mercoledì 28 maggio 2008

Giustizia per Tommaso?


La Corte d’Assise di Parma, dopo circa 5 ore e mezzo di camera di consiglio, ha condannato all'ergastolo Mario Alessi per il sequestro e l’omicidio del piccolo Tommaso Onofri avvenuto nel marzo del 2006 a Casalbaroncolo (Parma). L’organo giudicante ha anche condannato a 30 anni di carcere la compagna di Alessi, Antonella Conserva. La pena comminata è del tutto in linea con la richiesta avanzata dal Pubblico Ministero.

Alla lettura della sentenza la numerosa gente presente in aula ha applaudito; ed ha applaudito in segno di scherno anche all’indirizzo della Conserva quando la donna si è avviata a lasciare l’aula. E’ dovuto intervenire il presidente della Corte, Eleonora Fiengo, che ha minacciato di far sgomberare l’aula. Mario Alessi non era presente al momento della sentenza: se n’era andato a metà mattinata, dopo l'inizio della camera di consiglio.

Come pena aggiuntiva, la Corte d’Assise ha comminato anche l’isolamento diurno per l’uomo e 3 anni di libertà vigilata per la donna (naturalmente da scontare una volta espiata la pena principale). Mario Alessi è stato dichiarato decaduto dalla patria potestà, che è stata invece solo sospesa per la Conserva fino alla conclusione della pena. La Corte ha pure decretato un risarcimento pecuniario di 300’000 euro per i genitori del piccolo Tommy, e di 100’000 euro per gli zii.

Commozione in aula alla lettura della sentenza. Il PM Lucia Musti, che si è vista accogliere integralmente le sue richieste, visibilmente emozionata ha dichiarato: “Potevamo vincere solo così. Se avessero dato alla Conserva 29 anni invece di 30 l’avrei considerata una sconfitta”. Commozione anche per Tommaso e Paola Onofri, che dopo la lettura della sentenza hanno abbracciato i loro avvocati con le lacrime agli occhi.

La sentenza è stata diversamente commentata dagli avvocati delle parti. Laura Ferraboschi, difensore di Mario Alessi, ha detto: “Ora speriamo in un altro giudice. Sono convinta delle ragioni del mio cliente. Lui non è distrutto ma è determinato a lottare ancora per dimostrare la sua estraneità dall'omicidio”.

Critico nei confronti della sentenza anche il criminologo Carmelo Lavorino, del collegio difensivo di Antonella Conserva: “Sentenza deludente” ha affermato “Hanno voluto fare di Raimondi (l’altro uomo coinvolto nel sequestro, n.d.K.) un santo ma le cose stanno molto diversamente. Aspettiamo le motivazioni per capire cosa imputano alla Conserva. Purtroppo l’Italia e' questa. La giuria non ha avuto coraggio”.

Come spesso accade in casi simili, il ruolo degli avvocati difensori è davvero ingrato. Sono costretti dal Codice e dalla deontologia ad utilizzare tutte le loro capacità umane e professionali per aiutare dei biechi criminali. Il rovescio della medaglia, ed è bene sottolinearlo, è una impagabile visibilità mediatica che garantisce spesso ai legali in questione degli interessanti sbocchi lavorativi.

Tornando al sequestro e all’omicidio del piccolo Tommaso Onori mi viene da riflettere. Una domanda: i difensori di Alessi e Conserva sono pronti a dare battaglia in appello perché positivamente convinti della posizione dei loro assistiti, oppure per non fare decadere la visibilità di cui vi ho accennato in precedenza? A voi l’onere di trovare una risposta perché io non ne sono capace.

Per concludere, spero solo che una volta superati tutti i gradi di giudizio i responsabili di questo atto barbaro vengano raggiunti con durezza della giustizia terrena, in modo che Tommaso possa finalmente riposare in pace.

Con affetto, GuruKonK.



Per ricordare: “Tommaso nel cuore”



Nell’immagine: Mario Alessi e Antonella Conserva.

lunedì 26 maggio 2008

Il Mystico Giudizio no. 16


Il titolo originale di questa pellicola è “Idle Hands”, dove “idle” sta per “inattivo”, “pigro”. Ed è molto più efficace della sempliciotta traduzione di Cinecittà, che ha trasformato il titolo in “Giovani diavoli”. In effetti questo film parte dalla considerazione che l’ozio è il padre dei vizi. Il male trova terreno fertile nella quotidianità delle persone oziose. Indolenti e perennemente fumati sono i protagonisti di questa brillante commedia horror.

E’ un film del ’99 firmato da Rodman Flender. Non è facilissimo da trovare in commercio, ma lo sforzo della sua ricerca verrà ripagato da una gradevole ora e mezza di deliranti situazioni grottesche. E’ una storia dell’orrore che viene raccontata nello stile della commedia. Ne esce un’insolita miscela cinematografica, originale e a modo suo diversa per contenuti ed atmosfere da altrettanto pregevoli parodie quali “L’alba dei morti dementi” oppure la famosa serie di “Scary Movie”.

