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lunedì 29 dicembre 2008

Cara Italia, dove vai?


Un affettuoso saluto a tutti gli amici del Blog. Mi scuso se per qualche giorno non ho aggiornato queste pagine ma, come avrete di certo intuito, gli “impegni festivi” mi hanno tenuto un po’ lontano dal mouse e dalla tastiera. Oggi mi sono impegnato per recuperate il tempo perduto e ho letto con attenzione molti siti di informazione alternativa e molti Blog. Sono stato particolarmente colpito da un Post pubblicato da Beppe Grillo il 27 dicembre scorso, intitolato “La riforma delle riforme”. A mio parere si tratta più che altro dello sfogo di un uomo innamorato del proprio Paese. Un uomo che assiste alla deriva morale ed economica dell’Italia, e che soffre nell’impotenza di non poter far nulla per impedirne la degenerazione.

Ho deciso di pubblicarlo nella sua interezza e senza alcuna modifica (esclusi i link, naturalmente). Spero davvero che lo troverete interessante.


La riforma delle riforme
di Beppe Grillo

«Lo psiconano ha detto che "il 2009 per quanto mi riguarda sarà terribile". Ha affermato che le priorità assolute del Governo per fare uscire il Paese dalla crisi saranno la "Riforma della giustizia e la legge sulle intercettazioni". I disoccupati possono dormire tranquilli. Se telefonano alla moglie avranno la sicurezza di non essere intercettati. E anche gli occupati, sempre meno, non devono avere preoccupazioni. Se un amministratore pubblico, pagato dal loro IRPEF, ruba non finirà in galera. Di fronte a un'Italia impoverita, con una previsione di due milioni di disoccupati in più, le parole dello psiconano sono come l'orchestra che accompagnava gli ebrei alle camere a gas a Auschwitz. Questo Governo, dal suo insediamento la scorsa primavera, ha avuto un'unica priorità: evitare a tutti i costi che i politici finiscano in galera, a partire dal presidente del Consiglio. Il lodo Alfano è stato una pietra tombale sulla democrazia. Quattro persone in Italia sono più uguali delle altre. Dei processi a carico di David Mills e Bassolino si occupano solo i giudici, l'informazione di regime è assente.

Lo psiconano ha ricordato che lui "si trova per la terza volta, ed è un record assoluto, a essere presidente del G8 e del G14". Un'affermazione che dovrebbe farci riflettere. Se uno come lui arriva a un record del genere come nostro rappresentante non ci sono televisioni controllate che tengano. Il problema siamo noi. La nostra ignavia. Questa Italia non è mai nata, non ha un corpo e neppure un'anima. E' uno zombie dominato da mafie, massoneria e criminalità politica. Ha avuto qualche sussulto con le lotte partigiane, con Falcone e Borsellino, con Ambrosoli e Livatino. Ma sono stati casi isolati. Le eccezioni che confermano la regola. Da sempre chi non si è rassegnato e si è opposto al regime è stato isolato o ucciso, spesso isolato per essere ucciso.

Una finta democrazia non è più sufficiente a chi sta attuando in modo scientifico i piani della loggia P2. Ora vuole una vera dittatura. Li abbiamo sottovalutati, credevamo che avessero un limite. Non lo hanno. Sono i nostri dipendenti e sono diventati i nostri padroni. Dei cialtroni, ma con un immenso istinto di sopravvivenza, il loro per il momento è più forte del nostro. Ci tengono ancora in coma mediatico assistito grazie ai giornali (finanziati da noi) e all'occupazione delle televisioni.

Il risveglio sarà duro e quando Testa d'Afalto dice "il 2009 PER QUANTO MI RIGUARDA sarà terribile", forse pensa a sé stesso. Il 16 dicembre 1944 Mussolini si recò al Teatro Lirico a Milano. L'Italia era distrutta dalla guerra a causa sua, ma i milanesi gli riservarono un'accoglienza trionfale. Pochi mesi dopo a Piazzale Loreto avevano cambiato idea.

Una sola riforma è necessaria in Italia: la Riforma della Politica. I nostri rappresentanti non possono essere al di sopra della legge. In Commissione al Senato sono ferme da mesi le firme di 350.000 italiani onesti per la legge popolare Parlamento Pulito. Non vengono prese in esame da Vizzini, il presidente della Commissione, del PDL. Il suo capo non lo permette. Il PDmenoElle dei D'Alema e di “Cicciolino” Veltroni neppure.

Ogni tanto ci penso e non capisco. Perché proprio a noi? Di quale delitto ci siamo macchiati come popolo per avere dei politici di questo livello? E per quanto ancora?

Loro non molleranno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.»

Beppe Grillo


Spero che abbiate trovato interessante questo Post di Beppe Grillo. Molte delle cose raccontate dal comico genovese mi hanno un po’ infastidito. Perché? Perché so che sono vere. Lui chiude lo scritto con un invito a non mollare, ma io mi chiedo a che scopo. Questi politici hanno dalla loro parte un potere mediatico smisurato, in grado di condizionare i sentimenti dell’opinione pubblica. Non mi riferisco solo a Berlusconi (anche se del sistema attuale è sia il principale fautore che il maggior beneficiario) mi riferisco pure a gran parte dell’opposizione, invischiata anch’essa nel marasma generale della corruzione e della conseguente putrefazione dell’etica politica.

E allora, cosa si può fare? Io non lo so più, ditemelo voi.

GuruKonK



Fonte: il blog di Beppe Grillo



Nell’immagine: il premier italiano Silvio Berlusconi stringe la mano al “leader dell’opposizione” Walter Veltroni (in quel momento sindaco di Roma).

lunedì 15 dicembre 2008

Baghdad: scarpe contro Bush!


Si è conclusa poco fa a Sadr City, sobborgo sciita di Baghdad, una manifestazione in solidarietà per Montazer al-Zaidi, famoso giornalista della TV 'al-Baghdadiyà, arrestato ieri dopo aver tirato le proprie scarpe contro il presidente americano George W. Bush durante la conferenza stampa con il premier Nuri al-Maliki. Secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa irachena “Voci dell'Iraq”, i manifestanti hanno invocato l'immediata scarcerazione del giornalista in un corteo che è partito dal quartiere sciita per giungere fino a Piazza del Paradiso, nel cuore della capitale irachena.

Tra i manifestanti c'erano soprattutto seguaci dell'Imam sciita, Moqtada al-Sadr, che hanno intonato slogan in cui si definiva “un eroe del popolo e della nazione” il giornalista arrestato. In nome della democrazia e della libertà d'opinione, la stessa emittente al-Baghdadiya ha chiesto alle autorità irachene di rilasciarlo.

Più di 200 avvocati iracheni e di altri Paesi sono pronti a difendere, a titolo gratuito, Muntazer al-Zaidi”, il giornalista in carcere dopo che ha lanciato le proprie scarpe contro il presidente americano George W. Bush, lo ha affermato Khalil al-Dulaymi, ex avvocato del defunto presidente iracheno Saddam Hussein.

Raggiunto telefonicamente ad Amman dal noto network Al-Jazira, Dulaymi ha precisato che “assieme ad oltre 200 avvocati iracheni e di altri Paesi mi sono offerto di difendere gratuitamente il nostro eroe Muntazer al-Zaidi!”.

La nostra linea difensiva” ha aggiunto l'avvocato “si baserà sul principio che gli Stati Uniti occupano l'Iraq militarmente e illegalmente, e che quindi ogni forma di resistenza è legittima, compreso il lancio delle scarpe”.

Al-Zaidi, sciita di 28 anni, è uno dei più famosi giornalisti del canale televisivo al-Baghdadiya, che trasmette dal Cairo, ed è noto per le sue posizioni contrarie alla presenza militare americana in Iraq.

Da ieri sera in custodia cautelare, al-Zaidi attende ora la fine dell'inchiesta e l'apertura del processo. Secondo alcuni esperti legali rischia una pena compresa dai due ai sette anni di carcere, ma potrebbe anche esser rilasciato dopo il pagamento di una multa. Dipende tutto, ovviamente, dal capo d’accusa che gli verrà imputato.

Da parte mia non posso che provare una certa simpatia per il coraggio dimostrato da al-Zaidi. In un mondo nel quale i giornalisti hanno paura ad esprimersi liberamente per non irritare il potente di turno, il fervore con cui al-Zaidi ha manifestato le proprie idee dovrebbe essere preso ad esempio da molti suoi colleghi...

Con affetto, GuruKonK.



Fonte della notizia: siti web dei quotidiani “Il Messaggero”, “La Stampa” e “Il Tempo”.



Nell’immagine si può notare la grinta con la quale il giornalista al-Zaidi espone le proprie idee al presidente americano George W. Bush…

venerdì 21 novembre 2008

Il declino di un presidente


George W. Bush che sale sul palco per la “photo opportunity” con i leader del G20 e nessuno gli stringe la mano. La CNN ha mandato in onda immagini terribilmente imbarazzanti del Presidente degli Stati Uniti. Nel video si vede Bush mentre sale sulla pedana allestita per la foto di gruppo con gli altri leader, riuniti a Washington per il vertice di venerdì e sabato scorsi. Bush si sistema sul gradino inferiore della pedana, passando in rassegna tutti i leader già sistemati su quello superiore: (in ordine) il governatore della banca d’Italia Mario Draghi, il segretario generale della Nazioni Unite Ban Ki-moon, il Portatore Nano di democrazia Silvio Berlusconi, il presidente della Commisione UE Josè Manuel Durao Barroso, il premier britannico Gordon Brown, il cancelliere tedesco Angela Merkel e il premier spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero. Il Primo Ministro giapponese Taro Aso, davanti a George Bush, stringe calorosamente le mani degli altri leader. Così fa il presidente brasiliano, Luis Ignacio Lula da Silva. Tutti si stringono le mani a vicenda, tranne lui.

