lunedì 31 dicembre 2007

Buon anno a tutti voi!

Oggi avevo scritto un bel Post, breve ma sentito. Però mi sono accorto che l’argomento trattato (la prigione americana a Guantanamo Bay) non è per niente adatto al 31 dicembre. In questo giorno bisognerebbe solo pensare a festeggiare e a fare buoni propositi per l’anno che verrà.

Sì, lo so… alcuni di voi potrebbero trovare pacchiano, scontato e, addirittura, di cattivo gusto festeggiare lo scorrere del tempo; e vi devo confessare che una volta pure io la pensavo così. Ora il mio modo di vedere questa ricorrenza è drasticamente cambiato, proprio perché mi sono reso conto di come il tempo scorra sempre più velocemente.

Il 31 dicembre va festeggiato per essere grati al destino di aver potuto passare un altro anno con i nostri cari e, soprattutto, per augurarsi che anche nei prossimi dodici mesi avremo questa fortuna.

Questo giorno per me non è solo l’ultimo dell’anno, infatti oggi è il compleanno di un mio amico fraterno, che avete avuto modo di conoscere anche voi su questo blog: MysteXX.

Purtroppo questa volta non avrò l’occasione di fargli gli auguri di persona, quindi ho pensato ad una dedica un po’ particolare. Qualche anno fa ho letto una bella e singolare autobiografia di Paolo Villaggio, intitolata “Vita, morte e miracoli di un pezzo di merda”. In questo libro ho trovato una lettera d’augurio, indirizzata proprio a Villaggio, da parte di un suo grande amico: Vittorio Gassman.

Parafrasando (e modificando) un po’ quelle parole, ho scritto per MysteXX una dedica di buon compleanno che spero verrà apprezzata anche da chi non lo conosce.

La nostra è un’amicizia di frontiera:
qualche volta ci incontriamo al confine,
entrambi ricchi di solitudine vera
che l’uno all’altro rende caro e affine.

Tu ti presenti al dazio in carovana
con trentadue bauli colorati;
io ho una borsa piena di fogli appuntati:
e nessuno dei due paga dogana.

Un giorno, fratello, rifaremo un viaggio
con un bagaglio alfine unificato:
io userò il tuo rigore un po’ malato,
tu la fragilità del mio coraggio.


Naturalmente faccio a tutti coloro che leggeranno queste parole un sincero augurio di BUON ANNO! Spero che il 2008 vi porti salute, amore e felicità, e che tutti i vostri sogni più belli possano diventare realtà!

Un abbraccio, GuruKonk.

domenica 30 dicembre 2007

Delitti esemplari (6.a parte)


Come ogni domenica, puntuali arrivano i “Delitti Esemplari”. Forse avrete notato che nel periodo natalizio si è registrato, anche quest’anno, un incremento degli omicidi. In effetti, come abbiamo avuto modo notare nei dibattiti legati alle precedenti edizioni, quando si è costretti a contatti prolungati con il prossimo, basta un passo falso per precipitare nel baratro. Ammetto che è una cosa poco delicata da dire, ma nella cronaca nera si trovano molti spunti che possono ricondurre proprio a questa rubrica.

Davanti a questi crimini apparentemente immotivati le nostre certezze vacillano, perché ci rendiamo conto che (potenzialmente) tutti noi siamo capaci di gesti folli. Infatti, i protagonisti di queste “confessioni” sono persone come noi che sono state “toccate” sul nervo sbagliato, dall’individuo sbagliato, nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato. In sintesi è bastata una nefasta serie di coincidenze a trasformare in assassino una persona perfettamente normale.

Vi ricordo ancora che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

Naturalmente, vi invito ad acquistare questa opera letteraria; l’edizione economica della Sellerio potrebbe essere un piccolo, ma gradito, regalo per i vostri amici. La mia speranza è ancora la stessa: forse, la comprensione di un omicidio, ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo.

Ecco la sesta serie “Delitti Esemplari”.

Delitto no. 26
Russava. Se chi russa è un parente, pazienza. Ma quello là non sapevo neppure che faccia avesse. Il suo ronfare attraversava le pareti. Andai a protestare dall’amministratore di condominio. Si fece una risata. Andai a trovare l’autore di tali indicibili rumori. Quasi mi cacciò. “Non è colpa mia. Io non russo. E anche se russo, cosa vuole che faccia? Ne ho il diritto in casa mia! Si compri un po’ di ovatta…”. Oramai non potevo più dormire: se russava, per il rumore; se non russava, nell’attesa del rumore. Se picchiavo sul muro, smetteva per qualche momento… ma subito ricominciava. Voi non avete idea di cosa sia fare la sentinella ad un rumore. Una cataratta. Un tremendo vortice d’aria, una belva in gabbia, il rantolo di cento moribondi, mi raschiavano le budella ingorgandomi le orecchie; e non potevo dormire mai, mai. Non potevo nemmeno cambiare casa: dove avrei potuto trovare un affitto così basso? La fucilata gliela tirai con la carabina di mio nipote.