Ecco, in estrema sintesi, di cosa si tratta: gli Stati Uniti sono nuovamente sotto l’assedio di un “serial killer”. Le forze dell’ordine brancolano nel buio e la comunità è terrorizzata. In occasione di Halloween vige il coprifuoco: nessun bambino può effettuare il tradizionale porta a porta al motto di “dolcetto o scherzetto”. All’inizio del film l’assassino si introduce nella casa del protagonista, interpretato dal brillante Devon Sawa. Quest’ultimo, talmente stordito dalla marijuana non si accorge nemmeno lontanamente dell’immane carneficina che viene consumata tra le mura domestiche. Se la dorme alla grande, con il walk-man sulle orecchie. E all’indomani osa ancora brontolare perché mamma non ha comprato il latte e nemmeno il cibo per cani. Ma mamma è ormai un cadavere, già da alcune ore, esattamente come papà, con mille tagli di lama sparsi sul corpo e l’occhio destro mutilato che rotola liberamente per casa. Il gatto lecca le macchie di sangue sul pavimento. Il film parte così, in allegria.

Oltre al mistero legato all’identità dell’assassino, la storia si sviluppa attorno all’impossibilità del protagonista di dichiarare il suo amore per la bella Molly (Jessica Alba), all’adolescenziale quotidianità fatta di poltrone e telecomandi dei due amici di spinelli Mick (Seth Green) e Pnub (Elden Helson), agli incessanti tentativi di portarsi a casa una donna del metallaro Randy (Jack Noseworthy), una sorta di belloccio alla Jon Bon Jovi. Così, Idle Hands è un costante susseguirsi di scene da teenager – movie alternate ad inquietanti episodi di terrore, che inquietanti non riescono mai ad essere visti i toni volutamente scherzosi del film. In questo lungometraggio non ci si prende sul serio: è tutta una parodia, tra scene di teste mozzate e arti mutilati e situazioni buffe come gli impacciati approcci amorosi del protagonista; è tutto un paradosso tra musiche da film dell’orrore, con stridenti violini che sottolineano i momenti di “paura”, e una colonna sonora punk-rock energica ma giocosa trainata da “I wanna be sedated” dei Ramones.

Il Mystico Giudizio: “Idle Hands - Giovani diavoli” è il contrario esatto di film quali “House of the Dead II” (ricordate la mia prima recensione?), nei quali il regista e gli attori falliscono miseramente nel tentativo di impressionare il pubblico e riescono solo (senza volerlo) a far ridere. Qui invece sì che si vuole divertire. Ed è un pieno successo! Ma le sensibili “bloggiste” di GuruKonK sono avvertite: non manca il sangue, non mancano i morti viventi, non manca lo schifo! Buon divertimento!

MysteXX



Nell’immagine: una buffa fotografia tratta da “Giovani diavoli”.

domenica 25 maggio 2008

Un ritorno al passato?


Il vento della paura torna a soffiare in Sudafrica con un impeto simile agli anni '80 e prima ancora, gli anni della “caccia al nero”, dei machete e delle torce umane nelle strade in pieno centro nelle grandi città. E’ quello che capita in molti Paesi dell’Africa Australe, ma il Sudafrica dal 1994 non vedeva scene così cruente. Il “Mail & Guardian”, il maggiore quotidiano del Paese, ha mostrato in prima pagina uomini in fiamme, poliziotti che tentano invano di salvarli, aziende devastate. Si è scatenata una guerra fra poveri, non bianchi contro neri (anche se alcuni ministri del governo sudafricano hanno già parlato di un pericoloso terzo potere che arma le mani), ma cittadini sudafricani di colore contro immigrati fuggiti a migliaia dalla crisi in Zimbabwe, sconvolto dagli scontri che sono seguiti ai risultati elettorali fortemente contestati, dal Malawi, attraversato in questi mesi da numerosi colpi di Stato e perfino dalla Somalia e dagli altri Paesi sconvolti dalle guerre e dall’insostenibile carovita.

Le violenze sono scoppiate nello scorso fine settimana nella periferia di Johannesburg, in particolare nel sobborgo di Alexandria, ormai presidiato da poliziotti, giorno e notte. Le vittime prescelte sono state soprattutto immigrati, compresi donne e bambini, in piccola parte giunti in fuga dalle pesanti vicende politiche delle loro terre, in misura maggiore stabilitisi nelle periferie delle città più grandi, dove hanno intrapreso piccole attività di artigianato o hanno trovato posto di lavoro nelle imprese sudafricane con una paga ampiamente inferiore alla norma.

