venerdì 29 febbraio 2008

Il Mystico Giudizio no. 7


Un caro saluto a tutti gli amici del Blog. Sono felice di annunciarvi che dopo qualche settimana d’attesa ritorna la nostra amata rubrica di critica cinematografica “Il Mystico Giudizio”. Il nostro MysteXX ci parlerà quest'oggi di “Hot Rod”, una divertente pellicola americana in bilico tra azione e commedia. Prima di lasciarvi nelle esperte mani del nostro critico di fiducia, mi permetto di rivelarvi una piccola curiosità: il titolo di questo film nasconde un simpatico gioco di parole. Infatti, “Hot Rod” non si riferisce unicamente al caldo temperamento del protagonista (Rod Kimble), questo termine negli USA indica la tecnica con cui degli esperti meccanici riuscivano a modificare delle vecchie automobili per trasformarle in potenti bolidi.

Detto questo, non mi rimane altro da fare se non presentarvi la settima edizione de “Il Mystico Giudizio”!


Hot Rod
by MysteXX

Finalmente un film demenziale a cui affezionarsi! Non solo risate, in questa pellicola di Akiva Schaffer, ma anche azione e sentimenti!

L’effetto sul pubblico (o almeno su di me…) è un po’ quello che suscitano le macchiette interpretate da attori come Sacha Baron Cohen o Jack Black: inizialmente si fanno prendere in giro con la loro irrompente demenzialità, ma poi nel corso del film, pur continuando a fare ridere, riescono a conquistare la nostra simpatia e a volte persino il nostro affetto.

E’ successo con il protagonista di “Hot Rod”, Rod Kimble, un ragazzotto di provincia che sogna di essere uno stuntman. O meglio: crede di essere uno stuntman ma è troppo naif per rendersi conto che farebbe bene a cambiare occupazione: ogni volta che si esibisce in qualche acrobazia riesce solo a farsi male e collezionare delle gran figuracce. Prova a fare dei salti in motorino (non in moto, cosa pensate?) e si schianta regolarmente dopo il primo metro di volo, contro il primo ostacolo! Si lancia a tutta birra lungo una ripida discesa ma appena inizia a prendere velocità si spaventa e vorrebbe non essere mai partito! Piagnucola, si offende quando lo invitano a riflettere, non riesce a gestire le emozioni… ma mai a poi mai che gli venga in mente di rinunciare a questo mondo di acrobazie che palesemente non gli appartiene!

Eppure quelle di Rod non sono brutte figure agli occhi dei suoi fedeli amici: un gruppo di strampalati outsider che credono ciecamente nelle sue qualità e che interpretano ogni suo fallimento come un colpo di sfortuna e non come la conseguenza logica dell’incapacità di Rod. Credono, semplicemente che, per il loro amico, non sia ancora arrivato il momento giusto per sfondare! E avanti allora!

A un certo punto della storia Rod e la sua banda, sulle note alquanto grottesche dell’heavy metal patinato e sdolcinato degli Europe, decidono di imbastire un grande show acrobatico. L’entusiasmo è alle stelle. La missione è proibitiva, praticamente un suicidio. Ma la causa è buona: raccogliere i fondi necessari per un’operazione al cuore che salverebbe la vita del patrigno di Rod.

Il personaggio di Rod Kimble è interpretato da Andy Samberg, una stella sottratta da Hollywood al firmamento televisivo del “Saturday Night Live”, come già era successo per Billy Crystal, Robert Downey Jr., Ben Stiller, Eddie Murphy, i Blues Brothers (John Belushi e Dan Aykroyd) e molti altri grandi comici… Sicuramente rivedremo Andy Samberg al cinema, visto il successo riscontrato da questa brillante commedia. Personalmente mi auguro di rivederlo ancora nei panni di Rod Kimble: un personaggio ben sviluppato, divertente e a suo modo amabile, che merita di continuare a vivere sul grande schermo!

Il Mystico Giudizio: lasciatevi incuriosire dal grande show acrobatico che Rod mette in piedi per salvare il suo patrigno, divertitevi e provate a indovinare: ce la farà o non ce la farà a compiere il lungo salto con la sua due-ruote?

MysteXX


Spero che abbiate apprezzato anche questa edizione de “Il Mystico Giudizio”. Come sempre vi do appuntamento a domani per un nuovo post.

Con affetto, GuruKonK.



Nell’immagine una locandina di “Hot Rod”.

giovedì 28 febbraio 2008

Il futuro della Russia


Oggi parleremo di una nazione che, grazie al mercato delle materie prime, sta tornando allo status che le competeva prima del crollo del muro di Berlino: quello di superpotenza mondiale. Ovviamente sto parlando della Russia, che tra pochi giorni sarà chiamata a scegliere il successore di Vladimir Putin, il quale non ha facoltà di candidarsi nuovamente. La scelta del Cremlino di presentare un liberal democratico, Dmitri Medvedev, alle elezioni presidenziali russe del 2 marzo, non preoccupa i cosiddetti “siloviki”, gli uomini forti dell’entourage di Vladimir Putin, che si stanno sistemando da mesi nelle ultime poltrone disponibili, a volte non disdegnando il ricorso a conflitti interni tanto duri quanto silenti.

I dizionari enciclopedici on-line che ho consultato definiscono il “silovik” come “un politico russo proveniente dagli ex servizi segreti (o dai ranghi militari) salito al potere all’epoca di Boris Eltsin o di Vladimir Putin”. Ma nella parola, che evoca il vocabolo russo “sila”, “forza”, c’è molto di più: in generale, la stampa russa tende a etichettare la categoria come “falchi”, contrapposti alle rare “colombe” liberal democratiche ed ai cosiddetti “tecnocrati”.

Per la maggior parte, i “siloviki” provengono dalle file dell’ex KGB, rampa di lancio per la fulminante carriera di Putin. Molti osservatori, soprattutto in occidente, si interrogano se sia il presidente l’incarnazione del potere, o se non sia piuttosto il portavoce di una nuova classe dirigente dominata dagli ex 007. L’analista Olga Krishtanovskaia, responsabile del Centro studi sulle élite dell’Accademia delle scienze russa, sostiene che “il 77,3% dell’entourage presidenziale è formato da ex esponenti dei servizi segreti o militari”.

Il “silovik” è un sostenitore della Grande Russia (intesa sia come superpotenza che come pilastro della politica internazionale) ma non è un ultranazionalista o uno xenofobo nel rincorrere questo obiettivo, piuttosto lo definirei un pragmatico. Considera che il paese abbia tutto il potenziale per un ruolo da “peso massimo” e crede in una gestione puramente statale di quelle che considera risorse strategiche. Tra queste bisogna includere: il petrolio, il gas, i giornali, le radio, le TV, le industrie d’alta tecnologia e i principali portali d’accesso ad internet. Come è apparso chiaro negli ultimi anni il Cremlino non esita certo ad utilizzare questi mezzi strategici come leve politiche per ottenere vantaggi rilevanti nelle controversie con i vicini. A questo proposito ricordo la minaccia di triplicare il prezzo del gas fornito all’Ucraina se quest’ultima avesse lasciato l’orbita di Mosca per avvicinarsi all’UE.

In Rete ho trovato vari documenti interessanti legati a questo argomento. In particolare uno scritto ha attirato la mia attenzione per la sua semplicità di linguaggio e per l’interessante analisi della situazione politica e economica della Russia. L’autore si fa chiamare MarcDoe, e mi permetto di pubblicare il suo lavoro.


La Russia del dopo Putin
di MarcDoe

Con la gestione di Putin erano stati in molti a parlare di un “Back in the USSR” individuando, nelle svolte illiberali di un Cremlino blindato, una Russia che andava sempre più staccandosi dalle democrazie europee scegliendo modelli di stampo cinese. Ma ora, con l'arrivo di Medvedev, molte analisi vengono riviste.

Si cerca di prevedere l'attività della nuova presidenza tenendo conto delle caratteristiche del nuovo inquilino che dovrà barcamenarsi tra genuini consensi ed autoritarie forzature. Si sostiene, in ambienti della dirigenza economica dell'intero paese, che sono necessari un processo di controllo dei mercati e un intervento stabilizzatore della spesa pubblica. Tutto questo perché dietro una certa anarchia del mercato si profila l'ombra di conflitti che non possono essere ignorati.

E così l'attenzione della “business community” internazionale torna a concentrarsi sul Medvedev conosciuto nel febbraio del 2007 al vertice di Davos. In quella occasione il giovane presidente del colosso energetico “Gazprom” visse un suo periodo di grazia. Fu accolto con un sincero benvenuto grazie alle dichiarazioni a favore dell'economia di mercato e degli investimenti stranieri in Russia.

Il mondo del capitalismo individuò in lui non soltanto garanzie di autorevolezza, ma anche di qualità. E furono in molti, allora, a gettare uno sguardo di benevolenza sul futuro della Russia vedendo nell'esponente venuto da Mosca un economista di tendenze relativamente moderniste, un moderato con forti venature pro-occidentali.

E fu proprio Medvedev a ricordare ai capitalisti (che lo ascoltavano attoniti) che il “capitalismo di stato” non era una scelta strategica della nuova Russia. In particolare egli disse che “pratiche del genere hanno caratterizzato la storia dell'economia nazionale. Ma ora l'obiettivo consiste nel ridurre il ruolo dello stato nell'economia, appena i settori più statalizzati dimostreranno di potersi reggere sulle loro gambe. Allora creeremo le condizioni necessarie per consentirgli di lavorare solo sulla base delle regole di mercato”.

In quella seduta nella cittadina svizzera tra i potenti della terra, Medvedev rivelò anche un aspetto poco studiato della economia post-sovietica e cioè che si andava registrando sempre più un benessere senza sviluppo. Una strada pericolosa - disse allora - con una economia dipendente dall'export di materie prime e quindi dai prezzi del mercato del petrolio e del gas.

Ma le carte con l'andare del tempo e con l'arrivo di nuove situazioni economiche si sono rapidamente rimescolate. E pur se dare un senso a queste accozzaglie di eventi nebulosi è quasi impossibile, bisogna pur tentare una serie di prime analisi e previsioni. Si scopre, ad esempio, che Dmitri Medvedev (preoccupato del dominio delle multinazionali) sta cercando di apportare una serie di correzioni ai piani economici della Russia di questi anni avviando una sorta di “sistema armonico” tra mercato libero e mercato statale. Ed è per questo che le aree di sviluppo previste si focalizzano su istituzioni, infrastrutture, innovazioni e investimenti.

In questo contesto di revisione generale si staglia subito il gigante “Gazprom”, sistema-piovra che domina la vita della Russia, dettando le sue leggi in tutti i settori della vita locale. Qui si è in presenza della più grande compagnia russa che raggiunge vette da 40 miliardi di dollari quanto a cifra d’affari. Nei suoi sistemi produttivi e distributivi passa il 93% della produzione russa di gas naturale, mentre le riserve ammontano a quasi 30’000 km³. “Gazprom” controlla così il 16% delle riserve mondiali di gas.

La società, dopo l'acquisizione della compagnia petrolifera “Sibneft”, si pone subito dopo l'Arabia Saudita, con 263 miliardi di barili, come il maggior possessore mondiale di petrolio e petrolio equivalente in gas naturale. Ma “Gazprom” non è solo un colosso energetico. Poiché oltre alle sue riserve di gas ed alla rete di condutture più lunga al mondo (con i suoi 150.000 km.) controlla anche società bancarie, di assicurazioni, vari mass media e aziende di costruzioni e agricole.

Alla guida di questa piovra ci sono stati personaggi come Cernomyrdin, Vyakhirev, Medvedev ed ora Aleksei Borisovic Miller, un economista che a San Pietroburgo (ai tempi dell'attività di Putin) si occupava del business turistico. Poi, dopo aver occupato posti di direzione in varie istituzioni, è stato nominato vice ministro dell'energia e nel 2001 è divenuto presidente di “Gazprom”.

Oggi nel piano generale di Dmitri Medvedev entrano anche altre “piovre minori” che dovrebbero contribuire ad affermare la linea di una nuova supremazia dei settori di controllo statale. In questo campo si evidenzia l'ente chiamato “Rostechnology”. Si tratta di un grande complesso produttivo diretto da un personaggio che si staglia nell'orizzonte della vita economica della nuova Russia. E' Sergej Viktorovic Chemezov, che operò a Dresda come esperto in alcuni settori strategici dell'import-export russo proprio nel periodo in cui Putin svolgeva, nella città tedesca, la sua attività di agente del KGB (ma guarda la casualità, n.d.k.).

Chemezov, in particolare, segue ora quattro colossi come la “Rosoboronoexport” che è l'agenzia per il commercio degli armamenti; la società automobilistica “Avtovaz”; il colosso dell'industria del titanio “Avisma” e la “Rosspetstal” che riunisce il settore delle acciaierie.

Altro manager di spicco dell'era Medvedev dovrebbe essere Sergej Vladilenovic Kirienko. Un nome già noto: occupò per un breve periodo di tempo il posto di primo ministro. Ora è alla testa del “Rosatom”, il complesso produttivo di riferimento delle industrie del settore dell'energia nucleare.

Ruolo di rilievo anche quello riservato a Leonid Borisovic Melamed, un economista che si è impegnato nei settori energetici e che oggi si trova a dirigere un complesso di istituti di ricerca sulle nano-tecnologie. L'industria cantieristica del futuro è poi affidata a Yurij Fedorovic Yarov un ingegnere chimico che, nel passato, fu strettamente collegato alla cordata di Boris Eltsin.

E' con queste forze e con questi quadri che Medvedev si affaccia ora sulla scena del paese.

MarcDoe

Spero che l’analisi di MarcDoe vi sia stata utile per comprendere la direzione che il gigante russo sta per intraprendere. E’ più che evidente che le influenza di Mosca sui Paesi occidentali è destinata a crescere a medio termine, per questa ragione ritengo sia utile ampliare le nostre conoscenze su questa nazione in costante mutamento.

Dallo scritto di MarcDoe appare palese come la Russia sia oramai nelle mani di un’oligarchia ben organizzata, che affonda le proprie radici nell’ex KGB ed allnga delle forti ramificazione nel cuore dell’economia di stato.

Vi ringrazio molto per l’attenzione che avete riservato a questo tema. Da parte mia non mi resta che darvi appuntamento a domani per un nuovo post.

Con affetto, GuruKonK.



Nell’immagine una caricatura di Vladimir Putin

mercoledì 27 febbraio 2008

Cosa bolle in Rete? Ed. 8/08


Fotografo cerca modelli e modelle di età compresa tra i 18 e i 28 anni. Indispensabili fotogenia e personalità. Inviare una foto formato tessera, un lavoro recente oppure anche solo una buona foto che mostri il viso”, questo è uno street casting. Non è richiesta alcuna esperienza e in annunci del genere in Rete non è poi così raro. Perché in questi ultimi tempi produttori televisivi, pubblicitari, fotografi, stilisti tendono a “reclutare” dal Web nuovi volti come comparse in qualche produzione cinematografica o televisiva, come modelli e indossatrici oppure come personaggi pubblicitari. E con grande successo, a quanto pare. Potere dello street casting, ossia la ricerca in Rete di nuovi volti da lanciare in qualche campagna pubblicitaria, in qualche show televisivo, su qualche passerella o defilè di moda direttamente tra gli internauti, ossia tra la gente comune. Del resto lo street casting è un casting un po' speciale: non è la tradizionale “operazione di preproduzione finalizzata alla scelta degli attori o dei figuranti da utilizzare in un video”, bensì è una ricerca che avviene tra la gente della strada, tra i “non professionisti”.

Tutto ciò per la gioia di tanti aspiranti attori, modelle, indossatrici. Infatti, un tempo, questo delicato lavoro di reclutamento e di cernita di persone da far diventare “personaggi” era affidato solo ad agenzie specializzate: andavano a cercare tra gente con un certo minimo curriculum alle spalle e con determinate credenziali professionali. Adesso, come detto, le cose sono cambiate e il tutto si svolge in Rete: chi si sente adatto, portato e sufficientemente quotato per il ruolo che viene richiesto, non deve far altro che proporre la propria candidatura online e presentarsi.

Non si ha certo la sicurezza di venire scelti. Tuttavia, chi avesse qualche velleità artistica può comunque facilmente tentare. Sono tante le persone che, per esempio, si sono autocandidate come testimonial delle collezioni primavera-estate 2008 di Costume National.

I link della settimana: street casting

La mente a Hollywood
L'industria cinematografica di Hollywood è sicuramente la destinazione può agognata da chi ha qualche velleità artistica, magari non di primo piano, anche solo come comparsa. Ecco quindi l'indirizzo per chi sogna di ritagliarsi una “particina” come figurante oppure ha qualche proposta da fare in qualità di produttore.
Casting Network (Los Angeles)

Pubblico televisivo
La voglia di apparire e di uscire dalla quotidianità è così impellente che spesso la gente comune si accontenta anche di partecipare ai casting per fare da pubblico nelle trasmissioni televisive. Basta iscriversi a questa newsletter e controllare i programmi televisivi che richiedono la partecipazione di pubblico dal vivo.
Home Page di Pubblico TV (in italiano)

Casting internazionali
Sito che raccoglie le proposte di tanti diversi casting, anche a livello internazionale, per spot pubblicitari, programmi televisivi, reality, teatro, balletto, cortometraggi e comparse. In più, in tempo reale, la situazione dei casting ancora in corso, provini e audizioni. Servizio a pagamento attraverso cui si viene comunque informati quotidianamente circa le varie opportunità. Quando si arriva sulla Home Page una voce (per dire il vero un po' metallica) informa il visitatore sulle varie possibilità offerte dal sito.
Casting News Professional (sito in italiano)


A domani per un nuovo post.

Un abbraccio, GuruKonK.



Grazie a S.Finozzi per la preziosa ispirazione.

martedì 26 febbraio 2008

L'occhio sul male (no. 1)


Un caro saluto a tutti gli amici del Blog. Da qualche giorno stavo riflettendo su una nuova rubrica da introdurre su queste pagine, anche perché i “Delitti esemplari” stanno per concludersi. Vi devo confessare che tra i miei interessi ce n’è uno un po’ fuori dal comune: i serial killer. Da oramai diversi anni seguo l’evolversi delle discipline che studiano e catalogano gli assassini seriali. Lo so che tutto questo vi può sembrare perlomeno macabro come interesse, ma vi posso assicurare che non sono assolutamente attratto dal lato “sanguinoso” di questo tema. Piuttosto sono interessato alle modalità psicologiche e psichiatriche che spingono un essere umano a superare ogni limite, diventando un vero e proprio “mostro”. Ho cercato di rendere la documentazione raccolta la meno cruda possibile, tuttavia non escludo che alcune persone possano comunque venire impressionate da questo argomento. Ad ogni modo vi garantisco di aver cancellato ogni inutile riferimento o racconto della sanguinosa attività dei serial killer.

Come si riconosce un assassino seriale ed in cosa si differenzia dall'omicida comune? L'F.B.I. lo definisce come “qualcuno che ha ucciso in almeno tre occasioni, in tre luoghi diversi, e che tra un delitto e l’altro ha un periodo di raffreddamento emotivo, quello che possiamo chiamare un periodo di pausa” (dossier Ressler, 1970).

