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domenica 17 febbraio 2008

Delitti esemplari (10.a parte)



Come ogni domenica torna la rubrica “Delitti esemplari”. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno l’hanno apprezzata nelle edizioni precedenti. Come già sapete, questi racconti di omicidi sono completamente disarmanti nella loro semplicità. Quando ci rendiamo conto che le motivazioni che spingono un essere umano a spegnere la vita di un suo simile, sono così ferocemente insignificanti, le nostre certezze vacillano inevitabilmente.

Vi ricordo ancora che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

E’ necessario ricordarvi che solo 2 confessioni (delle circa 90 raccolte) provengono da malati di mente diagnosticati. Come specifica Aub nella sua prefazione, “gli alienati mentali si rivelarono subito piuttosto deludenti. Da loro mi aspettavo i racconti più interessanti ma non fu così. Forse perché è proprio dietro la cosiddetta ‘normalità’ che si nasconde la più atroce delle follie .”.

Come già vi avevo detto nelle precedenti edizioni di “Delitti esemplari”, credo di aver trovato un comune denominatore che lega tra loro questi racconti di morte. Infatti, tutti gli assassini sembrano aspettarsi che l’interlocutore capisca (e approvi) il loro macabro punto di vista. In altre parole, sono tutti convinti che il crimine commesso sia stato un atto comprensibile e, in qualche modo, persino inevitabile.

La mia speranza è ancora la stessa da quando ho iniziato a pubblicare questa rubrica: forse, la comprensione di un omicidio, ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo. In questa ottica, vi invito ancora una volta ad acquistare questa opera letteraria.

Ecco la decima serie di “Delitti esemplari”.

Delitto no. 46
Se non dormo otto ore sono un uomo finito, e dovevo alzarmi alle sette… Erano le due e non se ne andavano, sprofondati nelle poltrone, felici e beati. E Iddio sa che non avevo potuto fare a meno di invitarli a cena. E parlavano, e straparlavano, a ruota libera, a cascata; scambiandosi battute, parlando a vanvera, confondendo i discorsi, blaterando su cose di nessun interesse: e gradisca un altro bicchiere, e un’altra tazzina di caffè. D’un tratto a lei saltò in mente che, un po’ più tardi, avremmo potuto farci una zuppa all’aglio (la mia cuoca è famosa proprio per questo). Io non ce la facevo più. Li avevo invitati a cena perché non potevo farne a meno, perché sono una persona beneducata. Erano arrivati, più o meno puntuali, alle nove e mezzo; ed erano le due di notte, e non davano il minimo segno di volersene andare. Io non riuscivo a staccare la mente dall’orologio, dato che non potevo guardarlo direttamente: la buona educazione, innanzitutto. Dovevo alzarmi alle sette, e se non dormo otto ore sono uno straccio per tutta la giornata; inoltre di quello che dicevano non mi importava niente, un bel niente. Certo, avrei potuto comportarmi da villano e dir loro in qualche modo di andarsene. Ma non è nel mio stile. Mia madre, rimasta vedova da giovane, mi ha inculcato i migliori principi. Avevo solo una gran voglia di dormire. Il resto mi importava poco. Non che avessi molto sonno, ma pensavo a quello che avrei avuto il giorno dopo… La mia educazione mi impediva di fingere qualche sbadiglio, che è il modo più corrente tra persone volgari.

E lei qui, e lei qua… e questo qui e quello là. Il gin rommy, gli scacchi, il poker… Ginger Rogers, Lana Turner, Dolores del Rio (odio il cinema); il sabato a Cuernavaca (odio Cuernavaca). Oh, il casinò di Acapulco! In quel momento odiavo anche Acapulco… E Tizio che aveva perso tanto e tanto, a lei che gliene pare? A lei, a lei e a lei… E il Presidente, e il Ministro, e l’Opera (odio l’Opera). E il cashemere inglese, e Don Pedro, e gli acquisti di Natale, e i cavoli loro.

E quel veleno, dal colore così simile al cognac…

Delitto no. 47
Uccise la sua sorellina la notte di Natale per tenere tutti i giocattoli per sé.

Delitto no. 48
Sono maestro. Da dieci anni insegno nella scuola elementare di Tenancingo. Sui banchi della mia classe sono passati tanti bambini. Credo di essere un buon maestro. Lo credetti finché non spuntò fuori quel Panchito Contreras. Non mi prestava alcuna attenzione e non imparava assolutamente nulla: perché non lo voleva. Nessuna punizione, né morale né corporale, gli faceva affetto. Mi guardava insolente. Lo supplicai, lo sgridai, lo picchiai, ma non ci fu verso. Gli altri bambini cominciavano a prendermi in giro. Persi ogni autorità, il sonno, l’appetito, finché un giorno non ne potei più! Perché servisse da esempio lo impiccai all’albero del cortile.

Delitto no. 49
Gli chiesi “L’Excelsior” e mi portò “El Popular”. Gli chiesi le “Delicados” e mi portò le “Chesterfield”. Gli chiesi una birra chiara e me la portò scura. Il sangue e la birra mescolate per terra non fanno un effetto gradevole..

Delitto no.50
Non posso cambiare casa. Non ho i soldi, e poi lì è morta mia madre, ed io sono un sentimentale. Ma voi non sapete cos’è un juke-box. Un mostro che attraversa i muri dalle sette di mattina alle tre di notte. Voi non sapete cos’è. Sempre lo stesso ritmo, lo stesso motivo, per ore e ore senza darti modo di dormire, di mangiare, senza mollarti mai. Mangiare ritmo, bere canzonette, e non dormire. Avere il sonno interrotto, attraversato, impastoiato da uno stupido juke-box. Oh, quel mostro verde, giallo e rosso… Protestai, scrissi, inoltrai reclami a tutte le autorità possibili ed immaginabili. Non mi risposero nemmeno. Da un amico militare comprai una bomba a mano. Mi dispiace per il barista, soprattutto dopo che ho saputo che era orfano di padre e madre, come me. Spero proprio che la mia mammetta mi perdoni. L’ho fatto per lei: non posso cambiare casa.