Ecco perché il Governo ha subito smentito la tesi xenofoba, parlando di un conflitto sociale degenerato, dopo le forti avvisaglie di inizio anno, a causa della disoccupazione che colpisce le giovani generazioni, soprattutto quelle che dal dopo Apartheid e dal grande sviluppo sudafricano non hanno tratto le certezze che attendevano. Sono infatti soprattutto giovani, i 300 violenti arrestati per i numerosi incendi a Johannesburg, ma anche per i disordini in tutto il Guateng, la regione più colpita al confine con il Botswana, dove perfino gli imprenditori bianchi sono stati accusati di tradimento per aver assunto immigrati e tolto lavoro alla gente sudafricana. In questo, purtroppo, è fin troppo facile osservare che tutto il mondo è paese…

Gli appelli alla calma e le denunce di sdegno del presidente Mbeki e di Nelson Mandela potrebbero non bloccare il degenerare della situazione che ha causato sinora 51 morti. Potrebbe aver ragione Gwene Matashe, segretario generale del noto “African National Congress”, che ha chiesto l’impiego dell’esercito? Non ve lo so dire. Comunque tale richiesta è stata accolta ieri da Thabo Mbeki. Ma contro chi dovranno intervenire le forze armate? Esiste veramente un “terzo potere” coinvolto negli scontri o si tratta solo di episodi di xenofobia a carattere sociale? C’è di vero che il Sudafrica, uno dei Paesi più ricchi dell’Africa, con una crescita prevista in questi anni intorno al 5% e con enormi investimenti in vista dei Mondiali di calcio del 2010, presenta il 40% della popolazione ancora al di sotto della soglia di povertà. Le ricche popolazioni bianche che governavano al tempo dell’Apartheid, sono sparite politicamente ma restano molto forti dal punto di vista economico, soprattutto nel sud del Paese.

I neri, purtroppo, non hanno ancora del tutto abbandonato i vecchi retaggi delle divisioni etniche. Le accuse più gravi per gli scontri di questi giorni sono rivolte ai militanti politici ed ai giovani di etnia Zulu, diventati più forti anche in seno all’ANC, dopo l’elezione a presidente del partito del loro leader Jacob Zuma, che si appresta (probabilmente) a diventare il primo presidente Zulu nelle elezioni del 2009. Il leader ha gettato acqua sul fuoco, ma la denuncia di aggressione subita da chi cantava gli inni di quella gente fa riflettere. Fa pensare anche la dura contestazione alla politica moderata di Mbeki verso i Paesi vicini, proprio da parte di Zuma!

Grande tensione ha creato la riforma agraria annunciata dal governo, che dovrebbe consegnare ai neri il 30% delle fattorie confiscate dopo gli anni bui della repubblica! Ma non dimentichiamo neppure il clamore mediatico scatenato dall’episodio di Bloemfontain, dove in una scuola universitaria, un gruppo di studenti bianchi (afrikaneer) ha costretto alcuni impiegati di colore ad ubriacarsi per poi umiliarli, urinando su di loro. A questo proposito, nelle scuole c’è ancora chi afferma che i bianchi preferiscono stare con i bianchi ed i neri di ceto alto isolano i figli di immigrati. E’ un brutto colpo per il Sudafrica, un Paese che compete con India e Brasile per un posto fra le grandezze emergenti mondiali, scoprire di essere tornato improvvisamente indietro di venti anni.

Un affettuoso saluto, GuruKonK.



Grazie: a “Ideazione Web” e a Angelo D’addesio per il prezioso materiale!



Nell’immagine: una mensa creata dopo gli scontri per gli sfollati.

giovedì 22 maggio 2008

Apertura sulle coppie di fatto?


La notizia ha fatto rapidamente il giro di tutte le principali agenzie stampa: una sentenza della Corte di Cassazione spiana la strada per equiparare le coppie di fatto alla famiglia legittima. Infatti, chi picchia reiteratamente la convivente si macchia del reato di maltrattamenti in famiglia al pari di un uomo regolarmente sposato. E’ quanto affermato dalla suprema corte confermando il carcere preventivo nei confronti di un 45enne di Torre del Greco che, per anni, aveva picchiato la sua compagna, dalla quale aveva avuto anche una figlia.

Contro la decisione del Tribunale del Riesame di Napoli, che aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal GIP di Santa Maria Capua Vetere nei confronti dell’uomo, la difesa aveva presentato ricorso alla suprema corte, rilevando che non poteva configurarsi il reato di maltrattamenti in famiglia, dato che la persona offesa era una “semplice convivente”.

Di tutt’altro avviso la quinta sezione penale della Corte di Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso: “ai fini della configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia” si legge nella sentenza n.20647 “non assume alcun rilievo la circostanza che l'azione delittuosa sia commessa ai dani di persona convivente more uxorio”.