Delitto no. 27
Non posso toccare il velluto. Ho l’allergia al velluto. Anche ora, al solo nominarlo, mi viene la pelle d’oca. Non so perché questa faccenda uscì fuori durante una conversazione. Quell’uomo così raffinato pensava solo ad appagare i suoi sensi. Non so come, estrasse un pezzo di quel maledetto velluto e cominciò a sfregarmelo sulle guance, sulla nuca, sulle narici. Fu il suo ultimo gesto. Mi dispiace solo che la sua agonia sia durata così poco.

Delitto no. 28
Mi bruciò, forte, con la sigaretta. Non dico che lo fece con cattiva intenzione, ma il dolore è lo stesso terribile. Mi bruciò, mi fece male, vidi rosso, lo uccisi. Non ebbi, nemmeno io, intenzione di farlo… Ma avevo quella bottiglia in mano.

Delitto no. 29
Lo ammazzai perché mi doleva la testa. E lui mi veniva a parlare, quasi gridando, senza fermarsi un attimo, di cose di cui non mi importava un cavolo. Diciamo la verità, anche se mi fosse importato sarebbe stato lo stesso. Prima, guardai l’orologio ben sei volte, ostentatamente: non ci fece caso. Credo che questa sia una attenuante di cui dovrebbero tenere conto.

Delitto no. 30
Io faccio il sarto. Non dico per vantarmi, ma la mia bravura è indiscussa: sono di certo il miglior sarto della città! E quella donna, prima insisteva tanto per vestirsi da me, e poi, appena arrivava a casa, faceva il cacchio comodo suo, tanto per parlarci chiaro. Ad un abito verde buttò sopra la sciarpa di tulle arancione del completo grigio dell’anno scorso, e guanti color rosa. Di nascosto legai la sciarpa all’automobile e lo strappo della messa in moto fece il resto. Speravo tanto che dessero la colpa al vento.


Coloro che non conoscono ancora questa rubrica, sono invitati a visionare le edizioni precedenti, in modo da capire ed apprezzare meglio il senso di questa iniziativa.

Grazie a tutti, un abbraccio.

Gurukonk



Nell'immagine Max Aub (foto tratta da clio.rediris.es)

sabato 29 dicembre 2007

Gay secondo natura?


Il dibattito sui diritti degli omosessuali non è mai andato fuori moda. Infatti anche oggi ho assistito ad un “talk show” televisivo che trattava proprio questo spinoso argomento. C’era chi affermava che l’omosessualità è una scelta immorale e contro natura, e c’era chi sosteneva che si tratta di uno stimolo assolutamente naturale. Ovviamente, non voglio arrogarmi il titolo di “depositario del sapere universale” e non pretendo certo di avere tutte le risposte in merito. Su questo argomento vi voglio solo raccontare una singolare storia di amore animale.

Roy e Silo, due pinguini dello Zoo di Central Park a Manhattan, sono molto fedeli l'uno all'altro. Sono inseparabili da sei anni. Esibiscono quello che nel gergo dei pinguini si chiama comunemente "comportamento estatico", il che significa che se ne stanno appoggiati l'uno sulla spalla dell'altro, si lanciano richiami e fanno sesso. Silo e Roy sono, volendo umanizzarne i tratti, due pinguini gay. Quando è stata presentata loro una femmina, entrambi si sono categoricamente tirati indietro, e anche le “pinguine” non paiono particolarmente interessate a loro.

Il loro custode, Rob Gramzay, ha raccontato che i due una volta, quasi disperati di non poter covare un uovo, hanno messo nel nido un sasso e vi si sono seduti sopra, tenendolo al calduccio nelle pieghe dell'addome. Allora lui ha sostituito il sasso con un uovo fecondato, che doveva essere covato e tutto si è svolto alla perfezione. Roy e Silo si sono avvicendati a covare l'uovo per ben 39 giorni fino a quando è nata Tango, un piccolo pulcino di pinguina. Nei due mesi successivi Roy e Silo l'hanno accudita, tenendola al caldo, nutrendola con il becco fino a quando la piccola non ha conquistato l'indipendenza.

Gramzay si è quindi congratulato con loro. "Sono stati davvero molto bravi", ha commentato accanto alla gabbia di vetro nella quale Roy e Silo hanno appena consumato un lauto pasto. Dopo mangiato, di solito, i pinguini si fanno una bella nuotata, naturalmente anche in questa attività nessun riesce a separarli.