A domani. Un abbraccio, GuruKonK.




Libri, idee regalo: Edizioni Sellerio (novità del mese)

domenica 3 febbraio 2008

Delitti esemplari (9.a parte)


Ciao a tutti. Dopo circa due settimane di assenza torna la rubrica “Delitti esemplari”. Negli scorsi giorni ho avuto l’occasione di spiegarvi la ragione per la quale alcuni appuntamenti periodici del Blog erano stati rimandati. Tuttavia d’ora innanzi farò il possibile (salvo imprevisti dell’ultimo minuto) per mantenere inalterato il calendario settimanale del Blog. Vi ringrazio di cuore per l’attenzione e l’affetto che dedicate giornalmente a queste pagine.

Vi ricordo ancora che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

E’ necessario ricordarvi che solo 2 confessioni (delle circa 90 raccolte) provengono da malati di mente diagnosticati. Come specifica Aub nella sua prefazione, “gli alienati mentali si rivelarono subito piuttosto deludenti. Da loro mi aspettavo i racconti più interessanti ma non fu così. Forse perché è proprio dietro la cosiddetta "normalità" che si nasconde la più atroce delle follie .”.

Come già vi avevo detto nelle precedenti edizioni di “Delitti esemplari”, credo di aver trovato un comune denominatore che lega tra loro questi racconti di morte. Infatti, tutti gli assassini sembrano aspettarsi che l’interlocutore capisca (e approvi) il loro macabro punto di vista. In altre parole, sono tutti convinti che il crimine commesso sia stato un atto comprensibile e, in qualche modo, persino inevitabile.

Ancora una volta, vi invito ad acquistare questa opera letteraria; l’edizione economica della Sellerio potrebbe essere un piccolo, ma gradito, regalo per i vostri amici. La mia speranza è ancora la stessa da quando ho iniziato a pubblicare questa rubrica: forse, la comprensione di un omicidio, ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo.

Ecco la nona serie di “Delitti esemplari”.

Delitto no. 41
Potete chiederlo al Club degli scacchi di Medicali o al Casinò di Hermosillo oppure al Circolo di Sonora: io sono, io ero un giocatore di scacchi molto migliore di lui! Non esiste nessuna possibilità di confronto! E lui mi vinse cinque partite di seguito, non so se vi rendete conto. Lui, un giocatore di categoria C! All’ultimo scacco matto, presi un alfiere e glielo ficcai dentro l’occhio. Un autentico colpo d’occhio… La polizia mi comunicò che era morto dissanguato quando mi arrestò.

Delitto no. 42
Andammo a caccia di anatre selvatiche. Restai a lungo acquattato nel fango, in balia del vento gelido, ma dei volatili nessuna traccia. Cosa mi spinse a puntare il fucile su quell’uomo tracagnotto e ridicolo, con il cappello tirolese con tanto di piuma? E io che ne posso sapere?

Delitto no. 43
Scheda 342;
Cognome e nome del malato: Agrasoto Luisa;
Età: 24 anni;
Luogo di nascita: Veracruz;
Diagnosi: eruzione cutanea di origine presumibilmente polibacillare;
Cura: 2'000'000 di unità di penicillina;
Risultato: Nullo;
Osservazioni: Caso unico, refrattario, senza precedenti;
Dopo il quindicesimo giorno cominciai a seccarmi. La diagnosi era chiarissima, non ci potevano essere dubbi. Dopo il fallimento della penicillina, provai invano ogni sorta di medicinali: non sapevo più a cosa attaccarmi. Mi lambiccai il cervello, per settimane e settimane, finché le somministrai una bella dose di cianuro di potassio. La pazienza, anche con i pazienti, ha un limite.

Delitto no. 44
Lo uccisi perché era idiota, perfido, scemo, tardo, cafone, stupido, mentecatto, ipocrita, ignorante, burino, buffone, gesuita, a scelta! Un difetto si può anche accettare ma una dozzina mi sembrano davvero troppi…

Delitto no.45
ERRATA CORRIGE
Dove c’è scritto:
La uccisi perché era mia
Si deve leggere:
La uccisi perché NON era mia




Libri, idee regalo: Edizioni Sellerio (novità del mese)

domenica 13 gennaio 2008

Delitti esemplari (8.a parte)


Come ogni domenica torna la rubrica “Delitti esemplari”. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno l’hanno apprezzata nelle edizioni precedenti. Come già sapete, questi racconti di omicidi sono completamente disarmanti nella loro semplicità. Quando ci rendiamo conto che le motivazioni che spingono un essere umano a spegnere la vita di un suo simile, sono così ferocemente insignificanti, le nostre certezze vacillano inevitabilmente.

Vi ricordo ancora che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

E’ necessario ricordarvi che solo 2 confessioni (delle circa 90 raccolte) provengono da malati di mente diagnosticati. Come specifica Aub nella sua prefazione, “gli alienati mentali si rivelarono subito piuttosto deludenti. Da loro mi aspettavo i racconti più interessanti ma non fu così. Forse perché è proprio dietro la cosiddetta ‘normalità’ che si nasconde la più atroce delle follie .”.

Come già vi avevo detto nelle precedenti edizioni di “Delitti esemplari”, credo di aver trovato un comune denominatore che lega tra loro questi racconti di morte. Infatti, tutti gli assassini sembrano aspettarsi che l’interlocutore capisca (e approvi) il loro macabro punto di vista. In altre parole, sono tutti convinti che il crimine commesso sia stato un atto comprensibile e, in qualche modo, persino inevitabile.