Infatti, spiegano i giudici di piazza Cavour, “il richiamo contenuto nell’art.572 c.p. alla “famiglia” deve intendersi riferito ad ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo, comprendendo in questa nozione anche la famiglia di fatto”.

Basta soltanto che “si tratti di un rapporto tendenzialmente stabile, sia pure naturale e di fatto” continuano i giudici “instaurato tra due persone con legami di reciproca assistenza e protezione”. Nel caso in esame, dunque, risulta “l’esistenza di una vera e propria stabile convivenza di fatto, durata oltre 10 anni, dalla quale sono nate due figlie, dando luogo” conclude la Suprema Corte “ad una situazione qualificabile come famiglia di fatto, i cui componenti sono compresi nella tutela prevista dall'articolo 572 c.p.”.

In Italia la convivenza non è al momento disciplinata da nessuna legge specifica. Ciò significa che la situazione delle coppie di fatto risulta essere assai vaga e confusa. Per tale ragione, i due partner rischiano spesso di vedersi negati alcuni diritti fondamentali.

Ma all’atto pratico, qual è la situazione? Vediamo alcune situazioni specifiche e quello che accade se si è conviventi in Italia.

a) Se uno dei due partner ha bisogno di un intervento medico urgente e rischioso, l'altro non può autorizzarlo, visto che non figura come parente.

b) Il convivente non può chiedere permessi di lavoro se il partner si ammala.

c) Il convivente che collabora all'impresa dell'altro non ha nessun diritto. Meglio, quindi, premunirsi con un regolare contratto di società o di lavoro dipendente.

d) Se la convivenza termina, il convivente in stato di bisogno non ha diritto a nessun sostegno economico da parte dell'altro.

e) Se dalla convivenza sono nati dei figli (e questi sono ancora minorenni) nel caso in cui la convivenza cessi, l’affidamento è stabilito in base al criterio dell'interesse del minore. Se vi è disaccordo, l’affidamento è deciso dal tribunale per i minorenni. Anche dopo la cessazione della convivenza, il genitore ha l’obbligo di mantenere il figlio che convive con l’altro partner.

f) In caso di maltrattamenti di un convivente nei confronti dell’altro si configura il reato di maltrattamenti in famiglia, come dimostra la sentenza della Corte di Cassazione.

g) Se uno dei conviventi sconta una pena detentiva, il partner ha lo stesso diritto a colloqui e permessi di un coniuge.

h) Se cessa la convivenza il proprietario o l’intestatario del contratto d’affitto ha diritto a restare nell’abitazione, salvo un diverso accordo tra le parti. Tuttavia non è lecito "cacciare" l’altro convivente e ogni contrasto dovrà essere risolto dal giudice.

i) Se uno dei due conviventi muore e l’appartamento era di sua proprietà, quest’ultimo spetta agli eredi legittimi del defunto. Il convivente potrà continuare ad abitarlo solo se l’altro ne aveva disposto con testamento in suo favore.

j) Se invece la casa era in locazione, il convivente ha diritto di subentrarvi nel contratto.

k) Se uno dei partner è extracomunitario non può chiedere il rilascio (o il rinnovo) del permesso per convivenza con il partner italiano.

Ritengo necessario chiarire che in Svizzera, dove vivo con tutti i miei cari, la registrazione delle coppie di fatto è già da tempo una realtà e non ha certo sconvolto l’istituzione della famiglia basata sul matrimonio. Su tutta questa faccenda mi sono fatto un’idea abbastanza precisa, quando una società civile è mossa da sentimenti di uguaglianza e rispetto verso il prossimo, non possono trovare spazio impulsi di paura verso le novità. Le coppie che decidono di vivere insieme senza sposarsi, ma che desiderano ugualmente registrare la propria unione presso le istanze legali, non devono spaventare nessuno. L’istituzione del matrimonio troverà facilmente la propria ragione di esistere, come ha sempre fatto nei secoli, indipendentemente dalle diverse scelte individuali.

Anche oggi aspetto con piacere le vostre opinioni in merito a questo argomento, che in Italia è sempre stato accompagnato da infinite controversie. Vi ringrazio di cuore per l’attenzione che continuate a dedicare a questo Blog e vi do appuntamento a domani per un nuovo Post.

Un abbraccio, GuruKonK.



Fonti: agenzia stampa “ADN Kronos” e “Intrage: le nuove età”.

martedì 20 maggio 2008

Una nuova guerra?



Il presidente americano George W. Bush vorrebbe attaccare l’Iran nei prossimi mesi, prima della fine del suo mandato presidenziale. E’ quanto rivela, citando funzionari della difesa, la radio militare israeliana, ripresa dall'edizione online del quotidiano israeliano “The Jerusalem Post”. Secondo le fonti, un alto funzionario vicino a Bush avrebbe affermato che il presidente statunitense e il vice presidente Dick Cheney sono favorevoli a un'operazione militare contro Teheran.

