a cui sono arrivati gli attivisti della “FFRF”.

Sul Web le opinioni in merito sono davvero svariate, anche se ho l’impressione che la percentuale di critica l’iniziativa del vecchio George W. sia nettamente predominante. Ma come ha reagito l’opinione pubblica americana? Come sempre accade quando si tratta di religione il Paese appare piuttosto spaccato in due. Le grandi città, dalla west coast all’Atlantico sono critici verso il “giorno nazionale di preghiera cristiana”. Altrove le cose cono diverse.

Infatti, coloro che abitano nelle campagne e nelle cittadine di periferia, si professano credenti nella grande triade Dio, Patria e Famiglia. Questa gente è insorta contro l’iniziativa della “Freedom From Religion Foundation”, perché vede nell’opposizione al giorno di preghiera un tentativo di destabilizzare le fondamenta morali dell’America.

Io mi definisco un “agnostico interessato”, e continuerò a seguire questa vicenda perché, in periodo di “presidential elections”, l’atteggiamento della politica verso la religione ha spesso avuto un ruolo decisivo.

Concludo con un proposta di Enrica Garzilli (un’abile ed intelligente blogger!): “invece di esigere la cancellazione della giornata di preghiera la “FFRF” (iniziativa che la potrebbe rendere impopolare), avrebbe dovuto chiedere l’istituzione di una “Giornata Nazionale degli Atei e degli Agnostici”! Bush non avrebbe potuto dire di no!”. Forse sì, forse no. Voi che ne pensate?

Con affetto, GuruKonK.



Fonti: “Orientalia4all”, “TGcom, “Reuters



Nell’immagine: uno dei logo usati dall'amministrazione Bush per propagandare il giorno nazionale di preghiera.



Se tra di voi ci fossero degli atei o degli agnostici, sono certo che potrebbero trovare interessante questo link: Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.