La definizione è molto ampia e presenta una lunga serie di distinzioni e di specificazioni. Steven Egger (1990) aggiunge una nota molto importante “Il movente non è materiale o monetario ma si crede che sia la soddisfazione dei desideri dell'assassino di avere il controllo totale sulle sue vittime”.

Entriamo nello specifico. La distinzione più autorevole dalla quale iniziare è senz'altro quella di Vincenzo Mastronardi e George B. Palermo, due psicologi e criminologi statunitensi, i quali scindono il fenomeno fra serial, mass e spree murder.

Il serial killer è colui che uccide in almeno tre occasioni con un periodo di “cooling off”, di “raffreddamento” emotivo nel mezzo. E' sottolineata l'importanza del periodo intermedio, il fatto che ogni evento omicida sia vissuto come distinto e separato dal punto di vista emotivo. Inoltre i delitti finiscono per avere una ciclicità temporale.

Lo spree killer (assassino compulsivo) commette omicidio di due o più persone in un lasso di tempo molto breve, in luoghi differenti seppur contigui, in modo che gli omicidi conferiscano in un unico evento, come se fosse stato colto da un raptus omicida.

Il mass murderer (assassino di massa) uccide quattro o più persone all'interno dello stesso luogo e dello stesso episodio criminoso.

A livello macroscopico, si può affermare che, dal punto di vista dell'assassino, un “serial killer” pensa di farcela a non essere mai catturato e molto spesso prende tutte le precauzioni per farla franca, mentre un “mass murderer” non crede neppure di uscire vivo dall'episodio. Infine uno “spree killer” vede così poco lontano dal proprio naso da non averci probabilmente neanche pensato.

Semplificando molto, l'assassino di massa è il tipico “esaltato” che entra in una scuola ed apre il fuoco su chiunque gli capiti davanti; oppure è l'impiegato che fa strage nel suo posto di lavoro. Molto spesso c'è un “messaggio” che questo assassino deve inoltrare alla società e per farlo è disposto a sacrificarsi.

Frequentemente un “mass murder” si considera come qualcuno che in ogni caso non ha nulla da perdere. C'è stato un episodio perfettamente rappresentativo di questa categoria: in Svizzera, più unico che raro per questo Paese, un ex-impiegato del Comune ha fatto strage di parlamentari con il suo fucile di ordinanza, eredità del servizio militare.

Gli “spree killers” storici e più esemplari a noi tutti conosciuti sono Bonnie e Clyde, una coppia omicida, come anche lo sono stati Charles Starkweather e Caril Fugate, lanciati in una follia assassina in viaggio attraverso l'America. Sono il tipo che meno si preoccupa del futuro e che forse non si pone neppure il problema.

Sempre Mastronardi e Palermo (in un loro rapporto del 1995) dividono i serial killers, la categoria più diffusa e preoccupante, in altre cinque tipologie:

a) Il tipo visionario comprende quei serial killer che eseguono i loro omicidi in conseguenza di ordini ricevuti da voci allucinate o in funzione di particolari visioni avute. Si tratta di vere e proprie allucinazioni di comando e la voce udita è generalmente di origine mistica: Satana, Dio, un padre morto ed onnipotente, una figura religiosa.

Un “demone” impone loro di uccidere, di distruggere; la loro azione sterminatrice corrisponde ad una missione perentoria, eseguita con fedeltà e convinzione. La maggior parte di questi assassini è affetta da schizofrenia di tipo paranoide oppure da disturbi allucinatori (sempre legati alla paranoia). Nel primo caso l'omicidio è sempre condotto in modo bizzarro e disordinato, mentre nel secondo caso può essere molto ben pianificato.

b) Il tipo missionario, come dice la parola stessa, deve compiere una missione, che generalmente consiste nella ferma convinzione di dover ripulire il mondo da persone considerate sporche e indesiderabili, come prostitute, vagabondi, tossicodipendenti o spacciatori di droga.

Questo serial killer, pur non soffrendo di una psicosi, è spesso condizionato da personali convinzioni, sostenute da alcune false percezioni di tipo paranoide. Infatti, non prova nessun rimorso poiché agisce “per il supremo benessere della società”.

Un esempio emblematico è quello di Pedro Alfonso Lopez, venditore ambulante colombiano accusato di 310 omicidi. 100 bambine seviziate e strangolate in colombia, altrettante in Perù, 110 in Ecuador dove, colto sul fatto, fu arrestato. Lo strangolatore delle Ande (come veniva chiamato Lopez) si definiva un liberatore. “Le ho soppresse per liberarle dalle sofferenze che subivano nella vita terrena” ha riferito, calmo, durante una dettagliata confessione.

c) Il tipo edonista si distingue per il piacere che prova nell'uccidere. E' l'atto omicida che di per sé gli fornisce una sensazione del tutto simile a quella forma di orgasmo emotivo provato dal cosiddetto “forte giocatore”, quando scommette grandi somme e aspetta i risultati. Può essere considerato una variante del “risk taking”, classico delle persone che hanno bisogno di rischio e di forti emozioni, che ritroviamo non solo nei malati del gioco delle carte o dei casinò ma anche in chi pratica la famosa roulette russa.

d) Power Control. In questo caso lo scopo principale è quello di esercitare il totale controllo su un'altra persona, fino al potere definitivo di deciderne il destino. In questi casi lo stupro, la sodomia e la distruzione degli attributi sessuali hanno una motivazione erotica soltanto superficiale (il sesso è solo uno strumento, un veicolo) mentre in realtà rappresentano il desiderio più profondo di esercitare il proprio potere ed il totale controllo psicofisico sulla vittima.

In questo caso, Jeffrey Dahmer (il tristemente famoso “cannibale di Milwaukee”) è un esempio tipico. Dahmer adescava giovani omosessuali e li portava nella sua abitazione, dove li teneva in uno stato di incoscienza per un periodo di tempo nel quale li torturava e seviziava, per poi inevitabilmente ucciderli. Per ottenere un controllo totale sulle sue vittime era andato così in là da tentare assurdi esperimenti: attraverso fori nel cranio tentava di creare degli “zombie”, degli schiavi sessuali ai suoi comandi.

e) Il tipo lussurioso o “lust killer” ha per obiettivo quello di ottenere una soddisfazione di natura sessuale dalle vittime. Diverso dallo stupratore e dal tipo “Power Control”, questo omicida è completamente assorbito dal suo egoismo e considera le persone solo come dei mezzi, come degli strumenti attraverso i quali raggiungere la soddisfazione. Non è l'atto sessuale in sé che adempie la motivazione del killer, anzi, spesso il medesimo passa assolutamente in secondo piano rispetto alle ritualità che il criminale esprime in presenza della vittima. E' guidato da fantasie dove sesso e morte sono insieme i protagonisti assoluti. La sua compulsione è realizzare queste fantasie.

Come dice John Douglas, figura chiave dell'FBI nella lotta agli assassini seriali, le parole chiave sono: manipolazione, dominio, controllo. E' questo il tipo di serial killer più difficile da assicurare alla giustizia, nonostante sia il tipo che è stato più studiato, attraverso interviste, attraverso l'esperienza di coloro che hanno indagato e che si sono messi, sempre come è solito definire Douglas, “nei panni dell'assassino”.

A tutto ciò credo sia necessario aggiungere un'informazione conclusiva. Molti studi hanno rivelato che parecchi serial killer, nella loro fanciullezza, avevano mostrato uno o più segnali di avvertimento, che gli esperti chiamano “La Triade di McDonald”. Questi sono:

a) Piromania: in molti casi l’appiccare fuoco alle proprietà altrui (senza motivo apparente), ha rappresentato un campanello d’allarme nell’infanzia di vari serial killer

b) Zoosadismo: un buon numero di assasini seriali durante la fanciullezza ha commesso varie crudeltà verso gli animali. La maggior parte di loro si accaniva su animali di piccole dimensioni, tuttavia ci sono stati casi ben più eclatanti. In particolare alcuni futuri “lust killer” uccidevano delle pecore mentre compivano atti sessuali su di loro.

c) Bagnare il letto: può sembrare una cosa banale, però molti serial killer hanno bagnato il letto fino alla tarda adolescenza. Questo ha creato un senso di inadeguatezza che, unito a altri fattori, ha contribuito alla nascita di un omicida seriale.

Come avrete capito quella di oggi è solo una piccola (ma necessaria) introduzione per accedere al mondo deviato dei “serial killer”. Nelle prossime edizioni ho intenzione di entrare nello specifico e raccontare la vita e la storia personale di singoli assassini seriali. La mia intenzione è riuscire ad entrare, anche solo per un momento, nella psiche di questi efferati criminali, in modo comprendere quali siano i meccanismi mentali che trasformano un “normale essere umano” in una spietata macchina per uccidere.

In questo momento non sono ancora in grado di stabilire dove potrà portarci questo viaggio tra le forme del male più puro, tuttavia sono certo che grazie a questa rubrica potremo capire qualcosa di più sulla natura umana e, di riflesso, anche su noi stessi.

Vi ringrazio di cuore per l’attenzione che avete dedicato a questa nuova rubrica. Naturalmente vi do appuntamento a domani per un nuovo post della serie “Cosa bolle in Rete?”.

Un abbraccio, GuruKonK.

lunedì 25 febbraio 2008

Lavori in corso...

Un caro saluto a tutti. Vi chiedo scusa, ma oggi non ho la possibilità di pubblicare il solito post giornaliero al quale siete abituati. Da oramai qualche tempo sto raccogliendo materiale per una nuova rubrica che vi presenterò domani. Spero che mi perdonerete per la mancanza di oggi, come spero che domani potrete apprezzare la nuova rubrica alla quale sto lavorando.

Colgo l'occasione per ringraziarvi di cuore per lo straordinario affetto che mi avete dimostrato in questi mesi.

A domani, un grande abbraccio.

GuruKonK

domenica 24 febbraio 2008

Monnezza Day


Come molti di voi sapranno, ieri a Napoli si è tenuto il “Monnezza Day”. L’evento è stato organizzato in grande stile dal “Meetup” napoletano di Beppe Grillo, da numerose associazioni ambientaliste e da gruppi di cittadini esasperati dalla situazione rifiuti che da 15 anni sta tormentando Napoli e provincia. Sul palco si sono susseguiti personaggi come Beppe Grillo, Franca Rame, Edoardo Bennato, padre Alex Zanotelli e molti altri. Naturalmente la parte del leone l’ha fatta il comico genovese che, grazie alla simpatia e ad una consolidata arte oratoria, ha lasciato il palco in un tripudio generale.

Un piccolo blog come questo non è in grado di raccontarvi tutti i dettagli di questa, peraltro lodevole, manifestazione popolare. A questo proposito vi consiglio di visitare dei siti di condivisione video (come YouTube o Google Video) in modo da potervi rivedere l’intera protesta che, grazie agli artisti intervenuti, si è presto trasformata in un grande spettacolo popolare.

Da parte mia mi permetto di pubblicare una parte significativa del discorso tenuto da Beppe Grillo sul palco di Napoli. Spero sinceramente che saprete apprezzare l’importante messaggio di riscatto civile e sociale che Grillo riesce a trasmettere e a valorizzare nel mezzo delle sue tipiche provocazioni satiriche.


L’Italia si scusa con Napoli (23 febbraio 2008)
di Beppe Grillo

Scusa. Sono qui per chiedervi scusa a nome di tutti gli italiani.

Nel 1861 siete stati annessi dai piemontesi con una guerra di occupazione, quando Napoli era una delle più belle capitali d’Europa. Con Vittorio Emanuele II è diventata la capitale dell’emigrazione. I Savoia si sono portati via la cassa del Regno e vi hanno mandato il generale Cialdini. Decine di migliaia di campani sono stati massacrati. Prima dei piemontesi erano sudditi del Regno delle Due Sicilie. La mattina dopo erano briganti. La tecnica è sempre la stessa: prima ti infangano, poi ti ammazzano o ti manganellano. Napoli è la capitale mondiale della spazzatura. Sporca, schifosa. E’ su Newsweek, su TimeMagazine, su Le Monde. Siete dei benefattori. Smaltite i rifiuti tossici da tutto il mondo, e soprattutto, dalle imprese del Nord Italia. Avvelenare la Campania gli costa meno che smaltire le scorie nocive. Chi ci guadagna? Il prodotto interno lordo, naturalmente.

Dopo l’unificazione con l’Italia non siete più un popolo, siete lazzaroni, camorristi, feccia, cafoni. Voi che avete avuto Cuma e Capua migliaia di anni fa. La civiltà greca, quella etrusca, quella romana. Oggi siete prigionieri in casa vostra. Non sapete neppure più chi siete. Vi chiedo scusa per la Camorra, per Bassolino, per Veltroni, per Berlusconi, per la Iervolino, per Cirino Pomicino. Vi chiedo scusa per Mussolini, per il fascismo, per due guerre mondiali, per le leggi razziali, per le navi piene di emigranti e per i vostri migliori giovani tramutati in carne da macello. Scusa per aver ridotto una delle più belle città del mondo a uno spot pubblicitario della monnezza.

Tenímmoce accussí: ánema e core...nun ce lassammo cchiù, manco pe' n'ora...stu desiderio 'e te mme fa paura...

Dall’altra parte dell’Adriatico un piccolo Stato è appena diventato indipendente. E’ il Kosovo, ha due milioni di abitanti. Voi siete sei milioni in Campania e chissà quanti milioni in giro per il mondo. Avete una storia millenaria. Lo Stato Italiano vi ha ridotto a un letamaio. Diventate kosovari. Fate un referendum per diventare indipendenti. Io appoggerò la vostra campagna. Proponete un plebiscito per il ritorno dei Borboni. Peggio di così non potete essere governati. Vi hanno tolto anche la parola. La lingua napoletana è stata riconosciuta come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, ma non dalle scuole italiane, che l’hanno tolta persino dai libri di storia. La mozzarella di bufala non la mangia più nessuno. Hanno paura che sia radioattiva. La vostra agricoltura è in ginocchio. Dovete esportare i pomodori di nascosto. Stampare sulle scatole di conserva: “Made in China” per contrabbandarle in Europa. Il Governatore del Veneto ha lanciato una campagna pubblicitaria in Germania. Per spiegare a tutti i tedeschi che il Veneto è diverso dalla Campania. Caorle è meglio di Ischia e di Capri. La civiltà si ferma sul Piave: dove una volta si mormorava, adesso vomita il sindaco Gentilini.

La Campania è un laboratorio politico. Quello che succede qui succederà in tutta Italia. La distanza tra i cittadini e le istituzioni da voi non c’è più, e hanno introdotto il manganello consapevole. Quello che colpisce a ragion veduta le donne e i vecchi con le braccia alzate a Pianura e a Savignano Irpino. Il manganello quasi consapevole del G8 di Genova, della Val di Susa, da voi si è evoluto, ha trovato una rappresentazione matura, più democratica…

Tenímmoce accussí: ánema e core...nun ce lassammo cchiù, manco pe' n'ora...stu desiderio 'e te mme fa paura…

Scusa. Voglio chiedervi scusa per l’inceneritore di Acerra. Per la società Impregilo. Per i vostri politici scelti dai partiti nazionali. Per Veronesi che è capolista di Veltroni in Lombardia e ha tre anni in più di De Mita (Veronesi ha 84 anni, n.d.k.). Per Prodi e Berlusconi che vogliono regalarvi tre nuovi inceneritori. In Lombardia ci sono decine di inceneritori, le strade sono pulite, ma c’è una diffusione di tumori da far paura. Vi chiedo scusa per le malattie dovute ai rifiuti radioattivi sepolti nelle vostre terre senza che nessuna autorità abbia mosso un dito in 20 anni. Vi chiedo scusa per la diossina e le nanoparticelle da incenerimento che respirerete e vi chiedo scusa per tutti i tumori che si svilupperanno. Quante autorità avete pagato con le vostre tasse? Magistrati, ASL, amministratori pubblici, Regione, Province, Comuni, Comunità Montane, Polizia, Carabinieri, Guardie Forestali, Vigili del Fuoco, Polizia Municipale, Nettezza Urbana, deputati, senatori. Tutti nostri dipendenti. Quante migliaia di persone sono state stipendiate per salvarvi da questo disastro? Perché ci fosse Giustizia, per evitare questa Chernobyl della spazzatura? A cosa servono? Perché sono lì?

Il mondo guarda Napoli. Siete a un punto di non ritorno. Napoli è all’anno zero. Come Berlino nel 1945 dopo i bombardamenti. E’ un’occasione storica, un’occasione unica per ripartire. Per una Rinascita Campana. Riprendete in mano il vostro passato, la vostra lingua e la vita dei vostri figli. Il vostro territorio. Se volete potete cambiare le cose. Nulla è impossibile per chi è nato qui. Quello che viene deciso a Roma non è importante, voi siete importanti. L’Italia di Beppe Grillo vi chiede scusa, l’altra Italia vi giudica e vi manganella. La Storia è passata di qui e ci tornerà presto. Però, dategli una mano.

Per un Nuovo Rinascimento.

Tenímmoce accussí: ánema e core...nun ce lassammo cchiù, manco pe' n'ora...stu desiderio 'e te mme fa paura...


A domani per un altro post.

GuruKonK



Nell'immagine Beppe Grillo sul palco di Napoli

sabato 23 febbraio 2008

Thyssen: inchiesta chiusa


La procura di Torino ha chiuso ufficialmente, nel primo pomeriggio di oggi, l'indagine sul rogo del dicembre scorso alle acciaierie ThyssenKrupp in cui morirono sette operai. Lo hanno riferito fonti giudiziarie, precisando che in tutto risultano sei indagati. Nell’elenco degli inquisiti emerge la figura dell'amministratore delegato della società in Italia, accusato (per la prima volta in un caso di “morti bianche”) di omicidio volontario. Naturalmente, anche l'azienda risulta indagata come persona giuridica.

L'avviso di chiusura indagini ha raggiunto: Harald Espenhahn, amministratore delegato della Thyssen Italia, Marco Pucci, Gerald Pregnitz e Giuseppe Salerno, responsabili a vario titolo dello stabilimento torinese. L’elenco degli inquisiti comprende inoltre Daniele Moroni, dirigente di Terni, e Cosimo Cafueri, responsabile del servizio prevenzione e protezione dai rischi. Come detto in entrata, anche la Thyssen risulta indagata come persona giuridica, nella figura del legale rappresentante Jurgen Hermann Fechter, come raccontano le agenzie stampa che ho consultato in Rete.

I reati contestati sono per tutti l'omissione dolosa aggravata di cautele anti-infortunistiche, mentre al solo Espenhahn è stato contestato l'omicidio e l'incendio (il tutto con dolo eventuale, qualunque cosa questo significhi...). Si tratta in breve della contestazione di omicidio volontario, che risulta essere usato per la prima volta nell'ambito di un'inchiesta per morti sul lavoro. Agli altri cinque viene invece contestato il reato di omicidio colposo e incendio colposo, entrambi con colpa cosciente.

Dobbiamo valutare attentamente le gravi affermazioni di colpa presentate dal Pubblico Ministero” ha dichiarato all’agenzia AGI un portavoce della ThyssenKrupp, che ha sempre difeso i propri sistemi di sicurezza in fabbrica.