L’esitazione del segretario alla Difesa Robert Gates e del segretario di Stato Condoleezza Rice, secondo il quotidiano di Gerusalemme, starebbero per il momento impedendo all’amministrazione di Washington di lanciare un attacco su vasta scala contro la Repubblica Islamica. Stando alle fonti israeliane, a favorire l’ipotesi di un intervento contro l’Iran vi sarebbe la recente escalation di violenza che ha insanguinato il Libano. La comprensione di questa contorta equazione di politica internazionale la lascio agli esperti.

Durante la sua visita della scorsa settimana in Israele, George W. Bush ha attaccato direttamente l’Iran e i suoi governanti. Bush sarebbe convinto della necessità di colpire Teheran ora perché Hezbollah ha di fatto stabilito il suo controllo quasi totale sul Libano; e poiché il “Partito di Dio” sarebbe l’estensione della “longa manus” di Teheran nel Paese dei cedri. Secondo i falchi di Washington ciò vuol dire che “l’influenza della Repubblica sciita nella regione sia attualmente in crescita”. Questo fatto rappresenta una ragione sufficiente per un’azione militare?

Non sono certo un esperto di strategie diplomatiche e non conosco neppure a fondo le reali motivazioni della crescente aggressività americana nei confronti dell’Iran. L’unica cosa di cui sono sicuro è che il nostro mondo ha un disperato bisogno di molte cose, ma non di un’altra sanguinosa guerra in Medio Oriente!

GuruKonK


Nell’immagine: il presidente Bush mentre discute di politica estera con i suoi più intimi collaboratori!

lunedì 19 maggio 2008

Un uomo (s)fortunato


Un caro saluto a tutti gli amici del Blog. Vi siete mai sentiti sopraffatti dalla malasorte? Intendo dire, non vi è mai capitata una giornata nella quale nulla (ma veramente nulla) sembra andare per il verso giusto? Se avete risposto di “sì” a queste domande, significa che l’odierno Post vi potrebbe interessare molto. Infatti, navigando tra i meandri più oscuri della grande Rete globale, ho scovato un personaggio che, secondo molti bloggers, si è meritato il titolo di “Gran Visir della Iella”.

Personalmente, però, non sono sicuro che questo titolo gli calzi davvero a pennello. Trovo infatti che costui, anche nelle situazioni più sfortunate, sia sempre stato illuminato da un lucente raggio di buona sorte. Giudicate voi.


La storia di un uomo (s)fortunato

Frane Selak, nato nel 1929, è un uomo croato, insegnante di musica, diventato ormai famoso in tutto il mondo per la sua sfortuna (o fortuna). Il signor Selak, durante la sua vita, ha vissuto innumerevoli disavventure fin dai lontani anni ‘60.

Nel gennaio del 1962, per esempio, Selak stava viaggiando su un treno diretto a Dubrovnik da Sarajevo. Sfortunatamente il treno deragliò improvvisamente e precipitò in un lago ghiacciato. Selak riuscì a scappare e a raggiungere la riva del lago cavandosela con qualche frattura e un principio di ipotermia. Purtroppo i morti furono 17.

Nell’anno 1963, mentre volava da Zagabria a Rijeka, il portellone dell’aeroplano sul quale si trovava si è aperto in modo inspiegabile. Morirono 19 persone, ma il buon Frane atterrò miracolosamente su una balla di fieno e rimase quasi totalmente illeso.

Nel 1966, si trovava a bordo di un autobus che si schiantò e precipitò in un fiume. Perirono 4 persone, mentre Selak riuscì ancora una volta ad uscirne illeso.

Nel 1970, riuscì a scappare prima che una perdita della pompa della benzina gli incendiasse l’auto.

Nel 1973, un’altra auto prese fuoco, Selak si bruciò parte dei capelli, ma l’incendio venne spento da un’improvvisa raffica di vento.

Nel 1989, mentre si trovava in un bar, l’edificio esplose per una fuga di gas. Ci furono 9 morti ma il buon Selak rimase, tanto per cambiare, totalmente illeso.

Nel 1995, venne investito da un autobus nella periferia di Sarajevo. L’impatto lo sbalzò per quasi 10 metri ma, ancora una volta, ne uscì senza un graffio.

Nel 1996, mentre si trovava in una località di montagna, in prossimità di un tornante venne costretto a sbandare da un camion delle Nazioni Unite in arrivo dalla direzione opposta. La sua automobile si ritrovò in equilibrio precario sul ciglio di un burrone. Selak riuscì, aggrappandosi ad un albero, ad uscire dalla vettura, che pochi istanti più tardi cadde nel precipizio (profondo 180 metri) ed esplose fragorosamente.