Ancora una volta, vi invito ad acquistare questa opera letteraria; l’edizione economica della Sellerio potrebbe essere un piccolo, ma gradito, regalo per i vostri amici. La mia speranza è ancora la stessa da quando ho iniziato a pubblicare questa rubrica: forse, la comprensione di un omicidio, ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo.

Ecco la ottava serie di “Delitti esemplari”.

Delitto no. 36
Vendo biglietti della lotteria. E’ un mestiere dignitoso come qualsiasi altro. Ero sicuro che quel 18327 sarebbe uscito. Presentimenti che vengono. Lo offrii a quel giovanotto ben vestito che stava fermo all’angolo. Tra l’altro, era mio dovere farlo. Si mostrò interessato ai numeri che gli indicavo. Voglio dire che mi diede spago. Gli offrii il 18327. Rifiutò distrattamente. Non è questo il modo: quando non si vuole una cosa bisogna dirlo subito. Io insistei, era mio dovere. O no? Sorrise incredulo, come se fosse certo che quel numero non sarebbe mai uscito. Se avessi supposto che non aveva alcuna intenzione di acquistarlo non sarebbe accaduto nulla. Ma quando uno mostra interesse già contrae un obbligo! Si formò un capannello di gente. Che avrebbero pensato di me? Era un vero e proprio affronto. Cercai di difendermi. Porto sempre addosso un coltello, non si sa mai. La verità è che quel biglietto non vinse nessun premio, ma solo il rimborso. Non avrebbe perduto niente, e il 7 è un buon numero finale.

Delitto no. 37
L’aereo partiva alle sei e quarantacinque. Gli dissi di svegliarmi alle cinque in punto. Invece mi svegliai da solo alle sette. Il colmo è che giurò di avermi chiamato. Se mi svegliano non c’è caso che mi riaddormenti. Non avevo niente da fare ad Acapulco, ma lui si impuntò:”L’ho chiamato, signore. Dico davvero, l’ho chiamato!”. Le bugie mi fanno uscire di matto. Gli sbattei la testa contro il muro, finché non mi tolsero dalle mani il suo corpo senza vita.

Delitto no. 38
Era più intelligente di me, più ricco di me, più generoso di me, era più alto di me, più bello, più disinvolto, vestiva meglio, parlava meglio; se voi credete che queste siano solo scuse, siete proprio stupidi! Ho sempre pensato alla maniera di sbarazzarmi di lui. Feci male ad avvelenarlo: soffrì troppo. Questo sì che mi dispiace. Avrei voluto che morisse di colpo.

Delitto no. 39
Perché cercare di convincerlo? Era un settario dei peggiori, caparbio e altezzoso, neanche fosse il Padreterno! Gli spaccai la testa in due: vediamo se così impara a discutere. Chi non sa le cose, taccia!

Delitto no. 40
Sul serio, credetti che non l’avrebbero mai scoperto. Sì, era il migliore amico. Su questo non ci sono dubbi, ed io ero il suo migliore amico. Ma in questi ultimi tempi non potevo più sopportarlo: indovinava tutto quello che pensavo. Non c’era modo di sfuggirgli. A volte mi diceva persino ciò che mi balenava nella mente prima ancora che si concretizzasse nei miei pensieri. Era come vivere nudo. Organizzai tutto per bene, ma evidentemente lasciai il corpo troppo vicino alla strada.



Libri, idee regalo: Edizioni Sellerio (novità del mese)

domenica 6 gennaio 2008

Delitti esemplari (7.a parte)


Come ogni domenica torna la rubrica “Delitti esemplari”. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno l’hanno apprezzata nelle edizioni precedenti. Come già sapete, questi racconti di omicidi sono completamente disarmanti nella loro semplicità. Quando ci rendiamo conto che le motivazioni che spingono un essere umano a spegnere la vita di un suo simile, sono così ferocemente insignificanti, le nostre certezze vacillano inevitabilmente.

Vi ricordo ancora che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

E’ necessario ricordarvi che solo 2 confessioni (delle circa 90 raccolte) provengono da malati di mente diagnosticati. Come specifica Aub nella sua prefazione, “gli alienati mentali si rivelarono subito piuttosto deludenti. Da loro mi aspettavo i racconti più interessanti ma non fu così. Forse perché è proprio dietro la cosiddetta ‘normalità’ che si nasconde la più atroce delle follie .”.

Come già vi avevo detto nelle precedenti edizioni di “Delitti esemplari”, credo di aver trovato un comune denominatore che lega tra loro questi racconti di morte. Infatti, tutti gli assassini sembrano aspettarsi che l’interlocutore capisca (e approvi) il loro macabro punto di vista. In altre parole, sono tutti convinti che il crimine commesso sia stato un atto comprensibile e, in qualche modo, persino inevitabile.

Ancora una volta, vi invito ad acquistare questa opera letteraria; l’edizione economica della Sellerio potrebbe essere un piccolo, ma gradito, regalo per i vostri amici. La mia speranza è ancora la stessa da quando ho iniziato a pubblicare questa rubrica: forse, la comprensione di un omicidio, ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo.

Ecco la settima serie di “Delitti esemplari”.

Delitto no. 31
Avevo ragione io! La mia teoria era inconfutabile. E quel vecchio trombone stava lì a negare col suo sorrisetto imperturbabile, neanche fosse lo Spirito Santo, e fosse dotato, per virtù carismatica, di una divina infallibilità. I miei argomenti erano ineccepibili, non facevano una grinza. E quel vecchio imbecille arteriosclerotico, con la sua barba sudicia, sdentato, con le sue lauree honoris causa tutte sulle spalle, me le confutava, fissato con le sue teorie ormai superate, vive solo nella sua mente anchilosata, nei suoi libri che nessuno ormai legge più. Vecchiaccio rammollito! Tutti gli altri tacevano vigliaccamente davanti alla boria sprezzante del maestro. Oramai non servivano più argomenti, visto com’era deciso a distruggere le mie teorie con il suo sorrisetto sardonico. Come se io fossi un intruso! Come se difendere qualcosa che andava oltre la portata del suo cervello in decomposizione fosse un insulto alla scienza che lui, ovviamente, rappresentava. Finché non ne potei più. Mi fece uscire dai gangheri. Gli detti il campanello in testa. Il brutto fu che il batacchio gli si conficcò nella fontanella. Non s’è perduto molto, compresi i suoi occhi di pesce fradicio, rossastri, smorti.