L'inchiesta, coordinata dal procuratore Raffaele Guariniello, è stata chiusa nel tempo record di 2 mesi e 19 giorni, dopo aver ascoltato decine e decine di testimoni e consulenti. Tutto il lavoro è contenuto in 170 casse, che corrispondono a più di 200.000 pagine. “E' una giusta risposta a un'istanza di giustizia che ci è stata fatta dal paese”, ha detto oggi Guariniello, ringraziando l'apporto di tutte le persone che hanno collaborato “all’immane lavoro” e sottolineando come il risultato sia stato ottenuto in tempi così brevi grazie “alla grande organizzazione del lavoro che esiste nella nostra Procura”. Le migliaia di cittadini che attendono da anni procedimenti giudiziari impantanati in qualche ufficio della Procura, avranno accolto le parole di Guariniello con evidente disappunto. D’altronde si sa, quando i riflettori della cronaca sono puntati su un’inchiesta i cosiddetti “tempi tecnici” vengono miracolosamente snelliti…

Torniamo a noi. Come ricorderete, nella notte tra il 5 e 6 dicembre scorso, un incendio divampato nella linea 5 dello stabilimento della Thyssen a Torino (che doveva essere spostata a Terni nel 2009) provocò la morte di sette operai, scatenando dubbi e feroci polemiche sui sistemi di sicurezza in via di dismissione.

La contestazione dell'omicidio volontario per Espenhahn, spiegano le fonti, è stata decisa perché secondo i magistrati “il rischio mortale al quale erano sottoposti gli operai è stato accertato e accettato da parte dell'amministratore delegato, che si trovava in una posizione di vertice e aveva i massimi poteri decisionali in fatto di spesa”.

In particolare, sono due le decisioni citate nell'avviso di chiusura indagini che avrebbero portato alla configurazione del reato. La prima è stata quella di posticipare dal 2006 al 2008 gli investimenti per le misure anti-incendio per lo stabilimento di Torino, la seconda fu quella di posticipare ulteriormente gli investimenti per la linea 5 ad un'epoca successiva al trasferimento della stessa da Torino a Terni, nonostante fosse in piena attività in uno stabilimento che era però “in condizioni di crescente abbandono”.

Come qualcuno di voi ricorderà, su questo Blog mi ero già occupato di questa triste vicenda che, lo devo ammettere, mi toccò davvero molto. Il fatto che in Italia, nel terzo millennio, degli operai fossero costretti a turni giornalieri di 12-15 ore in deprecabili condizioni di sicurezza, mi sembrava assolutamente inaccettabile.

Purtroppo ho il sospetto che il caso della ThysseKrupp di Torino non sia l’unico del genere. Credo infatti che in altre aziende, in altre regioni del Paese, vi siano situazioni simili, con operai costretti a sopportare condizioni lavorative illegali ed estremamente pericolose. C’è da sperare le entità preposte, in questo caso ispettori del lavoro e sindacati, non attendano una nuova tragedia per intervenire.

Malauguratamente le statistiche sulle cosiddette “morti bianche” (1'300 decessi all’anno) costringono a pensare che queste sciagure si verifichino ogni giorno, in piccoli cantieri come in grandi industrie, nell’indifferenza generale dei mass media che, evidentemente, hanno ben altro di cui occuparsi.


GuruKonK



Altri post dedicati a questo argomento:
- La silenziosa mattanza
- Manager senza scrupoli

venerdì 22 febbraio 2008

Un errore storico


Mezzo milione di serbi in rivolta nella sola Belgrado. L’ambasciata americana messa a ferro e fuoco dai facinorosi, con tanto di vittima carbonizzata. Il governo serbo ritira gli ambasciatori dai Paesi che hanno riconosciuto l’indipendenza unilaterale del Kosovo (tra i quali l’Italia). La Russia di Putin, storico alleato della Serbia, che minaccia l’uso della forza per bocca del diplomatico Dmitry Rogozin: “Se l'Europa lavora al di fuori di una posizione comune, o se la Nato infrange il proprio mandato nel Kosovo, si troveranno in conflitto con le Nazioni Unite. A quel punto saremo costretti a procedere con la forza bruta, in altre parole: la forza armata”. Insomma, se la nascita di un Kosovo indipendente doveva rappresentare una necessità indispensabile per la stabilità dei Balcani bisogna ammettere che l’intero progetto è partito nel peggior modo possibile.

Al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite quello che è accaduto a Belgrado davanti all’ambasciata americana nella notte, parecchi diplomatici l’avevano previsto il giorno prima. Ma gli Stati Uniti, e anche i governi dei paesi principali dell’UE (compresa l’Italia che pure sul Kosovo si era già divisa) avevano sottovalutato il rischio di incidenti gravi. “Il riconoscimento del Kosovo” – aveva assicurato da Roma il Presidente del Consiglio Prodi, ricordando che le relazioni italiane con la Serbia rimangono eccellenti – “sarà solo il primo passo per l’impegno dell’Europa a costruire nel nuovo stato una struttura amministrativa e civile di 1700-1900 funzionari internazionali, con il fine ultimo di arrivare all’adesione europea di tutti i Paesi dei Balcani”.

L’Italia, come la Francia, la Gran Bretagna e la Germania, decidendo di riconoscere senz’altro il nuovo micro-stato emerso, con un atto unilaterale, dalla disintegrazione jugoslava, si era così schierata nettamente sulle posizioni americane di pieno sostegno della secessione kosovara, che dalla lontana Africa il presidente Bush aveva espresso con una frase molto chiara: “Da oggi il Kosovo è una nazione libera”.

All’Onu, invece, il rappresentante permanente della Russia Vitaly Churkin aveva immediatamente replicato che le cose non stavano così. “La dichiarazione del 17 febbraio fatta dall’assemblea locale della provincia serba del Kosovo” – dice la nota di Churkin che chiede la convocazione immediata del Consiglio di Sicurezza – “è una palese violazione del diritto internazionale e in primo luogo della Carta delle Nazioni Unite”. E il diplomatico di Mosca ribadisce che “questo atto illegale è un’aperta violazione della sovranità della Serbia, degli accordi ad alto livello del Gruppo di Contatto, del progetto costituzionale del Kosovo e della Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza, che degli accordi sul Kosovo rappresenta il documento base”.

La spaccatura dell’Unione Europea, dove la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo si scontra con l’opposizione di Spagna, Grecia, Romania, Bulgaria, Cipro e Slovacchia, si riproduce quindi, e con effetti potenziali anche più gravi, su questo lato dell’Atlantico in sede di Consiglio di Sicurezza, dove la Russia com'è noto può esercitare il veto risolutivo.

Ma con quali conseguenze per la Serbia? Mentre in tutto il mondo chiunque può vedere le immagini dell’ambasciata americana di Belgrado in fiamme, l’obiettivo più immediato della comunità internazionale, più che quello di spedire ambasciatori nel nuovo micro-stato del Kosovo, deve essere di circoscrivere l’incendio che minaccia di rovesciarsi da Belgrado all’intera regione. La verità è che ancora una volta (come già era accaduto quando si era consumata la rottura fra la Croazia del generale Tudjman e la Serbia-Montenegro, pilotata verso l’autodistruzione da Milosevic) gli Stati Uniti e l’Europa non hanno capito, o non hanno voluto capire, il pericolo di scherzare con il fuoco nei Balcani!

A Belgrado anche se il poco che rimane dell’esercito (uscito devastato dai bombardamenti della Nato del 1999) non può intervenire con le armi, il pericolo è che le “contromisure” già adottate dalla Serbia, come il richiamo degli ambasciatori da Washington e da Roma, facciano da detonatore ad una protesta ultranazionalista molto più forte del previsto. Nella Serbia, che per più di 700 anni ha sempre riconosciuto nel Kosovo il “sacro ed inviolabile cuore della nazione serba”, quella che molti dei 10 milioni di serbi sentono come un’amputazione nazionale ingiusta, rischia di mettere in crisi il già debole governo filoeuropeista di Belgrado, spalancando le porte un’altra volta al nazionalismo più estremista. In quella insanabile polveriera che rimangono i Balcani tutto questo è già accaduto e la storia, disastrosamente, si ripete troppo spesso.

So bene che i temi di politica internazionale possono risultare indigesti ai più, tuttavia la questione del Kosovo va affrontata e dibattuta al meglio, anche su piccoli Blog come questo. Il pericolo di destabilizzazione di questa area è più che concreto e si prospetta un futuro assai grigio, in un'area dell'Europa che (a medio termine) vorrebbe addirittura entrare a fare parte della Comunità Europea.

Riconoscere un nuovo Stato non può essere una decisione presa alla leggera, senza aspettarsi conseguenze. In molti Stati europei ci sono problemi di questo genere: che tipo di reazione ci aspetteremmo se si riconoscessero come stati autonomi il Sud-Tirolo, i Paesi Baschi o l’Irlanda del Nord? Oppure cosa accadrebbe se tutto ciò spingesse alla divisione del Belgio, dove la questione tra fiamminghi e valloni diventa sempre più spinosa e insanabile?

Bisogna fare molta attenzione alle conseguenze che possono scaturire da queste scelte politiche, che sembrano proprio, lasciatemelo dire “poco pensate”. Tenuto conto, tra le altre cose, che i Balcani non sono ancora moralmente usciti dal conflitto più sanguinoso che si sia mai visto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Insomma, tutto ciò lascia presagire un futuro ricco di tensioni e violenze e credo che le minacce russe sull’uso della forza militare vadano prese molto sul serio.

La questione balcanica rischia di essere, ancora una volta, una miccia pericolosa per l’intera Europa!

Ringrazio di cuore tutti gli utenti del Blog che anche oggi mi hanno regalato la loro preziosa attenzione, e do a tutti appuntamento a domani per un altro post.

Un caro saluto, GuruKonK.


Nell'immagine: l'incursione all'ambasciata USA di Belgrado

giovedì 21 febbraio 2008

Ordinarie follie (ediz. 5.08)


Un caro saluto a tutti gli amici del Blog. Come avrete notato, da qualche giorno a questa parte mi è capitato di trattare temi impegnativi, naturalmente escludendo le rubriche monotematiche. Per tale ragione oggi non posso fare a meno di pubblicare qualche “ordinaria follia” curiosa o bizzarra. In fondo di questo tipo di materiale la Rete non rimane mai a secco. Anzi, se devo essere sincero, sono proprio le notizie di questo genere a trovare maggiore eco sul web. Insomma, almeno per oggi ci possiamo rilassare, godendoci le conseguenze della follia altrui… Sapete, ogni tanto bisogna anche saper stemperare un po’ la tensione, soprattutto in un periodo così teso dal punto di vista politico. O sbaglio?

Niente cibo per gli obesi
Il deputato dello stato del Mississippi John Read ha presentato una proposta di legge per vietare ai ristoranti di servire cibo ai clienti obesi. L’idea è soprattutto quella di porre l’attenzione al problema dell’obesità, infatti il 30% degli abitanti dello stato (compreso il proponente della legge, bisogna dirlo…) sono obesi secondo le ultime statistiche.

Nonostante le buone intenzioni del deputato, però, le polemiche non sono mancate: i detrattori sottolineano che la legge non definisce chiaramente l’obesità, ma soprattutto considerano vessatorio che un privato cittadino (il ristoratore) abbia di fatto poteri di polizia su altri cittadini. “Non si può trattare gli adulti come bambini e dirgli cosa possono o non possono mangiare”, così ha dichiarato il rappresentante della “lobby” dei ristoratori, preoccupato di perdere non solo una fetta di business ma, probabilmente, proprio alcuni dei suoi migliori clienti…

Avete visto le miei chiavi?
Un 18enne studente inglese si è svegliato a casa di un amico dopo una festa a cui aveva alzato un po’ troppo il gomito. Quando ha chiesto come mai non fosse stato riaccompagnato a casa sua, gli è stato spiegato che aveva perso le chiavi per cui avevano dovuto farlo dormire lì. Poco dopo, al giovane è venuto un forte mal di stomaco, e gli amici lo hanno accompagnato in ospedale. Ma quando i medici lo hanno visitato, hanno avuto una sorpresa: i dolori non erano dovuti al troppo alcool ingerito dal giovane, se non indirettamente.

Infatti il ragazzo, mentre era ubriaco, ha ingoiato le chiavi di casa, individuate inequivocabilmente ai raggi X! Sembra che il giovane per evitare di tornare a casa come gli consigliavano i suoi amici (facendogli notare come avesse bevuto troppo) ha pensato bene di ingerire le chiavi per non essere allontanato dalla festa…

Una mozione antifantasma
Il consiglio comunale di Easington, nella contea di Durham (Inghilterra), ha ufficialmente incaricato un medium per eliminare un presunto “poltergeist” da un appartamento di proprietà del comune. La decisione è stata presa per accontentare gli occupanti (che hanno contribuito pagando metà della tariffa del sensitivo, 120 sterline) che minacciavano altrimenti di abbandonare l’appartamento e di diventare senzatetto.

La famiglia, i signori Fallom, ha dichiarato di aver più volte sentito rumori dalla soffitta e di aver visto degli oggetti volare e delle porte chiudersi da sole. Dopo aver chiamato più volte la polizia, che però non ha mai trovato nulla, la famiglia Fallom ha pensato di tentare un altro approccio. Hanno perciò deciso di rivolgersi ad un medium, ma hanno chiesto al consiglio comunale di contribuire alla spesa. “È la prima volta che ci capita un caso del genere, ma la famiglia era decisamente angosciata, e abbiamo pensato fosse la cosa migliore”, ha spiegato un portavoce del consiglio comunale.

Una difesa disperata
Durante il processo per l’omicidio di una giovane modella, Sally Anne Bowman, stuprata ed uccisa da un maniaco nel 2005, l’unico imputato ha avanzato una linea di difesa degna del blog “Le peggiori scuse”, anche se decisamente macabra. Infatti, Mark Dixie (l’imputato) ha dichiarato di non aver ucciso la ragazza, ma di avere “unicamente” trovato il suo cadavere nudo e di averlo usato per fare sesso. Peccato che oltre al DNA dello sperma trovato su Sally Anne, anche le impronte dei morsi sul cadavere della ragazza incastrino Dixie. Il procuratore liquida le argomentazioni di Dixie senza dargli troppo peso: “E’ una difesa disperata”. Da parte nostra non possiamo che augurarci una pena esemplare.

Buonanotte al ladro
Una famiglia malese è tornata a casa dopo una giornata passata a fare spese, ed ha trovato la casa messa sottosopra da un ladro. Sono cose che purtroppo capitano, ma più raro è trovare anche il ladro che fa un sonnellino dopo il furto. Il furfante è stato trovato dal figlio della coppia, che è entrato in camera è ha trovato l’uomo. Nonostante il bambino sia corso fuori dalla stanza urlando per lo spavento, il ladro (che dormiva abbracciato ad una delle borse che aveva rubato) non si è neppure svegliato. Il ladro, prima della pennichella, ha anche fatto uno spuntino con i dolci che aveva preparato la signora la mattina. Quando la polizia è intervenuta per arrestare il ladro (che però potrebbe cavarsela con una denuncia per violazione di domicilio anziché per furto) è emerso che l’uomo aveva fatto uso di droghe. Gia…


Un caro saluto a tutti gli amici del Blog. Vi do appuntamento a domani con un altro post.

Un abbraccio, GuruKonK.



Nell'immagine: “Monna Lisa a 12 anni” di Fernando Botero.

mercoledì 20 febbraio 2008

Cosa bolle in Rete? Ed. 7/08


Come ogni mercoledì torna il consueto appuntamento con “Cosa bolle in Rete?”. Oggi affronteremo un argomento che un tempo rimaneva relegato nelle singole cucine. Negli ultimi anni la richiesta di materiale multimediale a sfondo gastronomico ha registrato un sensibile incremento; naturalmente la Rete ha prontamente recepito questa esigenza. Non importa se non si è Chef rinomati oppure se si è addirittura negati tra pentole e tegami: ora la cucina non ha più segreti per nessuno perché il Web è entrato tra i fornelli!

Una miriadi di nuovi siti e portali, è nata con lo scopo di permettere a tutti (attraverso riprese video, blog e forum) di apprendere i rudimenti della gastronomia. Ora tutti avranno la possibilità di scoprire trucchi e segreti, ma anche di migliorare le proprie capacità culinarie, per coloro che si sentono già a loro agio in cucina. Sicuramente uno dei fenomeni più recenti è l'impiego dei video (e delle riprese via webcam) per condividere con esperti e appassionati la cultura del cibo e della buona tavola. Insomma, mangiar bene sarà sempre più alla portata di tutti, grazie alla Rete.


Sono cotto!
Un buon esempio di queste nuove tendenze culinarie sul web è il sito “I am cooked” (ovvero “Sono cotto”) dove l'imperativo per tutti gli internauti, con qualche capacità ai fornelli, è quello di cucinare, filmare e poi condividere con gli altri. Ed è un sito alla portata di tutti perché le varie preparazioni sono casalinghe, semplici e pratiche. Proprio come le classiche “ricette della nonna”.
http://imcooked.com/ (in inglese)

Cuochi si diventa
Io Cuoco” è il sito che raccoglie tutte le “video ricette” più interessanti del web. Oltre alle ricette filmate direttamente da creatori, su “Io Cuoco” potrete trovare anche i video caricati dagli utenti stessi. Per caricare le ricette è sufficiente seguire le istruzioni che troverete sul sito. In pochi minuti le vostre “video ricette” saranno disponibili su “Io Cuoco”!
http://www.iocuoco.it/ (in italiano)

La TV in cucina
Questo sito condivide tantissime ricette e per la maggior parte di queste mette a disposizione dei filmati che mostrano le varie tappe della preparazione. Si tratta di uno strumento indispensabile quando di fornelli, ingredienti e pentole non si sa un bel niente… Le ricette sono divise per genere, mentre le icone laterali permettono di identificare la difficoltà della preparazione e la stagione in cui, tipicamente, sarebbe consigliabile preparare la ricetta.
In Cucina TV: ricette in mostra (in italiano)

FoodTube
Cosa centra “YouTube” con gli argomenti gastronomici? Semplicemente “YouTube” è alla base di un nuovo sito, chiamato “FoodTube”. Si tratta di un portale esclusivamente basato su video di cucina: qui si possono cercare le ricette desiderate, sempre e comunque proposte sotto forma di filmato, oppure è possibile aggiungere il video delle proprie riprese in cucina. A mio parere “FoodTube” è divertente da visitare, quindi vi consiglio di farci anche solo un breve tour.
http://foodtube.net/ (in inglese)


A domani per un nuovo post.

Un abbraccio, GuruKonK.

martedì 19 febbraio 2008

Wiki Democracy


Sei stanco e deluso della politica lontana dalla gente? Vorresti poter scrivere tu il programma del tuo partito favorito? Sei nel posto giusto!”. Si chiama Wiki Democracy e si presenta così: “E’ un ambiente collaborativo e democratico per la stesura e revisione di programmi politici, con partecipazione dal basso, non governato né controllato dai partiti, il cui obiettivo è riportare ai partiti un contenuto generato dai loro elettori con proposte e iniziative di programma politico” Detto in parole povere, far sapere ai partiti cosa pensano i loro elettori che abitano la Rete, senza intromissione da parte di terzi.

