martedì 13 maggio 2008

Attacco tedesco all'Italia


Non è la prima volta. La stampa tedesca ogni tanto si “diverte” a fare la predica all’amato (e forse odiato) Bel Paese fin dai tempi della celebre copertina di “Der Spiegel”, che mostrava un piatto di spaghetti “condito” con una Walther P38. Questa volta, però, l’attacco della “Sueddeutsche Zeitung” è di precisione. Un elenco scientifico di manchevolezze che ha come unica nota positiva quella di rispondere allo spirito dei tempi. In omaggio alla nuova cortesia fra governo e opposizione, si tratta infatti di un biasimo totalmente “bipartisan”. Insomma, sono legnate per tutti!

“Cosa ci arriva dall’Italia di oggi?”, si chiede dunque retoricamente il giornalista che firma l’articolo, Gustav Seibt. E comincia a elencare: “Vediamo dal Senato immagini dove vecchi signori fanno a cazzotti e poi innaffiano il tappeto rosso con il prosecco. L’oppositore più importante è un comico grasso che fa battute “ad personam”. E il problema più urgente è l’incapacità della grandi amministrazioni di togliere l’immondizia dalle strade”.

Non che i privati cittadini siano del tutto innocenti. La progressista e illuminata “Sueddeutsche” stenta visibilmente a giustificare quelli che usano i luoghi più belli dell’Italia come “discariche private”, lasciando per strada televisioni, materassi e frigoriferi.

Il calcio è occasione per l’unico punto di contatto, di cui francamente si potrebbe pure fare a meno: “Gli hooligan italiani sono altrettanto razzisti e pronti alla violenza dei loro colleghi di Sassonia o Brandeburgo”, scrive il quotidiano di Monaco di Baviera.

In più, il calcio italiano è “una grande macchina per far soldi” e i suoi protagonisti si fanno ingaggiare come “modelli di biancheria intima, testimonial di un sessismo disinvolto”. Del resto di che lagnarsi se lo stesso capo di governo si fa notare per il suo “primitivo modo di abbordare” le donne?

Una nazione davvero misera, quella dipinta dal quotidiano tedesco. Nazione, oddio, forse ancora per poco. Perché c’è infine una fondamentale “mancanza di solidarietà nella società italiana”, che mette a rischio la coesione dell’Italia stessa. Il problema è riassunto nel titolo che riprende una citazione di Rudolf Borchardts, scrittore e traduttore di Dante in tedesco: gli italiani sono “rozzi nell’animo”.

E rozza è la cultura che esprimono “Il neo-sindaco di Roma, crede di poter attirare l’attenzione minacciando di demolire l’unica opera contemporanea riuscita nel centro città, il museo dell’Ara Pacis di Richard Meier”, osserva il giornalista. Chiedendosi come abbia fatto l’esponente di un partito post-fascista più a destra di Joerg Haider a conquistare la Capitale, mentre Silvio Berlusconi è stato “eletto per la terza volta, alla luce del giorno, nonostante gli insuccessi, le promesse non mantenute e gli imbrogli creati per suo unico vantaggio”.

Infine, “sono lontani più di un decennio i tempi in cui le librerie tedesche erano piene di opere di scrittori e storici italiani e quando nomi come Umberto Eco o Carlo Ginzburg influenzavano il dibattito”. Ora, secondo il quotidiano, la maggior parte dei libri che vengono pubblicati da Wagenbach, editore molto importante per gli autori italiani in passato, provengono dalla Spagna o dal Sudamerica. Per non parlare poi del cinema italiano: gli unici film che arrivano all’estero sono “i lamenti del simpatico Nanni Moretti”.

Ecco. Cosa si salva per il quotidiano tedesco? Le spiagge. Ma forse non hanno indagato a fondo…

Non so come concludere un Post del genere. Come già sapete non sono italiano, ma ho un amore immenso per la cultura italiana. Per questo motivo, dover ammettere che alcune critiche della “Sueddeutsche Zeitung” sono fondate mi costa molto. Molti aspetti sollevati dal giornalista tedesco sono eccessivamente severi e nascono (a mio parere) da una visione un po’ distorta e stereotipata dell’Italia: come l'affermazione che “gli italiani sono rozzi nell’animo”! Credo però che valga la pena di riflettere sulle critiche che, invece, hanno colto nel segno. Che l’Italia non stia passando il suo periodo di maggior splendore credo sia visibile a tutti, per questa ragione ritengo sia utile ascoltare le altrui censure (anche se dolorose) per gettare le basi di un necessario risorgimento.

Con immenso affetto, GuruKonK.



Articolo originale della “Sueddeutsche Zeitung”



Nell'immagine: un bel ricordo del Mondiale di calcio del 2006.

lunedì 12 maggio 2008

Ordinarie follie (ediz. 12.08)


Dopo una “lunga” attesa torna una delle rubriche da voi più amate: “Ordinarie follie”. Dopo aver dedicato il Blog a temi come la politica, il folle “mostro” di Amsteten, il disastroso impatto del ciclone Nargis in Myanmar e i delitti di mafia, mi sembra proprio il caso di ritornare a sorridere un po’ per le pazzie altrui. Non trovate che sia un’ottima idea? Oggi parleremo di una singolare offerta di lavoro di un signore inglese: costui cercava delle persone disposte a bere in compagnia di suo padre. Cambieremo tema, raccontando la singolare vicenda di una ragazza di 20 anni che sostiene di essere stata “violentata” al telefono. Ci sposteremo poi in India per conoscere una coppia di bizzarri rapinatori di banca. Bando alle ciance e largo alle “Ordinarie follie”!