Sembra abbastanza triste”, commenta lo speaker della CNN Rick Sanchez, “questo è il presidente degli Stati Uniti che sale sul palco per farsi fare una foto con i leader mondiali. Guardatelo: si comporta come il ragazzino meno popolare alle superiori, quello che non piace a nessuno e che i compagni cercano di evitare. Tutti si stringono mani, tutti si sorridono e scherzano allegramente, mentre lui cammina in avanti, nessuno gli stringe la mano e lui non stringe la mano a nessuno”.

Anche il grande amico di George W. Bush, Silvio da Arcore, è sembrato più tiepido che nelle precedenti occasioni. Tutti ci ricordiamo le battute, i complimenti reciproci e gli abbracci tra i due leader. Chi può dimenticare i week end che la “strana coppia” trascorreva nell’ameno Ranch della Bush Family nel profondo Texas? Ora invece sembra che qualcosa sia cambiato.

Certo, la popolarità del presidente “cowboy” è in declino ormai da tempo e la statura da grande statista di Barack Obama ha di certo contribuito ad oscurarne l’immagine, ma il comportamento dei suoi ex amici è giunto inaspettato.

Bisogna dire che il passaggio da “capo del mondo libero” a pensionato di lusso non è mai stato facile per nessun presidente, tuttavia molti osservatori internazionali sottolineano il bieco opportunismo di Berlusconi, Brown & company.

Personalmente, la condotta dei leader del G20 verso George Bush la riassumerei con il seguente pensiero: adesso che ha perso tutto il suo potere e peso politico, lo trattano semplicemente per quello che è, ovvero una pericolosa marionetta con un ordine di sfratto in tasca!

Purtroppo è noto a tutti come nel mondo della politica, della macro economia e della cosiddetta “alta finanza”, nessuno ti faccia sconti. Chi ieri ti chiamava amico (naturalmente per motivi di turpe convenienza), oggi ti gira le spalle senza scrupoli perché non gli servi più. Adesso non fraintendetemi, io non ho nessuna simpatia per l’operato di George W. Bush. Non gli perdonerò mai le menzogne sull’arsenale iracheno, le “cluster bomb” lanciate su Falluja, le stragi di civili innocenti, le torture nei campi di prigionia, il veto sulla rattifica del “Protocollo di Kyoto”, i rapimenti e le sparizioni ad opera della C.I.A., eccetera, eccetera, eccetera! Devo però ammettere che vederlo snobbato come un lebbroso, da parte di un gruppo di potenti ipocriti mi ha un po’ infastidito.

Forse coloro che oggi gli voltano le spalle potevano dimostrare maggiore fermezza (invece di “calcare le braghe”) quando Bush fece decollare i bombardieri B-2 in direzione di Baghdad... Tutto qui.

GuruKonK



Link per vedere il video “incriminato” della “photo opportunity” a conclusione del vertice dei G20.



Fonte della notizia: sito web dell’agenzia “A G I”.



Nell’immagine: la foto a conclusione del vertice G20 di Washington, un bel gruppo di amiconi!

martedì 11 novembre 2008

La storia di Hannah Jones


La storia di una ragazzina malata sta tenendo col fiato sospeso l'intera Gran Bretagna. Hannah Jones, 13 anni, è malata terminale di una grave forma di leucemia e ha chiesto dalle autorità sanitarie di poter morire a casa, tra le braccia di mamma e papà. I medici sono convinti che un trapianto di cuore potrebbe, in caso di successo, salvarle la vita per qualche anno. Ma lei dice di essere stanca e di volersene tornare a casa: “Voglio poter morire tra i miei familiari e i miei amici”.

Hannah ha convinto anche i medici dell'Herefordshire che per lei sia più giusto trascorrere il tempo che le resta da vivere con la sua famiglia, piuttosto che affrontare i rischi del trapianto e la sofferenza della riabilitazione. “Mi hanno spiegato tutto, ma io non volevo affrontare altre operazioni” ha dichiarato la ragazzina al “Daily Mirror”. “Ne ho avuto abbastanza di ospedali e volevo tornare a casa”.

Hannah ha passato gran parte degli ultimi otto anni in ospedale, dove l'hanno curata per la leucemia e per una terribile cardiomiopatia. Il suo cuore è in grado di pompare sangue solo a un decimo delle proprie capacità e la ragazzina ha già subito tre interventi di applicazione di pacemaker. Secondo i medici, senza il trapianto le restano sei mesi di vita. “Hannah deve essere stata molto convincente, perché dopo aver consultato i legali, le autorità hanno fatto sapere che non avrebbero intrapreso alcuna azione giudiziaria”, ha detto al quotidiano il padre della ragazza. “Lei sa che può cambiare idea in qualunque momento e mettersi in lista d"attesa per un trapianto”.

La madre della ragazzina, ex infermiera di terapia intensiva, riporta il parere di alcuni specialisti secondo cui il trapianto non sarebbe risolutivo e che nel giro di 5 anni la figlia avrebbe probabilmente bisogno di un altro cuore. “Ha subito parecchi traumi nella sua giovane e sfortunata vita. Sono contenta della decisione che ha preso. Credo che per lei sia giusto”. Nella lettera che ha scritto alla famiglia, il Primary Care Trust dello Herefordshire afferma che una azione giudiziaria è parsa inopportuna: “Hannah sembra aver capito la gravità della sua situazione. E' sembrata consapevole del fatto che sarebbe potuta morire”, si legge nella missiva pubblicata da “The Sun”.

Si è discusso delle opzioni terapeutiche e Hannah ha potuto esprimere chiaramente la sua intenzione di non voler tornare in ospedale per cure cardiache. E' chiaramente attaccata alla sua famiglia e vuole essere curata a casa fino alla fine”.

A prescindere dall’opinione che ognuno di noi ha sul diritto di rifiutare un accanimento terapeutico, questa rimane una storia durissima e straziante. La maturità e la motivazione con la quale questa ragazzina chiede di poter morire con dignità mi ha letteralmente lacerato il cuore. Non mi va di aggiungere altro.

Con affetto, GuruKonK.



Fonti: sito web del tabloid “The Sun”, del “Daily Mirror” e di “TGcom”.



Nell’immagine: Hannah Jones all’età di 5 anni, durante una visita ad Disney Paris.

giovedì 6 novembre 2008

Big Bang Obama!


Erano soprattutto giovani, centinaia di migliaia di giovani, a piangere di gioia nel prato del Grant Park e nelle strade circostanti, a Chicago, martedì notte. E in questo caso l'età non è un mero dato anagrafico, ma la novità che illumina le elezioni del 4 novembre e spiega il trionfo di Barack Obama: 68 nuovi elettori giovani su cento hanno votato per lui, in totale l'11% dell'intero elettorato, una massa di elettori che ha fatto la differenza. Il movimento di opinione che Obama ha generato tra i ventenni non è stato solo decisivo per la conquista della Casa Bianca, ma rappresenta di per sé un elemento destinato a cambiare la politica americana. Ma questa svolta è stata determinata dall'unicità del nuovo presidente americano.

Obama è il primo politico della nuova generazione ad arrivare al potere, il primo leader post ideologico a essere maturato dopo la caduta del muro di Berlino, in un mondo non più spaccato in due, fatto di amici o di nemici (“o sei con noi o sei contro di noi”, George W.Bush lo ripeteva spesso, n.d.K.). Obama non è un uomo della sinistra tradizionale. Michael Walzer, uno degli intellettuali progressisti più lucidi degli Stati Uniti, dubita persino che si possa considerare un uomo di sinistra, nel senso che non ha ereditato i vecchi steccati ideologici figli del secolo scorso.

Della sinistra Obama ha ereditato i principi ispiratori, che lo spingono a battersi contro le crescenti disuguaglianze sociali e a promettere l'assistenza sanitaria ai 50 milioni di americani che ne sono privi. Ma Obama è l'uomo del pragmatismo, un risolutore di problemi senza remore ideologiche. Per questo i giovani, che non capiscono più il linguaggio della vecchia politica, lo hanno portato di peso fino alla Casa Bianca!

Fin dal febbraio 2007, quando annunciò la sua candidatura lanciando la sua temeraria sfida a Hillary Clinton, Obama sottolinea la necessità di ritrovare l'unità culturale del Paese, lacerato da 40 anni di divisioni partigiane che sembrano ormai figlie di un'altra epoca. Quello che a molti può sembrare retorica, è il nocciolo innovativo del suo pensiero politico.

Obama è il primo presidente nero a vincere le elezioni presidenziali, dopo 220 anni di Repubblica. Questa è la svolta che rende queste elezioni storiche, e cambierà probabilmente la cultura dei neri americani, riscattando la loro storica marginalità. Ma il colore della pelle di Obama non è l'unico elemento rivoluzionario del suo successo. Obama è anche il primo presidente da tempo immemorabile che proviene da una grande città del “Nord-Est liberal”, e per di più è un professore universitario, un intellettuale, un pensatore sofisticato, e anche un ex militante politico di base. I due presidenti democratici eletti negli ultimi 40 anni, Jimmy Carter e Bill Clinton, erano due moderati del Sud. Ma Clinton restò sempre sotto al 50 per cento dei voti, e Carter si fermò al 50,1. Obama è andato oltre il 52. Bisogna risalire al 1960 per trovare un altro presidente liberal del Nord-Est, John Kennedy, che però era un “wasp” e un eroe di guerra.

L'elezione di Obama mostra che negli Stati Uniti è in atto un rivolgimento demografico e culturale che sta cambiando la vecchia geografia politica. E infatti Obama ha vinto in uno Stato come la Virginia, che nell'era Bush sembrava un inattaccabile fortino conservatore, e ha conquistato Florida e Ohio, Nevada e Colorado.

John McCain e Sarah Palin hanno cercato di spegnere l'entusiasmo crescente per Obama usando il vecchio repertorio della propaganda conservatrice, accusandolo di essere un “socialista”, un'offesa fino a ieri infamante negli States, che è improvvisamente sembrata un'arma spuntata se lanciata contro di lui. E' come usare un linguaggio del secolo scorso per descrivere un uomo del XXI secolo.