L’idea è di Stefano Quintarelli, imprenditore delle telecomunicazioni e famoso blogger, ma trova la sua origine in un lungo dibattito svoltosi nei blog nei giorni scorsi, non appena si è diffusa la notizia che ci sarebbero state le elezioni politiche. Vi si esprimeva il desiderio di essere liberi, di non venire assordati da urli e insulti tra candidati. Lo scopo principale è di poter incidere realmente sull’agenda dei partiti, di poter articolare confronti seri sui dati; nonché di introdurre competenza e partecipazione degli elettori dentro un dibattito, che altrimenti si indurisce nel solito scontro tra i vertici.

Ma cos’è un wiki? Il mattone costitutivo (tra gli altri progetti) di Wikipedia, è definito così nella presentazione dell’iniziativa: “un sito web che può essere modificato dai suoi utilizzatori e i cui contenuti sono sviluppati in collaborazione da tutti coloro che ne hanno accesso, come in un forum. La modifica dei contenuti è aperta e libera, ma viene registrata in una cronologia permettendo in caso di necessità di riportare la parte interessata alla versione precedente; lo scopo è quello di condividere, scambiare immagazzinare e ottimizzare la conoscenza in modo collaborativo. Il termine wiki indica anche il software utilizzato per creare il sito web” .

Riassumendo: se Wiki Democracy raggiungesse il suo obiettivo, i partiti dovrebbero trovarsi a disposizione una notevole quantità di informazione “non mediata dai media” (scusate l’orrore linguistico, ma è questo che intendono i promotori di W.D.). Insomma, l’idea è di formare una massa critica democratica che dovrebbe incidere sui modi e i contenuti dell’agenda elettorale partitica. Per sostenere questo sforzo, i partecipanti al progetto possono linkare, in una pagina apposita, documenti e studi sulle questioni che ritengono di maggior rilievo e priorità.

L’esperienza dell’utente sarà quindi di fondamentale importanza. Quando si va sul sito di Wiki Democracy, si viene subito colpiti dall’impatto fortemente normativo che lo caratterizza. Non si vedono i contenuti, si vedono le regole d’ingaggio. Chi ha scritto il progetto, sembra molto preoccupato che chi vi si avvicina per prima cosa capisca bene le regole di comportamento, ciò che si può fare, ciò che non si può fare. Ad esempio, non potete mettervi a fare comizi, non è questo il posto dove catechizzare gli altri. Semmai potete provare a catechizzare i responsabili del vostro partito, ai quali potete sottoporre ogni genere di proposta. Un’altra cosa da tenere ben presente è che degli altri partiti (che quindi non siano il vostro) potete solo leggere i programmi e le proposte inserite dagli utenti iscritti a quel partito.

A questo punto, se mi permettete, nasce dentro di me una perplessità, relativa a questa impostazione “partitocratica” e alla cosiddetta “metafora di interazione” che viene proposta. Appena vi registrate a Wiki Democracy, infatti, non basta che diate il nome e il cognome, allo scopo di sottoporvi ad un processo di registrazione giustamente severo, ma leggermente macchinoso. Funziona così: riempimento di un modulo dettagliato, invio dei dati, conferma dell’iscrizione tramite sms (o indirizzo e-mail autentificato), quindi attesa del perfezionamento dell’iscrizione. Chiaramente è un processo lungo, ma va bene così. In Italia si imbroglia e si urla troppo, quindi la selezione (seppur noiosa) è a mio avviso giusta e comprensibile.

Il problema, invece, sta nell’obbligo di iscrizione. Quando ci si registra, infatti, si deve scegliere il partito alla cui vita si desidera partecipare, il tutto da un menù a tendina che altri hanno predeterminato. Si capisce il motivo anche di questa regola: garantire l’efficienza dei lavori in un progetto che non ha moderatori, né full time né part time. Tuttavia questa costrizione forza la partecipazione dentro uno schema, a mio parere, troppo rigido. Uno dei problemi italiani è l’abitudine di sproloquiare quando si parla di politica, rischiando di trasformare un sano dibattito in uno scontro verbale tra ultrà. Tuttavia ritengo che anche le persone non schierate dal punto di vista partitico possano avere buone idee da condividere. E’ vero che si può sempre “cambiare iscrizione” (e partecipare così alla vita di altri partiti rispetto a quello originario) ma mi pare comunque un vero peccato non poter discutere per temi, se non all’interno delle aree di partito.

Insomma, era proprio necessario obbligare le persone a doversi dichiarare? Forse sì, ma doversi “iscrivere”, anche se solo da un punto di vista virtuale, ad un partito solo per partecipare al progetto rimane una limitazione non sempre gradita.

Wiki Democracy ha comunque il grande merito di raccogliere una lunga coda di conversazioni politiche avvenute nei blog, che rappresentano la base “morale” dell’intero progetto. In tutto ciò c’era un meraviglioso desiderio di libertà e di cambiamento. Migliaia di persone, provenienti dalle più svariate esperienze personali e di diversa estrazione politica, che si impegnano per “accorciare la catena” democratica che separa i cittadini dai partiti non possono certo venire ignorate.

Forse grazie a Wiki Democracy (e a progetti simili che nasceranno presto) il rapporto tra i cittadini volenterosi di farsi ascoltare e le segreterie dei partiti diventerà più diretto, e un bel giorno non avrà più bisogno della mediazione interessata di giornali e televisioni. Questi Mass Media hanno purtroppo ampiamente dimostrato la loro inaffidabilità in questo ruolo ed è giusto (e inevitabile) che vengano sostituiti da progetti basati sulle nuove tecnologie. Come ben sappiamo, solo un messaggio che viaggia in modo diretto dal mittente al destinatario, senza intermediari, potrà arrivare immacolato e senza modifiche di parte.

Insomma, nonostante qualche trascurabile difetto, Wiki Democracy è un progetto assolutamente lodevole, e merita di crescere sempre di più. Da parte mia non posso fare altro che indirizzare un sentito “in bocca al lupo” ai suoi ideatori e promotori!

Ringrazio di cuore tutti gli utenti del Blog che anche oggi mi hanno regalato la loro attenzione, e do a tutti appuntamento a domani per un altro post.

Un abbraccio, GuruKonK.



Grazie a V.Zambardino per l'ennesima preziosa ispirazione!


Nell'immagine il logo di Wiki Democracy

lunedì 18 febbraio 2008

La macelleria dal Vale Tudo


Si chiama “Vale Tudo”, che tradotto in italiano vuol dire “vale tutto”, ed è la lotta brasiliana che sta facendo letteralmente impazzire gli scommettitori di mezzo mondo. Come suggerisce il nome, in un incontro di “Vale Tudo” si può colpire l’avversario in qualunque modo. L’unica limitazione riguarda le dita negli occhi e i colpi diretti alla carotide. In teoria la versione brasiliana di questo concentrato di arti marziali risulta vietata dalla legge, perché i combattenti non usano guanti e perché non c’è nessun limite di tempo. In pratica però, il “Vale Tudo” verde-oro va avanti sino a quando uno dei due contendenti non stramazza al suolo, spesso in un lago di sangue, ignorando ogni legge.

Come vi stavo dicendo, il “Vale Tudo” dovrebbe essere vietato, ma in realtà i match proibiti vengono trasmessi in televisione e su Internet, fino ad arrivare a movimentare un giro di scommesse milionarie, da Las Vegas a Londra.

È successo, infatti, che a dare il via al business, anni fa, siano stati i manager dell’impresa Rio Heroes che ad Osasco, avevano aperto una vera e propria “gabbia di combattimento”. Poi, per evitare grane con la giustizia e visto che l’impresa appariva più redditizia del previsto, hanno finito con il mantenere i combattimenti in Brasile, spostando però tutta l’organizzazione a Miami, in Florida. Qui infatti veniva gestita tutta la diretta via web, la produzione di DVD e perfino la selezione e diffusione dei migliori match su YouTube (provare per credere…). Dopo anni di indagini a inizio febbraio la “macelleria” di Osasco è stata chiusa dalla polizia federale. Il “Vale Tudo”, però, continua. Nel corso degli anni si sono infatti moltiplicati i ring clandestini che, in Brasile, vedono sfidarsi all’ultimo sangue uomini e, a volte, perfino le donne.

Lo scenario è sempre lo stesso. Gli atleti combattono in una gabbia con tanto di grate che servono per mantenere le distanze con il pubblico che, come nelle arene dell’antica Roma, ha un duplice obiettivo: scommettere sul più forte e vedere scorrere il sangue. Ogni lottatore, che vinca o che perda, riceve comunque un gettone equivalente a 300 euro, che da quelle parti è quanto guadagna in un mese la maggioranza delle persone. Chi scommette tramite Internet, invece, lo fa a partire da un minimo di 50 dollari.

In Rete, per attirare del nuovo pubblico, circolano incontri che gli estimatori definiscono leggendari. Come quelli di Helio Gracie, grande campione della specialità, che al Maracanazinho di San Paolo riusciva a catalizzare l’entusiasmo di ben 30'000 spettatori! Insomma, si tratta di una disciplina sanguinaria e terribile, che le autorità federali del Brasile dicono di voler combattere con ogni mezzo. In realtà, gli organizzatori e i lottatori, fino ad ora, non si sono neppure dovuti nascondere troppo, il che mi costringe a sospettare corruzioni a vari livelli.

Non dovete però pensare che questo tipo di lotta estrema sia una prerogativa del Brasile o degli Stati in via di sviluppo. Infatti il “Vale Tudo” esiste (con nomi diversi) un po’ ovunque, anche in Italia. Negli anni ’90 la Guardia di Finanza e i Carabinieri smantellarono un’organizzazione calabrese che gestiva un lucroso giro di lotta estrema. In questo caso i lottatori erano professionisti, provenienti dalle più svariate discipline da combattimento, che erano disposti a rischiare la vita (o danni permanenti) in incontri sostanzialmente privi di regole.

Rimanendo in Italia, ho trovato in Rete alcune scuole di arti marziali che insegnano, tra le varie discipline, anche il “Vale Tudo”, il Submission Wrestling e il terribile Brasilian Jiu-jitsu. Il tutto avviene di solito nella totale trasparenza e legalità, come nel caso di RobyCamp, la palestra di Roberto Olivieri. Quest’ultimo afferma: “L’obiettivo del Club è in generale quello che ha mosso (e muove ancora) me a praticare sport: stare in forma, rimanere magro con forza e con una buona mobilità articolare. Trovo il Brasilian Jiu-jitsu più motivante e divertente del praticare altre attività o correre sul lungomare della mia città. Curiamo e perseguiamo uno stile di vita sano”.

A questo punto mi voglio fermare. Voi come la pensate? E’ immorale insegnare un’arte marziale potenzialmente letale e che ha solo scopi offensivi? Oppure l’unica cosa sbagliata è usare dei giovani con poche prospettive e usarli come moderni gladiatori, in sfide spesso all’ultimo sangue?

Gli interrogativi sono davvero molti. Per questo motivo rimango in attesa dei vostri commenti e delle vostre riflessioni in merito al “Vale Tudo” e a tutto ciò che ci sta attorno. A domani.

Un abbraccio, GuruKonK.


Link correlati al tema di oggi:
- servizio di Globo Video sul fenomeno del “Vale Tudo”
- raccolta video davvero eloquente su questo tipo di lotta
- Roby Camp, la palestra di arti marziali di Roberto Olivieri
- Martial Arts, elenco delle discipline



Nell’immagine: un scontro di “Vale Tudo” nella tradizionale gabbia metallica

domenica 17 febbraio 2008

Delitti esemplari (10.a parte)



Come ogni domenica torna la rubrica “Delitti esemplari”. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno l’hanno apprezzata nelle edizioni precedenti. Come già sapete, questi racconti di omicidi sono completamente disarmanti nella loro semplicità. Quando ci rendiamo conto che le motivazioni che spingono un essere umano a spegnere la vita di un suo simile, sono così ferocemente insignificanti, le nostre certezze vacillano inevitabilmente.

Vi ricordo ancora che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

E’ necessario ricordarvi che solo 2 confessioni (delle circa 90 raccolte) provengono da malati di mente diagnosticati. Come specifica Aub nella sua prefazione, “gli alienati mentali si rivelarono subito piuttosto deludenti. Da loro mi aspettavo i racconti più interessanti ma non fu così. Forse perché è proprio dietro la cosiddetta ‘normalità’ che si nasconde la più atroce delle follie .”.

Come già vi avevo detto nelle precedenti edizioni di “Delitti esemplari”, credo di aver trovato un comune denominatore che lega tra loro questi racconti di morte. Infatti, tutti gli assassini sembrano aspettarsi che l’interlocutore capisca (e approvi) il loro macabro punto di vista. In altre parole, sono tutti convinti che il crimine commesso sia stato un atto comprensibile e, in qualche modo, persino inevitabile.

La mia speranza è ancora la stessa da quando ho iniziato a pubblicare questa rubrica: forse, la comprensione di un omicidio, ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo. In questa ottica, vi invito ancora una volta ad acquistare questa opera letteraria.

Ecco la decima serie di “Delitti esemplari”.

Delitto no. 46
Se non dormo otto ore sono un uomo finito, e dovevo alzarmi alle sette… Erano le due e non se ne andavano, sprofondati nelle poltrone, felici e beati. E Iddio sa che non avevo potuto fare a meno di invitarli a cena. E parlavano, e straparlavano, a ruota libera, a cascata; scambiandosi battute, parlando a vanvera, confondendo i discorsi, blaterando su cose di nessun interesse: e gradisca un altro bicchiere, e un’altra tazzina di caffè. D’un tratto a lei saltò in mente che, un po’ più tardi, avremmo potuto farci una zuppa all’aglio (la mia cuoca è famosa proprio per questo). Io non ce la facevo più. Li avevo invitati a cena perché non potevo farne a meno, perché sono una persona beneducata. Erano arrivati, più o meno puntuali, alle nove e mezzo; ed erano le due di notte, e non davano il minimo segno di volersene andare. Io non riuscivo a staccare la mente dall’orologio, dato che non potevo guardarlo direttamente: la buona educazione, innanzitutto. Dovevo alzarmi alle sette, e se non dormo otto ore sono uno straccio per tutta la giornata; inoltre di quello che dicevano non mi importava niente, un bel niente. Certo, avrei potuto comportarmi da villano e dir loro in qualche modo di andarsene. Ma non è nel mio stile. Mia madre, rimasta vedova da giovane, mi ha inculcato i migliori principi. Avevo solo una gran voglia di dormire. Il resto mi importava poco. Non che avessi molto sonno, ma pensavo a quello che avrei avuto il giorno dopo… La mia educazione mi impediva di fingere qualche sbadiglio, che è il modo più corrente tra persone volgari.

E lei qui, e lei qua… e questo qui e quello là. Il gin rommy, gli scacchi, il poker… Ginger Rogers, Lana Turner, Dolores del Rio (odio il cinema); il sabato a Cuernavaca (odio Cuernavaca). Oh, il casinò di Acapulco! In quel momento odiavo anche Acapulco… E Tizio che aveva perso tanto e tanto, a lei che gliene pare? A lei, a lei e a lei… E il Presidente, e il Ministro, e l’Opera (odio l’Opera). E il cashemere inglese, e Don Pedro, e gli acquisti di Natale, e i cavoli loro.

E quel veleno, dal colore così simile al cognac…

Delitto no. 47
Uccise la sua sorellina la notte di Natale per tenere tutti i giocattoli per sé.

Delitto no. 48
Sono maestro. Da dieci anni insegno nella scuola elementare di Tenancingo. Sui banchi della mia classe sono passati tanti bambini. Credo di essere un buon maestro. Lo credetti finché non spuntò fuori quel Panchito Contreras. Non mi prestava alcuna attenzione e non imparava assolutamente nulla: perché non lo voleva. Nessuna punizione, né morale né corporale, gli faceva affetto. Mi guardava insolente. Lo supplicai, lo sgridai, lo picchiai, ma non ci fu verso. Gli altri bambini cominciavano a prendermi in giro. Persi ogni autorità, il sonno, l’appetito, finché un giorno non ne potei più! Perché servisse da esempio lo impiccai all’albero del cortile.

Delitto no. 49
Gli chiesi “L’Excelsior” e mi portò “El Popular”. Gli chiesi le “Delicados” e mi portò le “Chesterfield”. Gli chiesi una birra chiara e me la portò scura. Il sangue e la birra mescolate per terra non fanno un effetto gradevole..

Delitto no.50
Non posso cambiare casa. Non ho i soldi, e poi lì è morta mia madre, ed io sono un sentimentale. Ma voi non sapete cos’è un juke-box. Un mostro che attraversa i muri dalle sette di mattina alle tre di notte. Voi non sapete cos’è. Sempre lo stesso ritmo, lo stesso motivo, per ore e ore senza darti modo di dormire, di mangiare, senza mollarti mai. Mangiare ritmo, bere canzonette, e non dormire. Avere il sonno interrotto, attraversato, impastoiato da uno stupido juke-box. Oh, quel mostro verde, giallo e rosso… Protestai, scrissi, inoltrai reclami a tutte le autorità possibili ed immaginabili. Non mi risposero nemmeno. Da un amico militare comprai una bomba a mano. Mi dispiace per il barista, soprattutto dopo che ho saputo che era orfano di padre e madre, come me. Spero proprio che la mia mammetta mi perdoni. L’ho fatto per lei: non posso cambiare casa.


A domani. Un abbraccio, GuruKonK.




Libri, idee regalo: Edizioni Sellerio (novità del mese)

sabato 16 febbraio 2008

200 orgasmi al giorno


Duecento orgasmi al giorno, scatenati da qualunque tipo di vibrazione percepita: dal passaggio di un treno al soffio dell’asciugacapelli, fino al monotono ronzio della fotocopiatrice. Questo il destino di Sarah Carmen, una bella 24enne londinese, affetta da “Permanent Sexual Arousal Syndrome” (PSAS). Si tratta di un disagio che aumenta il flusso sanguigno agli organi sessuali, rendendo difficoltoso e imbarazzante anche il gesto più banale. Dopo aver inutilmente cercato aiuto dalla medicina, Sarah Carmen ha deciso di raccontare la sua storia al tabloid “News of the World”.

A volte faccio così tanto sesso che mi annoio” ha raccontato la ragazza in un’intervista di 40 minuti, durante la quale ha avuto ben cinque orgasmi “ma direi che gli uomini con i quali dormo non devono fare grandi sforzi con me, perché raggiungo il piacere molto facilmente”. Sarah ha cominciato a soffrire di questa sindrome a 19 anni, dopo che le sono stati prescritti degli antidepressivi. Ed è convinta che quelle pastiglie abbiano in qualche modo contribuito a scatenarle il problema: “Nel giro di un paio di settimane dopo averle prese ho iniziato a sentirmi sempre più eccitata e ad avere orgasmi senza fine. Ricordo che ero a letto con il mio fidanzato, stavamo facendo sesso da ore e lui rimase sconvolto quando si rese conto di quante volte raggiungevo l’orgasmo. Poi, però, successe anche dopo il sesso. Stavo pensando a quello che avevamo fatto a letto e ho cominciato a sentirmi sempre più eccitata, fino a quando sono arrivata al culmine! Per sei mesi ho avuto 150 orgasmi al giorno e adesso sono almeno 200!”.