Delitto no. 32
Mi disse che quell’affare non lo interessava. Non vedo perché io debba spiegare fatti personali che non hanno niente a che vedere con questa storia. Ma lui mi assicurò che poteva comprare quei calzini di lana più a buon mercato. Non era possibile: io glieli offrivo a prezzo di costo! Glieli davo in liquidazione perché avevo bisogno di quei soldi con grande urgenza. E lui daccapo a dirmi che poteva comperarli a 2 e 50 di meno alla dozzina. Era una bugia assurda. E bisognava vedere con quanta sicurezza, con quanta serietà stava lì ad affermarlo, mentre fumava un sigaro puzzolente. Lo abbattei con il peso da due chili che stava sopra il bancone.

Delitto no. 33
Lo uccisi perché era più forte di me.

Delitto no. 34
Lo uccisi perché ero più forte di lui.

Delitto no. 35
Scivolai e caddi. Credo fosse stata colpa di una buccia d’arancia. C’era gente, e tutti si misero a ridere di me. Soprattutto quella del chiosco di fiori, che mi piaceva tanto. Non so bene cosa mi accadde. La pietra la colpì proprio in fronte, tra i due sopraccigli: ho sempre avuto un’ottima mira. Cadde a gambe larghe, tra i suoi fiori in mostra.



Libri, idee regalo: Edizioni Sellerio (novità del mese)

domenica 30 dicembre 2007

Delitti esemplari (6.a parte)


Come ogni domenica, puntuali arrivano i “Delitti Esemplari”. Forse avrete notato che nel periodo natalizio si è registrato, anche quest’anno, un incremento degli omicidi. In effetti, come abbiamo avuto modo notare nei dibattiti legati alle precedenti edizioni, quando si è costretti a contatti prolungati con il prossimo, basta un passo falso per precipitare nel baratro. Ammetto che è una cosa poco delicata da dire, ma nella cronaca nera si trovano molti spunti che possono ricondurre proprio a questa rubrica.

Davanti a questi crimini apparentemente immotivati le nostre certezze vacillano, perché ci rendiamo conto che (potenzialmente) tutti noi siamo capaci di gesti folli. Infatti, i protagonisti di queste “confessioni” sono persone come noi che sono state “toccate” sul nervo sbagliato, dall’individuo sbagliato, nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato. In sintesi è bastata una nefasta serie di coincidenze a trasformare in assassino una persona perfettamente normale.

Vi ricordo ancora che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

Naturalmente, vi invito ad acquistare questa opera letteraria; l’edizione economica della Sellerio potrebbe essere un piccolo, ma gradito, regalo per i vostri amici. La mia speranza è ancora la stessa: forse, la comprensione di un omicidio, ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo.

Ecco la sesta serie “Delitti Esemplari”.

Delitto no. 26
Russava. Se chi russa è un parente, pazienza. Ma quello là non sapevo neppure che faccia avesse. Il suo ronfare attraversava le pareti. Andai a protestare dall’amministratore di condominio. Si fece una risata. Andai a trovare l’autore di tali indicibili rumori. Quasi mi cacciò. “Non è colpa mia. Io non russo. E anche se russo, cosa vuole che faccia? Ne ho il diritto in casa mia! Si compri un po’ di ovatta…”. Oramai non potevo più dormire: se russava, per il rumore; se non russava, nell’attesa del rumore. Se picchiavo sul muro, smetteva per qualche momento… ma subito ricominciava. Voi non avete idea di cosa sia fare la sentinella ad un rumore. Una cataratta. Un tremendo vortice d’aria, una belva in gabbia, il rantolo di cento moribondi, mi raschiavano le budella ingorgandomi le orecchie; e non potevo dormire mai, mai. Non potevo nemmeno cambiare casa: dove avrei potuto trovare un affitto così basso? La fucilata gliela tirai con la carabina di mio nipote.

Delitto no. 27
Non posso toccare il velluto. Ho l’allergia al velluto. Anche ora, al solo nominarlo, mi viene la pelle d’oca. Non so perché questa faccenda uscì fuori durante una conversazione. Quell’uomo così raffinato pensava solo ad appagare i suoi sensi. Non so come, estrasse un pezzo di quel maledetto velluto e cominciò a sfregarmelo sulle guance, sulla nuca, sulle narici. Fu il suo ultimo gesto. Mi dispiace solo che la sua agonia sia durata così poco.

Delitto no. 28
Mi bruciò, forte, con la sigaretta. Non dico che lo fece con cattiva intenzione, ma il dolore è lo stesso terribile. Mi bruciò, mi fece male, vidi rosso, lo uccisi. Non ebbi, nemmeno io, intenzione di farlo… Ma avevo quella bottiglia in mano.

Delitto no. 29
Lo ammazzai perché mi doleva la testa. E lui mi veniva a parlare, quasi gridando, senza fermarsi un attimo, di cose di cui non mi importava un cavolo. Diciamo la verità, anche se mi fosse importato sarebbe stato lo stesso. Prima, guardai l’orologio ben sei volte, ostentatamente: non ci fece caso. Credo che questa sia una attenuante di cui dovrebbero tenere conto.