Eleggendo Obama, gli americani non avrebbero potuto nominare un presidente più diverso da Bush. Al contrario del suo predecessore, è uno studioso curioso e raffinato, si forma le idee ascoltando e studiando, non si lascia sopraffare dall'istinto. Non seguirà i precetti del “neoliberismo reaganiano”, ma neanche quelli dello vecchio statalismo socialista. Si porrà in mezzo, con un pragmatismo figlio dell'intelligenza più che della tradizione.

Mai un successo elettorale è stato così carico di aspettative e di significati simbolici. Per 20 lunghi mesi Barack Obama ha condotto una campagna elettorale praticamente perfetta, la più costosa della storia, per convincere gli americani di essere la persona adatta a cambiare il mondo. Gli hanno creduto. E già nella notte della vittoria, nel delirio di gioia che si respirava sotto il palco di Grant Park e in milioni di case in tutto il Paese, i democratici americani cominciavano a interrogarsi sul futuro. Fino a che punto Obama sarà in grado di realizzare il cambiamento promesso? Fino a dove la crisi economica, le lobby, i poteri occulti gli permetteranno di spingersi?

Molti analisti hanno già paragonato la sua elezione a quella di George Washington nel 1789 e di Abraham Lincoln nel 1860. Walzer pensa che Obama risponderà alla crisi economica lanciando un New Deal sullo stile di Franklin Delano Roosevelt. Paragoni impegnativi, non trovate?

I conservatori dicono che Obama resta un grande punto interrogativo. Ma dopo venti mesi di campagna elettorale il neopresidente ha dimostrato alcune doti importanti. È un uomo di grande sangue freddo, che non ha mai perso la pazienza anche quando è stato sottoposto agli attacchi più duri, beceri e volgari, prima da parte di Hillary e Bill Clinton, poi da John McCain e Sarah Palin. È capace di comunicare apertamente con i cittadini e di dialogare con cortese fermezza con i nemici. È un asso nello scegliere gli uomini, come ha mostrato nel nominare i leader della sua organizzazione. Secondo alcuni affermati osservatori politici: “Mai, nella storia recente, una campagna elettorale è stata così efficace e disciplinata, senza polemiche interne e personalismi”.

Si fanno molti nomi sui possibili componenti della sua amministrazione, ma si tratta probabilmente di illazioni. Ci saranno certamente alcuni esponenti repubblicani che lo aiuteranno a sfondare il muro di diffidenza del partito avversario (Colin Powell? n.d.K.). Ma Obama comincerà a lavorare al programma e all'organigramma solo nei prossimi giorni. Tra le centinaia di consulenti che già hanno lavorato per lui ci sono gli esponenti migliori delle cosiddetta “intellighenzia nazionale”. Come sempre capita, gli americani sono magnanimi nei confronti di un presidente appena eletto, e gli concederanno una luna di miele di alcuni mesi. Ma sarà necessario che nei primi cento giorni della sua presidenza, dal 20 gennaio alla fine di aprile, Obama non deluda le truppe che lo hanno votato. Alcune mosse sono indispensabili, ma tutte possono provocare contro-reazioni pericolose nel Paese.

Tutti si aspettano una svolta nella politica energetica, che è stato il suo cavallo di battaglia per tutta la campagna elettorale. Alcuni suoi consulenti assicurano che Obama lancerà un grande progetto nazionale per la ricerca e lo sviluppo di fonti energetiche alternative, nuovi incentivi per la costruzione di centrali a emissione zero e la fine degli sconti fiscali ai petrolieri. Certamente dovrà avviare il progetto per dare l'assistenza sanitaria a tutti gli americani. Sulla sua agenda ci sono anche alcuni progetti per rammodernare le infrastrutture del Paese, dando così respiro all'occupazione. Ma i conservatori lo aspettano al varco. Tutte queste scelte comporteranno un aumento della spesa pubblica che oggi appare insostenibile dopo il disastro finanziario lasciato da Bush.

Obama prenderà alcune decisioni di grande effetto: la nuova amministrazione ripudierà l'uso della tortura, cancellerà le operazioni di “rendition” e chiuderà la prigione di Guantanamo. Ma per fare tutto ciò si troverà di fronte a scelte difficili: molti dei detenuti di quel carcere sono diventati merce delicata da trattare perché nessun paese del mondo li vuole accogliere. È un argomento scottante, che rischia di scatenare la propaganda dei conservatori e di creare divisioni nel Pentagono. Ed è proprio il rapporto con il Pentagono il problema più delicato di Obama. Michael Walzer è certo che il nuovo presidente non potrà prendere di petto il ministero della Difesa, ed esclude che almeno nel primo mandato possa abbattere il gigantesco budget militare che opprime il bilancio Usa.

Obama si è impegnato a ottenere una grande vittoria militare in Afghanistan. Questo sarà un incentivo a ridurre le forze in Iraq, ma renderà quasi impossibile abbattere le spese militari. Questo potrebbe essere un problema.

In politica estera i consiglieri di Obama sono orientati verso una sorta di “internazionalismo liberal”. La nuova amministrazione metterà nuova enfasi sui rapporti multilaterali e mostrerà maggiore apertura verso l'Onu e le altre istituzioni internazionali. Farà un grande sforzo di collaborazione con i partner europei ma chiederà loro aiuti nelle operazioni internazionali, dall'Afghanistan al Darfur. Saranno pronti a rispondere gli europei? Permettetemi di dubitarne...

Ci sono poi i problemi per ricreare le regole dell'economia e della finanza internazionale. Nel corso della campagna elettorale Obama ha suggerito che i nuovi scambi commerciali possano essere condizionati da nuove regole legate ai diritti umani e a quelli sindacali. Walzer suggerisce un piano che potrebbe comprendere anche questi aspetti, che hanno più a che fare con l'etica socialdemocratica che con il neoliberismo reaganiano: “I consiglieri economici di Obama potrebbero essere spinti in questa direzione dalla forza delle cose”, dice Walzer.

Ad alimentare queste speranze è la stessa personalità di Obama, un leader che appare privo di steccati mentali, in grado di formarsi le idee ascoltando gli altri e imparando dall'esperienza. Il nuovo presidente avrà un'ampia maggioranza al Congresso e avrà due anni di tempo per cambiare il Paese.

Molti ricordano che anche Bill Clinton, quando arrivò alla Casa Bianca 16 anni fa, aveva un programma di grande rinnovamento socio-economico, e dovette arretrare di fronte al fuoco di sbarramento repubblicano. Ma da allora molte cose sono cambiate. Gli anni di Bush hanno reso i liberal più determinati a usare il potere politico per cambiare le cose in profondità. Nancy Pelosi alla Camera e Harry Reid al Senato sono due leader di carattere. Obama farà uno sforzo per creare un clima bipartisan e alla fine dovrà prendere decisioni radicali. Ma soprattutto è mutato il clima culturale del Paese. La maggioranza degli americani è convinta che il crollo di Wall Street e la crisi dell'economia abbiano definitivamente mandato in pensione il reaganismo. E per reinventare il futuro hanno eletto un presidente che vuole cancellare le vecchie etichette ideologiche del Novecento.

Per oggi è tutto. Ho pubblicato un documento lungo e approfondito, perché l’eccezionalità del sentimento positivo che sembra attraversare il mondo lo meritava! Anche io, come molti, non sono sicuro che Obama riuscirà a trasformare il realtà tutte le ottime idee che ha esposto durante la lunga campagna elettorale che lo ha portato fino al famigerato “studio ovale”. Tuttavia, le premesse per costruire un nuovo ordine mondiale non sono mai state concrete come lo sono oggi. Per questa ragione, non posso che dire: tanti auguri di buon lavoro, Mister President!

GuruKonK



Fonti: “Il dirompente fenomeno Obama” di Enrico Pedemonte (bravissimo!),
“Né bianco né nero: Obama è il primo Homo Globalis!” di Lucia Annunziata.




Nell’immagine: un poster creato da un gruppo di artisti per appoggiare la candidatura di Barack Obama.

martedì 14 ottobre 2008

“Saviano ucciso entro Natale!”


Hanno stabilito una data, come stessero scrivendo il loro “romanzo” nero dei conti da regolare. Stavolta i padrini che dirigono il gruppo stragista del clan dei “Casalesi” avrebbero deciso persino un termine per distruggere la vita di Roberto Saviano. Ed è la prima volta che affiora una reale “Dead Line”. “Entro dicembre lo scrittore morirà”, racconta un ex criminale ormai diventato collaboratore di giustizia da oltre un decennio.

I “Casalesi” stavolta tirano in ballo anche la sua scorta, i sette carabinieri che da due anni sono il suo scudo, i suoi unici amici, la sua ombra e la sua compagnia.

Succederà entro la fine di dicembre. Quel libro ha fatto troppo clamore”, aggiunge il superpentito dei “Casalesi”. Si tratta di un personaggio che da tempo, come ovvio, risulta estraneo agli affari criminali, e tuttavia è radicato in quei luoghi d'origine e considerato troppo attendibile per non far sospettare che abbia colto voci convergenti dalla sua Casal di Principe, nel cuore della provincia di Caserta, devastata dal disegno stragista di questi mesi, con 15 morti innocenti in (appunto) poco più di cinque mesi.

Il clan del terrore alza dunque il tiro sullo scrittore simbolo di “Gomorra”. Ma lui, sorriso sghembo di sempre, finge normalità. “Che dovrei fare? Continua tutto come prima. Non ho mica altra strada che resistere, resistere, resistere”.

Poco dopo, a chi lo strattona, risponde ironico: “Una cosa mi hanno insegnato questi due anni passati in solitudine: cucino, elaboro ricette; ehi, sto diventando un gran cuoco”. Fuori dal suo itinerante covo protetto, l'ultima minaccia contro Roberto Saviano è ritenuta “assolutamente attendibile”.