La ragazza lavora come estetista in un salone dove le vibrazioni degli asciugacapelli e di altri apparecchi simili acutizzano i suoi sintomi. “Ogni cosa mi può scatenare delle pulsioni incontrollate, visto soprattutto gli strumenti che adopero per la mia attività. Alcune delle mie clienti abituali sono a conoscenza del mio problema, ma spiegarlo a quelle nuove non è affatto semplice. Magari sono nel bel mezzo di un trattamento e mi sento arrivare l’orgasmo e, credetemi, è davvero imbarazzante. Ricordo che una volta stavo facendo una ceretta inguinale e non potevo andarmene, così ho fatto finta di avere un crampo al piede per soffocare i sospiri, fino a quando il momento è passato. Ormai le mie colleghe lo sanno: se faccio un colpo di tosse e corro in bagno, portano alla cliente una rivista e una tazza di tè…”.

Per le sue amiche, Sarah è fortunatissima poiché “pensano che sia una gran cosa e probabilmente ho più orgasmi io in un solo giorno che loro in un anno” ma con la sua famiglia la ragazza non ha avuto il coraggio di affrontare la questione. “Mamma e papà pensano che certi miei comportamenti siano un po’ strambi, ma credono che io sia solo un po’ iperattiva”. La storia con il ragazzo con cui stava quando scoprì di soffrire di questa sindrome finì dopo qualche mese, ma i successivi partner di Sarah hanno faticato molto a stare dietro alle sue voglie sessuali. “A volte vorrei avere una vita normale, come tutti. La cosa più imbarazzante che mi è successa è stato avere un orgasmo mentre rispondevo a una ricerca di marketing: mi sono dovuta alzare e scappare via”. Una volta la ragazza ha partecipato anche a una riunione dei “Sex Addicts’ Anonymous”, perché convinta di essere diventata dipendente dal sesso: “Ma quando sono entrata in quella stanza, ho visto quella gente e ascoltato le loro storie, ho capito che non era davvero il mio caso. Ora sono arrivata alla conclusione che si possa convivere con questa sindrome e sono fortunata, perché tutte le persone sono molto gentili con me e si rendono conto del mio problema”.

Sarah Carmen, parlando coraggiosamente del suo disturbo, ha permesso a donne con la stessa sindrome di uscire dalla solitudine per affrontare il problema. Purtroppo dalla PSAS non si può guarire, tuttavia ogni donna può trovare un particolare “modus vivendi” che meglio si adatti al suo stile di vita.

E’ il caso, ad esempio, di Ellie Allen, che non solo riesce a convivere con la PSAS, ma non ha neppure perso un certo senso dell'umorismo. Dice: “E’ molto difficile trovare un uomo che segua il mio ritmo, ma almeno li faccio tutti contenti: mi fanno raggiungere l'apice nei primi minuti e ne guadagna la loro autostima. Dopo avere fatto l'amore con me si sentono tutti dei superuomini!”.

Che dire? Non le si può dare tutti i torti, vero?

Attendo come sempre i vostri sagaci commenti e vi do appuntamento a domani per un nuovo post.

Un abbraccio, GuruKonK.



Nell’immagine: un’opera senza titolo di Guido Venturini.

venerdì 15 febbraio 2008

Il lato oscuro di San Valentino


Nella prima stesura del post di ieri, quello intitolato “Chi odia San Valentino?”, era presente una parte che avevo preferito eliminare dalla versione finale; poichè parlava del lato più tragico e potenzialmente violento di questa ricorrenza. Infatti durante il 14 febbraio, proprio come succede con l’arrivo del Natale, molte persone si sentono schiacciate dalla solitudine. Non è certo un caso se con l’arrivo di tali giornate si registrano ogni anno delle rapide impennate di omicidi e suicidi. Come detto, dal post di ieri avevo preferito cancellare ogni riferimento diretto a questo lato brutale ed efferato della festa degli innamorati. Purtroppo ci ha pensato la cronaca nera a tracciare questo doloroso parallelo.

Come avrete già saputo, negli USA c’è stata l’ennesima strage in un campus scolastico. Questa volta è toccato alla “Northern Illinois University” balzare agli “onori” della cronaca per un orribile fatto di sangue. Un ex studente ha fatto irruzione in un’aula, armato di due pistole e un fucile, aprendo il fuoco sugli studenti, prima di suicidarsi. Il bilancio parla di sette vittime (compreso l’aggressore) e di sedici feriti, molti dei quali versano tuttora in gravi condizioni. Vi risparmio l’esatta cronaca di quegli istanti di terrore, anche perché giornali e TV non si lasciano mai sfuggire i racconti dettagliati di simili bagni di sangue…

Come vi avevo lasciato intendere in entrata, oggi vi voglio parlare del cosiddetto “lato oscuro” del giorno di San Valentino. Infatti nel XX secolo (ma non solo) il 14 febbraio si è fatto ricordare per alcune circostanze tragiche. Sono certo che alcuni di voi non ricorderanno molti degli eventi che vi voglio presentare, e proprio per questa ragione ritengo interessante affrontare questo tema.

1929 – Giorno infausto per gli Stati Uniti, ricordato come la “Strage di San Valentino”. Il famoso boss Al Capone, mandò i propri uomini a uccidere quelli di un boss rivale, noto come Bugs Moran. Ambedue le bande erano ansiose di controllare la città di Chicago. Gli uomini di Al Capone si presentarono vestiti da poliziotti e sterminarono Moran e i suoi scagnozzi, dopo averli fatti mettere al muro per quello che sembrava essere un normale controllo delle forze dell'ordine.

1942 – Altro massacro celebre, che questa volta si consuma in Malesia, a rendere infelice la festa degli innamorati. È noto come “Il massacro dell'Alexandra Hospital”: in piena seconda guerra mondiale le truppe giapponesi fanno strage di malati in un ospedale, nonostante la bandiera bianca fatta sventolare dal primario: 500 le vittime inermi.

1942 – Nello stesso anno, e nel solito giorno, il generale statunitense Dewitt mandò un memorandum in cui si dava inizio alla detenzione dei giapponesi nei campi di concentramento americani. Un capitolo poco conosciuto della Seconda Guerra Mondiale, che ha visto i cittadini americani di origine nipponica subire una sorte simile a quella degli ebrei tedeschi. In quegli anni negli USA bastava avere gli occhi a mandorla per vedersi confiscare ogni bene dall’esercito e venire deportati nei campi di lavoro.

1945 – Inghilterra e Stati Uniti regalano un San Valentino di sangue agli abitanti di Dresda: la città tedesca viene bombardata a tappeto. Il numero delle vittime è rimasto imprecisato, gli storici parlano di un minimo di 100’000 ed un massimo di 200'000 morti.

1965Malcolm X, l’eroico attivista per i diritti civili degli afroamericani, trascorse un giorno di San Valentino piuttosto insolito. Infatti, lui e la sua famiglia sopravvissero ad un attentato dinamitardo contro la loro abitazione. Purtroppo Malcolm X morì pochi giorni dopo, ucciso da tre colpi di arma da fuoco.

1989 – Pessima giornata per Salman Rushdie, l'autore del romanzo “I versi satanici”, preso di mira da Khomeini e dichiarato blasfemo (con tanto di condanna a morte) esattamente nel giorno degli innamorati.

2003 – Un 14 febbraio di repressione nello Zimbawe, dove un centinaio di donne sono sparite nel nulla, dopo essere state arrestate per aver protestato contro le disuguaglianze economiche e sociali in atto nel Paese africano. Nei giorni seguenti il loro movimento politico (Woza) è stato dichiarato illegale.

2004 – San Valentino gelido per alcuni cittadini moscoviti. E non solo perché da quelle parti fa spesso freddo. Un parco acquatico è crollato a causa di difetti di costruzione, lasciando al freddo i visitatori ma soprattutto condannando a morte 48 di essi.

2006 – Anche nel 2006 il 14 febbraio non è stato fortunato. Circa 400 anziane donne, a Washington, sono state arrestate con la colpa di aver protestato contro la guerra in Iraq, offrendosi loro stesse come combattenti. Il loro slogan “se proprio qualcuno in Iraq deve morire, che almeno siano i vecchi”, non è servito ad evitare loro un’accusa di favoreggiamento del terrorismo islamico.

2007 – Il 14 febbraio dell'anno scorso, nella provincia sudanese del Darfur, un commando di Janjaweed fece irruzione in un villaggio poco lontano da Nyala, uccidendo quasi 1'000 persone.

2008 – Come ben sapete un dottorando della Northern Illinois University, ha fatto irruzione in un’aula ed ha aperto il fuoco sugli studenti, prima di togliersi la vita. Il bilancio provvisorio parla di 7 vittime (compreso l’aggressore) e di 16 feriti, alcuni dei quali versano in gravi condizioni.

Giunto a questo punto non saprei proprio come concludere il post. Non voglio dire che il giorno di San Valentino sia “maledetto” e che attiri la violenza più di altri momenti dell’anno. In fondo potremmo scegliere una data qualsiasi, e in pochi minuti di ricerca scopriremmo che in quel giorno si sono consumate atrocità simili (se non peggiori) a quelle legate al 14 febbraio. Ciò significa quello che in molti hanno sempre affermato: in fondo San Valentino è solo un giorno come gli altri…

Vi ringrazio di cuore per avermi gentilmente prestato la vostra attenzione anche oggi. Vi do appuntamento a domani per un altro post.

Un abbraccio, GuruKonK.



Nell’immagine: Al Capone, mandante della “Strage di San Valentino” del 1929

giovedì 14 febbraio 2008

Chi odia San Valentino?



Oggi è San Valentino, il giorno dell’amore e degli innamorati. Ho provato ad ignorarlo ma ho fallito, quindi non mi rimane che dedicare il post odierno a tutte voi “colombelle” che siete là fuori a tubare. Non dovete però aspettarvi le solite parole sdolcinate che girano normalmente in Rete ogni 14 febbraio. No, niente scatole di cioccolatini a forma di cuore (bleah…), niente mazzi di rose rosse, niente costosi gioielli, niente orchidee, niente braccialettini o pendenti con le iniziali del partner. Insomma, su queste pagine non troverà spazio tutto ciò che rende il giorno di San Valentino pacchiano, kitsch e dozzinale…

Per prima cosa vi presento un libro, che interesserà più di un utente del Blog, ne sono certo…

Odio San Valentino
di Allison Rushby

“Le rose sono rosse, le viole sono blu, odio San Valentino quanto lo odi tu.”

“Le cinque ragioni per cui odio san Valentino (in ordine sparso):
1. Perché è falso e ridicolo;
2. Perché non fa bene alle relazioni;
3. Perché rende il mio lavoro un incubo;
4. Perché è l'unico giorno dell'anno in cui non è concesso essere single;
5. Perché sono stata lasciata dall'amore della mia vita il giorno di San Valentino e non posso, non voglio e non vorrò mai superarlo.”

Tutto ciò ha attirato, almeno un pochino, la vostra attenzione? Bene, allora continuo con le note di copertina.

“Liv, acclamata fotografa di matrimoni, odia la festa di San Valentino da quando Mike ha scelto proprio il giorno degli innamorati per scaricarla senza pietà. Ormai arresasi alla prospettiva di restare single, guarda con invidia alla sua eccentrica capo e alla vivace coinquilina che, al contrario di lei, hanno superato con disinvoltura i rispettivi fallimenti sentimentali. E poi un giorno Liv si ritrova al funerale di un'anziana collega, morta sola con i suoi gatti e la sua folle idiosincrasia per gli uomini. Il pensiero della donna continua a tormentare Liv, finché il fantasma della collega non le annuncia la visita di tre spiriti...”.

Tre spiriti, il riferimento a “Canto di Natale” di Charles Dickens è più che evidente. Non trovate?

Ora solo qualche parola sull’autrice: Allison Rushby. Australiana, ha abbandonato troppo precocemente il sogno di diventare una ballerina, nonostante un riconosciuto talento naturale. Dopo qualche anno di travagliata vita personale, si è votata anima e corpo alla scrittura e alla narrazione; prima come giornalista in vari magazine femminili, poi come scrittrice vera e propria. Già autrice di “allmenarebastards.com” (tradotto in: “tutti gli uomini sono bastardi .com”, ma ancora senza una versione italiana), entra nella scuderia di “Red Dress Ink” con questo nuovo, divertente e assolutamente originale romanzo.

Cambiamo leggermente prospettiva. E’ cosa nota che sono le donne a subire più facilmente il fascino di San Valentino, naturalmente con le dovute eccezioni. Nel caso dei “single”, gli uomini possono tollerare più facilmente di passare questa serata senza la compagnia di una partner. Per quanto riguarda le donne, invece, trascorrere in solitudine il giorno degli innamorati può essere motivo di tristezza, se non addirittura di angoscia.

Comunque, come ho scritto in precedenza, esistono delle eccezioni. Infatti, navigando tra i miei forum preferiti, ho trovato un piccolo “sfogo” di un uomo che sembrerebbe non amare molto l’uscita solitaria la sera di San Valentino.

Ecco la sua storia:

“Da Mark, dedicato a tutti quelli che a San Valentino, come me, sono costretti ad uscire alle 23 da soli per andare ad alcolizzarsi, come di norma, al pub più vicino...

In più ci si mette anche l'amico (fidanzato e stronzo) che ti chiama: “Ciao. Stasera che fai? Stai da solo?

Io un po’ scocciato: “No, vado con Kenny (come chiamiamo tra noi la birra irlandese Kilkenny), come al solito…”

Il mio amico, con tono serio: “Ma no dai, non fare lo scemo! Almeno stasera prova con quell'altra

Ed io, con gli occhi che mi si illuminano, sperando parlasse di una che mi piace da morire: “Tu dici? Ma con chi? Con la Martina?

E il mio amico, sempre con tono serio: “No, veramente parlavo della Guinness…

Ecco, anche per questo io… ODIO SAN VALENTINO!!!
By Mark ”


Questa era la storia di Mark, un uomo che non stravede per il giorno degli innamorati. Tra di voi c’è qualcuno che può condividere con lui l’odio per questa, come la si può oramai definire, “festa comandata”? Oppure siete innamorati e corrisposti e il giorno di San Valentino è una cosa magica da condividere con il vostro amore? Suvvia, non siate timidi e raccontate le vostre esperienze e sensazioni!

Un abbraccio, GuruKonK.


Nell'immagine: il pensiero di Bastardi Dentro sul giorno degli innamorati.

mercoledì 13 febbraio 2008

Cosa bolle in Rete? Ed. 6/08


Quella degli acquisti on-line è diventata per la stragrande maggioranza degli internauti, se non una consuetudine, perlomeno un'occasione. Perché su Internet si possono trovare e acquistare oggetti altrimenti introvabili nei soliti negozi. Perché tramite la Rete si possono fare acquisti a prezzi concorrenziali. Perché tramite il Web si può risparmiare tempo. In realtà l'acquirente on-line, rispetto a quello tradizionale, ha in più un indubbio vantaggio: può, prima di effettuare qualsiasi acquisto, informarsi su che cosa acquistare, sulle caratteristiche del prodotto, sulle varie modalità, sul grado di soddisfazione di chi lo ha già provato, sull’affidabilità dell'azienda in questione, sulla bontà del prezzo e sulla effettiva qualità. Insomma lo shopping on-line consente di fare acquisti ben più consapevoli rispetto alle modalità tradizionali. E questo nuovo stile di fare compere prende il nome di “InfoCommerce”.


I link della settimana

TopTen
TopTen elenca ben 1000 prodotti in 45 categorie. Un terzo delle tabelle concernono l'ambito dell'economia domestica. Altrettanto grande è la parte di visitatori del settore elettrodomestici. Con la classificazione TopTen degli apparecchi sono collegate (almeno) due funzioni: da un lato l'elenco serve al singolo cliente come base decisionale. Secondariamente, TopTen pone così uno standard che può servire da direttiva per gli acquirenti professionali.
Home Page in italiano


QShop
Shop è un progetto editoriale che mette gli utenti al centro dell'attenzione nel consigliare i migliori acquisti attraverso pareri, critiche e suggerimenti sui prodotti presenti sul mercato. QShop dà la possibilità a tutti di commentare i propri acquisti, contribuendo ad aiutare tutti i potenziali nuovi acquirenti che stanno cercando informazioni in grado di orientare per il meglio i propri acquisti. Non male, no?
Link per QShop.it


Cippi, lo scoiattolo pompiere
Usciamo un po’ dal tema! Questo sito è ottimo per i momenti nei quali si ha voglia di perdere un po’ di tempo. In ogni ufficio, ogni tanto, capita di doversi scrollare di dosso lo stress accumulato e proprio in queste occasioni ci si può collegare a Cippi! Il “simpatico” scoiattolino che spegne gli incendi nella sua foresta grazie ad una sua particolare “abilità gassosa” lo conoscono oramai tutti. In questo sito le capacità dello scoiattolo sono nelle vostre mani, grazie a dei giochi semplici, divertenti e originali!
Pagina e giochi in italiano


A domani per un nuovo post!


Un abbraccio, GuruKonK.

martedì 12 febbraio 2008

What's your name?


Ciao a tutti gli amici del Blog. Prima di tutto vi devo davvero ringraziare per i meravigliosi commenti che avete inserito in coda al post di ieri. Delle riflessioni così aperte e sincere rappresentano un’impagabile ricchezza per un Blog. Cambiando discorso, avete mai conosciuto qualcuno con un nome ed un cognome un po’ buffi? Credo proprio di sì, sono cose relativamente comuni. Oggi parleremo proprio di questo.

La nascita di un bambino è un evento indimenticabile nella vita di una coppia. In quel momento si scatenano tutta una serie processi mentali capaci di attivare quello che si chiama “istinto di protezione”. Infatti, da quel momento in poi la priorità dei genitori sarà quella di proteggere il nuovo nato e di rendergli la vita semplice e sicura.

Tuttavia esistono delle eccezioni e al momento di registrare il nuovo nato all’anagrafe se ne vedono proprio delle belle. In alcuni casi ci si chiede perché alcuni genitori vogliano dare alla loro prole dei nomi che, è evidente, faranno tutto tranne che rendergli l’infanzia facile e tranquilla…

Alcuni esempi? I signori Passera che chiamano Viola la propria figlioletta, oppure i Tromba che scelgono il nome Daria per la nuova arrivata. Come non citare i nobili Sforza che hanno affibbiato alla figlia il patriottico nome di Italia? E i coniugi Pesce che per il pargoletto non hanno trovato nulla di meglio che il nome Marino?

Dovete però sapere che molte persone hanno volontariamente cambiato il nome “normale” che i genitori avevano scelto per loro, preferendone uno bizzarro che attirasse l’attenzione oppure che rispecchiasse interessi o passioni dei soggetti in questione.