Delitto no. 30
Io faccio il sarto. Non dico per vantarmi, ma la mia bravura è indiscussa: sono di certo il miglior sarto della città! E quella donna, prima insisteva tanto per vestirsi da me, e poi, appena arrivava a casa, faceva il cacchio comodo suo, tanto per parlarci chiaro. Ad un abito verde buttò sopra la sciarpa di tulle arancione del completo grigio dell’anno scorso, e guanti color rosa. Di nascosto legai la sciarpa all’automobile e lo strappo della messa in moto fece il resto. Speravo tanto che dessero la colpa al vento.


Coloro che non conoscono ancora questa rubrica, sono invitati a visionare le edizioni precedenti, in modo da capire ed apprezzare meglio il senso di questa iniziativa.

Grazie a tutti, un abbraccio.

Gurukonk



Nell'immagine Max Aub (foto tratta da clio.rediris.es)

domenica 23 dicembre 2007

Delitti esemplari (5.a parte)


Riecco i “Delitti esemplari”. Nei giorni scorsi, molti miei amici impegnati negli acquisti natalizi, mi hanno confidato di essersi immedesimanti nei protagonisti di questa rubrica. La cosa non deve sorprendere più di tanto, visto che queste giornate per molti sono cariche di stress e tensione. Con questo sottofondo, l’altrui maleducazione è più difficile da sopportare e basta davvero un’inezia per far scoppiare una lite.

Ricorderete tutti che, su invito di PoM, i commenti delle edizioni precedenti hanno perfettamente carpito il senso che Max Aub intendeva dare ai suoi “Delitti Esemplari”. Davanti a questi crimini, apparentemente immotivati, le nostre certezze vacillano proprio perché ci rendiamo conto che (potenzialmente) tutti noi siamo capaci di gesti folli. Infatti, i protagonisti di queste “confessioni” sono persone come noi che sono state “toccate” sul nervo sbagliato, dall’individuo sbagliato, nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato. In sintesi è bastata una nefasta serie di coincidenze a trasformare in assassino una persona perfettamente normale.

Vi ricordo ancora che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

Come già vi avevo detto, credo di aver trovato un comune denominatore che lega tra loro questi racconti di morte. Infatti, tutti gli assassini sembrano aspettarsi che l’interlocutore capisca (e approvi) il loro macabro punto di vista. In altre parole, sono tutti convinti che il crimine commesso sia stato un atto comprensibile e, in qualche modo, persino inevitabile.

Ancora una volta, vi invito ad acquistare questa opera letteraria; l’edizione economica della Sellerio potrebbe essere un piccolo, ma gradito, regalo di Natale per i vostri amici. La mia speranza è ancora la stessa: forse, la comprensione di un omicidio, ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo.

Ecco la quinta serie di “Delitti esemplari”.

Delitto no. 21
Sono sicuro che rideva di me. Rideva di quello che stavo sopportando. Era troppo. Mi passava e ripassava il trapano sul nervo. Lo faceva apposta, nessuno mi toglierà questa idea dalla testa. Mi prendeva pure in giro:”Ma questo lo sopporterebbe anche un bambino…”. A voi non hanno mai messo quelle rotelline del diavolo su un dente cariato? Allora dovreste ringraziarmi. Vi assicuro che d’ora in poi faranno più attenzione. Forse strinsi troppo. Ma non sono responsabile del fatto che avesse il collo così fragile. E che si fosse messo così a portata di mano, così sicuro si sé, così superiore. Così felice.

Delitto no. 22
Lo uccisi perché al posto di mangiare ruminava.

Delitto no. 23
Stavo leggendogli il secondo atto. La scena tra Emilia e Fernando è la migliore; su questo nessun dubbio, tutti coloro che conoscono il mio dramma sono d’accordo. E quel cretino moriva dal sonno! Non ce la faceva proprio! Di colpo la zucca gli cadeva sul petto, come un batacchio; poi improvvisamente riapriva gli occhi facendo finta di seguire l’intreccio con grande interesse. E daccapo si riassopiva, fino a ricadere giù come un ciocco. Per dargli una mano lo abbattei con un gran pugno, come dicono che un certo Ercole aveva fatto con dei buoi. D’improvviso mi venne dentro una forza sconosciuta. Io stesso ne restai impressionato.

Delitto no. 24
Lo uccisi perché mi dettero duecento pesos per farlo. Avevo davvero bisogno di quei soldi.

Delitto no. 25
Avevo un bruttissimo foruncolo, con la capocchia grossa, piena di pus. Quel medico (il mio era in vacanza) mi disse:”Bah, non è nulla. Basta una bella strizzatina e via. Non se ne accorgerà neanche.”. Gli chiesi se non era il caso di farmi una iniezione per attenuare il dolore e lui mi rispose che in casi del genere non ne vale la pena. Il guaio è che lì accanto c’era un bisturi. Alla seconda “strizzatina” l’ho aperto, dal basso in alto, a regola d’arte.


Libri, idee regalo: Edizioni Sellerio (novità del mese).

lunedì 17 dicembre 2007

Delitti esemplari (4.a parte)


Con un giorno di ritardo ritorna la rubrica “Delitti esemplari”. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno l’hanno apprezzata nelle edizioni precedenti. Come già sapete, questi racconti di omicidi sono completamente disarmanti nella loro semplicità. Quando ci rendiamo conto che le motivazioni che spingono un essere umano a spegnere la vita di un suo simile, sono così ferocemente insignificanti, le nostre certezze vacillano inevitabilmente.

Vi ricordo ancora che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

E’ necessario ricordarvi che solo 2 confessioni (delle circa 90 raccolte) provengono da malati di mente diagnosticati. Come specifica Aub nella sua prefazione, “gli alienati mentali si rivelarono subito piuttosto deludenti. Da loro mi aspettavo i racconti più interessanti ma non fu così. Forse perché è proprio dietro la cosiddetta ‘normalità’ che si nasconde la più atroce delle follie .”.