Pagati per bere birra

In una cittadina inglese è apparso un annuncio di lavoro piuttosto insolito che, a mio parere, avrebbe fatto impazzire il buon Homer Simpson! Infatti si cercavano persone che, in cambio del rimborso spese nonché di un compenso orario di 7 sterline l’ora, andassero a bere birra al pub. L’annuncio è stato inserito da Mike Hammond, che cercava “compagni di bevute” per suo padre 88enne, per ridargli il “gusto di uscire con gli amici come quando era molto più giovane”.

Il signor Hammond, neanche a dirlo, è stato sommerso da richieste di persone interessate a conquistarsi questo insolito lavoro: alla fine ha assunto un medico in pensione ed un ex-ufficiale dell’esercito, che si alterneranno, con Hammond, ad accompagnare l’anziano al pub.


Perde la verginità al telefono!

Una ragazza 20enne, di origine tunisina, si sarebbe talmente eccitata in seguito ad una telefonata erotica con un amico da perdere la verginità “al telefono”. Quando la famiglia ha scoperto l’accaduto, ha denunciato l’uomo per stupro.

L’uomo, un 30enne, ha negato di aver anche solo sfiorato la ragazza (cosa di cui peraltro non è neppure accusato), ma ha ammesso la telefonata a luci rosse. Secondo il suo racconto, i due erano impegnati in una “bollente conversazione” al telefono, e la ragazza ha iniziato prima ad ansimare finché ad un certo punto si sarebbe accorta che stava perdendo sangue.

Secondo la denuncia, il fatto che l’uomo abbia “spinto” la ragazza a masturbarsi, perdendo così la verginità sarebbe equiparabile ad una violenza sessuale. Voi cosa ne pensate?


Rapinano la banca… del seme!

Due criminali hanno rapinato una banca in India. Fatti di cronaca all’ordine del giorno, se non che la banca rapinata è una banca dello sperma, ad Aurangabad, nell’India centrale. I due si sono portati via oltre 100 fiale di liquido seminale, con l’idea di rivenderle ad altre cliniche per la cura dell’infertilità.

Ma i due hanno dimostrato una certa ingenuità, dimostrando di non conoscere il valore di mercato del loro particolare bottino: hanno tentato di vendere le 100 fiale per 25.000 rupie, poco più di 620 dollari, quando in molti paesi una singola fiala viene “quotata” sopra i 50 dollari. Ma soprattutto, ben pochi dottori accetterebbero di acquistare senza documentazione un prodotto così “delicato”, che ha peraltro una vita utile piuttosto limitata. Anche considerato che in tutta l’India ci sono solo dieci banche dello sperma.

Quindi il loro goffo tentativo di vendita ha inevitabilmente insospettito i vari medici che erano stati contattati come potenziali acquirenti, che non potevano fare altro che informare le forze dell’ordine, facendo arrestare questi singolari rapinatori di banca…


Per oggi ci fermiamo qui. Vi saluto e vi ringrazio per le preziose e-mail che ho ricevuto negli ultimi giorni. A questo proposito non escludo di applicare realmente al Blog alcuni dei vostri interessanti suggerimenti.

A domani per un nuovo Post, GuruKonK.



Nell’immagine: un ricco brindisi all’aroma di malto e luppolo!

sabato 10 maggio 2008

Peppino Impastato


Un saluto a tutti gli amici del Blog. Come avrete di certo notato, ieri non ho voluto pubblicare nessun Post. Avevo notato che stavate ancora commentando con grande coinvolgimento il documento relativo alle drammatiche conseguenze del passaggio del ciclone Nargis in Myanmar, per questa ragione non ho voluto “spezzare” un così bel dibattito inserendo un altro Post. Ieri si è celebrato in Italia un “giorno della memoria” per ricordare i 30 anni di due crimini che hanno sconvolto e, sotto molti aspetti, cambiato la storia del Paese: l’omicidio di Aldo Moro e l’assassinio di Peppino Impastato. I due delitti erano molto diversi tra loro, ma entrambi hanno testimoniato fino a noi un periodo oscuro e terribile, nel quale la violenza e lo sconforto sembravano aver avvolto un’intera nazione. Tuttavia ho avuto l’impressione che, se tutti conoscono molto bene la vicenda del rapimento e dell’omicidio del Presidente della DC, molti meno sono al corrente della tragica storia del coraggioso Impastato.

Il 9 maggio del ‘78, giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, a Cinisi (PA) Giuseppe Impastato, meglio conosciuto come Peppino, veniva ucciso. I terroristi i carnefici del primo, i mafiosi quelli del secondo. In occasione del 30esimo anniversario della morte di Impastato, 6’000 persone, provenienti da tutta Italia, si sono radunate in corso Vittorio Emanuele, a Terrasini (PA) dove si trova l’immobile che era sede di “Radio Aut”, la radio libera creata da Impastato e dai suoi amici. Lì veniva trasmessa “Onda pazza”, la trasmissione satirica e irriverente attraverso la quale Peppino e i suoi compagni denunciavano le malefatte dei mafiosi e dei politici locali. Da lì è partito il corteo diretto a Cinisi, dove si trova la casa memoria di Peppino.