A conclusione della sua vita (s)fortunata, nel 2003, l’anziano uomo ha vinto un milione di dollari alla lotteria croata, affermando: “Sono sicuro che Dio mi abbia osservato da lassù in tutti questi anni”.

L’uomo ha rifiutato di volare in Australia per registrare uno spot per Duritos (una sorta di nachos, credo), affermando di non avere bisogno di mettere alla prova la sua buona stella. Lui stesso afferma che può essere considerato sia l’uomo più fortunato che quello più sfortunato del mondo, sta a noi decidere.

E voi, come lo considerate?

GuruKonK



Nell’immagine: una vecchia fotografia di Frane Selak.

sabato 17 maggio 2008

I peggiori posti al mondo

Vi è mai capitato di passare una vacanza orribile? Non siete mai arrivati in un posto che credevate meraviglioso, per poi rendervi conto di essere finiti in una specie di discarica? Sono certo che molte persone al mondo risponderebbero un chiaro “sì” a queste due domande. Dico questo perché in Rete sta circolando una singolare lista, stilata dal portale maschile “Ask Men”, in cui sono stati catalogati i 10 peggiori posti della Terra. Inutile dirvi che tal operazione a sollevato un polverone di polemiche e ha causato dure reazioni (solo di tipo verbale, per fortuna) da parte degli abitanti di queste amene località.

Naturalmente non potevo esimermi dal pubblicare del materiale così particolare e succoso, per cui vi presento questa contestata lista. Chiarisco subito che l’ordine di presentazione non è casuale, ma è quello scelto dai curatori del sito “Ask Men”.


I 10 POSTI PEGGIORI DEL MONDO

1. Port Moresby (Papua New Guinea)
Tipo di problema: malattie.
Con oltre 115 nuovi casi di Hiv e Aids diagnosticati ogni mese, la capitale di Papua New Guinea è in seria difficoltà. Con la popolazione che si espande a tassi incontrollati, i livelli di disoccupazione sono schizzati alle stelle, le entrate sono precipitate e le gang criminali mettono a segno rapine con fucili automatici M16 e dirottano le auto armati di machete.

2. Linfen (Cina)
Tipo di problema: oscurità.
Linfen, in Cina, è buia e scura. Si trova in una cintura industriale e risente dei 50 milioni di tonnellate di carbone che vengono estratti ogni anno dalle vicine colline di Shanxi. Non c'è modo di sfuggire a questo pesante smog, in grado persino di oscurare il sole!

3. Bujumbura (Republica del Burundi)
Tipo di problema: corruzione.
Con il più basso PIL pro-capite al mondo, il Burundi è il paese più povero del pianeta, devastato da una storia di genocidi, omicidi di massa e assassinio di leader politici. Inoltre, L’ONU ha scoperto (in un pool di 178 paesi) che gli abitanti del Burundi hanno la più bassa soddisfazione di vita al mondo. Per fortuna ci sono le Nazioni Unite…

4. Pyongyang (Corea del nord)
Tipo di problema: oppressione.
Mentre l’attuale facciata moderna potrebbe farla apparire come una città occidentale, in realtà è interamente oppressa da un sistema dittatoriale. Radio e TV hanno un solo canale che trasmette unicamente programmi speciali controllati dal governo. Addirittura le biciclette sono vietate dal regime per limitare movimenti e interazioni sociali.

5. Oklahoma City (Stati Uniti)
Tipo di problema: disastri naturali.
Situato nella cosiddetta “Tornado Alley”, il peggior periodo per visitarla dovrebbe essere tra marzo e agosto. Oklahoma City è la città più colpita dai tornado degli Stati Uniti.

6. Chernobyl (Ucraina)
Tipo di problema: radiazioni.
Tristemente famosa per l'esplosione nucleare del 1986 che contaminò la maggior parte dei suoi organismi viventi, Chernobyl non è certo il tipo di posto dove si andrebbe volentieri in vacanza. Un gran parte della città è ancora ampiamente abbandonata e rimasta come 20 anni fa, con centinaia di km di spazio inabitato, edifici deserti e laghi e fiumi avvelenati.

7. Mogadiscio (Somalia)
Tipo di problema: illegalità.
Con il collasso del governo centrale nel 1991, Mogadiscio è quasi totalmente senza legge, con nessuna struttura reale di “peacekeeping” presente sul territorio, nonostante uno sforzo fallito nel 1992 dagli USA, che finì solo per peggiorare la situazione. Difficilmente si potrà trovare tanto presto Mogadiscio in qualche rivista patinata di viaggi.