Sono in corso ulteriori accertamenti, è stata registrata nelle ultime ore agli atti della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli. È un foglio datato 01.10.2008. Venti righe. E si riferisce a un incontro avvenuto tre giorni prima.

Quelle venti righe che continuano a sbarrare la fiducia in una vita normale, per il giovane autore diventato emblema della lotta alle mafie, alle collusioni e all'omertà dei territori che, per forza di cose, piegano la testa. In gergo giudiziario si chiama “annotazione” (grazie a J.J. per la precisazione, n.d.K.). Quattro righe, a metà foglio, riportano fedelmente la confidenza che il superpentito della cosca camorrista dei “Casalesi” ha affidato, a fine settembre, ad un funzionario dello Stato, che ha poi riferito tutto alla polizia.

Un incontro non casuale, ma dettato probabilmente da motivi di vecchia consuetudine. Forse i due si sono fermati a parlare intorno a un caffè; forse a cena. Durante quel colloquio, il pentito dei “Casalesi” (uno dei primi a collaborare con lo Stato e già imparentato con le famiglie più in vista del gotha criminale) spiega di aver saputo che a ridosso di Natale scatterà la tragica vendetta contro il coraggioso scrittore.

Perché? “Troppo caos ha provocato quel libro, un fenomeno di massa che potrebbe innescare un circolo virtuoso potenzialmente nocivo per gli affari”, spiegherà a voce la persona che assume le informazioni dal pentito. Nella trascrizione l'alto esponente della polizia, da Milano, scrive: “Quest'ultimo (il pentito dei “Casalesi”, n.d.K.) avrebbe riferito che entro fine dicembre il famoso scrittore del libro Gomorra, Saviano Roberto, sarebbe stato ucciso insieme alla sua scorta, in quanto con il suo libro aveva fatto troppo clamore”.

La segnalazione investe subito i vertici della polizia e del Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri. Si restringono ulteriormente le maglie della protezione: cautela massima, non c'è spazio per minimi cedimenti all'impenetrabile rete dei controlli e delle bonifiche previste a ogni spostamento di Saviano.

C'è chi, dai massimi livelli delle forze dell'ordine, valuta anche la necessità di misure radicali: non ultima quella di prevedere un temporaneo trasferimento all'estero. Franco Roberti, il procuratore aggiunto antimafia, non entra nel merito della vicenda ma ribadisce: “Sappiamo da tempo che lo scrittore Saviano è esposto a elevatissimi pericoli, le misure di protezione intorno alla sua persona saranno le più adeguate”.

Ma nessuno può escludere, rispetto all'eco dettagliato di questa presunta sentenza di morte (“entro dicembre, con la scorta”) eventuali collegamenti con l'agghiacciante scenario di vendetta che emerge dopo i blitz messi a segno da polizia e carabinieri, in Terra di Lavoro, con il pool esperto di “Casalesi” della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.

Questa era in sintesi la notizia del giorno. Tuttavia un quotidiano, molto diffuso nella regione in cui vivo, ha dedicato a Roberto Saviano una breve colonna che mi permetto di presentarvi. Il pretesto è un anniversario spiacevole: i due anni di solitudine dello scrittore. Due anni lontano dalla famiglia e nell’impossibilità di stringere amicizie, per non esporre i propri cari ad una potenziale “vendetta trasversale” da parte della Camorra.


I due anni blindati di Saviano
tratto da “La Regione Ticino

Oggi Roberto Saviano ha compiuto i due anni di vita blindata, sotto protezione di una squadra di carabinieri che notte e giorno lo difendono dai possibili attentati della camorra, che lui ha denunciato nel best seller Gomorra. Un “compleanno” che il 29enne scrittore napoletano ha festeggiato partecipando per oltre mezz’ora alla trasmissione radiofonica italiana Fahrenheit su RadioTre.

Sono stati due anni di vita sotto scorta, anni duri” ha raccontato Saviano “All’inizio sembra che non ce la puoi fare, quando il tuo quotidiano viene stravolto e capisci che puoi solo peggiorare, perché vivi costantemente nel sospetto, nella mancanza di fiducia, nella solitudine, mentre le persone che ti sono attorno spariscono”.

La tua vita sotto scorta come si svolge? “Spesso sono giornate terribili” risponde “Ma faccio molta palestra, soprattutto molta boxe con quelli che chiamo i “miei ragazzi”, cioè i carabinieri che mi accompagnano giorno e notte e che qualche volta mi chiamano scherzosamente “capitano”… Pensate un po’…”.

Saviano ha anche ricordato quello che è successo due anni fa, quando partecipò ad una manifestazione a Casal di Principe, rivolgendosi direttamente ai boss latitanti. Il libro non era ancora un best seller da milioni di copie, ma qualcosa era successo e i carabinieri e la Procura della repubblica avvertirono lo scrittore. “Ricordo la telefonata allarmata di un ufficiale dei carabinieri” ha raccontato lo scrittore. Un collaboratore di giustizia aveva segnalato il pericolo. “Non tutti erano dalla mia parte, dalla parte della legalità” dice ancora Saviano. “Ricordo fin troppo bene che quando uscii di casa circondato dai carabinieri, ci fu qualcuno che mi sibilò alle spalle: «Finalmente t’hanno arrestato!»”.

Saviano oggi ha 29 anni e dice di essersi dovuto allontanare da tutti: “Anche da parte di quelli che mi erano vicino c’era una sorta di rimprovero, come se dicessero «ci siamo presi degli schiaffi in faccia per te, per difendere uno spettro»”.

Ma l’autore di “Gomorra” è anche convinto di una cosa: “Sono i lettori che hanno messo paura ai poteri criminali, non certo io”. E spiega che “denunce individuali, articoli battaglieri, prese di posizione di preti coraggiosi, ecc. ci sono sempre stati, ma non hanno mai preoccupato i boss”.

Solo quando la denuncia comincia ad arrivare a certi “numeri”, quando sono milioni le persone che leggono il suo libro, quando addirittura diventa economicamente vantaggioso mettere il dito nella piaga (editori, giornali, cineasti su Gomorra hanno guadagnato molto) allora qualcosa davvero cambia. ...”
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Il Post di oggi si conclude qui. Vi ringrazio di cuore per l’affetto che continuate a dimostrare verso questo Blog: siete semplicemente meravigliosi! A presto!

Un abbraccio, GuruKonK.



Fonte: agenzia stampa “Reuters”, sito web di “La Repubblica”, sito web di “La Regione Ticino



Nell’immagine: lo scrittore Roberto Saviano.

giovedì 25 settembre 2008

Gomorra agli Oscar!


L'Italia punta su Gomorra per cercare di vincere l'Oscar 2009 come miglior film straniero. L'Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali) ha deciso all'unanimità e già dalla prima votazione di scegliere il film di Matteo Garrone per rappresentare il nostro Paese all'81esima edizione degli Academy Awards, che si terranno il 22 febbraio prossimi a Los Angeles. Bisognerà, comunque, aspettare la decisione ufficiale dell'Academy, che verrà resa pubblica il 22 gennaio. Il film, tratto dall'omonimo best seller di Roberto Saviano, ha battuto gli altri candidati: “Il Divo” di Paolo Sorrentino, “Giorni e nuvole” di Silvio Soldini, “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì e l’interessante “Cover boy” di Carmine Amoroso.

Il film di Matteo Garrone descrive, per chi ancora non l’avesse visto, in maniera cruda e realistica le attività della camorra, attualmente la più sanguinaria tra le associazioni a delinquere italiane. La trama si sofferma su due episodi in particolare: la faida di Scampia tra il gruppo degli “scissionisti” e il clan Di Lauro, e lo smaltimento dei rifiuti tossici, tema molto dibattuto negli ultimi mesi. Il regista ha voluto ricreare l'atmosfera del libro di Roberto Saviano (leggetelo, ne vale davvero la pena!) e per questo ha girato gran parte del film nei luoghi dove è ambientato il romanzo, utilizzando anche attori non professionisti. Alcune scene vengono recitate in dialetto napoletano e questo ha reso necessario l'utilizzo di sottotitoli.

Alla sua uscita nelle sale lo scorso 16 maggio, il film è stato il più visto in Italia fin dal primo weekend di programmazione e risulta ancora in proiezione sia in alcune sale della penisola che nel resto d’Europa. Inoltre, ha ottenuto il prestigioso “Grand Prix Speciale della Giuria” al 61° Festival di Cannes. Tra i protagonisti Toni Servillo, che interpreta anche Giulio Andreotti in “Il Divo”, pellicola “rivale”. Il film è prodotto da Fandango, in collaborazione con Rai Cinema e Sky, realizzato con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e distribuito da “01”.

Il produttore, Domenico Procacci, ha dichiarato alle agenzie di stampa: “Ci contavo. Per questo film si è registrato tanto consenso in Italia ma anche fuori. Abbiamo un’ottima distribuzione negli Stati Uniti e una buona strategia di promozione con la partecipazione a tanti festival: dopo Toronto, il film sarà a New York e a Chicago”. “Nella corsa alla candidatura italiana all'Oscar” ammette Procacci “temevo “Il Divo” più di tutti gli altri film. Invece, fortunatamente per noi, la Commissione ha votato per “Gomorra” all'unanimità”.

Personalmente sono sempre dalla parte dei “coraggiosi”. Sono dalla parte di coloro che, nonostante le molteplici difficoltà e gli svariati pericoli, vanno avanti per la loro strada raccontando verità spesso scomode. Non dimentichiamo che Roberto Saviano (l’autore di “Gomorra”, non ancora trentenne) è costretto da qualche anno a vivere sotto scorta a causa delle minacce giuntagli da varie famiglie di spicco della camorra. Per lui tutto ciò comporta notevoli sacrifici, tra i quali l’impossibilità di avere normali rapporti con la propria famiglia, l’impossibilità di frequentare luoghi pubblici e l’impossibilità di avere rapporti sentimentali senza trasformare la propria partner in un ulteriore bersaglio.