Il caso di Roy e Silo non è del tutto raro. Anche Milou e Squawk, due pinguini maschi, stanno corteggiandosi a vicenda, si frequentano assiduamente, tengono il capo accostato. Prima di loro nello zoo del Central Park era stata la volta di Georgey e Mickey, due pinguine Gentoo femmina, che avevano cercato di covare insieme lo stesso uovo, mentre Wendell e Cass, una coppia di pinguini maschi africani, vive ben affiatata nell'acquario di New York a Coney Island.

In realtà, gli scienziati hanno più volte osservato comportamenti omosessuali nel mondo animale. Di recente sono stati più volte interpellati nel corso degli attuali dibattiti in America sull'omosessualità, dal matrimonio tra gay alle leggi contro la sodomia. Ma gli esperti sono assai riluttanti ad estrapolare casi e a discutere di uomini e animali. I gruppi gay sostengono che se il comportamento omosessuale è presente tra gli animali ed è naturale, di conseguenza si dovrebbero tutelare i diritti degli omosessuali. D'altro canto, invece, i gruppi conservatori religiosi soprattutto in passato hanno infamato tali comportamenti proprio perché ritenuti "animali".

Il dibattito ufficiale sul comportamento omosessuale negli animali è relativamente recente: "Vi sono state delle riluttanze culturali ad ammetterne l'esistenza", commenta Frans de Waal il cui libro del 1997 intitolato "Bonobo: la scimmia dimenticata" scatenò una valanga di discussioni sulla sessualità negli animali. I Bonobo, una specie di scimmie strettamente collegata alla specie umana, sono molto attivi sessualmente. Gli studi, condotti sia in natura che in cattività, hanno evidenziato che la bisessualità tra queste scimmie è assai frequente e che circa la metà dei loro rapporti sessuali è con partner dello stesso sesso.

Nei Bonobo si sono osservati accoppiamenti anche al di fuori del periodo fertile delle femmine. Ci si rende conto, dunque, che l'attività sessuale non è necessariamente mirata alla riproduzione. Il rapporto sessuale significa molto di più che procreare. Perché stupirsi? Anche gli esseri umani sono animali.

Da queste premesse nascono spontanee delle domande: se l'omosessualità è un comportamento usuale nel mondo animale, questo significa forse che è naturale anche negli uomini? E se l'omosessualità non è una scelta, bensì l'esito di un incontrollabile impulso naturale, la si può bollare come immorale?

Lo so, l’argomento è ostico e presta il fianco ad un mare di polemiche. I vostri commenti sono come sempre più che benvenuti, vi chiedo solo di mantenere il vostro solito stile sobrio e beneducato. Scrivendo questo post già mi pregustavo il dibattito che sarebbe potuto nascere tra di voi e sono assolutamente certo che non mi deluderete!

Vi auguro una buona serata, un abbraccio.

GuruKonk


Notizia e dati sono stati estratti dai siti web di “La Repubblica” e “Diario

venerdì 28 dicembre 2007

Sbattuti in libertà


I poveri spesso vanno in prigione. Sono persone in condizione di bisogno sociale ed economico, confrontate con gravi difficoltà personali, che spesso vivono sulla strada. A volte sono stranieri, tossicodipendenti, alcolisti o malati di AIDS. Frequentano le mense pubbliche, i centri di accoglienza e, in molti casi, si ammassano nei quartieri dove sono presenti degli istituti che li possano aiutare nelle urgenze primarie. L’indulto ha letteralmente “sbattuto in libertà” migliaia di persone senza futuro né prospettive. Oggi vi voglio raccontare una storia come tante.

Giovanna, 39 anni, è uscita dal carcere di Latina con l’indulto e oggi dorme in una macchina con sua figlia perché non sa dove andare. Non ha una casa e non ha un lavoro, ma non vuole tornare a spacciare. “A volte penso” – scrive Giovanna – “che era meglio quando stavo in galera, lì almeno avevo un letto”.

Quello di Giovanna purtroppo non è un caso isolato. Sono migliaia le persone che, uscite dal carcere con l’indulto, si trovano senza casa, senza soldi e senza un lavoro. Certo, alcuni di loro tornano a delinquere, ma in molti resistono alla povertà. Resistono al reato. Si tratta di un pezzo d’Italia di cui nessuno parla, perché non fa notizia.

La vigilia di Natale a Napoli un centinaio di “indultati” sono scesi in piazza per protestare contro il Comune perché non li aiuta a trovare un lavoro. “Non vogliamo tornare a rubare” – dicono – “Vogliamo che il Comune ci aiuti a trovare un lavoro”.

Il Comune di Napoli risponde che sta per destinare 120 posti per un corso di formazione, che prevede anche uno stipendio di 500 euro mensili. 120 posti, mentre le domande sono state più di 9.000. E gli altri che faranno? Molto probabilmente saranno costretti a delinquere.

Nelle altre città d’Italia la situazione non è molto diversa. Purtroppo l’indulto è arrivato senza che i Comuni si fossero organizzati ed attrezzati per accogliere questa variegata umanità scarcerata. Quella che chiede un lavoro, quella che non vuole tornare in carcere.