Tantissime le associazioni contro tutte le mafie che attraverso cineforum, dibattiti pubblici, incontri nelle università e spettacoli teatrali, hanno ricordato la storia di Peppino Impastato con l’obiettivo di riportare in vita quello che le mafie pensavano di aver ucciso: la voglia di cambiare e di non smettere mai di raccontare e denunciare il malaffare.

Giovanni Impastato, fratello di Peppino, appena arrivato in Corso Umberto Vittorio Emanuele ha commentato così le numerose presenze: “Fra Terrasini e Cinisi non si era mai vista una manifestazione antimafia così nutrita. È un giorno di ricordo e di festa. Sto vedendo migliaia di persone”. Commentando poi l'assenza di Veltroni, che aveva garantito la sua presenza lo scorso luglio durante una visita a Cinisi, ha detto: “Non ho sentito Veltroni. Mi dispiace che oggi non sia qui ma sono certo che avrà avuto i suoi motivi. La cosa che più mi fa tristezza è che molti politici, di destra come di sinistra, che in campagna elettorale avevano promesso di essere al nostro fianco, dopo la passata elezione si fanno addirittura negare al telefono. Purtroppo abbiamo ancora tanto lavoro da fare in questo Paese”.

Il presidente della regione Sicilia, Raffaele Lombardo su Peppino ha detto: “Impastato rimane un esempio per tutti i giovani che, a testa alta, sperano e lottano per il cambiamento, per una Sicilia finalmente libera dalla mafia. Di Impastato dobbiamo ricordare la sua onestà, il suo spirito giovanile, il coraggio con il quale irrideva ai boss mafiosi del suo paese. Oggi, a distanza di tanti anni, ci piace ricordare il suo sorriso: il sorriso di chi, forte dei propri valori umani e sociali, non temeva di scontrarsi con l'arroganza e la prepotenza di efferati criminali e mafiosi”. “La Sicilia che si ribella al pizzo e alla mafia” ha concluso Lombardo “gli deve tanto e tutti noi, chiamati ad amministrare la cosa pubblica, abbiamo soprattutto un modo per ricordarlo, al di là degli annunci spesso retorici: fare ogni giorno il nostro dovere”.

Dalla mezzanotte di oggi “Primaradio” si è trasformata in “Radio Aut” trasmettendo i brani preferiti da Peppino: da Donovan a Fabrizio De Andrè, dai Pink Floyd a Guccini, cantanti degli anni ‘70 come Enzo Del Re e Pino Masi ma anche musica classica. Inoltre alcuni spezzoni della trasmissione “Onda Pazza” sono stati e continueranno ad essere trasmessi per tutto il week end.

Come vi dicevo all’inizio del Post, molte persone non conoscono la storia di Peppino Impastato. D’altronde questa sordida vicenda non ha mai trovato molto spazio sui “mass media” tradizionali, è un episodio scomodo e triste che si vuole ricordare ma non troppo. Quegli erano gli anni in cui il Procuratore Generale di Palermo affermava che “la mafia non esiste. E’ una astuta invenzione della stampa comunista per destabilizzare il Paese e giustificare l’operato dei terroristi delle Brigate Rosse”.

Io mi permetto di pubblicare una breve biografia di Peppino Impastato, gentilmente offerta dal “Centro Siciliano di Documentazione”. Spero che così facendo, quelli che non sono al corrente della sua storia, siano stimolati ad informarsi, magari tramite la Rete che in questo senso offre molte possibilità.


Peppino Impastato
“L’attività, il delitto, l’inchiesta e il depistaggio”

“Nato a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso con una giulietta al tritolo nel 1963). Ancora ragazzo, rompe con il padre, che lo caccia via di casa, e avvia un’attività politico-culturale antimafiosa.

Nel 1965 fonda il giornalino “L'Idea socialista” e aderisce al Psiup. Dal 1968 in poi partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1975 costituisce il gruppo “Musica e cultura”, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti ecc.); nel 1976 fonda “Radio Aut”, radio privata autofinanziata, con cui denuncia quotidianamente i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era “Onda pazza”, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.

Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo al Consiglio comunale. Stampa, forze dell'ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto vittima e, dopo la scoperta di una lettera scritta molti mesi prima, di suicidio. Grazie all’attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta Impastato, che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa, dei compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione di Palermo, nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato a Giuseppe Impastato, viene individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l’inchiesta giudiziaria.