Sono sicuro che Saviano, mentre scriveva “Gomorra”, era perfettamente a conoscenza di tutto ciò che sarebbe accaduto alla propria vita pubblicando quelle pagine. Nonostante questo, ha avuto il coraggio e la determinazione di andare avanti e di far conoscere al mondo la camorra, i suoi crimini, i suoi delitti e le mostruose tragedie umane che lascia sul territorio al suo passaggio.

Molte volte per fare “la cosa giusta” è necessario fare rinunce dolorose. Per fortuna al mondo ci sono ancora persone che sanno fare queste scelte. Ne abbiamo davvero bisogno.

GuruKonK



Fonte della notizia: agenzia stampa “Reuters



Nell’immagine: Roberto Saviano, l’autore del libro “Gomorra”



PS: andate a visitare il link dietro “Giulio Andreotti”, tanto per sdrammatizzare...

domenica 21 settembre 2008

Harry Potter salva Brown?


Uno ha scritto: “Evviva, il Labour aveva proprio bisogno di un aiuto morale. Adesso non sarà più così facile far fuori Gordon Brown. Che a me piace molto”. Subito sotto, eccone un altro, di tutt'altro parere: “Cosaaaaa!!!! Adesso non ce la faremo più a liberarci di Brown, accidenti. Non che Cameron sia molto meglio, ma insomma…”. Nel sito di J.K. Rowling, la scrittrice più letta al mondo, così ricca che uno non crede alle cifre (pensate, ha 700 milioni di euro! E continuano a crescere, perché i libri di Harry Potter si continuano a ristampare in tutto il mondo), arrivano commenti a raffica. Perché? Perchè la Rowling ha regalato al vacillante Partito Laburista inglese un milione di sterline (circa 1,3 milioni di euro).

Certo che il Partito dell’ex premier Tony Blair avrebbe davvero bisogno di una qualche magia del famoso maghetto con gli occhiali: è a secco di mezzi (indebitato per quasi 25 milioni di euro), di leadership e pure di consensi (con 20 punti di distacco dai Conservatori di David Cameron).

Il motivo del dono prodigo e munifico? “Grazie al governo laburista, che ha compiuto una vera sterzata politica, la Gran Bretagna è diventata uno dei paesi europei leader nel combattere la povertà infantile”, ha fatto sapere la combattiva J.K. I Conservatori, invece, nel loro programma promettono ancora sgravi fiscali alle coppie sposate: “Per David Cameron una coppia senza figli e con due redditi, merita un aiuto finanziario più di chi lotta, come è toccato anche a me, per tenere a galla la propria famiglia in tempi difficili”.

Quarantatre anni, madre single, J.K. Bowling in gioventù ha assaggiato i rigori thatcheriani, e non intende dimenticarli ora che ha raggiunto la tranquillità economica. Colpisce, nel suo gesto, la fiducia rimasta salda in un partito che, negli anni di Tony Blair, ha deluso molti inglesi, rendendo difficilissimo il recupero al successore Gordon Brown. Adesso, come scrivono i lettori sul sito, non c’è dubbio che quel milione di sterline regalato darà una mano consistente al Labour. Sembra difficile che un gesto analogo possa essere compiuto in Italia in soccorso di uno dei partiti dell’ex coalizione di governo, invece. Non risultano dichiarazioni appassionate di “best-selleristi” italiani e non si vedono sventolii di assegni all’orizzonte…

La giornalista Maria Giulia Minetti ha voluto, a questo proposito, saggiare gli umori di Carlo Fruttero, democratico dichiarato e autore di best seller (a dimensione italiana, si capisce). “Intanto” ha premesso lo scrittore “la Rowling, nella sua situazione, ha fatto benissimo! Ci tengo a dirlo. Quanto a me, se disponessi di una simile cifra, la darei, come fece a suo tempo Schopenhauer, al fondo per i caduti delle famiglie dei poliziotti e dei carabinieri. Nella rivoluzione del ‘48 Schopenhauer aveva visto morire tantissimi gendarmi; ne era rimasto così colpito che lasciò il suo modesto patrimonio alle vedove e agli orfani”. Conclude Fruttero: “Io non darei aiuti in denaro a nessun partito italiano. In Inghilterra la democrazia è un fatto compiuto e gesti come quello della signora Rowling hanno un senso diverso e più alto di quello che avrebbero da noi”. Voi che ne pensate?

Con affetto, GuruKonK.



Fonte: sito web del quotidiano “La Stampa



Nell’immagine: la bella J.K. Rowling con una delle sue creature.

domenica 14 settembre 2008

Addio David!


Si è suicidato David Foster Wallace, lo scrittore americano il cui romanzo d’esordio “Infinite Jest” nel 1996 divenne un immediato “cult” della cosiddetta letteratura post-moderna. Foster Wallace, che aveva solamente 46 anni, è stato trovato impiccato dalla moglie nella casa di Clermont, nel sud della California. Considerato uno dei più lucidi narratori e saggisti della “post-modernità”, Foster Wallace aveva uno stile pirotecnico che era stato paragonato a quella di Jorge Luis Borges e di Thomas Pynchon. Il “New York Times” lo definì un “Emile Zola post-millennio” lodando la sua ironia cupa, inoltre l’illuminata fondazione “MacArthur” gli fece avere un finanziamento per premiare il suo “genio”.

Tra i narratori americani contemporanei David Foster Wallace ha di sicuro un ruolo di tutto rilievo, dovuto in gran parte ad una scrittura sciolta, innovativa e densa di idee e a temi che variano senza discontinuità dal punk alla politica ma con un'attenzione particolare a tutti gli atteggiamenti che oggi definiremmo addirittura “borderline”, al confine tra normalità e stranezza…

Con “Infinite Jest”, romanzo di ben 1’434 pagine pubblicato in Italia nel 2000 da Fandango, Foster Wallace descrisse le ossessioni della società: la dipendenza dalle droghe, il disagio psichico, la difficoltà nel rapportarsi con gli altri, l’esasperata competitività esemplificata dal tennis. La storia è ambientata in un’America del 2010 profondamente cambiata da rifiuti tossici e stravolgimenti politici. A Boston si intrecciano storie che hanno per sfondo l’Eta, un’accademia per futuri tennisti professionisti, e la Ennet House, casa di recupero per tossicodipendenti. Foster Wallace era nato a Ithaka, nello Stato di New York, figlio di un professore di filosofia e di un’insegnante di inglese.

La ragazza dai capelli strani”, bel libro pubblicato, per una strana e complessa vicissitudine editoriale, prima da “Einaudi” e poi da “Minimum Fax” (piccola casa editrice da sempre attenta ai fermenti più innovativi della narrativa americana, prendetene nota…), è in un certo senso un vero e proprio manifesto della poetica di Wallace e, allo stesso tempo, un cinico ritratto dell'America contemporanea. Spaziando dal mondo televisivo (con una gustosa citazione del David Letterman Show) a quello delle roulotte, dagli sperduti paesi del Midwest alla Casa Bianca, Wallace ci presenta un mondo di piccole e normali pazzie con un linguaggio asciutto eppure ricco di alti riferimenti, semplice eppure pronto a lanciarsi in sperimentazioni, in narrazioni oblique, in racconti in prima persona quanto mai penetranti e rivelatori.

David Foster Wallace è stato, insieme a Charles Bukowski (1920-1994), lo scrittore contemporaneo che ha maggiormente influenzato il mio modo di interpretare la società in cui viviamo. Non mi voglio dilungare eccessivamente in pompose celebrazioni, spero solo che qualcuno di voi sarà invogliato a scoprire le opere di Foster Wallace. Vi garantisco che ne vale la pena.

Un abbraccio, GuruKonK.



Fonte della notizia: “La Repubblica

Fonti bibliografiche: ESERESIRai LibriMinumun Fax



Nell’immagine: una recente fotografia di David Foster Wallace.

domenica 7 settembre 2008

Un barracuda pericoloso!


Da Anchorage all'Arctic National Wildlife Refuge, l'Alaska, almeno vista dall'alto, sembra un paradiso ambientalistico. Guardando più da vicino, però, quello che dovrebbe essere il guardiano di questo paese delle meraviglie, la governatrice Sarah Palin (che gli amici chiamano “affettuosamente” Sarah la barracuda!) scelta come candidato vice dal repubblicano John McCain, appare molto più legata alle grandi società petrolifere e del carbone di quanto vorrebbe fare credere. Lo sostiene il quotidiano britannico “The Independent”, secondo cui Palin avrebbe “una politica ambientale talmente pericolosa da fare arrossire persino l’attuale presidente degli Stati Uniti George W. Bush”.

Il senatore dell'Arizona John McCain in questa campagna elettorale ha astutamente sottolineato le proprie preoccupazioni riguardo al surriscaldamento globale e si è espresso contro le trivellazioni petrolifere nelle zone protette dell'Artico. Posizioni che cominciano a traballare da quando ha nominato la giovane ed esuberante governatrice, secondo cui “l'uomo non ha nessuna responsabilità nei cambiamenti climatici e chi lo sostiene è grossolanamente malinformato oppure volontariamente fuorviante”. Vi garantisco, amici miei, che questa affermazione l’ho presa parecchio sul personale…

Secondo il quotidiano britannico, la signora Palin “è favorevole all'eliminazione del bando sulle trivellazioni, è contraria alla proposta del Governo americano di inserire gli orsi polari tra le specie a rischio di estinzione”. Come se ciò non bastasse, Sarah la barracuda risulta favorevole “a un nuovo gioco per cacciatori, che dovrebbero poter sparare a orsi e lupi da aerei di piccole dimensioni che volano a bassa quota o dai propri elicotteri”. E poi? A quando il tiro al piattello usando castori vivi?