Bisogna pensare che dare lavoro ad un ex carcerato significa anche dare sicurezza al resto dei cittadini. Impedire che coloro che chiedono un lavoro non siano costretti ad arrendersi all’evidenza, tornando al crimine, dovrebbe essere un imperativo per tutte le istituzioni. Invece ci si affanna a cercare un classico accordo “bipartisan” per far avanzare l’iter procedurale di un altro “Pacchetto Sicurezza”, che di sicuro non risolverà il vero problema.

giovedì 27 dicembre 2007

Ordinarie follie (ediz. 3.07)


Ciao a tutti. Come vi avevo promesso, dopo due giorni di riposo (si fa per dire!) sono tornato ad occuparmi del Blog. La seguente corrispondenza si è svolta fra la direzione di un hotel di Londra e un suo cliente, tramite quei messaggi che si possono lasciare alle cameriere che si occupano della stanza. Alla fine, tutta la faccenda era divenuta talmente surreale che il direttore dell'hotel ha pensato di spedire la corrispondenza al Sunday Times, che l'ha poi pubblicata.

"Cara cameriera, la prego di non lasciarmi più le mini-saponette sul lavabo del bagno; mi sono portato da casa il mio sapone personale. Vogliate dunque riprendervi le 6 piccole saponette ancora fasciate che si trovano ora sul lavabo, e le 3 che si trovano nella doccia perché mi danno fastidio. Grazie di cuore."
S. Berman

"Caro cliente della camera 635, io non sono la cameriera titolare della sua camera; quella tornerà giovedì, dopo il suo giorno di riposo. Ho tolto le 3 saponette dell'hotel che si trovavano nella doccia come lei aveva chiesto. Quanto alle altre 6 che si trovano sul lavabo e che le davano fastidio, io le ho messe sulla scatola dei fazzoletti di carta nel bagno, nel caso lei cambiasse idea. Poi ho lasciato 3 saponette dentro l'armadietto dello specchio del lavabo, perché le istruzioni dell'albergo sono quelle di lasciare quotidianamente 3 saponette nelle stanze da bagno. Sperando di incontrare il suo gradimento."
Kathy, cameriera di stanza

"Cara cameriera, io spero che LEI sia la mia "vera" cameriera. Mi pare che Kathy non le abbia riferito ciò che le ho detto riguardo alle saponette dell'hotel. Quando sono rientrato in camera stasera, ho visto che avete aggiunto 3 saponette sul mio lavabo. Io devo trascorrere 15 giorni in questo hotel, e quindi mi sono portato da casa il mio sapone personale. E' per questo che non ho bisogno delle 6 saponette che si trovano sul lavabo. Mi ingombrano quando mi rado, quando mi lavo i denti, ecc. Vi sarò riconoscente se le porterete via."
S. Barman

"Caro signor Berman, il mio giorno di riposo è il mercoledì. Questo spiega perché mercoledì la cameriera della stanza che mi sostituiva ha lasciato le 3 saponette regolamentari che la direzione dell'hotel ci raccomanda di lasciare ogni giorno nei bagni. Io ho tolto le 6 saponette che vi le davano fastidio sul lavabo, e le ho messe nel portasapone della doccia, dove si trovava già il vostro sapone personale. Così ho messo il vostro sapone nell'armadietto dello specchio. Non ho ritirato le 3 saponette omaggio dell'hotel, e ho messe anch'esse nell'armadietto."
La sua cameriera di stanza incaricata, Dotty

"Caro signor Berman, L'assistente del Direttore, Mr. Kensedder, mi ha detto ieri che lei era scontento del servizio della vostra cameriera di stanza. Ve ne ho dunque affidata un'altra. Spero voglia accettare le nostre scuse per il disturbo che le è stato causato. Se avrà altre lamentele, non esiti a farmele personalmente. Potrà telefonarmi all'interno 1108, tra le 8h00 e le 17h00. Grazie."
Elaine Carmen, Concierge.

"Cara signora Carmen, mi è impossibile contattarla per telefono dopo il lavoro. Poiché parto da qui alle 7h45 e non rientro mai prima delle 17h30-18h00, lei comprenderà che mi è più facile parlare con l'assistente del direttore, Mr. Kensedder. Io avevo dunque contattato Mr. Kensedder per parlargli del problema delle saponette dell’hotel: la nuova cameriera di stanza che mi è stata data, ha probabilmente pensato che ero un nuovo cliente appena arrivato perché ha, anche lei, messo 3 saponette nel mio armadietto del bagno oltre le 3 lasciate quotidianamente nei bagni e che lei ha posato sul portasapone della doccia. Faccio notare che in 5 giorni passati nel vostro hotel, io ho accumulato ben 24 saponette! Perché mi perseguitate così?"
S. Barman