Naturalmente tutto ciò non è per nulla una prerogativa italiana. Infatti ho trovato una simpatica classifica basata sui 15 nomi più strani, che mi accingo a condividere con voi…

1) James Dr.No From Russia with Love Goldfinger Thunderball You Only Live Twice On Her Majesty’s Secret Service Diamonds Are Forever Live and Let Die The Man with the Golden Gun The Spy Who Loved Me Moonraker For Your Eyes Only Octopussy A View to a Kill The Living Daylights Licence to Kill Golden Eye Tomorrow Never Dies The World Is Not Enough Die Another Day Casino Royale Bond: come si può intuire, quest’uomo (nato David Fean, di Staffordshire) è talmente fanatico dei film di James Bond da aver cambiato il nome in modo da prendere quello del suo eroe, nonché dei titoli di tutti i film che hanno Bond come protagonista.

2) Brfxxccxxmnpcccclllmmnprxvclmnckssqlbb11116 è il nome che due genitori svedesi volevano dare al figlio, nato nel 1991. Il nome, secondo i due, si pronuncia “Albin”, e hanno protestato vivamente quando uffici e tribunali, in più occasioni, si sono rifiutati di accettare questo nome…

3) Dick Assman (che vuol dire anche “Cazzo Uomo-Culo”) è il titolare di una stazione di servizio di Saskatchewan (Canada) che grazie al suo nome originale (per il quale deve ringraziare i genitori) ha fatto un sacco di affari, dopo che alla sua stazione si è fermato lo showman David Letterman, che lo ha reso famoso.

4) Adolf Lu Hitler Marak è un politico indiano, che ha avuto anche incarichi nel governo nello stato di Mahalaya, che garantisce di “non aver tendenze dittatoriali”. Va notato che nell’area ci sono anche altri politici dai nomi curiosi, come Stalin L. Nangmin o Frankenstein W. Momin.

5) John Portsmouth Football Club Westwood è chiaramente un tifoso della squadra del Portsmouth F.C., nato nel 1963. Ha guadagnato una certa notorietà ed è considerato un simbolo del tifo appassionato ma in nessun caso violento.

6) Lyulph Ydwallo Odin Nestor Egbert Lyonel Toedmag Hugh Erchenwyne Saxon Esa Cromwell Orma Nevill Dysart Plantagenet Tollemache-Tollemache, aveva un padre che apprezzava decisamente i nomi particolari (prendendo le iniziali dei nomi si legge “Lyonel The Second”) e aveva un fratello che era stato battezzato Leone Sextus Denys Oswolf Fraudatifilius Tollemache-Tollemache de Orellana Plantagenet Tollemache-Tollemache. Era un ufficiale nell’esercito britannico durante la prima guerra mondiale.

7) Byron Low Tax Looper: nato Byron Anthony Looper, nel tentativo di spingere la propria carriera politica e rendere chiaro a tutti il suo “credo”, ha ottenuto di cambiare il secondo nome “Anthony” in “Low Tax” (tasse basse). La mossa comunque non gli ha portato particolare fortuna, tanto che adesso Byron Low Tax è in prigione condannato all’ergastolo per l’omicidio di un candidato rivale…

8) Yahoo Serious, nato Greg Pead, è un attore e regista australiano che ha scelto questo nome nel 1980. Nel 2000 ha tentato di fare causa a Yahoo! per avergli “rubato” il nome. La corte sentenziò che il Signor Yahoo non aveva mai utilizzato il proprio nome come marchio per la vendita di prodotti o servizi e che quindi la sua istanza andava respinta.

9) Thursday October Christian (”Giovedì D’Ottobre” Christian, 1790 – 1831) è uno dei figli di Fletcher Christian, che ha guidato l’ammutinamento del Bounty, ed il primo nato sull’isola di Pitcarin. Gli venne dato questo nome insolito poiché il padre non voleva dargliene uno che potesse ricordare in alcun modo l’Inghilterra.

10) Ten Million (dieci milioni) era un giocatore delle Minor League di Baseball negli USA prima della Grande Guerra del 1914 - 1918. Non ha ottenuto risultati eclatanti, tuttavia si è guadagnato un posto sulle figurine per il nome datogli dai genitori.

11) Moon Unit Zappa (”Unità della Luna” Zappa) è un’attrice e musicista americana, figlia del grande musicista Frank Zappa, che ha commentato, a chi chiedeva spiegazioni sul perché di un nome tanto strano che “tanto sarà comunque il cognome ad esserle di peso”.

12) GoldenPalace.com, (ovvero: Palazzo d'oro .com) è il nome che ha assunto Terri Iligan dopo avere venduto il suo nome su eBay, in un’asta che le ha fruttato 15.199 dollari…

13) Pedro de Alcântara Maria Fernando Miguel Rafael Gonzaga Xavier João António Leopoldo Vítor Francisco de Assis Júlio Amélio de Saxe-Coburgo-Gotha e Bragança, passato alla storia come Pedro V, re di Portolgallo dal 1853 al 1861.

14) Screaming Lord Sutch, 3rd Earl of Harrow (tradotto come “lo strillante Signor Sutch, Terzo Earl dell’Erpice”) musicista e poi politico inglese nato David Edward Sutch che ha cambiato nome negli anni sessanta in onore di uno dei suoi musicisti preferiti, Screamin’ Jay Hawkins. Per chi non lo sapesse l’erpice è un grosso macchinario agricolo.

15) World B. Free (che si traduce con “mondo sii libero”) è un giocatore di basket americano, che ha giocato da 1975 al 1988. Gran bel nome, no?

Naturalmente il mondo è pieno di nomi strani, bizzarri e divertenti; quindi se qualcuno di voi ne conoscesse qualcuno può scriverlo nei commenti, in modo di poterci fare quattro risate tra amici…

Vi ringrazio ancora per l’affetto che dimostrate giornalmente nei confronti di questo Blog e vi do appuntamento a domani per un nuovo post.

Un abbraccio, GuruKonK.


Nell'immagine il cartello stradale per Belsedere.

lunedì 11 febbraio 2008

Qualcosa è cambiato?


Tutto passa, tutto viene dimenticato. Il 13 aprile l’Italia vota ed è di nuovo idillio tra AN e Forza Italia. Di più, è patto politico. “Così si realizza il sogno del popolo di centrodestra che diede vita alla grande manifestazione del 2 dicembre”, recita un impeccabile comunicato emesso al termine della riunione dell'Ufficio politico di AN. “Nasce un grande progetto” prosegue entusiasta la nota “per vincere e governare l'Italia. Alleanza nazionale con la sua identità, i suoi valori, con la sua gente e le sue strutture partecipa con convinzione a questa grande sfida. Il 13 aprile dalle urne e, successivamente dal congresso nazionale di AN, verrà la conferma della necessità e della validità di imprimere una decisiva accelerazione al bipolarismo italiano”. Proprio per questo, la direzione nazionale di AN, allargata ai gruppi parlamentari, ai segretari provinciali e regionali, si riunirà a Roma sabato 16 febbraio.

Sembra veramente che Alleanza Nazionale, dal 2 dicembre 2006 a oggi, non volesse altro. Peccato però che così non è stato. “Finalmente, Gianfranco Fini esce allo scoperto, scioglie AN e va nel Popolo delle Libertà”, commenta Claudio Taverna, ex consigliere regionale trentino di Alleanza Nazionale. “Liquida AN con i metodi tipici delle procedure fallimentari una comunità che ha alle spalle una storia di 60 anni. E lo fa come usano fare i commissari liquidatori in tribunale, nello spazio di un mattino, preceduti da un accordo al telefono”.

Gianfranco Fini” continua Taverna “ha detto sì a Berlusconi, quando solo due mesi fa aveva definito il Partito del popolo delle libertà un progetto da "comiche finali". Ora chi è onesto e di destra non ha più scuse: deve lasciare Berlusconi, altrimenti perderà la faccia e la dignità”.

Per la categoria “coerenza politica”, si possono ricordare alcune frasi dello strano idillio tra AN e Forza Italia, tra Berlusconi e Fini. A Berlusconi, che aveva messo AN nella fila dei “cattivi partiti”, di quelli che non avevano fatto un'opposizione abbastanza robusta a Prodi, aveva risposto secco il presidente di AN: “Non accettiamo pagelle da Berlusconi. Non è certo nella posizione di poter giocare al professorino!”. Poi seguiva un’analisi politica che oggi stride col comunicato di AN: “Dobbiamo andare alle urne” insisteva allora Fini “solo dopo aver sciolto il problema di fondo: approvare le riforme necessarie, soprattutto quella elettorale per consentire al Paese di sopravvivere ed impedire che il successore di Prodi si ritrovi nelle sue stesse condizioni di instabilità!”. Seguiva, naturalmente, la frecciata a Berlusconi: “A volte serve un po' di autocritica, ma è difficile farlo per chi si crede un padreterno”. “Qualche volta il dovere dei politici” continua l’affondo di Fini “è scegliere di non seguire l'umore della gente. Dobbiamo avere il coraggio di dire che così l'Italia non può essere governata da nessuno!”.

Anziché difendersi dalle randellate, il Cavaliere era passato al contrattacco con un nuovo “coup de théâtre”: l’annuncio della nascita di un nuovo Partito Del Popolo Italiano Delle Libertà. Fini gli aveva risposto per le rime, avvertendo con un’intervista a un quotidiano nazionale che “se Berlusconi continua a considerarsi infallibile e a scaricare la colpa sugli altri, è chiaro che si indebolirà sempre di più e alla fine non gli crederà più nessuno”.

Nell'intervista a “La Stampa” del 19 novembre, la risposta di Berlusconi era secca: “Mi sono rotto le scatole. Sono sempre stato rispettoso, paziente con tutti, e invece... non posso accettare di diventare il capro espiatorio delle difficoltà interne del signor Fini”. Tanto più che proprio AN “ha assunto un atteggiamento pazzesco e imperdonabile”. Subito la nota a denti stretti dell’ufficio politico di AN (che ora è entusiasta della Pdl): “Alleanza Nazionale non si scioglie né confluisce nel nuovo partito”. Traduzione di un "colonnello" di Via Della Scrofa: “Non ci metteremo in fila ai gazebo, prendendo il numeretto per iscriverci al Pdl”. Commento di Maurizio Gasparri: “AN non aderirà a un partito mandando una e-mail”.

È un progetto totalmente sbagliato: il partito unico non si può fare in un giorno con una telefonata al notaio di fiducia” diceva il vicepresidente dei deputati di AN, Roberto Menia. “È solo una scorciatoia egoista, plebiscitaria e personalistica” aveva tuonato (comprensibilmente adirato) Gianfranco Fini, “AN è una ricchezza per il nostro Paese e non si scioglierà per fare un favore a Berlusconi. Non se ne parla proprio”.

In questo momento, i rapporti tra Fini e Berlusconi raggiungono quello che sembrava essere un “punto di non ritorno”: il 20 novembre 2007 Gianfranco Fini è a Montecitorio (sede della Camera dei Deputati), tiene in mano un'agenzia di stampa in cui Silvio Berlusconi parla della “grande coalizione” come di un fatto scontato, Fini sorride amaro e poi lascia di stucco il capannello di deputati “azzurri” riunito intorno a lui: “Berlusconi a Palazzo Chigi non ci tornerà mai!” scandisce ad alta voce “Per farlo ha bisogno del mio voto, ma non lo avrà mai più. Mai, mai, mai più. Si faccia appoggiare dal suo amico Veltroni. Con me ha chiuso!”. Parole che AN si affretterà prima smentire e in un secondo momento (vista l’evidenza dei fatti) a ridimensionare, ma che come un “tam tam” finiscono con l’attraversare la Camera, riferite da molti presenti e nella medesima versione.

Anche Silvio Berlusconi ha in mano un’agenzia di stampa, più o meno in contemporanea, a Palazzo Grazioli. È quella che riporta un'altra frase di Fini: “Cosa crede? Di essere eterno? Io ho 55 anni e lui ne ha 72...”. Il Cavaliere, riferisce chi è davanti a lui, porta la mano alla bocca, come per far tornare indietro le parole. E attacca con durezza Fini. “Mentre io mi battevo con tutte le mie forze per far cadere Prodi, mentre il voto finale al Senato sulla finanziaria ancora non c'era stato, lui già aveva consegnato al "Corriere della Sera" la lettera nella quale chiedeva la mia testa. Quell’uomo si deve vergognare...

Il commento di Fini invece è sprezzante: “Il Pdl? Berlusconi ha solo cercato di uscire da una condizione di difficoltà politica. Ha reagito, come è suo costume, in modo effervescente, uscendo dall'angolo con un colpo di teatro, che poi non è stato neppure tale, perché da tempo era noto il suo desiderio di rifare il trucco a Forza Italia”. Da quel giorno sono passati due mesi, ma ora per Alleanza Nazionale e Gianfranco Fini l’operazione non è più tanto di facciata e Berlusconi è un fido compagno di partito…

E’ strano come un flebile interesse comune riesca a fare dimenticare due anni di liti e di accuse reciproche. D’altronde è chiaro, la maggioranza di AN non ama molto Berlusconi ma attraverso di lui alcuni membri influenti del partito possono raggiungere obiettivi assai interessanti e redditizi. Tutto ciò non sorprende nessuno, visto che è capitata la stessa cosa nel centrosinistra. Mastella non aveva nulla da spartire con i DS e con Bertinotti. L’alleanza con l’Ulivo per l’Udeur aveva solo lo scopo di riscrivere l’indulto, adattandolo alle proprie necessità interne. A questo proposito credo che sia illuminante scoprire quale sordida maggioranza trasversale abbia approvato l‘indultoceppalonico”. Credo che i parlamentari che hanno votato in favore di questo provvedimento abbiano molto da farsi perdonare e altrettanto da nascondere…

Insomma, come avevo scritto alla fine di gennaio, l’Italia si trova politicamente in una situazione davvero triste. Tutti riescono a capire che nessuna della due coalizioni che si scontreranno il 13 aprile ha mezzi e volontà per risolvere i problemi reali del Paese. Come dicevo allora l’Italia si ritrova, di nuovo, “Tra l’incudine e il martello”.

Preferisco fermarmi qui, non vorrei finire per scrivere qualcosa di cui potrei pentirmi… Vi ringrazio di cuore per avermi dedicato anche oggi la vostra attenzione e rimango in febbrile attesa dei vostri commenti!

Un caro saluto, GuruKonK.



Nell'immagine: la strana coppia.

domenica 10 febbraio 2008

Leggere la mente


Ciao a tutti gli amici del Blog. Vi chiedo scusa se oggi il mio post viene pubblicato un po’ in ritardo, ma è stata una domenica impegnativa e ricca di incombenze “casalinghe”. Devo pure confessarvi che non ho nessuna voglia di affrontare qualche “alto argomento”, anche se le notizie di questo tipo non mancano certo in questo periodo. Invece no, oggi mi limiterò a raccontarvi una scoperta curiosa, che forse avrà ripercussioni importanti in vari campi delle attività umane.

Svuota la mente da ogni pensiero...”. Questa la frase di un vecchio B-Movie, nel quale un mago “leggeva il pensiero” per capire le paure, le ansie e in quel caso chi potesse portar sfortuna. Oggi, molto probabilmente, una cosa del genere potrebbe non più essere solo una finzione, ma una realtà scientifica. La notizia arriva dalla capitale inglese, dove un gruppo di neuro-scienziati con a capo il professor John Dylan Haynes, hanno effettuato un notevole passo avanti nello sviluppo di una macchina per leggere il pensiero.

La scoperta, pubblicata dal periodico “Current Biology” e ripresa da molti quotidiani, spiega come questa tecnica, tramite un sofisticato “scanning” del cervello, permetta di codificare e decifrare in anticipo (nel circa 75%) dei casi le intenzioni più recondite del pensiero di una persona. E' ovvio che questa sensazionale tecnica possa suscitare copiosi interrogativi etici sul rispetto della privacy, ma nonostante tutto il professor Haynes, che adesso ha spostato le sue ricerche in Germania all'istituto Max Plank per le Scienze Cognitive e del Cervello, non nasconde il suo entusiasmo e la sua soddisfazione: “Prima d'ora non era possibile capire dall'attività cerebrale come una persona intendeva agire per il futuro, gli esperimenti” continua a spiegare il neuro-scienziato “hanno dimostrato che le intenzioni non sono codificate in neuroni singoli, ma in un'intera struttura spaziale di attività cerebrale. Le intenzioni quindi sono immagazzinate nella parte anteriore del cervello e per l'esecuzione devono essere copiate in una regione differente, verso il retro del cranio”.

In più, grazie alla collaborazione di alcuni scienziati di Tokyo e Londra, Haynes ha messo a punto complessi software capaci di decifrare l’enormità di dati generati da “scanning” ad alta risoluzione del cervello. Su 8 volontari, il Professor Haynes è riuscito 7 volte su 10 a prevedere correttamente le loro intenzioni. Se questi risultati verranno confermati si tratterebbe, lasciatemelo dire, di una scoperta davvero sorprendente.

Il professor Haynes dunque è sicuro che grazie al tumultuoso progresso delle neuro-tecnologie “in futuro sarà possibile anche leggere pensieri astratti nei cervelli dei pazienti (quindi la fantasia, oltre alle intenzioni concrete, n.d.k.). Così facendo non esisteranno più segreti nella mente di un singolo individuo”.

A questo proposito mi piace pensare che, con la giusta attrezzatura, potremmo conoscere le vere intenzioni dei politici... In alcuni Paesi sarebbe la fine dell’intera classe dirigente… E quante donne sarebbero interessate a questa tecnologia per verificare che il proprio marito abbia fatto davvero gli straordinari in ufficio? Già…

Scherzi a parte, però, le implicazioni etiche e morali di una simile scoperta sono reali e profonde. C’è da scommettere che il dibattito in merito non tarderà ad accendersi!

A domani, con un tema un po’ più serio, ve lo prometto…

Un abbraccio, GuruKonK.


Nell'immagine: un esame del cervello di Homer J. Simpson.

sabato 9 febbraio 2008

Il Mystico Giudizio no. 6


Troppo semplice dare contro a un film così; forse è più difficile ammettere che “Cloverfield” è assolutamente godibile. Dico questo perché, dopo averlo guardato in compagnia del nostro GuruKonK, lui ha trovato su internet parecchie recensioni negative. A noi è piaciuto molto, ma diamine, che problema c’è? Non sarebbe certo un mondo migliore se la pensassimo tutti allo stesso modo… Il punto è che nella maggior parte dei casi, chi ha recensito negativamente questo film, lo ha fatto usando i parametri del capolavoro cinematografico quale metro di giudizio, quando nemmeno i realizzatori della pellicola miravano al kolossal!

Ma insomma ragazzi… “Cloverfield” è un “Monster Movie”, nulla di più, nulla di meno. Come dice GuruKonK: “Un film così va goduto e non analizzato nei dettagli per trovare dei difetti con i quali poter fare gli eruditi demolendo la pellicola!”. A questo punto mi piace ricordare il commento che fece un regista italiano underground (scusate, non ricordo il suo nome) sul lavoro di quei critici che hanno la “puzza cinematografica” sotto il naso: “In Italia sono in molti ad occuparsi di cinema. Ma alla fine la realtà si divide in due categorie: chi il cinema lo fa e chi non lo fa”.