Inoltre, l'amministrazione dell’Alaska (diretta dalla Palin) avrebbe autorizzato l’azienda Chevron a triplicare la quantità di sostanze tossiche riversate nelle acque del Cook Inlet, nonostante la popolazione di delfini beluga della zona sia diminuita da 1’300 a 300 unità. Su questo tema la signora Palin aveva bellamente ignorato una massiccia raccolta di firme (da parte degli abitanti del posto) che chiedeva una maggior attenzione alla salvaguardia dell'ambiente.

In un momento in cui i ghiacci artici si vanno sciogliendo rapidamente (secondo il “Geological Survey”, i ghiacci sono quasi il 40% in meno rispetto alla media di lungo periodo registrata tra il 1979 e il 2000), la Palin ignorerebbe la minaccia rappresentata da una situazione di questo genere. “Persino l'amministrazione Bush non ha potuto ignorare la realtà del surriscaldamento globale”, ha detto Kassie Siegel del Centro per la Diversità Biologica, “nonostante questo, le posizioni della Palin minacciano un ulteriore passo indietro della politica USA in materia ambientale”.

Saluti pieni di preoccupazione.

GuruKonK



Fonte: sito web del quotidiano britannico “The Independent”.



Nell’immagine: il pericoloso barracuda Sarah Palin.

martedì 19 agosto 2008

Un uomo tutto d'oro


Dopo aver vinto ben 8 medaglie d’oro a Pechino 2008 (che lo rende l’atleta olimpico di maggior successo di tutti i tempi) Michael Phelps deve fare i conti con la gigantesca macchina di marketing che si è messa in moto alle sue spalle. Gli strateghi della pubblicità che circondano lo sportivo hanno infatti già pronto un piano tattico per capitalizzare la sua rinnovata fama. Tuttavia Michael Phelps (23 anni) non è parso per nulla turbato dalla popolarità acquisita. Anzi.

Non è una questione di soldi. Faccio quello che faccio perché amo il nuoto ed è per questo che sono qui”, ha detto il campione in un'intervista all’agenzia Reuters organizzata da uno dei suoi sponsor, la società erogatrice di carte di credito Visa. “Mi vedo come una persona normale, e lo stesso ragazzo che ero quattro anni fa, e sto vivendo un sogno”.

Visa, che sponsorizza lo sportivo dal 2002, ha detto che il successo di Phelps alle Olimpiadi di Pechino ha aumentato la sua visibilità e consentirà una campagna mondiale con il suo nome. “Michael Phelps lascia Pechino come un'icona mondiale dello sport. Ora è alla pari di personaggi come Michael Jordan, Tiger Woods e Roger Federer e si è meritato ogni briciolo del suo successo”, ha detto Michael Lynch, che gestisce la sponsorizzazione di Visa.

Gli occhi del marketing sono puntati su Michael Phelps da quando ha vinse 6 medaglie d'oro ai Giochi di Atene nel 2004, ma il successo del 2008 lo ha elevato ad una categoria più alta (con un record di ben 14 medaglie d’oro olimpiche in 4 anni!) e Phelps sembra ben avviato a diventare il nuotatore olimpico più ricco di tutti i tempi.

Prima di Pechino, è stato stimato che gli accordi di sponsorship di Phelps gli fruttassero circa 5 milioni di dollari all'anno, anche se il consulente finanziario dell'atleta non ha confermato questa cifra. Alcuni esperti di marketing pronosticano che il valore del nuotatore potrebbe aumentare in futuro fino a 30 milioni di dollari all'anno. Buon per lui, no?

GuruKonK



Fonte: sito web dell’agenzia stampa Reuters.



Nell’immagine: Michael Phelps, il nuovo fenomeno dello sport in azione.

lunedì 14 luglio 2008

Arrestate Al Bashir!


Il procuratore della Corte penale internazionale (CPI), Luis Moreno-Ocampo, ha chiesto che la Camera della Corte richieda un mandato d’arresto per il presidente del Sudan, Omar Hassan al Bashir, per genocidio e crimini di guerra. La richiesta verrà valutata dai giudici del tribunale dell’Aja, che non forniranno una risposta prima di sei settimane. Il procuratore ha chiesto alla Corte il mandato di arresto contro Al Bashir per scongiurare nuovi omicidi da parte della milizie arabe dei “Janjaweed” (i diavoli a cavallo, n.d.k.), ignobilmente sostenute dal governo. Per il procuratore il genocidio è ancora in corso nella regione occidentale del Paese e deve essere fermato.

Il procuratore Luis Moreno-Ocampo ha presentato delle prove che dimostrano che il presidente del Sudan, Omar Hassan Al Bashir ha commesso i crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra in Darfur”, informa una nota della CPI. Le prove raccolte dal procuratore dimostrano che “il presidente del Sudan ha diretto e applicato un atroce piano finalizzato alla distruzione etnica dei gruppi Fur, Masalit e Zaghawa”, completa la nota pubblicata delle maggiori agenzie stampa.

I suoi motivi erano largamente politici. Il suo alibi è stata l’insurrezione. Il suo intento è stato il genocidio” ha spiegato Moreno-Ocampo, per il quale “le forze e gli agenti” che agivano sotto il controllo di Al Bashir hanno ucciso direttamente almeno 40.000 civili e causato la morte di un numero di persone compreso tra 150.000 e 400.000, che sono state sradicate dalle loro case e dalle loro terre.

Per cinque anni le forze armate e la milizia “Janjaweed”, sotto gli ordini di Al Bashir e dei suoi luogotenenti, hanno assalito e distrutto villaggi indifesi. Poi, secondo una strategia studiata in precedenza, attaccavano i sopravvissuti in fuga verso il deserto. Coloro che raggiungevano vivi i campi di prigionia, erano soggetti a condizioni che avevano lo scopo deliberato di distruggere loro e la loro etnia. Vi ricorda qualcosa?

Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon; ha commentato la richiesta del procuratore Moreno-Ocampo in un’intervista concessa al quotidiano francese “Le Figaro”. Si è detto preoccupato riguardo l’incriminazione di Al Bashir perché potrebbe “portare a serie conseguenze nelle operazioni di mantenimento della pace nella regione e nel processo politico in atto. Tuttavia sono cosciente del fatto che nessuno può sottrarsi alla giustizia, soprattutto quando sono stati commessi orrendi crimini contro l’umanità!”. E ci mancherebbe altro...

Ad ogni modo, il Sudan non riconosce l’autorità del Tribunale Penale Internazionale e ha minacciato conseguenze sul processo di pace in Darfur se il presidente Al Bashir verrà incriminato. Inoltre ieri si è tenuta nella capitale Khartoum una manifestazione in favore di questo impresentabile assassino.

Da parte mia posso solo sperare che le migliaia di persone deportate, torturate e uccise dai “Diavoli a cavallo” di Omar Hassan al Bashir possano al più presto ricevere giustizia.

GuruKonK



Aderite alla campagna “Italians For Darfur”!



Nell’immagine: profughi in fuga dalla barbarie.

giovedì 19 giugno 2008

Uno spirito indomabile


Una donna tetraplegica ha iniziato il suo viaggio di circumnavigazione in solitario della Gran Bretagna a bordo di una nave che pilota lei stessa utilizzando il suo fiato e alcune cannucce. Hilary Lister, 36 anni, è in grado di controllare vele e timo­ne del suo yacht soffiando dentro o succhiando le cannucce. Il viaggio, che ha avuto inizio da Dover, durerà circa tre mesi. La Lister, che a causa di una malattia degenerativa che l’ha colpita ancora da bambina (a 15 anni era sulla sedia a rotelle) ora riesce a muovere soltanto la testa, la bocca e gli occhi, sarà seguita da un equipaggio a bordo di un’altra barca che la potrà assistere se ne dovesse avere bisogno.

Grazie alla sua barca a vela modificata la Lister è già entrata nel Guinness dei primati come la prima tetraplegica che ha attraversato la Manica e circumnavigato l’Isola di Wight.

Hilary Lister vive a Canterbury, dove cambia canali alla tv o risponde al telefono muovendo con la testa le leve di una centralina che controlla alcune funzioni dell’abitazione. Per la sua straordinaria impresa nautica, la donna usa un sistema che converte il suo fiato in segnali elettronici che controllano il timone, le vele e il sistema di navigazione GPS.

La malattia (distrofia simpatica riflessa) non le ha impedito di laurearsi in biochimica a Oxford. Quando doveva redigere delle tesine, le dettava stando sdraiata, mentre le venivano iniettati potenti antidolorifici. Ma la sua esistenza è drasticamente cambiata quando ha scoperto la vela, che le consentiva di navigare tra le onde, invece di stare a guardare il mondo dalla finestra della sua stanza.

Per me è la libertà totale” ha detto prima della partenza “vado sull’acqua, e improvvisamente la mia inabilità fisica non conta più”.

Su questa donna coraggiosa e sulla sua impresa si potrebbero dire molte cose, anche se personalmente mi sento un po’ frenato dalla paura di scivolare nei soliti luoghi comuni. Quindi, prima di concludere questo Post, mi limito ad esternare l’immensa ammirazione e il grande rispetto che provo nei confronti di questo spirito indomabile, nei confronti di una donna che grazie alla determinazione e alla voglia di vivere è riuscita a trascendere i limiti che un fato gravoso ha imposto al suo corpo.

GuruKonK



Fonte: “Agenzia Giornalistica Italiana” e “La Regione Ticino”.



Nell’immagine: Hilary Lister mentre comanda la sua barca a vela.

sabato 7 giugno 2008

No al nucleare!


Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di energia da un docente d’eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s’è ritirato a studiare e lavorare, dopo l’indegna estromissione dalla presidenza dell’Enea, l’Ente Nazionale italiano per l’Energia, avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana.

Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, “con particolare riferimento” come si legge nel decreto dell’ex ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanioal solare termodinamico ad alta concentrazione”. Un progetto affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l’energia infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la fiaccola olimpica. E proprio in questi giorni, arriva da Roma la notizia che il governo uscente, su iniziativa dello stesso ex ministro dell’Ambiente e d’intesa con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica.