"Caro signor Berman, abbiamo detto alla sua cameriera di stanza Kathy di non lasciarle più saponette, e di togliere tutte quelle lasciate nel vostro bagno dalle cameriere precedenti. Per qualunque problema, non esiti a telefonarmi all'interno 1108 tra le 8h00 e le 17h00. Grazie."
Elaine Carmen, Concierge

"Caro signor Kensedder, ogni saponetta del bagno è stata portata via, compreso il MIO sapone personale! Sono rientrato molto tardi ieri sera, e sono stato obbligato a chiamare il portiere di notte, il quale mi ha portato 4 piccole salviette profumate per lavarmi..."
S. Berman

"Caro signor Berman, ho parlato con la nostra responsabile, Elaine Carmen, del suo problema riguardo al sapone. Non mi spiego come sia possibile che lei non abbia più sapone nel bagno, quando le nostre cameriere hanno precise istruzioni di lasciare sistematicamente 3 saponette d'hotel ogni volta che puliscono la stanza. Il problema deve essere immediatamente risolto. Voglia accettare le mie scuse per il disguido."
Martin L. Kensedder, Assistente del Direttore

"Cara signora Carmen, chi ha potuto lasciare 54 saponette nel mio bagno? E' ciò che ho trovato rientrando ieri sera nella mia stanza! Io non ho alcun bisogno di 54 saponette d'hotel. Al contrario, gradirei molto recuperare il mio sapone personale e il portasapone scomparsi.
Restituitemeli: è tutto quello che vi chiedo."
S. Berman

"Caro signor Berman, lei si è lamentato di avere troppo sapone nel suo bagno, e allora vi è stato levato. Poi lei si è lamentato con il signor Kensedder che i suoi saponi erano scomparsi; allora io ho rimesso a posto personalmente le 24 saponette che le erano state portate via e le 3 saponette che come cliente ha diritto di ricevere quotidianamente. Evidentemente la sua cameriera di stanza Kathy non sapeva che lei usava il suo sapone personale, allora anche lei ha riportato 24 saponette più le 3 quotidiane. Non capisco dove abbia sentito dire che l'hotel mette a disposizione dei clienti dei portasapone. Però io ho ugualmente, per accontentarvi, trovato per lei un portasapone in avorio che ho lasciato nella sua stanza da bagno."
Elaine Carmen

"Cara signora Carmen, Le allego questa piccola nota per tenerla aggiornata dell'ultimo inventario in corso. Al momento, io dispongo di: sul lavabo, sotto l'armadietto dello specchio: 18 saponette immagazzinate in 4 pile da 4 e una pila da 2. Sulla scatola dei Kleenex: 11 saponette in 2 pile da 4 e una pila da 3. Sul comodino: 3 salviettine profumate 8 saponette in 2 pile da 4, e 4 portasaponi in avorio. Nell'armadietto sul lavabo: 14 saponette in 3 pile da 4 e 1 pila da 2. Nel portasapone della doccia: 6 saponette, ora molto consumate. Sul lato nord-est del piatto doccia: 1 salviettina profumata, già utilizzata. Sul lato nord-ovest del piatto della doccia: 6 saponette in 2 pile da 3. Vorrei chiedere a Kathy di assicurarsi, ogni volta che ella rifarà la mia stanza, che le pile delle saponette siano ben in ordine e perfettamente spolverate. Voglio anche avvertirla che le pile composte da un numero di saponette superiori a 4 hanno la tendenza a crollare spontaneamente.
Mi permetto di suggerirvi di usare il davanzale della finestra della mia camera come futuro supporto delle saponette, avendo notato che non è stato ancora utilizzato. Infine un'ultima cosa; ho comprato un altro sapone con relativo portasapone. Per evitare nuovi malintesi, ho depositato questo materiale nella cassaforte dell'hotel."
S. Barman


E voi che ne dite? La veridicità dell’intera faccenda è stata garantita dal Sunday Times, in caso contrario avrei potuto pensare ad uno scherzo ben articolato. Il travaglio di Mr. Berman mi ha ricordato i personaggi della rubrica “Delitti esemplari”. Infatti alcuni di essi sono stati assaliti da furia omicida per molto meno…

Aspetto con ansia di leggere i vostri commenti. Un caro saluto a tutti.

GuruKonk


Nell'immagine un simbolo di Londra: il Big Ben.

lunedì 24 dicembre 2007

Buon Natale a tutti!

Cari amici, come potrete immaginare nei prossimi giorni avrò davvero poco tempo da dedicare al Blog. In effetti, la bellezza del Natale risiede proprio nel dedicarsi ad amici e familiari. Prima di salutarvi, però, vi devo ringraziare tutti di cuore: da quando ho aperto questo Blog sono venuto a contatto con persone gentili, simpatiche ed intelligenti che mi hanno stimolato e arricchito!
A tutti coloro che leggeranno queste parole voglio augurare uno splendido e meraviglioso Natale! Naturalmente tra qualche giorno spero di ritrovarvi tutti su queste pagine, nel frattempo vi lascio con una poesia che spero troverete adatta alla circostanza.