8. Yakutsk (Russia)
Tipo di problema: clima estremo.
Ufficialmente il posto più freddo sulla terra, le temperature scendono fino -50° e oltre. Senza un equipaggiamento artico un essere umano può raggiungere un grado mortale di ipotermia nel giro di pochi minuti. Un altro aspetto che rende Yakutsk una città poco adatta al turismo è l’isolamento quasi totale dal resto del mondo. E vorrei poi vedere…

9. Dhaka (Bangladesh)
Tipo di problema: inquinamento.
Oltre alla perdurante instabilità politica, l’oppressione militare e la devastazione della guerra e dei disastri naturali, la capitale del Bangladesh affronta una nuova crisi dovuta ai dei livelli di inquinamento a dir poco insopportabili. Il rapido sviluppo industriale ha riempito così tanto la città di smog da causare serissimi danni ambientali. Inoltre vengono scaricate nei fiumi ben 9,7 milioni di tonnellate di materie tossiche all’anno!

10. Baghdad (Iraq)
Tipo di problema: conflitto militare.
La città è stata irrimediabilmente danneggiata dalla guerra del Golfo, che ha letteralmente messo la città in ginocchio. Saccheggi, furti, rapimenti e abusi sessuali sono all'ordine del giorno e la situazione non sembra destinata a migliorare nei prossimi anni.


Per oggi finiamo qui. Sono davvero molto curioso di leggere i vostri commenti in merito a questa particolare lista delle “brutture” del nostro pianeta. Come sempre l’appuntamento è a domani per un nuovo Post.

Con affetto, GuruKonK.



Nell’immagine: una fotografia della periferia di Chernobyl.

venerdì 16 maggio 2008

Oscar alle Olimpiadi


Qualche mese fa, su questo Blog avevamo parlato di Oscar Pistorius, l’atleta sudafricano nato senza le gambe che chiedeva di poter partecipare ai prossimi giochi olimpici, trovando però la ferma opposizione della Federazione Internazionale dell’Atletica (Iaaf). Come ricorderete, l’oggetto del contendere erano le protesi in carbonio con le quali Pistorius riusciva a ottenere, sui 400 metri piani, dei tempi di più che lusinghieri. Una perizia interna alla Federazione, aveva appurato che il sudafricano poteva potenzialmente ottenere un “illecito vantaggio” grazie proprio alle gambe artificiali. Per questa ragione l’atleta si era visto sbarrare l’accesso a Pechino 2008, anche se rimaneva una flebile speranza nel ricorso al Tribunale d’Arbitrato dello Sport (TAS) di Losanna.

Oggi l’inatteso colpo si scena: Oscar Pistorius potrà partecipare alle Olimpiadi di Pechino 2008. Il Tribunale d'arbitrato sportivo (TAS) ha infatti accolto il ricorso presentato dal 21enne atleta biamputato sudafricano perché al momento non è dimostrabile che tragga vantaggio dall'uso delle protesi. “E' il giorno più bello e importante della mia vita. Sono felicissimo per la decisione del TAS” commenta Pistorius. “Spero che metta a tacere le teorie secondo cui io avrei un vantaggio non legale”.

“Con questo ricorso” dice Pistorius “volevo dare a tutti gli atleti disabili la possibilità di competere lealmente con i normodotati. Adesso vado avanti con la mia caccia alla qualificazione per le Olimpiadi”. Vi ricordo che per correre nella gara individuale dei 400 metri, Pistorius deve ottenere il tempo minimo di 45' 55''.

Per scendere in pista nella staffetta, invece, avrà bisogno di una semplice convocazione nella squadra nazionale. E il Comitato olimpico sudafricano (Sascoc) apre subito le porte a Pistorius: “Già in passato abbiamo selezionato per la staffetta atleti che non avevano ottenuto il minimo necessario”.

Come dicevamo in entrata, lo scorso 14 febbraio la Federazione Internazionale dell’Atletica (Iaaf) aveva posto il veto alla partecipazione del sudafricano ai Giochi. Secondo la Iaaf, le protesi utilizzate da Pistorius avrebbero costituito una violazione dell'articolo 144.2 del regolamento, in quanto avrebbero garantito un “vantaggio tecnico”.

La Iaaf rende noto dal proprio sito ufficiale che “il TAS questo pomeriggio ha dichiarato Oscar Pistorius eleggibile” per i Giochi. Il Tribunale “ha deciso che al momento non esistono elementi scientifici sufficienti per dimostrare che Pistorius tragga vantaggio dall'uso delle protesi” denominate “Cheetah”, in gergo settoriale. “Di conseguenza” prosegue la federazione internazionale “gli ha concesso di gareggiare”.

“La Iaaf accetta la decisione del Tas”, dice il presidente della federazione internazionale, Lamine Diack. “Oscar sarà il benvenuto quest’estate. E’ una persona capace di ispirare e di dare l'esempio, aspettiamo di poter ammirare i risultati che otterrà in futuro”.

Secondo la sentenza pubblicata dal TAS “la decisione assunta dalla Iaaf lo scorso 14 febbraio è revocata con effetto immediato”. Il collegio giudicante ritiene che la Iaaf non abbia prodotto “prove sufficienti relative a vantaggi metabolici e a effetti biomeccanici derivanti dall'uso delle protesi”.