Il 9 maggio del 1979 il “Centro Siciliano di Documentazione” organizza, con Democrazia Proletaria, la prima manifestazione nazionale contro la mafia della storia d’Italia, a cui parteciparono 2000 persone provenienti da tutto il Paese. Nel maggio del 1984 l’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, sulla base delle indicazioni del Consigliere Istruttore Rocco Chinnici, che aveva avviato il lavoro del primo pool antimafia ed era stato assassinato nel luglio del 1983, emette una sentenza, firmata dal Consigliere Istruttore Antonino Caponnetto, in cui si riconosce la matrice mafiosa del delitto, attribuito però ad ignoti. Il Centro Impastato pubblica nel 1986 la storia di vita della madre di Giuseppe Impastato, nel volume La mafia in casa mia, e il dossier Notissimi ignoti, indicando come mandante del delitto il boss Gaetano Badalamenti, nel frattempo condannato a 45 anni di reclusione per traffico di droga dalla Corte di New York, nel processo alla “Pizza Connection”. La madre rivela un episodio che sarà decisivo: il viaggio negli Stati Uniti del marito Luigi, dopo un incontro con Badalamenti in seguito alla diffusione di un volantino particolarmente duro di Peppino. Durante il viaggio Luigi dice a una parente: "Prima di uccidere Peppino devono uccidere me". Morirà nel settembre del 1977 in un incidente stradale.

Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decide l’archiviazione del “caso Impastato”, ribadendo la matrice mafiosa del delitto ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei “corleonesi”. Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi. Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto. Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta viene formalmente riaperta.

Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto. Il 10 marzo 1999 si svolge l’udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata. I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia alla udienza preliminare e chiede il giudizio immediato. Nell’udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti.

Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.

Il 5 marzo 2001 la Corte d'assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L'11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all'ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono successivamente deceduti.”


Vi ringrazio davvero di cuore per l’attenzione che avete dedicato a questo Post, il cui tema mi sta particolarmente a cuore. Prima di concludere, invito tutti quelli tra di voi che vorrebbero approfondire la conoscenza di questo ragazzo coraggioso, del quale l’Italia intera deve essere orgogliosa, a visitare il bellissimo sito “Peppino Impastato”. Inoltre vi ricordo che su questa vicenda è stato girato da Marco Tullio Giordana il film “I cento passi”.


Con affetto, GuruKonK.



Nell’immagine: un foto di Peppino, poco prima di essere ucciso dalla mafia.

giovedì 8 maggio 2008

Un'immane tragedia


Un caro saluto a tutti gli amici del Blog. Per cominciare devo ringraziare di cuore tutti quelli tra di voi che hanno deciso di versare un contributo (proporzionato alle singole possibilità economiche, è chiaro) in segno di solidarietà per il popolo del Myanmar, confrontato in questi giorni con una tragedia delle dimensioni a dir poco immani. Come forse già saprete, la stima delle vite perse si è ormai issata verso le 100'000 unità, anche se i dispersi sono ancora varie decine di migliaia. I sopravvissuti alla furia del ciclone Nargis, sono oggi confrontati con la mancanza di cibo e la cronica scarsità di acqua potabile.

Come se ciò non bastasse, i corpi senza vita e le carcasse animali, che lentamente emergono dalle acque putride e dal fango, rimangono per giorni in balìa di temperature di quasi 40 gradi, diffondendo pericolose malattie infettive.

Dopo una iniziale resistenza davvero incomprensibile, la giunta militare che guida il Paese con il pugno di ferro ha accettato gli aiuti internazionali. In questi giorni l’ONU, molti governi da ogni parte del mondo e decine di organizzazioni umanitarie trasportano nel Myanmar centinaia di tonnellate di beni di prima e primissima necessità, nonché personale sanitario qualificato per contrastare l’esplosione di devastanti epidemie.

Tra queste organizzazioni non potava mancare “Medici Senza Frontiere”, già premio Nobel per la pace nel 1999 e da sempre attiva in molte aree sensibili del pianeta. “Bloggers United” ha ottenuto (e distribuito ai membri) un’intervista a Souheil Reaiche, capo missione di “Medici Senza Frontiere” in Myanmar. Naturalmente non potevo evitare di pubblicarla per voi.


Quali aiuti siete già stati in grado di distribuire?

“Lunedì abbiamo distribuito generi di prima necessità, tra cui teli di plastica per fornire un riparo a diverse migliaia di persone. Ieri e oggi siamo riusciti a distribuire generi alimentari sufficienti per una settimana a 2’000 persone nella regione di Twantey, a due ore da Yangoon. Abbiamo distribuito carburante alle scuole e ai monasteri per fare funzionare le loro pompe per l'acqua. Abbiamo inoltre distribuito generi alimentari a 350 persone che hanno cercato riparo in un monastero. I bisogni sono così importanti che cerchiamo di combinare le azioni di valutazione dei bisogni e quelle di assistenza per guadagnare tempo. Quando le squadre di “Medici Senza Frontiere” si sono recate a Twantey per valutare la situazione, hanno portato con loro generi di prima necessità e una tonnellata di cibo. Questa è una tipica azione salva-vita.”

“Oggi invieremo un'équipe composta da un medico, due esperti in logistica e un traduttore nel sud, nella regione di Bagaley, a sette ore di auto. Questa zona costiera è stata colpita molto duramente. In base alla loro valutazione della situazione, camion carichi di generi di prima necessità e cibo sono pronti a partire.”


Cosa vedono gli operatori di Medici Senza Frontiere sul terreno?

“Le persone sono traumatizzate. Un uomo, un marinaio, ci ha raccontato che il suo villaggio è stato completamente distrutto. Ha detto che non aveva notizie sulla sorte dei 4’000 abitanti del villaggio vicino, che si trova ancora sotto un metro d'acqua. La gente racconta di avere trascorso la notte del ciclone arrampicata sugli alberi, guardando i propri villaggi che venivano distrutti.”