Ho sognato un Natale
di Stefano Monti

"Ho sognato un natale diverso,
un giorno nuovo,
senza guerre,
senza fame, senza ipocrisia.

Un Natale privo di sofferenza dove l'amore vinca sull'odio
e la vita sulla morte,
un natale in cui gli adulti guardino il mondo con gli occhi stupiti dei loro figli
e con essi inventino la vita.

Ho sognato un natale così bello da essere solo un sogno
dal quale non vorrei più svegliarmi.
Purtroppo il mio natale non esiste
ma è bello illudersi, anche solo per una notte, che sia realtà."


Un abbraccio e a presto, GuruKonk.

domenica 23 dicembre 2007

Delitti esemplari (5.a parte)


Riecco i “Delitti esemplari”. Nei giorni scorsi, molti miei amici impegnati negli acquisti natalizi, mi hanno confidato di essersi immedesimanti nei protagonisti di questa rubrica. La cosa non deve sorprendere più di tanto, visto che queste giornate per molti sono cariche di stress e tensione. Con questo sottofondo, l’altrui maleducazione è più difficile da sopportare e basta davvero un’inezia per far scoppiare una lite.

Ricorderete tutti che, su invito di PoM, i commenti delle edizioni precedenti hanno perfettamente carpito il senso che Max Aub intendeva dare ai suoi “Delitti Esemplari”. Davanti a questi crimini, apparentemente immotivati, le nostre certezze vacillano proprio perché ci rendiamo conto che (potenzialmente) tutti noi siamo capaci di gesti folli. Infatti, i protagonisti di queste “confessioni” sono persone come noi che sono state “toccate” sul nervo sbagliato, dall’individuo sbagliato, nel luogo sbagliato e nel momento sbagliato. In sintesi è bastata una nefasta serie di coincidenze a trasformare in assassino una persona perfettamente normale.

Vi ricordo ancora che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

Come già vi avevo detto, credo di aver trovato un comune denominatore che lega tra loro questi racconti di morte. Infatti, tutti gli assassini sembrano aspettarsi che l’interlocutore capisca (e approvi) il loro macabro punto di vista. In altre parole, sono tutti convinti che il crimine commesso sia stato un atto comprensibile e, in qualche modo, persino inevitabile.

Ancora una volta, vi invito ad acquistare questa opera letteraria; l’edizione economica della Sellerio potrebbe essere un piccolo, ma gradito, regalo di Natale per i vostri amici. La mia speranza è ancora la stessa: forse, la comprensione di un omicidio, ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo.

Ecco la quinta serie di “Delitti esemplari”.

Delitto no. 21
Sono sicuro che rideva di me. Rideva di quello che stavo sopportando. Era troppo. Mi passava e ripassava il trapano sul nervo. Lo faceva apposta, nessuno mi toglierà questa idea dalla testa. Mi prendeva pure in giro:”Ma questo lo sopporterebbe anche un bambino…”. A voi non hanno mai messo quelle rotelline del diavolo su un dente cariato? Allora dovreste ringraziarmi. Vi assicuro che d’ora in poi faranno più attenzione. Forse strinsi troppo. Ma non sono responsabile del fatto che avesse il collo così fragile. E che si fosse messo così a portata di mano, così sicuro si sé, così superiore. Così felice.

Delitto no. 22
Lo uccisi perché al posto di mangiare ruminava.

Delitto no. 23
Stavo leggendogli il secondo atto. La scena tra Emilia e Fernando è la migliore; su questo nessun dubbio, tutti coloro che conoscono il mio dramma sono d’accordo. E quel cretino moriva dal sonno! Non ce la faceva proprio! Di colpo la zucca gli cadeva sul petto, come un batacchio; poi improvvisamente riapriva gli occhi facendo finta di seguire l’intreccio con grande interesse. E daccapo si riassopiva, fino a ricadere giù come un ciocco. Per dargli una mano lo abbattei con un gran pugno, come dicono che un certo Ercole aveva fatto con dei buoi. D’improvviso mi venne dentro una forza sconosciuta. Io stesso ne restai impressionato.

Delitto no. 24
Lo uccisi perché mi dettero duecento pesos per farlo. Avevo davvero bisogno di quei soldi.

Delitto no. 25
Avevo un bruttissimo foruncolo, con la capocchia grossa, piena di pus. Quel medico (il mio era in vacanza) mi disse:”Bah, non è nulla. Basta una bella strizzatina e via. Non se ne accorgerà neanche.”. Gli chiesi se non era il caso di farmi una iniezione per attenuare il dolore e lui mi rispose che in casi del genere non ne vale la pena. Il guaio è che lì accanto c’era un bisturi. Alla seconda “strizzatina” l’ho aperto, dal basso in alto, a regola d’arte.