Come già vi avevo detto, credo di aver trovato un comune denominatore che lega tra loro questi racconti di morte. Infatti, tutti gli assassini sembrano aspettarsi che l’interlocutore capisca (e approvi) il loro macabro punto di vista. In altre parole, sono tutti convinti che il crimine commesso sia stato un atto comprensibile e, in qualche modo, persino inevitabile.

Su invito di PoM, i commenti all’edizione precedente hanno perfettamente carpito il senso che Max Aub intendeva dare ai suoi “Delitti Esemplari”. Davanti a questi crimini, apparentemente immotivati, le nostre certezze vacillano perché ci rendiamo conto che (potenzialmente) tutti noi potremmo essere degli assassini. Infatti, i protagonisti di queste confessioni sono persone come noi che sono state “toccate” sul nervo sbagliato, dall’individuo sbagliato, nel luogo sbagliato, nel momento sbagliato. In sintesi è bastata una nefasta serie di coincidenze a trasformare in assassino una persona come noi.

Ancora una volta, vi invito ad acquistare questa opera letteraria; l’edizione economica della Sellerio potrebbe essere un piccolo, ma gradito, regalo di Natale per i vostri amici. La mia speranza è ancora la stessa: forse la comprensione di un omicidio ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo.

Ecco la quarta serie di “Delitti esemplari”.

Delitto no. 16
Stavamo pigiati come sardine e quell’uomo era un porco. Puzzava. Tutto gli puzzava, ma soprattutto i piedi. Le assicuro che era impossibile sopportarlo. E poi aveva il colletto della camicia nero e la nuca untuosa. E mi guardava. Una schifezza. Cambiai posto. Ebbene, lei non ci crederà, ma quell’individuo mi seguì. E continuava a guardarmi. Aveva un odore diabolico, mi parve di vedergli uscire come minuscoli insetti dalla bocca. Forse lo spinsi troppo forte. Non vorranno dare la colpa a me se le ruote dell’autobus gli passarono sopra.

Delitto no. 17
L’avevo appena sfiorata. Si rivoltò come una tigre. Tutto per una toccatina da niente! Oltre tutto non ne valeva la pena, mollacchiona. Forse proprio per questo se la prese tanto. Io non potevo certo lasciar correre. Si radunò gente. Cominciai a menar botte. Se quel ragazzino scivolò sotto un camion che passava, io che c’entro?

Delitto no. 18
Stavamo fermi al bordo del marciapiede, aspettando di poter passare. Le automobili correvano veloci, una dietro l’altra, agganciate insieme ai loro fari. Non ci fu bisogno che di una spintarella. Eravamo sposati da dodici anni e non valeva un tubo. Dodici anni d’inferno ripagati da una sola spintarella…

Delitto no. 19
Ci provi adesso a fare sciopero!

Delitto no. 20
Era tanto brutto, quel poveraccio, che ogni volta che lo incontravo mi sembrava un insulto verso Dio. Tutto ha un limite. Ammetto che quel giorno avevo avuto una giornataccia, ma uccidendolo sentii d’aver commesso un atto di carità.


Libri, idee regalo: Edizioni Sellerio (novità del mese)

domenica 9 dicembre 2007

Delitti esemplari (3.a parte)


Come ogni domenica, torna la rubrica “Delitti esemplari”. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno l’hanno apprezzata nelle edizioni precedenti. Come già vi avevo accennato, questi racconti di omicidi sono completamente disarmanti nella loro semplicità. Quando ci rendiamo conto che le motivazioni che spingono un essere umano a spegnere la vita di un suo simile, sono così ferocemente insignificanti, le nostre certezze vacillano inevitabilmente.

Vi ricordo ancora che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

Questo è un materiale di prima mano: trasferito direttamente dalla bocca degli assassini alla carta del mio taccuino, sfiorando appena l’orecchio. Confessioni senza storia: chiare, confuse o dirette, non hanno altro scopo che spiegare l’umano furore. Certamente mi furono fatte con una precisa intenzione, quella di riaccostarsi a Dio e sfuggire così il peccato. Gli uomini sono esattamente come furono creati, e volerli ritenere responsabili di ciò che, d’un tratto, li spinge ad uscire da se stessi è una pretesa che non condivido…”. Così Max Aub racconta l’opera in una prefazione breve ma molto efficace.

E’ necessario specificare di nuovo che solo 2 confessioni (delle circa 90 raccolte) provengono da malati di mente diagnosticati. Come specifica Aub nella sua prefazione, “gli alienati mentali si rivelarono subito piuttosto deludenti. Da loro mi aspettavo i racconti più interessanti ma non fu così. Forse perché è proprio dietro la cosiddetta ‘normalità’ che si nasconde la più atroce delle follie.”.

Come già vi avevo detto, credo di aver trovato un comune denominatore che lega tra loro questi racconti di morte. Infatti, tutti gli assassini sembrano aspettarsi che l’interlocutore capisca (e approvi) il loro macabro punto di vista. In altre parole, sono tutti convinti che il crimine commesso sia stato un atto comprensibile e, in qualche modo, persino inevitabile.

Ancora una volta, vi invito ad acquistare questa opera letteraria; l’edizione economica della Sellerio potrebbe essere un piccolo, ma gradito, regalo di Natale per i vostri amici. La mia speranza è ancora la stessa: forse, la comprensione di un omicidio, ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo.

Ecco la terza serie di “Delitti esemplari”.