Prima di rispondere alle domande dell’intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.

Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell’Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia. Un “outlook”, come si dice in gergo, sull’andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la cruda realtà.

Dalla fine degli anni ‘90 a oggi, la forbice tra l’outlook della IEA e l’effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall’Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal 2000 in poi, l’oro nero s'è impennato fino a sfondare la quota di cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno. “Il messaggio dell’Agenzia” si legge a pagina 71 del rapporto tedesco “lancia un falso segnale agli uomini politici, all'industria e ai consumatori, senza dimenticare i mass media. Dicendo che il prezzo del petrolio sarebbe aumentato di soli 10 dollari all’anno, ha spinto i governi verso politiche del tutto errate”.

Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre la IEA prevede che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell’Energy Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40 milioni di barili contro i 120 pronosticati dall’Agenzia. E anche qui, “i risultati per lo scenario peggiore” scrivono i tedeschi “sono molto vicini ai risultati dell'EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che questi siano i più realistici”. C’è stata, insomma, una ingannevole sottovalutazione dell’andamento del prezzo e c’è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva. In questo senso i risultati sono potenzialmente devastanti!

Passiamo all’uranio, il combustibile principe per la produzione dell’energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall’Energy Watch Group, si documenta che fino all’epoca della “guerra fredda” la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal ‘90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si sono fortemente discostate dalla realtà.

Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell’energia?
Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l’oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.

Eppure, dagli Stati Uniti all’Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c'è una gran voglia di nucleare. Anzi, si tratta di una vera e propria corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?
Sa quando è stato costruito l’ultimo reattore nucleare negli USA? Nel 1979, trent’anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20% del totale! Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie”.

Ma non si parla ormai di “nucleare sicuro”? Quale è la sua opinione in proposito?
Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo”.

In che cosa consiste?
Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile”.

Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?
E’ già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia”.

Ora c’è anche il cosiddetto “carbone pulito”. La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli USA anche Hillary Clinton s’è detta favorevole...
Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell’umanità! Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30’000 anni, contro i 22’000 del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso”.

E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l’uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l’alternativa?
Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in serie e in gran quantità”.

Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti...
E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l’energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l’uva arrivava da Cartagine... Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto “sun-belt”. Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma”.

Il sole, però, non c’è sempre e invece l’energia occorre di giorno e di notte, d’estate e d’inverno.
D’accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.

Se è così semplice, perché allora non si fa?
Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”.


Per oggi terminiamo qui. L’argomento è complicato, ne sono cosciente, ma sono altresì certo che le parole del professor Rubbia siano riuscite a chiarirci un po’ le idee sul futuro dell’energia. Vi ringrazio di cuore per l’attenzione che, anche oggi, avete dedicato a questo Blog.

Con affetto, GuruKonK.



Intervista al professor Rubbia a cura di Giovanni Valentini.



Nell’immagine: Carlo Rubbia in un disegno di Riccardo Mannelli.

lunedì 19 maggio 2008

Un uomo (s)fortunato


Un caro saluto a tutti gli amici del Blog. Vi siete mai sentiti sopraffatti dalla malasorte? Intendo dire, non vi è mai capitata una giornata nella quale nulla (ma veramente nulla) sembra andare per il verso giusto? Se avete risposto di “” a queste domande, significa che l’odierno Post vi potrebbe interessare molto. Infatti, navigando tra i meandri più oscuri della grande Rete globale, ho scovato un personaggio che, secondo molti bloggers, si è meritato il titolo di “Gran Visir della Iella”.

Personalmente, però, non sono sicuro che questo titolo gli calzi davvero a pennello. Trovo infatti che costui, anche nelle situazioni più sfortunate, sia sempre stato illuminato da un lucente raggio di buona sorte. Giudicate voi.


La storia di un uomo (s)fortunato

Frane Selak, nato nel 1929, è un uomo croato, insegnante di musica, diventato ormai famoso in tutto il mondo per la sua sfortuna (o fortuna). Il signor Selak, durante la sua vita, ha vissuto innumerevoli disavventure fin dai lontani anni ‘60.

Nel gennaio del 1962, per esempio, Selak stava viaggiando su un treno diretto a Dubrovnik da Sarajevo. Sfortunatamente il treno deragliò improvvisamente e precipitò in un lago ghiacciato. Selak riuscì a scappare e a raggiungere la riva del lago cavandosela con qualche frattura e un principio di ipotermia. Purtroppo i morti furono 17.

Nell’anno 1963, mentre volava da Zagabria a Rijeka, il portellone dell’aeroplano sul quale si trovava si è aperto in modo inspiegabile. Morirono 19 persone, ma il buon Frane atterrò miracolosamente su una balla di fieno e rimase quasi totalmente illeso.

Nel 1966, si trovava a bordo di un autobus che si schiantò e precipitò in un fiume. Perirono 4 persone, mentre Selak riuscì ancora una volta ad uscirne illeso.

Nel 1970, riuscì a scappare prima che una perdita della pompa della benzina gli incendiasse l’auto.

Nel 1973, un’altra auto prese fuoco, Selak si bruciò parte dei capelli, ma l’incendio venne spento da un’improvvisa raffica di vento.

Nel 1989, mentre si trovava in un bar, l’edificio esplose per una fuga di gas. Ci furono 9 morti ma il buon Selak rimase, tanto per cambiare, totalmente illeso.

Nel 1995, venne investito da un autobus nella periferia di Sarajevo. L’impatto lo sbalzò per quasi 10 metri ma, ancora una volta, ne uscì senza un graffio.

Nel 1996, mentre si trovava in una località di montagna, in prossimità di un tornante venne costretto a sbandare da un camion delle Nazioni Unite in arrivo dalla direzione opposta. La sua automobile si ritrovò in equilibrio precario sul ciglio di un burrone. Selak riuscì, aggrappandosi ad un albero, ad uscire dalla vettura, che pochi istanti più tardi cadde nel precipizio (profondo 180 metri) ed esplose fragorosamente.

A conclusione della sua vita (s)fortunata, nel 2003, l’anziano uomo ha vinto un milione di dollari alla lotteria croata, affermando: “Sono sicuro che Dio mi abbia osservato da lassù in tutti questi anni”.

L’uomo ha rifiutato di volare in Australia per registrare uno spot per Duritos (una sorta di nachos, credo), affermando di non avere bisogno di mettere alla prova la sua buona stella. Lui stesso afferma che può essere considerato sia l’uomo più fortunato che quello più sfortunato del mondo, sta a noi decidere.

E voi, come lo considerate?

GuruKonK



Nell’immagine: una vecchia fotografia di Frane Selak.

venerdì 16 maggio 2008

Oscar alle Olimpiadi


Qualche mese fa, su questo Blog avevamo parlato di Oscar Pistorius, l’atleta sudafricano nato senza le gambe che chiedeva di poter partecipare ai prossimi giochi olimpici, trovando però la ferma opposizione della Federazione Internazionale dell’Atletica (Iaaf). Come ricorderete, l’oggetto del contendere erano le protesi in carbonio con le quali Pistorius riusciva a ottenere, sui 400 metri piani, dei tempi di più che lusinghieri. Una perizia interna alla Federazione, aveva appurato che il sudafricano poteva potenzialmente ottenere un “illecito vantaggio” grazie proprio alle gambe artificiali. Per questa ragione l’atleta si era visto sbarrare l’accesso a Pechino 2008, anche se rimaneva una flebile speranza nel ricorso al Tribunale d’Arbitrato dello Sport (TAS) di Losanna.

Oggi l’inatteso colpo si scena: Oscar Pistorius potrà partecipare alle Olimpiadi di Pechino 2008. Il Tribunale d'arbitrato sportivo (TAS) ha infatti accolto il ricorso presentato dal 21enne atleta biamputato sudafricano perché al momento non è dimostrabile che tragga vantaggio dall'uso delle protesi. “E' il giorno più bello e importante della mia vita. Sono felicissimo per la decisione del TAS” commenta Pistorius. “Spero che metta a tacere le teorie secondo cui io avrei un vantaggio non legale”.

Con questo ricorso” dice Pistorius “volevo dare a tutti gli atleti disabili la possibilità di competere lealmente con i normodotati. Adesso vado avanti con la mia caccia alla qualificazione per le Olimpiadi”. Vi ricordo che per correre nella gara individuale dei 400 metri, Pistorius deve ottenere il tempo minimo di 45' 55''.

Per scendere in pista nella staffetta, invece, avrà bisogno di una semplice convocazione nella squadra nazionale. E il Comitato olimpico sudafricano (Sascoc) apre subito le porte a Pistorius: “Già in passato abbiamo selezionato per la staffetta atleti che non avevano ottenuto il minimo necessario”.

Come dicevamo in entrata, lo scorso 14 febbraio la Federazione Internazionale dell’Atletica (Iaaf) aveva posto il veto alla partecipazione del sudafricano ai Giochi. Secondo la Iaaf, le protesi utilizzate da Pistorius avrebbero costituito una violazione dell'articolo 144.2 del regolamento, in quanto avrebbero garantito un “vantaggio tecnico”.

La Iaaf rende noto dal proprio sito ufficiale che “il TAS questo pomeriggio ha dichiarato Oscar Pistorius eleggibile” per i Giochi. Il Tribunale “ha deciso che al momento non esistono elementi scientifici sufficienti per dimostrare che Pistorius tragga vantaggio dall'uso delle protesi” denominate “Cheetah”, in gergo settoriale. “Di conseguenza” prosegue la federazione internazionale “gli ha concesso di gareggiare”.

La Iaaf accetta la decisione del Tas”, dice il presidente della federazione internazionale, Lamine Diack. “Oscar sarà il benvenuto quest’estate. E’ una persona capace di ispirare e di dare l'esempio, aspettiamo di poter ammirare i risultati che otterrà in futuro”.