Libri, idee regalo: Edizioni Sellerio (novità del mese).

sabato 22 dicembre 2007

Zar Vladimir incoronato dal Time




Oramai è ufficiale: la rivista “Time” incorona il presidente russo Putin come “uomo dell’anno 2007”. La notizia ha fatto il giro del mondo ed è accompagnata un po’ ovunque da un gran polverone di polemiche. Infatti bisogna ammettere che pochi personaggi nel mondo sono controversi e ambigui come il numero uno del Cremlino.

Le sue straordinarie capacità di leadership nel prendere un Paese che era nel caos e portarlo alla stabilità”, sono le doti che Time Magazine ha riconosciuto a Putin assegnandoli il titolo di “man of the year”. Il direttore della rivista, Richard Stengel, ha voluto precisare che tale attributo non è una onorificenza e neppure un concorso di personalità. L’unico scopo della rivista è quello di riconoscere il ruolo che alcune personalità hanno nel mondo.

Da questo punto di vista, non deve sorprendere che nell’elenco degli uomini dell’anno ci siano personaggi del calibro di Adolf Hitler (1938), Joseph Stalin (1939 e 1942) e Anwar Sadat (1977).

Personalmente non ho un grande simpatia per il presidente russo Vladimir Putin. Non posso dimenticare il bombardamento a tappeto che qualche anno fa ha trasformato Grozny, la capitale della Cecenia, in un cumulo di macerie, facendo un numero enorme (ma tuttora imprecisato) di vittime. Dopo l’attacco, l’esercito russo ha persino impedito alle organizzazioni internazionali, tra le quali la Croce Rossa, Medici Senza Frontiere e Emergency, di entrare nel Paese e garantire alla popolazione civile le cure mediche di base.

Inoltre, come non citare la strategia energetica del Cremlino, che ha letteralmente chiuso i rubinetti del gas ai Paesi che (democraticamente) tentavano di entrare nell’orbita “euro-atlantica” per lasciarsi alle spalle l’ingerenza russa? Ucraina e Bielorussia, ad esempio, hanno subito gravi ritorsioni quando, nel 2005, avevano sottoscritto con l’Unione Europea importanti accordi economici relativi allo sfruttamento delle loro risorse minerarie.

La reazione del Cremlino non s’era fatta attendere. Improvvisamente il colosso energetico russo Gazprom ha aumentato (alle porte dell’inverno) il prezzo del gas fornito a Ucraina e Bielorussia del 300%, mettendo in ginocchio le loro economie. Il freddo particolarmente rigido, unito alla carenza delle materie prime per il riscaldamento domestico, aveva causato dalle 900 alle 1'200 vittime.

In Russia il dissenso verso il presidente Putin è stato soffocato alla vecchia maniera, ovvero con il controllo assoluto e totalitario dei mezzi d’informazione. In effetti nel Paese sono rimaste ben poche voci libere. Una di queste era Anna Politkovskaja, la coraggiosa reporter di Novaya Gazeta vigliaccamente assassinata il 7 ottobre 2006.

Questa donna dallo spirito indomito ha lasciato in eredità non solo il suo esempio di giornalista libera, integra e incorruttibile, ma pure una serie di pubblicazioni che fotografano in modo impietoso la Russia di Zar Vladimir.

Proprio da un suo libro intitolato “La Russia di Putin” (Adelphi, 2005), pubblico il giudizio che Anna Politkovskaja dava del futuro uomo dell’anno 2007.

“Putin – figlio del più nefasto tra i servizi segreti del paese – non ha saputo estirpare il tenente colonnello del KGB che vive in lui, e pertanto insiste nel voler raddrizzare i propri connazionali amanti della libertà. E la soffoca, ogni forma di libertà, come ha sempre fatto nel corso della sua precedente professione …

Breznev è stato pessimo, Andropov sanguinario sotto una patina di democrazia, Cernienko un idiota. Gorbaciov non piaceva. Eltsin ogni tanto ci costringeva a farci il segno della croce per timore delle conseguenze delle sue decisioni. Colui che è stato una loro guardia del corpo, assegnato allo scaglione 25 con il compito di starsene impalato nel cordone di sicurezza quando il corteo di VIP sfrecciava oltre, proprio lui, Putin, incederà sul tappeto rosso della sala del Cremino. Da padrone. Tra lo scintillio degli ori degli zar appena tirati a lucido, mentre la servitù sorriderà sottomessa e i suoi sodali – tutti ex pesci piccoli del KGB assurti a ruolo di grande importanza – gonfieranno il petto …