“La gente dice che la Birmania non ha mai visto una simile catastrofe; hanno perso tutto e nutrono poche speranze di ricevere assistenza. Nelle regioni di Twantey e Dalla, l'80% dei villaggi sono distrutti. Alcuni villaggi sono ancora sotto un metro d'acqua e non possono essere raggiunti. Tutte le costruzioni di bambù sono state spazzate via. Queste costruzioni rappresentano la maggioranza delle case in questi villaggi. Un terzo della città di Twantey è stato distrutto.”

“Si è dimostrato impossibile raggiungere le zone che sono ancora inondate. Possono essere raggiunte solamente in barca, e tutte le imbarcazioni locali sono state distrutte. Stiamo cercando di comprare barche a Yangoon e anche di portarle nel paese da fuori. Nella stessa Yangoon, le nostre équipe hanno valutato la situazione in diverse zone, inclusa la zona di Okalapa, dove abitano 4’000 persone in cinque chilometri quadrati. Non hanno accesso all'acqua potabile, poiché tutti i pozzi sono inondati o coperti di terra, o manca il carburante per pompare l'acqua. Sono quindi costretti a bere l'acqua infetta del fiume. Per questo stiamo avviando un programma di distribuzione di acqua potabile.”


Quali sono le priorità in questo momento?

“Cibo, alloggi e accesso all'acqua potabile sono le priorità di queste ore. La popolazione birmana era già estremamente vulnerabile prima di questa catastrofe. Al momento le persone vivono in condizioni estremamente precarie, senza cibo, acqua potabile e dormendo all'aperto. Inoltre la malaria e la dengue sono prevalenti in queste zone. Stiamo organizzando una distribuzione di zanzariere per i prossimi giorni.”


Quali sono le difficoltà che dovete affrontare nella distribuzione degli aiuti?

“Non abbiamo incontrato nessun problema particolare o restrizioni nel fare la nostra prima valutazione della situazione e nella distribuzioni degli aiuti. Stiamo continuando a portare assistenza alle popolazioni colpite e stiamo valutando la situazione in altre zone per poter allargando il campo di azione degli aiuti. Tuttavia è chiaro che oggi, con le limitazioni che abbiamo, sia in termini di risorse umane che di materiali, non siamo in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni della popolazione. In seguito all'appello del governo per ricevere assistenza internazionale, è essenziale che i visti di emergenza siano rilasciati quanto prima, e che le spedizioni di soccorso siano autorizzate ad arrivare. Altre squadre di “Medici Senza Frontiere” sono in attesa dei visti da 48 ore, per potersi unire a quelle già presenti nel paese.”


Per oggi finiamo qui. Naturalmente continueremo a “monitorare” la drammatica condizione dell’ex Birmania e non escludo che presto torneremo a parlare dell’evolversi della situazione. Vi ringrazio per l’attenzione che continuate a riservare a questo Blog e vi do appuntamento a domani per un nuovo Post.

Un abbraccio, GuruKonK.



Nell’immagine: una coda di persone in attesa di un po’ d’acqua potabile.

mercoledì 7 maggio 2008

Dimenticati su un'isola


Quando, pochi minuti fa, ho avuto modo di leggere questa notizia speravo di aver male interpretato i termini dell’informazione. Purtroppo non si trattava di un errore. La trama sembra quella di un film d’avventura, ma l’epilogo della vicenda non è altro che una nuova, incredibile, tragedia. Sull’isola russa di Sachalin, un tecnico specializzato in macchinari industriali e originario della Corea del Nord è morto di fame perché la sua compagnia si è dimenticata di inviare i rifornimenti nel centro di lavorazione del legname in cui prestava servizio.

La dimostrazione che lo sfortunato operaio sia stato realmente dimenticato dai suoi diretti superiori, gli stessi che lo avevano stanziato sull’isola di Sachalin, è piombata come un macigno attraverso le principali agenzie di stampa. Pare infatti che a scoprire il cadavere siano stati addirittura i funzionari del Ministero dell’Interno russo, giunti sull’isola per un’ispezione a sorpresa.

Nel piccolo impianto nei pressi del villaggio di Nish, questa società nordcoreana aveva inviato due tecnici, lasciando loro soltanto una scorta minima di cibo e nessun mezzo di trasporto o di comunicazione.

Il loro compito, secondo quanto si apprende in Rete, era quello di controllare lo stato dei macchinari nel periodo in cui erano chiuse le attività e non c’erano operai, ma qualcosa non ha funzionato e l’azienda si è letteralmente scordata di inviare nuove provviste.

Come detto, uno dei due sfortunati tecnici è morto di fame, mentre l’altro è stato ritrovato denutrito, disidratato e in pessime condizioni di salute ma, fortunatamente, ancora vivo.

Secondo quanto ho letto sul sito web dell’agenzia AGI, le autorità russe avevano sollecitato più volte la compagnia (il cui nome non è noto) a verificare lo stato di salute dei vari tecnici dislocati al controllo impianti in luoghi isolati, ma invano. Inoltre, il lavoratore deceduto era in arretrato di ben 18 mesi con gli stipendi.