Delitto no. 11
Questo mi secca: che voi crediate che non mi fossi accorta del semaforo. Invece sì. Mi fermai, anche se nessuno può testimoniarlo. Io frenai, e l’auto si fermò. Subito dopo si accese il verde ed io proseguii. La guardia fischiò, e io non mi fermai perché non potevo certo pensare che fosse per me. Mi raggiunse subito con la sua motocicletta. Mi parlò in malo modo: ”Cosa crede, perché è donna, che il Codice della strada sia fatto solo per chi porta i pantaloni?”. Gli assicurai che allo stop mi ero fermata. Glielo dissi, glielo ripetei. E lui, che se volevo avrei potuto evitare la multa… Mi ribellai. La bugia era così evidente che mi fece ribollire il sangue. So bene che non voleva più di 2 pesos, 3 al massimo. Mi sta bene pagare una piccola tangente quando si è commessa un’infrazione, oppure se si cerca un favore. Ma in quel caso lui era in piena malafede. Io avevo rispettato i segnali! E poi il tono: siccome sapeva di aver torto era andato in bestia. Aveva visto una donna sola ed era sicuro di spuntarla. Io tenni duro. Ero decisa ad andare al Comando di Polizia e piantare una grana. Io ero passata con la luce verde! Mi guardò sornione, si piazzò davanti alla macchina e cominciò a prendere il numero di targa. Non so di preciso cosa successe, ma quell’uomo non aveva alcun diritto di fare quel che stava facendo: avevo ragione io! Furibonda misi in moto e partii di scatto…

Delitto no. 12
La squartai dal basso in alto, come una pecora, perché guardava indifferente il soffitto mentre faceva all’amore.

Delitto no. 13
Ancora un pochino”. Non potevo dire di no, e io non posso soffrire il riso. “Se non ne prende ancora un pochino dovrò pensare che non le piace”. Non ero in confidenza con quella famiglia. Dovevo assolutamente ottenere un favore, e c’ero quasi riuscito. Ma quel riso… “Ancora un po’!” continuava a dire, “un pochino ancora!”. Ero imbarazzato. Sentii che stavo per vomitare. Non c’era altro da fare, e lo feci. La povera signora restò con gli occhi sbarrati, per sempre.

Delitto no. 14
A voi non è mai venuta voglia di eliminare uno di quei venditori di biglietti della lotteria, quando diventano noiosi, insistenti, supplicanti? Io l’ho fatto, a nome di tutti!

Delitto no. 15
Erano tre anni che ci morivo dietro. Finalmente avevo un vestito nuovo. Un abito chiaro, come l’avevo sempre desiderato. Avevo risparmiato, lira su lira, e finalmente eccolo qua: con i suoi bei risvolti alla moda, i pantaloni ben stirati, gli orli non sfilacciati… E quell’omaccio grosso, sordo, schifoso, forse senza volere, lasciò cadere la cicca del suo sigaro e me lo bruciò. Gli fece un buco orrendo, nero, coi bordi color caffè. Gli infilzai la forchetta nella gola. Ci mise parecchio a morire.


Libri, idee regalo: Edizioni Sellerio (novità del mese)

domenica 2 dicembre 2007

Delitti esemplari (2.a parte)


Torna la rubrica “Delitti esemplari”. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno apprezzato la prima parte, che ho pubblicato una settimana fa. Come già vi avevo accennato in quella occasione, questi racconti di omicidi sono completamente disarmanti nella loro semplicità. Quando ci rendiamo conto che, le motivazioni che spingono un essere umano a spegnere la vita di un suo simile, sono ferocemente insignificanti, le nostre certezze vacillano inevitabilmente.

Vi ricordo che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

Questo è un materiale di prima mano: trasferito direttamente dalla bocca degli assassini alla carta del mio taccuino, sfiorando appena l’orecchio. Confessioni senza storia: chiare, confuse o dirette, non hanno altro scopo che spiegare l’umano furore. Certamente mi furono fatte con una precisa intenzione, quella di riaccostarsi a Dio e sfuggire così il peccato. Gli uomini sono esattamente come furono creati, e volerli ritenere responsabili di ciò che, d’un tratto, li spinge ad uscire da se stessi è una pretesa che non condivido…”. Così Max Aub racconta l’opera in una prefazione breve ma molto efficace.

E’ necessario specificare che solo 2 confessioni (delle circa 90 raccolte) provengono da malati di mente diagnosticati. Come specifica Aub nella sua prefazione, “gli alienati mentali si rivelarono subito piuttosto deludenti. Da loro mi aspettavo i racconti più interessanti ma non fu così. Forse perché è proprio dietro la cosiddetta ‘normalità’ che si nasconde la più atroce delle follie .”.

Personalmente vi posso dire che, tra tutti questi racconti di morte, ho trovato un comune denominatore: tutti gli assassini si aspettano che l’interlocutore capisca (e approvi) il loro punto di vista. In altre parole, sono tutti convinti che il crimine commesso sia stato un atto comprensibile e quasi inevitabile.

Vi invito ad acquistare questa opera letteraria; l’edizione economica della Sellerio potrebbe essere un piccolo, ma gradito, regalo di Natale per i vostri amici. La mia speranza è semplice: forse, la comprensione di un omicidio, ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo.

Ecco la seconda serie di “Delitti esemplari”.

Delitto no. 6
Si puliva i denti come se non sapesse far altro. Lasciava il suo stecchino al lato del piatto per riprendere a stuzzicarseli appena finito di masticare. Ore e ore, dall’alto in basso, da destra a sinistra, da avanti a dietro, da dietro ad avanti. Sollevando il labbro superiore, come un coniglio, mostrando (uno dopo l’altro) gli incisivi giallastri; abbassando il labbro inferiore fino alla gengiva corrosa; finché gli sanguinò, solo un poco. Gli trasformai lo stuzzicadenti in baionetta, conficcandoglielo fino alle nocche, prima di aprirgli la gola con il coltello da bistecca.

Delitto no. 7
Si strozzò fino al giorno del giudizio universale. Non ho avuto timore di guardarlo in faccia. Il suo porcume mi spronò all’ardimento!