Il TAS precisa che il verdetto emesso oggi fa riferimento solo all’eleggibilità di Pistorius e “all'uso delle protesi specifiche” al centro del procedimento. La sentenza non ha (ovviamente) alcuna valenza in relazione all’eleggibilità di altri atleti o di altri modelli di protesi. Il TAS, infine, non esclude la possibilità che, sulla base di nuove informazioni scientifiche e di nuovi test, “la Iaaf possa in futuro essere nella condizione di dimostrare che le protesi garantiscono a Oscar Pistorius un vantaggio nei confronti degli altri atleti”.

Da parte mia spero che questo uomo caparbio e coraggioso riesca ad ottenere il tempo minimo di qualificazione per Pechino 2008 il più presto possibile. Si tratta di un fulgido esempio, per tutte le persone diversamente abili del pianeta, che una vita ricca di gioia e soddisfazioni è sempre possibile!

Vi ringrazio di cuore per l’attenzione che avete, anche oggi, riservato al Blog. Come sempre vi do appuntamento a domani per un nuovo Post.

Un abbraccio, GuruKonK.



Nelle immagini: Pistorius con le protesi contestate dalla Iaaf.

giovedì 15 maggio 2008

Il Mystico Giudizio no. 15


Il primo lungometraggio italiano ad aggiudicarsi uno spazio nella nostra “mystica rubrica”, è un avvincente noir d’azione del giovane cineasta Davide Marengo, con venature e personaggi grotteschi alla Guy Ritchie (“Lock & Stock” e “Snatch”, tanto per intenderci), ma con un elemento in più: accanto a tanta azione, proposta in una chiave moderna e ritmata, vi è spazio per tutta una serie di contenuti emotivi e aspetti sentimentali che arricchiscono il film e rendono più “veri” i personaggi. Quest’ottima commedia si intitola “Notturno Bus” ed è uscita l’anno scorso.

La storia è intrigante e viene narrata in modo scorrevole, ricca di colpi di scena, tensioni, avvenimenti concatenati e un mistero che funge da file rouge per tutto il film. La recitazione è impeccabile: ogni singolo attore fornisce un apporto eccellente al film, ma è nel suo insieme che il cast risulta addirittura magico; un accorpamento vincente, grazie alla lungimiranza con cui sono state scelte e unite in questo progetto determinate singole personalità. Personalità del calibro di Valerio Mastandrea, l’introverso autista di autobus che a causa del gioco d’azzardo si incasina non poco l’esistenza, tra debiti insoluti, pressioni e minacce ad opera di feroci strozzini; Giovanna Mezzogiorno, incorreggibile ladra a tempo pieno e bugiarda, la cui vita si incrocia con quella dell’autista, complicando ulteriormente la loro già difficile situazione; Ennio Fantastichini, il poliziotto “paterno”, comprensivo, che fa da contraltare al crudele e violento sbirro interpretato da Francesco Pannofino (sicuramente il personaggio più grottesco del film, terrificante e adorabile al tempo stesso!), che lavora in coppia con l’altro poliziotto cattivo Roberto Citran, taciturno e apparentemente mite ma potenzialmente malefico e sadico quanto un ufficiale nazista frustrato. Questi ed altri attori rendono i personaggi di “Notturno Bus” indimenticabili ed elevano la regia di Marengo su un piano cinematografico superiore.

Il Mystico Giudizio non ama soffermarsi più di tanto sulla trama, che merita di essere scoperta durante la visione del film e non prima. Il titolo, il genere, il soggetto, il regista, gli attori, l’ambientazione, la colonna sonora e le atmosfere sono indicazioni sufficienti per risvegliare o meno l’interesse del pubblico. Vale soprattutto per i thriller di questo calibro, che meritano di essere guardati con una curiosità vergine che può essere propria solo di chi non conosce a fondo la trama. Fedele a questo credo, dico soltanto che “Notturno Bus” è un intreccio di storie umane vissute al ritmo di quella Roma che sfugge ai turisti di Piazza San Pietro e che ruota attorno ad oscuri circuiti di microcriminalità, espedienti per tirare a campare, uomini a caccia e altri in fuga, cuori pieni di paura e di sentimenti angusti che dominano quelli dell’amore e dell’amicizia, in un conflitto interiore che alla fine del film troverà comunque uno sbocco, per ognuno dei personaggi, mostrando come a volte l’impressione che una persona può dare con il suo aspetto e stile di vita, non rispecchia necessariamente la sua vera essenza. Altre volte, invece, la prima impressione è proprio quella giusta…

MysteXX



Nell’immagine: Valerio Mastandrea e Giovanna Mezzogiorno in una scena del film.