A questo punto non posso che auspicare durissime ripercussioni per i responsabili di una così orribile e mortale negligenza.

Con affetto, GuruKonK.



Nell’immagine: carta geografica della Russia, con Sachalin in evidenza.

lunedì 5 maggio 2008

Diluvia sul bagnato


Sarebbero oltre 15’000 le vittime del disastroso ciclone Nargis che si è abbattuto in Myanmar (l’ex Birmania, per intenderci) nel fine settimana! Secondo l’agenzia stampa “Nuova Cina” la maggior parte delle persone avrebbero perso la vita nel distretto di Rangoon e di Ayeyawaddy. Solo in quest’ultima regione i morti sarebbero già quasi 10’000, anche se si teme che il bilancio possa drasticamente salire con il passare delle ore. La giunta militare birmana, di solito assai intransigente nell’aprire le frontiere agli stranieri, ha accettato immediatamente l’offerta di aiuti internazionali e questo dovrebbe farci capire quanto sia grave la situazione. Infatti, se ricordate, anche dopo il disastroso Tsunami che colpì la regione il 26 dicembre 2004, la dittatura di Rangoon non aveva accettato nessun intervento esterno nella gestione di quella terrificante catastrofe. Oggi le cose sembrano essere diverse, così l’ONU ha dichiarato che i primi soccorsi saranno pronti a partire già nelle prossime 12 ore.

La Croce Rossa, come sempre in prima linea in caso di emergenza, è giunta sul posto verso le 16:00 (CET) ed ha iniziato a distribuire cibo e beni di prima necessità alle migliaia di persone colpite dal ciclone Nargis. “La grandezza della catastrofe rende complicato il trasporto di aiuti a coloro che ne hanno più bisogno”, ha affermato Micheal Annear, coordinatore regionale dell’organizzazione umanitaria a Bangkok. La Croce Rossa ha stanziato (per ora) 150’000 euro per i primi aiuti urgenti.

L’ufficio dell’ONU nella regione ha spiegato che “la situazione è critica, con la popolazione che ha innanzitutto bisogno di riparo e acqua potabile”. Tra i primi Paesi ad inviare aiuti immediati c’è la Tailandia, che ha spedito un aereo C-130 con a bordo 9 tonnellate di cibo e medicinali.

Michael Annear, ha inoltre riferito che la Croce Rossa in queste ore ha già distribuito 5’000 litri d’acqua potabile, pasticche di cloro per la potabilizzazione, kit di sopravvivenza, zanzariere, teli di plastica e coperte. “Abbiamo cercato di raggiungere le zone più isolate” ha spiegato “ma molte strade sono ancora impraticabili e la situazione potrebbe presto peggiorare”.

Secondo l’ONU, la zona più colpita è il delta del fiume Irrawaddy, dove la tempesta ha sfogato tutta la sua devastante potenza. Lì si è registrato un’impressionante numero di vittime. La TV di stato parla di circa 5‘000 vittime trascinate via dalla furia delle acque, ma aggiunge che “in base alle informazioni in nostro possesso potrebbero esserci decine di migliaia di morti tra Bogalay e Labutta”. Secondo la Farnesina, che ha rassicurato sulle condizioni di tutti gli italiani nel paese, le vittime potrebbero essere più di 20'000, senza però specificare la fonte di questa stima.

Il ciclone Nargis, che proveniva dal Golfo del Bengala, si è abbattuto sulla costa sud-occidentale dell’ex Birmania venerdì sera, con venti oscillanti tra i 200 e i 240 chilometri orari. Sabato ha proseguito il suo percorso verso est, provocando altri danni consistenti in particolare nella zona di Rangoon, la più grande città del Paese.

La Tailandia ha comunicato che nelle prossime ore riprenderà il ponte aereo che dovrebbe portare nel Myanmar diverse tonnellate di beni di prima necessità e materiale logistico per poter dirigere sul posto le operazioni di appoggio e assistenza della popolazione civile. A questo proposito devo purtroppo comunicarvi che, secondo l’agenzia stampa “Nuova Cina”, ben 250'000 persone risultano al momento essere rimaste senza abitazione.

“Sappiamo che diverse centinaia di migliaia di persone hanno bisogno di riparo e di acqua potabile ma al momento non sappiamo con precisione quante siano” ha spiegato Richard Horsey, dell'Ufficio ONU per i disastri naturali a Bangkok. Inoltre, oggi a Yangon i prezzi di cibo e carburante sono quasi triplicati nel giro di 24 ore.

Aiutare questa sfortunata popolazione deve essere una priorità per tutti i Paesi del mondo. Spero che in questa occasione possa ripetersi la straordinaria opera di solidarietà a cui abbiamo assistito nelle settimane successive al terrificante Tsunami del 26 dicembre 2004.

Per oggi finiamo qui. Naturalmente torneremo presto a parlare di questa catastrofe umanitari. Vi ringrazio per l’attenzione che avete dedicato a questo Post e vi do appuntamento a domani.

Un abbraccio, GuruKonK.



Grazie di cuore ai ragazzi di “ExpoBG” per i rapidi aggiornamenti.