GuruKonK ed io siamo stati spettatori liberi da ogni pregiudizio e da qualsiasi, peraltro ingiustificata, presunzione. Forse per questo abbiamo apprezzato “Cloverfield”. Ci è piaciuto al punto da suggerirvi, se amate il genere, di gustarlo anche voi, possibilmente al cinema per farvi travolgere appieno dagli effetti speciali, non da ultimo quelli sonori.

La storia si sviluppa a New York nell’arco di una notte: la testa decapitata della Statua della Libertà piomba come una cannonata sui palazzi del centro, poi rotola per le strade distruggendo ogni cosa che incontra. E’ solo l’inizio di un misterioso quanto devastante attacco. Manhattan cade a pezzi. Inizia l’esodo dei suoi abitanti verso Brooklyn. Interviene l’esercito. La devastazione prosegue. Le cause di questa rovina vengono chiarite nel corso del film, ma solo superficialmente, il minimo indispensabile.

Tutto viene mostrato dalla soggettiva di un videoamatore, attraverso la sua piccola telecamera. La qualità delle immagini infatti non è alta nella fase introduttiva del film, ma quando inizia l’attacco, l’effetto amatoriale viene sostituito dal regista con immagini ad alta definizione, pur continuando a mostrare le scene dalla soggettiva del videoamatore.

Ne esce dunque, tanto per capirci, una sorta di mix tra “Independence Day” e “The Blair Witch Project”. L’idea è originale. La tensione è altissima per tutto il film. Gli effetti speciali sono grandiosi. La trama è quello che è, in fondo stiamo parlando di un “Monster Movie”, o no? Comunque posso dire che la storia e l’intreccio sono ben più accattivanti rispetto ad altri (e ben più costosi e celebrati) film di questo genere. Un altro punto a favore è il finale brusco, che ti lascia dentro uno strano mix di sensazioni che ti accompagnano all’uscita della sala tenendoti stretto stretto. Quindi non aspettatevi un finale stucchevole stile “The day after tomorrow”, tanto per intenderci...

Il Mystico Giudizio: un thriller di fantascienza mozzafiato, malato e inquietante. Mostruoso ed estremamente emozionante!



Un saluto, MysteXX.



Nell'immagine: la Statua della Libertà decapitata, un particolare della locandina.

venerdì 8 febbraio 2008

L'oceano di plastica


La notizia è di pochi giorni fa. Ho preferito aspettare prima di occuparmene perché ero terribilmente curioso di scoprire quali “mass media” avrebbero divulgato la notizia e, soprattutto, in che modo la vicenda sarebbe stata trattata. Devo ammettere che il risultato di questa mia attesa si è rivelato davvero desolante. Infatti i (pochi) TG che se ne sono occupati lo hanno fatto in modo a dir poco superficiale. Anche i giornali, che per loro natura dovrebbero essere più portati della TV agli approfondimenti, hanno relegato tutta questa faccenda in settori dedicati più che altro alle “curiosità dal mondo”. Non mi aspettavo certo che Bruno Vespa e Enrico Mentana mettessero a disposizione una puntata dei loro “talk show” a questo genere di problemi, anche perché il processo per la strage di Erba offre spunti ben più sinistri e truculenti. Insomma, con il cuore un po’ deluso mi accingo ad offrirvi la cronaca di uno dei peggiori disastri ambientali della storia dell’umanità.

Un “minestrone di plastica” grande due volte gli Stati Uniti galleggia nell'Oceano Pacifico, tenuto insieme dalle correnti sottomarine. E' questa la scioccante scoperta degli oceanografi che rivelano come la sterminata massa di rifiuti (di fatto la più grande discarica del mondo) abbia inizio a 500 miglia nautiche (926 km.) dalla costa della California, attraversi il Pacifico meridionale, oltrepassando le Hawaii per poi arrivare fin quasi al Giappone.

A scoprirla, riporta in questi giorni il quotidiano britannico “The Independent”, è stato l'oceanografo americano Charles Moore, secondo il quale questo “vortice di spazzatura” ammonterebbe a circa 100 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica gettati in mare e crescerebbe a ritmo vertiginoso come una sorta di “blob”. Lo studioso, un ex marinaio erede di una famiglia di petrolieri, si era imbattuto per la prima volta nell'inquietante formazione già nel 1997, nel corso di una regata. “Ogni volta che salivo sul ponte vedevo spazzatura galleggiare. Come abbiamo fatto a inquinare un'area così grande?”, ha detto Moore. La scoperta di questo enorme immondezzaio lo ha spinto a cedere la sua parte dell'impresa di famiglia, a dedicarsi alla causa ambientalista, e a darsi allo studio degli oceani. Inoltre ha fondato la “Algalita Marine Research Foundation”, una fondazione per la ricerca sugli ecosistemi marini.

La sterminata discarica (dove si può trovare un po' di tutto, dai palloni da calcio ai mattoncini del Lego, fino ai famigerati sacchetti di plastica) è in realtà formata da due parti: la massa orientale, a sud-ovest del Giappone e quella occidentale a nord-ovest delle Hawaii. Curtis Ebbesmeyer, un oceanografo che da oltre 15 anni studia il problema della plastica dispersa in mare, ha paragonato il “minestrone” ad un gigantesco organismo vivente: “Si divincola come un grosso animale senza guinzaglio”. E quando si avvicina alla terraferma, come succede all'arcipelago delle Hawaii, le conseguenza sono drammatiche: “E' come se vomitasse e le spiagge si coprono di ''confetti'' di plastica”. David Karl, un oceanografo dell'università delle Hawaii ha dichiarato che ulteriori ricerche sono necessarie per stabilire l'estensione e, soprattutto, la reale composizione del “minestrone di plastica”, ma che non vi è alcuna ragione fondata di dubitare la validità della tesi e dei dati forniti da Charles Moore. “La plastica che abbiamo gettato in mare da qualche parte deve pure finire”, ha detto. Tony Andrady, un chimico dell'istituto di ricerca americano “Triangle”, è d'accordo: “Ogni piccolo pezzo di plastica finito in mare da 50 anni a questa parte è ancora lì”.

Moore ha aggiunto infine che la massa di rifiuti non è rilevabile attraverso le foto satellitari perché è traslucida e galleggia sotto la superficie del mare. “La vedi soltanto quando te la ritrovi davanti alla prua”, ha detto. Secondo il Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite la plastica galleggiante (che forma circa il 90% di tutti i rifiuti che inquinano i mari) provoca la morte di 100.000 mammiferi marini e di un milione di uccelli ogni anno. Per Marcus Eriksen, direttore della ricerca della “Algalita Marine Research Foundation”, tutti questi rifiuti rappresentano un rischio anche per la salute dell'uomo. Minuscoli pezzetti di plastica si trasformano in una sorta di spugna per agenti inquinanti (come idrocarburi e DDT) che poi entrano nella catena alimentare. “Ciò che cade nell'oceano finisce, prima o poi, anche nel nostro piatto”, ha detto.

Il nostro pianeta sta correndo dei gravissimi pericoli, e non possiamo dare la colpa agli “altri” anche in questo caso. No, la colpa è nostra e delle nostre pessime abitudini. Siamo noi ad aver creato il “mostro di plastica”, anche se fisicamente non abbiamo mai gettato in mare nemmeno una bottiglia di PET.

L’umanità per almeno due secoli si è comportata con gli oceani come farebbe una massaia pigra che nasconde la polvere sotto i tappeti. Pensavamo che i nostri errori avrebbero avuto ripercussioni solo a lungo termine, invece le conseguenze sono qui ed ora! E non possiamo più girare la testa da un’altra parte facendo finta che non stia accadendo nulla.

Questo argomento è uno dei più discussi sulla Rete in questo periodo, il che significa che l’opinione pubblica ha una spiccata sensibilità ambientale, quando viene informata correttamente. Purtroppo ci troviamo davanti, ancora una volta, ad una situazione in cui i Blogger si sono dovuti sostituire ai “mass media” tradizionali, e questa non è certo una buona notizia. Anche perché, tutti i giornali italiani (ma non solo) vengono profumatamente finanziati con soldi pubblici. Si tratta di milioni di euro che lo Stato elargisce alla stampa per permettere a quest’ultima di assolvere il mandato pubblico della libera informazione.

Immagino che leggendo queste ultime righe qualcuno di voi abbia sorriso amaramente. Già, c’è da chiedersi se i giornalisti si sentano davvero liberi di informare su vizi, corruzioni e malcostumi dei Parlamentari, sapendo che costoro hanno il potere di ridimensionare (o addirittura prosciugare) il fiume di finanziamenti che i loro editori ricevono dallo Stato… Voi che ne dite?

Credo di aver messo sufficiente carne al fuoco, almeno per oggi, per cui mi fermo qui. Anche questa volta tutti i vostri commenti saranno più che benvenuti. Vi ringrazio di cuore per l’attenzione che mi avete dedicato.

Un abbraccio, GuruKonK.


Nell'immagine potete notare l'estensione degli enormi mostri di plastica.

giovedì 7 febbraio 2008

Buon compleanno Marco!

Questo piccolo post è dedicato al compleanno del mio vecchio e meraviglioso amico Marco.

Non ho molto da dire, in fondo quando tra due persone c’è un vincolo di vera amicizia le parole servono davvero a poco.

Io e Marco, oramai tanti anni fa, ci incontrammo per caso e facemmo conoscenza per caso, ma di una cosa sono certo: rimarremo amici per sempre.

I veri amici sono pochi. Credo che ognuno di voi, se ci riflette a fondo, si renderà conto che tra le centinaia di persone che incontriamo e frequentiamo nel corso della nostra vita, la maggior parte si perde e scompare con il passare del tempo. Invece i pochi veri amici che abbiamo non se ne vanno mai. Rimangono con noi, indipendentemente da tutto ciò che può accadere.

Io e Marco siamo il tipo di persone che non pretendono, l’uno dall’altro, particolari “prove” d’amicizia. Il nostro rapporto è solido, sincero e sempre scontato.

Insomma, che altro dire? Sappiamo tutti che un vero amico ti capisce anche se è ben diverso da te. Ad un vero amico non è mai necessario mentire, tanto capirà sempre anche quello che non gli vuoi dire. Il mio rapporto con Marco è anche un po’ così.

Non mi rimane che concludere con: tanti auguri di buon compleanno, vecchio mio!

GuruKonK


mercoledì 6 febbraio 2008

Cosa bolle in Rete? Ed. 5/08


Nel non lontano 2005 l'espressione “user generated content” era un nuovo modo di dire per indicare la continua e massiccia democratizzazione della Rete. Nel mondo virtuale si stava diffondendo il fenomeno di produzione di materiale destinato al Web non più solo da ditte specializzate ma dagli internauti stessi, quelli che fino ad allora erano stati utenti più o meno passivi della Rete. Tuttavia, la disponibilità di soluzioni hardware e software a basso costo e di semplice utilizzo ha indotto molte persone a cimentarsi con la produzione e la pubblicazione online di contenuti multimediali aperti e usufruibili da tutti.

Tutto ciò spiega l’enorme successo di YouTube, di Wikipedia, di Flickr, siti creati dagli utenti per altri utenti. In questa edizione di “Cosa bolle in Rete?” vi voglio presentare alcuni esempi di siti che hanno recepito, valorizzato e, in alcuni casi, addirittura fatto evolvere questo concetto.


I link della settimana

Envible
Envible è il primo esempio di piattaforma collaborativa, quindi fatta da e per gli utenti Web stessi, che promuove la condivisione della conoscenza. Ciascuno può condividere il proprio sapere in un determinato settore e mettersi a disposizione di chi ha necessità di approfondire specifici argomenti. In che modo? Ovviamente tramite conferenze web gratuite.
http://www.envible.com/

Un'idea controcorrente
Mania TV, una televisione online, ha deciso di dire no al fenomeno dei siti creati da naviganti non professionisti. L’azienda motiva la propria decisione ritenendo che il materiale prodotto da questi utenti non sia di qualità. E invece sarebbe proprio la qualità la caratteristica che più apprezzano gli internauti. Non so come la pensiate voi, ma ritengo che questo atteggiamento un po’ snob sia controproducente. In fondo alcune tra le cose più belle di questo mondo sono state create dalla creatività dei cosiddetti “dilettanti”.
Home Page di Mania TV
Articolo sulla rivista Business Week

Yepic
Yepic è uno spazio di libero mercato online dove non si vendono e si acquistano beni materiali, bensì informazione. E sugli argomenti più disparati. Basta registrarsi e andare alla ricerca di quello che si vuole sapere. Talora le informazioni costano qualche dollaro, ma nella maggioranza dei casi invece gratuite. Di certo questa iniziativa in futuro farà molto parlare di sé, e sbucheranno da ogni dove un gran numero di imitatori.
http://www.yepic.com/


Vi ringrazio di cuore per l’affetto e l’attenzione che dedicate giornalmente a questo Blog, per me è davvero molto importante.

A domani. Un abbraccio, GuruKonK.



Nell’immagine: la copertina della rivista TIME che incoronava noi utenti del web come persone dell’anno.

martedì 5 febbraio 2008

Taccuino di un vecchio porco


Oggi vi voglio parlare di uno scrittore dalla vita particolare: Charles Bukowski. Si tratta del tipo di artista che si può amare solo ed esclusivamente conoscendone la storia personale. Infatti, in tutti i suoi racconti c’è una nota autobiografica che rende tutto il processo narrativo assolutamente autentico. Bukowski racconta la vita da strada e la disfatta del sogno americano in modo così diretto e bruciante perché l’ha vissuto sulla propria pelle. Non voglio che mi fraintendiate, il post di oggi non ha lo scopo di spingervi ad amare questo artista. Vi voglio raccontare la sua vita come fosse un piccolo tributo ad uno scrittore che per me, soprattutto negli ultimi quattro anni, ha rappresentato davvero molto.

Just a perfect day, drink sangria in the park. And then later, when it gets dark, we go home” Non credo che al mondo esista una canzone che racchiuda l’anima di Henry Charles Bukowski meglio di “Perfect Day” di Lou Reed. Anzi, chi ha avuto la fortuna di conoscerlo personalmente ha raccontato che tale motivo poteva addirittura rappresentare una sorta di “inno” al suo modo di vivere.

Spero che non paia troppo azzardato ai fan di “Hank” (come spesso chiamava, con civetteria autobiografica, molti personaggi dei sui libri) l'accostamento con il “cantautore maledetto”, ma la vita da strada e l’utilizzo degli alcolici come cura per i mali dell’anima, per anni sono stati per lui una vera e propria scuola randagia.

Figlio di un ex artigliere delle truppe americane, Charles ha solo 3 anni quando la famiglia si trasferisce da Andernach (cittadina tedesca non lontana da Colonia) a Los Angeles, negli Stati Uniti. Qui trascorre l'infanzia costretto dai genitori a un quasi totale isolamento dal mondo esterno. Già si notano i primi segni della sua vena ribelle e di una fragile e confusa vocazione alla scrittura. A sei anni, era un bambino con un carattere già ben formato: schivo e impaurito, escluso dalle partite di baseball giocate sotto casa, irriso per il suo tenue accento teutonico, manifesta chiare difficoltà di inserimento.

A tredici anni inizia a bere e a frequentare una chiassosa banda di teppisti. Nel 1938 Charles Bukowski si diploma senza troppi entusiasmi alla “L.A. High School” e a venti anni abbandona la casa paterna. Inizia così un periodo di vagabondaggio segnato dall'alcol e da una sequenza infinita di lavori saltuari. Bukowski è a New Orleans, a San Francisco, a St.Louis, soggiorna in una pensione-bordello di tagliagole filippini, fa il lavapiatti, il posteggiatore, il facchino, si sveglia sulle panchine dei parchi pubblici, per qualche tempo finisce perfino in galera. E continua a scrivere, a raccontare le sue terribili esperienze ed i mali oscuri che attanagliano la sua anima.

I suoi racconti e le sue poesie trovano spazio su giornali come “Story” ma soprattutto sulle pagine delle riviste underground. Non è infatti una fugace o “poetica” linfa creativa che lo induce a scrivere, ma la rabbia verso la vita, l'amarezza perenne del giusto di fronte ai torti e all'insensibilità degli altri uomini. Le storie di Bukowski sono imperniate su un autobiografismo quasi ossessivo. Il sesso selvaggio, l'alcol, le corse dei cavalli, lo squallore delle vite marginali e, soprattutto, l'ipocrisia del sogno americano sono i temi sui quali vengono intessute infinite variazioni, il tutto grazie ad una scrittura estremamente feroce e corrosiva. Assunto dal Postal Office di Los Angeles e inaugurato un burrascoso rapporto sentimentale con Jane Baker, Bukowski attraversa gli anni '50 e '60 continuando a pubblicare in modo quasi clandestino, soffocato dalla monotonia della vita d'ufficio e minato da eccessi di ogni genere. Nel settembre del 1964 diviene padre di Marina, nata dalla fugace unione con Frances Smith, giovane poetessa. La bambina sarà per molti anni il suo solo punto di stabilità, nonché il suo unico grande amore.

Comincia l'importante collaborazione con il settimanale alternativo “Open City”: le sue velenose colonne verranno raccolte nel volume “Taccuino di un vecchio sporcaccione”, che gli regalerà ampi consensi fra gli ambienti della protesta giovanile. La speranza di poter divenire uno scrittore “full time” gli diede il coraggio di licenziarsi dall'insopportabile ufficio postale all'età di 49 anni (quegli anni sono condensati nel memorabile romanzo “Post Office”). Comincia il periodo dei readings poetici, vissuti come vero e proprio tormento.

Nel 1969, dopo la tragica morte di Jane Baker (stroncata dall'alcol), Bukowski conosce l'uomo destinato a cambiargli la vita: John Martin. Manager di professione e appassionato di letteratura per vocazione, Martin era rimasto fortemente impressionato dalle poesie di Bukowski tanto da proporgli di lasciare l'impiego all'ufficio postale per dedicarsi completamente alla scrittura. Lui si sarebbe occupato della fase organizzativa di tutta l'operazione, provvedendo a versare a Bukowski un assegno periodico quale anticipo sui diritti d'autore e impegnandosi a promuovere e a commercializzare le sue opere. Bukowski accetta la proposta.

Incoraggiato dai buoni risultati ottenuti dalle prime piccole pubblicazioni (stampate in poche centinaia di copie e andate a ruba) John Martin fonda la “Black Sparrow Press”, ripromettendosi di pubblicare tutte le opere di Bukowski. In pochi anni è il successo. Inizialmente i consensi sembrano essere limitati all'Europa, poi la leggenda di “Hank” Bukowski, ultimo scrittore maledetto, sbarca negli Stati Uniti.

Inizia il periodo delle letture poetiche in circoli culturali e università, vissute da Bukowski come un vero e proprio incubo e documentati magnificamente in molti dei suoi racconti. Proprio durante una di queste letture, nel 1976, Bukowski conosce Linda Lee, unica tra le sue molte compagne a mitigarne la vena autodistruttiva, l'unica tra le sue bizzose donne capace di mettere freno alla pericolosa imprevedibilità di Hank. Gli stenti della vita randagia paiono d'altronde ormai terminati: Hank è ricco e universalmente conosciuto come il bizzarro scrittore di “Storie di ordinaria follia”.