Delitto no. 8
Faccio il barbiere. Può capitare a chiunque. Oso persino dire che sono un buon barbiere. Ognuno ha le sue manie: a me danno fastidio i brufoli.
Capitò così: mi accinsi a radere tranquillamente, insaponai con destrezza, affilai il rasoio sulla cinghia, lo addolcii sul palmo della mano. Io sono un buon barbiere. Non ho mai scorticato nessuno! Inoltre quell’uomo non aveva neppure una barba molto fitta. Però aveva i brufoli. Riconosco che quel foruncoletto non aveva niente di particolare. Ma a me danno fastidio; mi danno ai nervi, mi rimescolano il sangue. Urtai il primo senza alcun inconveniente: il secondo sanguinò alla base. Non so che mi accadde a quel punto, ma credo che fu una cosa naturale: allargai la ferita e poi, senza poterci far nulla, con una rasoiata gli tagliai la testa.

Delitto no. 9
Lo uccisi perché ero sicuro che nessuno mi vedeva.

Delitto no. 10
Cominciò a mescolare il caffelatte col cucchiaino. Il liquido arrivava fino all’orlo, sollevato dall’azione violenta dell’utensile in alluminio. Il bicchiere era ordinario, il bar scadente, il cucchiaino opaco e consumato dall’uso. Si udiva il rumore del metallo contro il vetro. Tin, tin, tin, tin. E il caffelatte girava e rigirava, con un gorgo nel mezzo. Un Maelstrom. Io ero seduto di fronte. Il bar era affollato. L’uomo continuava a girare e rigirare, immobile e sorridente, e mi guardava. Qualcosa mi si rivoltava dentro. Lo guardai in un modo tale che si sentì in obbligo di giustificarsi:”Lo zucchero non si è ancora sciolto”… Per dimostrarmelo dette dei colpetti sul fondo del bicchiere. Subito riprese con rinnovata energia a mescolare metodicamente il beveraggio. Gira e rigira, senza fermarsi mai, e il rumore del cucchiaino sul bordo del vetro. Tan, tan, tan. Di seguito, di seguito, senza posa, eternamente. Gira, e gira, e gira, e rigira… Mi guardò sorridente. Fu allora che estrassi la pistola e sparai.

Libri, idee regalo: Edizioni Sellerio (novità del mese)

Nell'immagine Max Aub (foto tratta da clio.rediris.es)

sabato 24 novembre 2007

Delitti esemplari (1.a parte)


Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle varie carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

Questo è un materiale di prima mano: trasferito direttamente dalla bocca degli assassini alla carta del mio taccuino, sfiorando appena l’orecchio. Confessioni senza storia: chiare, confuse o dirette, non hanno altro scopo che spiegare l’umano furore. Certamente mi furono fatte con una precisa intenzione, quella di riaccostarsi a Dio e sfuggire così il peccato. Gli uomini sono esattamente come furono creati, e volerli ritenere responsabili di ciò che, d’un tratto, li spinge ad uscire da se stessi è una pretesa che non condivido…”. Così Max Aub racconta l’opera in una breve, ma molto efficace, prefazione.

I racconti di questi omicidi sono completamente disarmanti nella loro semplicità. Quando ci rendiamo conto che, le motivazioni che spingono un essere umano a spegnere la vita di un suo simile, sono ferocemente insignificanti, le nostre certezze vacillano inevitabilmente.

Da questa considerazione nasce la rubrica “Delitti esemplari”. A partire da oggi, ad intervalli regolari, pubblicherò alcune delle rivelazioni raccolte da Max Aub. Vi invito comunque ad acquistare questa piccola perla letteraria; l’edizione economica della Sellerio potrebbe essere un piccolo, ma gradito, regalo di Natale per i vostri amici. La mia speranza è semplice: forse, la comprensione di un omicidio, ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo.

E’ necessario specificare, che solo 2 confessioni (delle circa 90 raccolte) provengono da malati di mente diagnosticati. Come specifica Aub nella sua prefazione, “gli alienati mentali si rivelarono subito piuttosto deludenti. Da loro mi aspettavo i racconti più interessanti ma non fu così. Forse perché è proprio dietro la cosiddetta ‘normalità’ che si nasconde la più atroce delle follie.”. In tutti questi racconti di morte ho trovato un comune denominatore: tutti gli assassini si aspettano che l’interlocutore capisca e comprenda il loro punto di vista. In altre parole, sono tutti convinti che il crimine commesso sia stato un atto comprensibile e quasi inevitabile.

Ecco la prima serie di “Delitti esemplari”.

Delitto no. 1
Non l’ho fatto apposta” è tutto quello che sapeva piagnucolare quella cretina, davanti alla brocca ridotta in frantumi. Ed era proprio quella che ricevetti dalla mia santa mamma, che il buon Dio l’abbia in gloria! La feci a pezzi quella stupida. Vi giuro che non pensai, neppure per un momento, alla legge del taglione. Fu semplicemente più forte di me.

Delitto no. 2
Lo uccisi perché mi parlò male di Juan Alvarez, che è un mio caro amico, e perché mi risulta che quanto diceva era una grossa menzogna.

Delitto no. 3
Lo uccisi perché era di Viñaroz. Odio quel posto!

Delitto no. 4
Meglio morta” mi disse. E l’unica cosa che desideravo era di darle soddisfazione

Delitto no.5
E’ così semplice: Dio è la creazione, in ogni istante è ciò che nasce, ciò che vive e anche ciò che muore. Dio è la vita, ciò che continua, l’energia e anche la morte, che è forza, durata e continuità. Che cristiani sono questi, che dubitano della parola di Dio? Che cristiani sono questi, che temono la morte quando gli promettono la Resurrezione? Meglio farla finita con loro, una volta per tutte! Che non rimanga traccia di credenti così meschini! Appestano l’aria. Coloro che temono di morire non meritano di vivere. Quelli che temono la morte non hanno fede. Imparino una buona volta che esiste un altro mondo! Dio è grande!

Libri, idee regalo: Edizioni Sellerio (novità), opere di C.Bukowsky,
opere di G.Arriaga