Nell’immagine: un grosso albero sradicato dalla forza del vento a Rangoon.

domenica 4 maggio 2008

Il Mystico Giudizio no. 14


“America, fuck yeah!”. Questo è il grido di battaglia degli “eroici” protagonisti di “Team America: World Police”. Belli, coraggiosi e sicuri di sé; spensierati ma anche molto consapevoli della responsabilità che grava sulle loro giovani spalle yankee: fanno parte di una speciale squadra d’azione dell’Intelligence statunitense e combattono spavaldi contro il terrorismo. Insomma, sono proprio come la loro America li vuole. E per America, naturalmente, intendiamo l’America del Nord; la “vera America”, come suggerisce il sarcasmo degli autori di questo film. Insomma, l’America con la A maiuscola. Quella che si prende cura di noi tutti, anche se non le abbiamo chiesto proprio nulla. Quella che esporta la democrazia, quella che non si piega mai! Quella che ci dice quando e come sbagliamo ma con la quale noi non possiamo fare altrettanto (pensiamo alla controversia del Protocollo di Kyoto, tanto per fare un esempio). Quell’America che abbiamo ben conosciuto negli ultimi anni e che francamente abbiamo imparato ad “odiare” anche un po’. Ecco, è questa l’America che viene ritratta nel film che vi presentiamo oggi.

Trey Parker ed il fedele Matt Stone, gli autori di “South Park” e di questo film, ne sono consapevoli: la popolarità degli USA nel resto del pianeta è piombata a picco, con quell’invadente tendenza a ficcare il naso un po’ dappertutto. Un po’ come quei personaggi di paese che sono sempre in giro a rompere le scatole agli altri per questioni che non tangono i loro interessi personali. Ti vedono accostare con la tua auto da qualche parte, iniziano a girare intorno al veicolo e quando tu scendi loro ti dicono: “Scusi, ma quel veicolo è suo? Guardi che non può lasciare l’auto lì…” Per loro in realtà non cambia niente, eppure si improvvisano poliziotti e si sentono in dovere: 1. di dirti che stai sbagliando, 2. di correggerti.

I due geniali registi e sceneggiatori, in quanto americani, sono ancora più indispettiti da questa “invadenza statunitense”. E allora cosa fanno? Denunciano l’andazzo in questo strepitoso lungometraggio. Mettono in satira la loro denuncia. Sfottono i cliché del lato oscuro statunitense e siccome Trey Parker e Matt Stone sono due creativi particolarmente brillanti, la loro satira è un capolavoro. Danno alla vita una squadra speciale anti-terrorismo che comprende ed evidenzia tutti i luoghi comuni del caso: i membri del team sono soldati fotogenici molto patriottici ma poco critici. L’eroe della squadra è un attore: appartiene dunque alla categoria professionale più stimata e invidiata della società americana. Attore uguale a eroe, questa è l’agrodolce equazione che ci propone il film, ispirandosi al pensiero comune USA; un pensiero forse non del tutto cosciente ma (come negarlo?) piuttosto diffuso.

“Team America: World Police” è pungente critica sociale, dissacrante, irrispettosa, sopra le righe e sopra le parti: l’estremismo islamico ma anche il fanatismo nazionalista USA. Ne esce una pellicola iper critica e nel contempo molto spassosa. Contiene tra l’altro quella che probabilmente è la più lunga scena di vomito post-sbronza della storia del cinema e la più ridicola scena di sesso tra i protagonisti. Questo film si prende gioco di tutto: l’amore, l’AIDS, il terrorismo, l’omosessualità, l’amicizia e il tradimento, l’esercito, l’Intelligence, la cultura delle patatine fritte che si confronta con quella millenaria dei paesi del Medio Oriente, eccetera…

La realizzazione tecnica del film propone un eccezionale, quanto inedito, utilizzo dei burattini: nei titoli di coda figurano i nomi di decine e decine di burattinai che hanno partecipato a questo film, muovendo i vari personaggi. Vi assicuro che posseggono un’abilità disarmante! E non si fanno problemi se in certe scene non possono rendere realistici i movimenti: i personaggi sono dei burattini e tali rimangono! Tra l’altro non si fa nulla per rendere invisibili i fili che li muovono. Questo conferisce al film toni ancora più grotteschi e piacevoli, senza intaccare il coinvolgimento della trama. Anche le scenografie sono davvero ben fatte.

Il Mystico Giudizio: godetevi questa meraviglia di satira anti-imperialista Made in USA! E se vi rimane del tempo, cercate, degli stessi autori, la commedia “BASEketball”.

MysteXX


Un caro saluto a tutti gli amici del Blog. Che dire? Oggi ho l’impressione che il caro vecchio MysteXX abbia realmente superato sé stesso! Questa è solo un’opinione personale, sia chiaro, ma ritengo che da quando ha avuto inizio la rubrica “Il Mystico Giudizio”, quella di oggi sia la miglior recensione che ho avuto il piacere di pubblicare! Non aggiungo altro, mi limito a ringraziare pubblicamente MysteXX per il meraviglioso lavoro svolto!

Con infinito affetto, GuruKonK.