Secondo la sentenza pubblicata dal TAS “la decisione assunta dalla Iaaf lo scorso 14 febbraio è revocata con effetto immediato”. Il collegio giudicante ritiene che la Iaaf non abbia prodotto “prove sufficienti relative a vantaggi metabolici e a effetti biomeccanici derivanti dall'uso delle protesi”.

Il TAS precisa che il verdetto emesso oggi fa riferimento solo all’eleggibilità di Pistorius e “all'uso delle protesi specifiche” al centro del procedimento. La sentenza non ha (ovviamente) alcuna valenza in relazione all’eleggibilità di altri atleti o di altri modelli di protesi. Il TAS, infine, non esclude la possibilità che, sulla base di nuove informazioni scientifiche e di nuovi test, “la Iaaf possa in futuro essere nella condizione di dimostrare che le protesi garantiscono a Oscar Pistorius un vantaggio nei confronti degli altri atleti”.

Da parte mia spero che questo uomo caparbio e coraggioso riesca ad ottenere il tempo minimo di qualificazione per Pechino 2008 il più presto possibile. Si tratta di un fulgido esempio, per tutte le persone diversamente abili del pianeta, che una vita ricca di gioia e soddisfazioni è sempre possibile!

Vi ringrazio di cuore per l’attenzione che avete, anche oggi, riservato al Blog. Come sempre vi do appuntamento a domani per un nuovo Post.

Un abbraccio, GuruKonK.



Nelle immagini: Pistorius con le protesi contestate dalla Iaaf.

sabato 10 maggio 2008

Peppino Impastato


Un saluto a tutti gli amici del Blog. Come avrete di certo notato, ieri non ho voluto pubblicare nessun Post. Avevo notato che stavate ancora commentando con grande coinvolgimento il documento relativo alle drammatiche conseguenze del passaggio del ciclone Nargis in Myanmar, per questa ragione non ho voluto “spezzare” un così bel dibattito inserendo un altro Post. Ieri si è celebrato in Italia un “giorno della memoria” per ricordare i 30 anni di due crimini che hanno sconvolto e, sotto molti aspetti, cambiato la storia del Paese: l’omicidio di Aldo Moro e l’assassinio di Peppino Impastato. I due delitti erano molto diversi tra loro, ma entrambi hanno testimoniato fino a noi un periodo oscuro e terribile, nel quale la violenza e lo sconforto sembravano aver avvolto un’intera nazione. Tuttavia ho avuto l’impressione che, se tutti conoscono molto bene la vicenda del rapimento e dell’omicidio del Presidente della DC, molti meno sono al corrente della tragica storia del coraggioso Impastato.

Il 9 maggio del ‘78, giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, a Cinisi (PA) Giuseppe Impastato, meglio conosciuto come Peppino, veniva ucciso. I terroristi i carnefici del primo, i mafiosi quelli del secondo. In occasione del 30esimo anniversario della morte di Impastato, 6’000 persone, provenienti da tutta Italia, si sono radunate in corso Vittorio Emanuele, a Terrasini (PA) dove si trova l’immobile che era sede di “Radio Aut”, la radio libera creata da Impastato e dai suoi amici. Lì veniva trasmessa “Onda pazza”, la trasmissione satirica e irriverente attraverso la quale Peppino e i suoi compagni denunciavano le malefatte dei mafiosi e dei politici locali. Da lì è partito il corteo diretto a Cinisi, dove si trova la casa memoria di Peppino.

Tantissime le associazioni contro tutte le mafie che attraverso cineforum, dibattiti pubblici, incontri nelle università e spettacoli teatrali, hanno ricordato la storia di Peppino Impastato con l’obiettivo di riportare in vita quello che le mafie pensavano di aver ucciso: la voglia di cambiare e di non smettere mai di raccontare e denunciare il malaffare.

Giovanni Impastato, fratello di Peppino, appena arrivato in Corso Umberto Vittorio Emanuele ha commentato così le numerose presenze: “Fra Terrasini e Cinisi non si era mai vista una manifestazione antimafia così nutrita. È un giorno di ricordo e di festa. Sto vedendo migliaia di persone”. Commentando poi l'assenza di Veltroni, che aveva garantito la sua presenza lo scorso luglio durante una visita a Cinisi, ha detto: “Non ho sentito Veltroni. Mi dispiace che oggi non sia qui ma sono certo che avrà avuto i suoi motivi. La cosa che più mi fa tristezza è che molti politici, di destra come di sinistra, che in campagna elettorale avevano promesso di essere al nostro fianco, dopo la passata elezione si fanno addirittura negare al telefono. Purtroppo abbiamo ancora tanto lavoro da fare in questo Paese”.

Il presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo su Peppino ha detto: “Impastato rimane un esempio per tutti i giovani che, a testa alta, sperano e lottano per il cambiamento, per una Sicilia finalmente libera dalla mafia. Di Impastato dobbiamo ricordare la sua onestà, il suo spirito giovanile, il coraggio con il quale irrideva ai boss mafiosi del suo paese. Oggi, a distanza di tanti anni, ci piace ricordare il suo sorriso: il sorriso di chi, forte dei propri valori umani e sociali, non temeva di scontrarsi con l'arroganza e la prepotenza di efferati criminali e mafiosi”. “La Sicilia che si ribella al pizzo e alla mafia” ha concluso Lombardo “gli deve tanto e tutti noi, chiamati ad amministrare la cosa pubblica, abbiamo soprattutto un modo per ricordarlo, al di là degli annunci spesso retorici: fare ogni giorno il nostro dovere”.

Dalla mezzanotte di oggi “Primaradio” si è trasformata in “Radio Aut” trasmettendo i brani preferiti da Peppino: da Donovan a Fabrizio De Andrè, dai Pink Floyd a Guccini, cantanti degli anni ‘70 come Enzo Del Re e Pino Masi ma anche musica classica. Inoltre alcuni spezzoni della trasmissione “Onda Pazza” sono stati e continueranno ad essere trasmessi per tutto il week end.

Come vi dicevo all’inizio del Post, molte persone non conoscono la storia di Peppino Impastato. D’altronde questa sordida vicenda non ha mai trovato molto spazio sui “mass media” tradizionali, è un episodio scomodo e triste che si vuole ricordare ma non troppo. Quegli erano gli anni in cui il Procuratore Generale di Palermo affermava che “la mafia non esiste. E’ una astuta invenzione della stampa comunista per destabilizzare il Paese e giustificare l’operato dei terroristi delle Brigate Rosse”.

Io mi permetto di pubblicare una breve biografia di Peppino Impastato, gentilmente offerta dal “Centro Siciliano di Documentazione”. Spero che così facendo, quelli che non sono al corrente della sua storia, siano stimolati ad informarsi, magari tramite la Rete che in questo senso offre molte possibilità.


Peppino Impastato
L’attività, il delitto, l’inchiesta e il depistaggio

“Nato a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso con una giulietta al tritolo nel 1963). Ancora ragazzo, rompe con il padre, che lo caccia via di casa, e avvia un’attività politico-culturale antimafiosa.

Nel 1965 fonda il giornalino “L'Idea socialista” e aderisce al Psiup. Dal 1968 in poi partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1975 costituisce il gruppo “Musica e cultura”, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti ecc.); nel 1976 fonda “Radio Aut”, radio privata autofinanziata, con cui denuncia quotidianamente i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era “Onda pazza”, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.

Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo al Consiglio comunale. Stampa, forze dell'ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto vittima e, dopo la scoperta di una lettera scritta molti mesi prima, di suicidio. Grazie all’attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta Impastato, che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa, dei compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione di Palermo, nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato a Giuseppe Impastato, viene individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l’inchiesta giudiziaria.

Il 9 maggio del 1979 il “Centro Siciliano di Documentazione” organizza, con Democrazia Proletaria, la prima manifestazione nazionale contro la mafia della storia d’Italia, a cui parteciparono 2000 persone provenienti da tutto il Paese. Nel maggio del 1984 l’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, sulla base delle indicazioni del Consigliere Istruttore Rocco Chinnici, che aveva avviato il lavoro del primo pool antimafia ed era stato assassinato nel luglio del 1983, emette una sentenza, firmata dal Consigliere Istruttore Antonino Caponnetto, in cui si riconosce la matrice mafiosa del delitto, attribuito però ad ignoti. Il Centro Impastato pubblica nel 1986 la storia di vita della madre di Giuseppe Impastato, nel volume La mafia in casa mia, e il dossier Notissimi ignoti, indicando come mandante del delitto il boss Gaetano Badalamenti, nel frattempo condannato a 45 anni di reclusione per traffico di droga dalla Corte di New York, nel processo alla “Pizza Connection”. La madre rivela un episodio che sarà decisivo: il viaggio negli Stati Uniti del marito Luigi, dopo un incontro con Badalamenti in seguito alla diffusione di un volantino particolarmente duro di Peppino. Durante il viaggio Luigi dice a una parente: "Prima di uccidere Peppino devono uccidere me". Morirà nel settembre del 1977 in un incidente stradale.

Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decide l’archiviazione del “caso Impastato”, ribadendo la matrice mafiosa del delitto ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei “corleonesi”. Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto. Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta viene formalmente riaperta.

Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l’udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata. I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia alla udienza preliminare e chiede il giudizio immediato. Nell’udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti.

Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.

Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono successivamente deceduti.”


Vi ringrazio davvero di cuore per l’attenzione che avete dedicato a questo Post, il cui tema mi sta particolarmente a cuore. Prima di concludere, invito tutti quelli tra di voi che vorrebbero approfondire la conoscenza di questo ragazzo coraggioso, del quale l’Italia intera deve essere orgogliosa, a visitare il bellissimo sito “Peppino Impastato”. Inoltre vi ricordo che su questa vicenda è stato girato da Marco Tullio Giordana il film “I cento passi”.


Con affetto, GuruKonK.



Nell’immagine: un foto di Peppino, poco prima di essere ucciso dalla mafia.