Linda gli fa cambiare regime alimentare, gli riduce l'alcol, lo incoraggia a non vivere esclusivamente di notte. Il periodo degli stenti e del vagabondaggio si chiude definitivamente. Gli ultimi anni sono vissuti finalmente in grande serenità. Ma la vena creativa non viene meno. Si ammala di tubercolosi nel 1988, tuttavia, in condizioni fisiche via via più precarie, Bukowski continua a scrivere e a pubblicare. Alle sue opere si ispirano i due registi Marco Ferreri e Barbet Schroeder per altrettante riduzioni cinematografiche. Documentata dalle ormai celeberrime sue ultime parole: “Ti ho dato tante di quelle occasioni che avresti dovuto portarmi via parecchio tempo fa. Vorrei essere sepolto vicino all'ippodromo... per sentire la volata sulla dirittura d'arrivo”, la morte lo colpisce il 9 marzo 1994.

Vi ringrazio tanto per la vostra attenzione.

Un abbraccio, GuruKonk.



Pagina dedicata a Charles Bukowski da Wikipedia


Bibliografia essenziale di Charles Bukowski (edizioni italiane):
Storie di ordinaria follia (1975), Compagno di sbronze (1979), Taccuino di un vecchio porco (1980), Musica per organi caldi (1984), Hollywood Hollywood! (1990), Post Office (1994), Pulp! Una storia del XX secolo (1995), Shakespeare non l'ha mai fatto (1996), Quello che importa è grattarmi sotto le ascelle (1997)


Nell'immagine: Bukowski ritratto fuori da una chiesa.

lunedì 4 febbraio 2008

Ordinarie follie (ediz. 4.08)



Un caro saluto a tutti gli amici del Blog. Come avrete notato, da qualche giorno a questa parte mi è capitato di trattare temi seri ed impegnativi. Per tale ragione oggi non posso fare a meno di pubblicare qualche “ordinaria follia” curiosa e simpatica. In fondo di questo tipo di materiale la Rete non rimane mai a secco. Anzi, se devo essere sincero, sono proprio le notizie di questo genere a trovare maggiore eco su Internet. Insomma, almeno per oggi ci possiamo rilassare, godendoci le conseguenze della follia altrui…

Corna da Giro d’Italia
Questa notizia risale a maggio dello scorso anno, ma solo recentemente è salita agli “onori” della cronaca: il Giro d’Italia ha scoperto una tresca amorosa. In diretta TV, grazie alle telecamere dell’elicottero al seguito della carovana rosa, un quarantenne spezzino è stato inquadrato mentre era al mare in compagnia di una donna che non era la moglie. E’ stato un parente, ignaro, a far scoprire tutto alla moglie dell’uomo. Si è complimentato con la donna, che credeva essere la bagnante a fianco del consorte, ben ripreso dalle telecamere: lei, ovviamente, è caduta dalle nuvole, ma ormai la frittata era fatta. Quello sulla battigia di Marinella, sul litorale del Comune di Sarzana, era proprio il marito. E il rientro dell’uomo, con i segni evidenti della tintarella, hanno fatto il resto. La storia ha fatto il giro della vallata del Magra, dove si è registrato l’infortunio amoroso, ed è finita sulle cronache dei giornali locali.

Cani e serpenti a guardia della droga
Quattro pitbull e ben cento serpenti per proteggere la droga in una insospettabile villa a Roma. Li hanno scoperti i Carabinieri della compagnia Roma-Eur. I militari hanno fatto irruzione nella villa arrestando il proprietario e un complice. Gli investigatori hanno sequestrato 10 chili di hashish e un migliaio di dosi di cocaina, oltre ad una pressa e al materiale per il taglio dello stupefacente. Sono intervenute alcune unità cinofile, nonché del personale altamente addestrato per tenere a bada gli animali.

Pensioni ai morti
Riscuotevano le pensioni di persone decedute da anni, in un caso addirittura da 35, presentando all'INPS documenti falsi. Otto persone sono state scoperte dalla Guardia di Finanza di Torino, che ha accertato un danno di oltre 600’000 euro all'INPS. Nel caso più clamoroso, dopo avere saputo dalle Poste che l'INPS aveva sospeso l'assegno, la truffatrice ha comunicato che non avrebbe più riscosso la pensione in quell'ufficio poiché la pensionata era stata trasferita in una casa di cura in altra zona. Evidentemente tutto ciò non è bastato per farla franca.

Il dentista ballerino
Probabilmente in una sua precedente vita è stato un ballerino con i fiocchi, ma in questa sua ultima incarnazione, come dentista, sembra esser la negazione in persona. Uno specialista statunitense, intento ad operare una sua assidua cliente, si è scatenato in una danza sfrenata, al ritmo di “Car Wash” (cover R’n B, cantata da Cristina Aguilera).

Il dentista, che evidentemente quel giorno era di ottimo umore, è sbiancato quando a seguito di un movimento poco controllato ha letteralmente sfregiato il volto della malcapitata. La donna, sconcertata ma soprattutto spaventata, si è ritrovata il volto coperto di sangue ed ora reclama giustizia.

La punta del trapano, che per fortuna non le ha danneggiato irreparabilmente un occhio, le è rimasta conficcata per tre giorni sotto lo zigomo. Per estrarre il pezzo di metallo la poveretta si è dovuta sottoporre ad un'operazione chirurgica. Ora, a titolo di risarcimento, chiede 600mila dollari.


A domani, GuruKonk.

domenica 3 febbraio 2008

Delitti esemplari (9.a parte)


Ciao a tutti. Dopo circa due settimane di assenza torna la rubrica “Delitti esemplari”. Negli scorsi giorni ho avuto l’occasione di spiegarvi la ragione per la quale alcuni appuntamenti periodici del Blog erano stati rimandati. Tuttavia d’ora innanzi farò il possibile (salvo imprevisti dell’ultimo minuto) per mantenere inalterato il calendario settimanale del Blog. Vi ringrazio di cuore per l’attenzione e l’affetto che dedicate giornalmente a queste pagine.

Vi ricordo ancora che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

E’ necessario ricordarvi che solo 2 confessioni (delle circa 90 raccolte) provengono da malati di mente diagnosticati. Come specifica Aub nella sua prefazione, “gli alienati mentali si rivelarono subito piuttosto deludenti. Da loro mi aspettavo i racconti più interessanti ma non fu così. Forse perché è proprio dietro la cosiddetta "normalità" che si nasconde la più atroce delle follie .”.

Come già vi avevo detto nelle precedenti edizioni di “Delitti esemplari”, credo di aver trovato un comune denominatore che lega tra loro questi racconti di morte. Infatti, tutti gli assassini sembrano aspettarsi che l’interlocutore capisca (e approvi) il loro macabro punto di vista. In altre parole, sono tutti convinti che il crimine commesso sia stato un atto comprensibile e, in qualche modo, persino inevitabile.

Ancora una volta, vi invito ad acquistare questa opera letteraria; l’edizione economica della Sellerio potrebbe essere un piccolo, ma gradito, regalo per i vostri amici. La mia speranza è ancora la stessa da quando ho iniziato a pubblicare questa rubrica: forse, la comprensione di un omicidio, ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo.

Ecco la nona serie di “Delitti esemplari”.

Delitto no. 41
Potete chiederlo al Club degli scacchi di Medicali o al Casinò di Hermosillo oppure al Circolo di Sonora: io sono, io ero un giocatore di scacchi molto migliore di lui! Non esiste nessuna possibilità di confronto! E lui mi vinse cinque partite di seguito, non so se vi rendete conto. Lui, un giocatore di categoria C! All’ultimo scacco matto, presi un alfiere e glielo ficcai dentro l’occhio. Un autentico colpo d’occhio… La polizia mi comunicò che era morto dissanguato quando mi arrestò.

Delitto no. 42
Andammo a caccia di anatre selvatiche. Restai a lungo acquattato nel fango, in balia del vento gelido, ma dei volatili nessuna traccia. Cosa mi spinse a puntare il fucile su quell’uomo tracagnotto e ridicolo, con il cappello tirolese con tanto di piuma? E io che ne posso sapere?

Delitto no. 43
Scheda 342;
Cognome e nome del malato: Agrasoto Luisa;
Età: 24 anni;
Luogo di nascita: Veracruz;
Diagnosi: eruzione cutanea di origine presumibilmente polibacillare;
Cura: 2'000'000 di unità di penicillina;
Risultato: Nullo;
Osservazioni: Caso unico, refrattario, senza precedenti;
Dopo il quindicesimo giorno cominciai a seccarmi. La diagnosi era chiarissima, non ci potevano essere dubbi. Dopo il fallimento della penicillina, provai invano ogni sorta di medicinali: non sapevo più a cosa attaccarmi. Mi lambiccai il cervello, per settimane e settimane, finché le somministrai una bella dose di cianuro di potassio. La pazienza, anche con i pazienti, ha un limite.

Delitto no. 44
Lo uccisi perché era idiota, perfido, scemo, tardo, cafone, stupido, mentecatto, ipocrita, ignorante, burino, buffone, gesuita, a scelta! Un difetto si può anche accettare ma una dozzina mi sembrano davvero troppi…

Delitto no.45
ERRATA CORRIGE
Dove c’è scritto:
La uccisi perché era mia
Si deve leggere:
La uccisi perché NON era mia




Libri, idee regalo: Edizioni Sellerio (novità del mese)

sabato 2 febbraio 2008

L'uomo inutile?


Gli uomini? Nel prossimo futuro saranno un optional. O al massimo saranno relegati al ruolo di persone “di compagnia”, comunque non più indispensabili per la riproduzione. Questo uno degli scenari delineati dalla ricerca condotta dagli scienziati britannici dell'università di “Newcastle upon Tyne”, che si dicono pronti a tramutare le cellule del midollo osseo femminile in sperma. Di fatto questo processo estrometterà il maschio dal processo riproduttivo. Una sorte che però “avvantaggerebbe” le donne non di molto, perché il passo successivo potrebbe essere quello di ottenere il risultato speculare negli uomini, cioè ovuli femminili a partire dal midollo osseo maschile. E' la rivista “New Scientist” a illustrare come si potrà arrivare ad un simile obiettivo, aggiungendo però che le donne potranno così ottenere solo bambine. Perché nello sperma creato a partire dal loro midollo mancherebbe comunque il cromosoma Y.

Il risultato possibile, che gli scienziati assicurano servirà per combattere i problemi di infertilità, potrebbe però essere usato in tanti altri modi. Per esempio per consentire alle coppie omosessuali, sia femminili che maschili, di avere figli con il proprio DNA. Tecnicamente, rivelano gli autori dello studio che hanno avanzato richiesta per proseguire la ricerca (già avviata in modo pionieristico sui topi di laboratorio) “si parte dalle staminali del midollo osseo di un animale femmina, capaci di differenziarsi in molte altre cellule. E con l'ausilio di sostanze chimiche e vitamine si spingono le staminali a diventare cellule spermatiche”. Il biologo che ha messo a punto la tecnica, Karim Nayernia, è convinto di “poter creare entro due anni sperma di natura femminile nei primissimi stadi cellulari. Mentre per ottenere cellule spermatiche mature, capaci di fertilizzare un ovulo, ci vorranno tre anni in più”.

Secondo gli scienziati la tecnica, una volta messa a punto, potrebbe anche consentire il prelievo di cellule staminali da donatori adulti senza incorrere nei problemi etici legati all'utilizzo di embrioni. Ma la corsa per trovare una cura all'infertilità è globale, non solo britannica. A San Francisco l'analista Greg Aharonian, che si definisce subito “un provocatore”, vuole brevettare la tecnica che consentirebbe di ottenere sperma femminile e ovuli maschili. “Così cadrà la presunzione di superiorità del matrimonio eterosessuale fondata sulla capacità di procreare”, dice con l'intento di far discutere. Ad ogni modo la scienza, nei laboratori e sugli animali, continua a cercare soluzioni. Tanto che gli scienziati brasiliani del “Butant Institute” hanno dichiarato di essere riusciti a creare, a partire da cellule staminali embrionali di topi maschi, sia sperma che ovuli. E ora stanno cercando di raggiungere lo stesso obiettivo a partire dalle cellule della pelle.

A parte le applicazioni possibilmente controverse di queste ricerche, gli scienziati affermano con forza che “la possibilità di avere cellule uovo o spermatiche a partire da tessuti adulti potrebbero servire nel caso dei malati di cancro divenuti infertili per colpa della radioterapia. Oltre a poter offrire soluzioni al problema dell'infertilità che ormai riguarda una coppia su sei”. E alle possibili critiche rispondono che “non è il caso di agitare spauracchi visto che si tratta di esperimenti nelle loro prime fasi. E quindi prima di arrivare a risultati concreti ci vorranno ancora parecchi anni”.

Per concludere vi devo però informare che i topi così creati nei laboratori dell’università di Newcastle, crescendo manifestano seri problemi di salute e, in alcuni casi, paiono affetti da senilità precoce. A questo proposito sostiene Robin Lovell-Badge, del prestigioso “National Institute for Medical Research” di Londra: “In sperimentazioni del genere, l'orologio della scienza va spostato in avanti almeno di 10 anni”, qualunque cosa questo significhi…

venerdì 1 febbraio 2008

Frequenze rubate


La notizia è fresca e non posso fare altro che riprenderla nel post di oggi, anche se per il blog avevo altri piani. Si prospetta forse l'ultimo capitolo del caso giudiziario noto come “Lodo Rete4”. Oggi la Corte di Giustizia Europea, in relazione alla causa che contrapponeva l'emittente televisiva Europa 7 al Ministero delle Comunicazioni, si è espressa dando ragione ad Europa 7, ricusando il metodo di assegnazione delle frequenze radiotelevisive in Italia, definito “contrario al diritto comunitario”.

La Corte ha specificato come in Italia la materia sia stata affrontata sempre con soluzioni di compromesso, con “regimi transitori”, costruiti per favorire gli editori consolidati, cosa che ha propriamente impedito l'accesso al mercato ad altri soggetti privi di radiofrequenze. In particolare il giudice sottolinea come “non si sia fatto nulla per attuare il piano nazionale di assegnazione per le frequenze, permettendo agli occupanti abusivi il continuare a trasmettere”, e come questa situazione sia rimasta cristallizzata negli anni.

Europa 7, dopo essersi viste negate le radiofrequenze a cui aveva diritto dal 1999 per aver vinto il bando, intentò una causa per ottenerle, insieme ad un risarcimento, ma il giudice amministrativo respinse entrambe le richieste. Il Consiglio di Stato si rivolse allora alla Corte di Giustizia Europea, che ha dato ragione ad Europa 7. La Corte: “sottolinea che in Italia il piano nazionale di assegnazione delle frequenze non è mai stato attuato per ragioni essenzialmente normative ma pure di comodo, che hanno consentito agli occupanti di fatto delle frequenze di continuare le loro trasmissioni, nonostante i diritti dei nuovi titolari delle concessioni fossero evidenti.”.

La sentenza, vincolante per il Consiglio di Stato, obbligherà l'Italia a porre rimedio, facendo rivedere al Parlamento la famosa “legge Gasparri”, e facendogli prendere posizione in merito ai necessari spostamenti di emittente (in questo caso di Rete4) dall'analogico al digitale.

Il gruppo Mediaset ha dichiarato in una nota diffusa a livello stampa, che essendo in corso una richiesta di risarcimento da parte di Europa 7 contro lo Stato italiano, la sentenza prodotta non può essere vincolante per decisioni sulle assegnazioni delle frequenze, e che “Rete4 non sta affatto occupando uno spazio di Europa 7, ed ha quindi pieno diritto di trasmissione”.


La questione Europa 7

Da ormai sette anni e mezzo, da quando nel luglio 1999 vinse il bando per l'assegnazione delle frequenze nazionali, Europa 7 tenta di subentrare a Rete 4, che tuttavia è stata reiterate volte salvata da decreti ministeriali. Infatti, nel 1999 vi fu un primo blocco: la licenza data ad Europa 7 prevedeva l'inizio delle trasmissioni entro il 31 dicembre 1999 (6 mesi dopo l'assegnazione, pena la decadenza della concessione), e in tal senso venne approntato un piano con 700 assunzioni, un centro di produzione a Roma da 2’000 metri quadri munito di 8 studi di registrazione con una forte programmazione prevista. E in effetti, non si sarebbe dimostrata negligenza di Europa 7 la mancata utilizzazione di tali frequenze, perché queste dopo l'assegnazione, non sarebbero mai state concesse loro materialmente.

In effetti, tutto sembrava procedere bene per il gruppo di Francesco De Stefano (il patron di Europa 7) ma con una autorizzazione ministeriale venne permesso (notare che all'epoca vi era un governo di centro sinistra) a Rete4 di continuare a trasmettere, anche se in via provvisoria, in quanto venne fatta assicurazione ad Europa 7 riguardo un programma di adeguamento al piano d'assegnazione delle frequenze.

Europa 7 ricorse contro tale decisione ottenendo dal TAR una sentenza favorevole nel 2004, in quanto venne ravvisata la necessità di assegnare le frequenze subito dopo la concessione, senza rimandare ad una futura “favorevole occasione” per cause non ben specificate, da parte dello Stato.

Nel 2002, per la seconda volta, la Corte Costituzionale ha ribadito che Mediaset non poteva avere più di due emittenti a livello nazionale, e che una rete doveva essere liberata per Europa 7 in qualità di legittima vincitrice del bando.

Nel 2003 il governo di Silvio Berlusconi (proprietario di Mediaset, of corse…), vara la “legge Gasparri” sul riassetto del sistema integrato delle comunicazioni (ivi incluse anche quelle radio-televisive), legge respinta dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che richiamava la sentenza della Consulta del 2002. Il Parlamento, tuttavia, approvò nuovamente il disegno di legge, costringendo Ciampi alla promulgazioni, unitamente al decreto “salva-Rete 4”, che in palese contrasto con la sentenza della Consulta, permetteva a Rete 4 di continuare le trasmissioni in analogico.

Da questo decreto è scaturito il ricorso al Consiglio di Stato da parte di Europa 7, con richiesta di risarcimento di 3 miliardi di euro contro lo Stato italiano. Il Consiglio di Stato ha quindi deciso di rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea, la cui avvocatura aveva già ricordato nel settembre 2007 che “se la gara del 1999 era valida, i risultati della stessa devono essere perentoriamente rispettati”, con conseguente perdita, daparte di Rete 4, del diritto di trasmettere in analogico. Oggi la sentenza della Corte di Giustizia Europea ha confermato le parole dell'avvocatura di Stato, bocciando la “legge Gasparri”.

Ora cosa accadrà? Chi conosce un po’ il cosiddetto “italian style” è sicuro che non accadrà proprio nulla. Nessun governo ha finora mostrato interesse nel sanare questa palese ingiustizia e le cose non cambieranno certo in questo periodo di totale incertezza politica. Il centrodestra farà le barricate per difendere gli interessi di Silvio Berlusconi mentre il centrosinistra sembra avere ben altre priorità. Il signor De Stefano dovrà armarsi di grande perseveranza (e di un buon gruppo di avvocati) per ottenere ciò che è suo di diritto. Nel Italia del Terzo Millennio accade anche questo.

Un caro saluto a tutti voi, GuruKonk.


Oltre la realtà ufficiale: intervista a Francesco De Stefano.



Nell'immagine il logo di Europa 7