Nell’immagine: gli eroi di “Team America: World Police”

sabato 3 maggio 2008

Il cibo diventa arte


Foreste di broccoli e case di dolci, scogliere di parmigiano e paesaggi di salmone, pasticcini artistici e film appetitosi: nella capitale della buona tavola l’arte contemporanea non poteva che ispirarsi al cibo. Torna a Parma “Gnam”, la rassegna artistica dedicata al tema gastronomia nell’arte moderna, dal 3 maggio al 3 giugno in varie sedi della città. Il direttore artistico della rassegna, Andrea Gambetta, ha voluto mettere in risalto per questa edizione 2008 la fotografia come mezzo privilegiato per la rappresentazione del cibo e dell’alimentazione, con humor e ironia.

Due gli artisti di spicco: Martin Parr e Carl Warner. Il primo è l’ospite d’onore di “Gnam 2008” ed espone per la prima volta una serie di stampe fotografiche di grande formato negli spazi del centro storico di Parma, tra lecca lecca colorati, “muffins” sorridenti, “donuts” patriottici. Il secondo, il fotografo australiano Carl Warner, presenta tre immagini in grande formato nel centro storico: paesaggi costruiti con funghi, cetrioli, patate.

Ai più piccoli, “Gnam” dedica “Sweet Graffiti” (al Giardino Ducale) di Shane Waltener, l’artista inglese che usando zucchero, caramelle, dolci e glassa, realizza graffiti commestibili., ma anche una grande casa di dolci, come quella della strega in “Hansel e Gretel”.

Al Teatro al Parco l’installazione di Mario De Biasi che, utilizzando le bottiglie verdi e i tappi rossi di Ferrarelle, crea nuove superfici ed elargisce consigli per riciclare in modo corretto le preziose materie prime.

Al Cinema Edison d’essai (gestito, come il Teatro al Parco, dalle Fondazione Solares) parte la rassegna di film dedicati a cibo e gastronomia, a cui si aggiunge la serata con Laura Delli Colli che, presentando il suo libro “Il gusto del cinema in 100 ricette”, intratterrà il pubblico con suggestioni gastronomiche e cinematografiche.

All’Accademia Barilla le immagini dei divi de “La dolce vita” catturati da Marcello Geppetti e, per finire, “Cuochi stellari”, ritratto fotografico di Arturo Delle Donne, che ha come soggetto i cuochi parmigiani del “Parma Restaurant Quality Club” di Ascom Parma.

Per oggi finiamo qui. Un saluto e un abbraccio a tutti gli amici del Blog!

GuruKonK



Nell’immagine: uno scatto d'autore di Arturo Delle Donne.

giovedì 1 maggio 2008

Buon primo maggio a tutti!


Come tutti voi ben sapete oggi si celebra in Italia, in Svizzera e in molti altri Paesi del mondo la Festa del Lavoro. La giornata del primo giorno di maggio è stata spesso resa indimenticabile negli anni, per i giovani ma non solo, dal tradizionale concertone in Piazza San Giovanni a Roma. Quest’anno su quel mitico palco si daranno il cambio artisti del calibro di Capareza, Subsonica, Afterhours, Elio e le storie tese, Baustelle, Sud Sound System, Marlene Kuntz e molti altri. Per la prima volta, l’evento è stato aperto da una “All Star Jazz Band” (guidata da Stefano Di Battista e composta da Fabrizio Bosso, Greg Hutchinson, Roberto Gatto, Rita Marcotulli) che ha regalato al folto pubblico presente alcuni minuti di musica di grande qualità. Come sempre “RAI Radio Due” trasmette l’evento in diretta a partire dalle ore 16 fino a tarda sera. Prima di salutarvi, mi permetto di pubblicare un breve resoconto storico di questo meraviglioso “Primo Maggio”.

“La Festa dei lavoratori, o meglio la Festa del lavoro, è una festività che annualmente viene attuata per ricordare l’impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. La festa del lavoro è riconosciuta in molte nazioni del mondo ma non in tutte. Più precisamente, intende ricordare le battaglie operaie per la conquista di un diritto ben preciso: l’orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore. Tale legge fu approvata nel 1866 nell’Illinois, (USA), la Prima Internazionale richiese che legislazioni simili fossero approvate anche in Europa. Convenzionalmente, l’origine della festa viene fatta risalire ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro a New York il 5 settembre 1882.

Due anni dopo, nel 1884, in un’analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l’evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate alla Internazionale dei lavoratori - vicine ai movimenti socialista ed anarchico - suggerirono come data della festività il Primo maggio. Ma a far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò sui manifestanti provocando numerose vittime. L’allora presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del primo maggio avrebbe potuto costituire un’opportunità per commemorare questo episodio. Successivamente, temendo che la commemorazione potesse risultare troppo in favore del nascente socialismo, stornò l’oggetto della festività sull’antica organizzazione dei Cavalieri del lavoro.

La data del primo maggio fu adottata in Canada nel 1894 sebbene il concetto di Festa del lavoro sia in questo caso riferito a precedenti marce di lavoratori tenute a Toronto e Ottawa nel 1872. In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia soltanto due anni dopo. In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista - che preferì festeggiare una autarchica Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma - ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945. Nel 1947 fu funestata a Portella della Ginestra (Palermo) quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.”

Grazie per la cortese attenzione e il grande affetto che dimostrate nei confronti del Blog.

BUON PRIMO MAGGIO A TUTTI!!!

GuruKonK



Nell'immagine: una Piazza San Giovanni gremita.