Putin ha dimostrato più volte di non comprendere il concetto stesso di dibattito. E tanto meno quello di “dibattito politico”: chi sta sopra non discute con chi sta sotto, e se chi sta sotto si permette di farlo diventa un nemico. Se Putin si comporta in questo modo non lo fa perché è un tiranno o un despota congenito, ma perché così gli è stato insegnato. Queste sono le categorie che gli ha insegnato il KGB e che lui stesso ritiene ideali, come ha più volte dichiarato … Per questo rifiuta i dibattiti pre-elettorali: non sono il suo ambiente, non è capace di parteciparvi, non sa reggere un dialogo. La sua arte è quella del monologo, il suo schema quello militare: da basso rango era costretto a non fiatare? Ora che sono in cima alla scala parlo, anzi monologo, e che gli altri fingano d’essere d'accordo con me.”

Anna Politkovskaja



Link utili per approfondire l’argomento:
- i libri di Anna Politkovskaja
- “Cronista senza tregua” di James Meek
- Cecenia SOS (il blog sul conflitto ceceno)

venerdì 21 dicembre 2007

La matematica delle scimmie


Ecco un nuovo elemento da aggiungere alla lista delle cose che ci legano al mondo animale, in particolare a quello delle scimmie. Anche loro infatti saprebbero contare, o comunque distinguere tra diverse quantità numeriche. Lo dimostra un esperimento condotto dai ricercatori della Duke University, secondo il quale i nostri parenti animali più prossimi avrebbero una sorprendente agilità mentale nel riconoscere numeri e fare piccole somme. Lo studio è stato condotto in curioso parallelo tra primati e studenti volontari, e i risultati ottenuti sono stati sorprendenti.

Nell'esperimento alle scimmie è stato chiesto di fare rapide addizioni mentali: il 79% degli animali ha risposto positivamente, contro il 91% degli studenti, cui era stato chiesto di fare la stessa cosa. Una differenza di percentuale irrisoria, che secondo gli scienziati americani suggerisce una comune propensione al calcolo.

"E' noto che gli animali sanno riconoscere le quantità, ma la vera sorpresa sta nella loro capacità di realizzare calcoli matematici come l'addizione", ha spiegato Jessica Cantlon, ricercatrice al Centro di Neuroscienza Cognitiva della Duke University "la nostra ricerca dimostra proprio questo".

Lo studio, pubblicato sulla rivistaPublic Library of Scienze Biology“, arriva poco tempo dopo quello di un gruppo di ricercatori giapponesi, che ha dimostrato come i giovani scimpanzé abbiano una memoria di breve termine migliore di quella dei loro colleghi studenti. L'indagine americana però si è spinta oltre, dimostrando che i primati possono non solo analizzare l'informazione, ma anche riprodurla. Inoltre, secondo gli studiosi, l'aritmetica potrebbe essere parte integrante del nostro comune passato evoluzionistico.

L'esperimento.
I giovani primati, sottoposti ad esperimenti mnemonici, hanno dimostrato di essere in grado di ricordare brevi modelli matematici apparsi in successione su uno schermo di computer, meglio dei loro “rivali” umani. Nell'esperimento, condotto dai ricercatori della Duke University, le scimmie e gli studenti sono stati messi davanti a un computer che mostrava due file di punti in successione.

La schermata successiva conteneva due scatole, l'una con la somma esatta dei due blocchi di punti, l'altra con un numero diverso. Le scimmie (e così anche gli studenti) dovevano rispondere indicando la somma esatta tra le due. Solo che, a differenza dei "colleghi" umani, venivano ricompensate con una bevanda zuccherata per ogni risposta esatta; agli studenti invece era stato chiesto di non contare ad alta voce i puntini.

I risultati.
Tanto i ragazzi che le scimmie hanno fornito le risposte in un secondo circa: e questo è solo l'inizio di una serie di similitudini. Entrambi infatti hanno impiegato più tempo e fatto più errori quando nelle due scatole da selezionare c'erano cifre simili.

E' quello che noi chiamiamo effetto proporzione“ ha spiegato la Cantlon “ma ciò che è sorprendente è come entrambe le specie subiscano l'effetto-proporzione nelle stesse modalità”.

Secondo gli studiosi americani, dunque, tutto ciò rientrerebbe in una capacità aritmetica cosiddetta “non verbale”. L'addizione infatti è una operazione matematica che implica due o più rappresentazioni quantitative (gli addendi) combinate per formare una nuova rappresentazione (la somma). Questa abilità sarebbe connessa alla capacità umana di esprimersi tramite il linguaggio.

Questo esperimento, invece, dimostrerebbe l'esistenza di una capacità addizionale “non verbale”, vale a dire intuitiva, che i primati hanno dimostrato di avere in più occasioni, all'interno della Duke University.

Messi di fronte a 2 file di 4 limoni, infatti, hanno imparato a riconoscere la quantità stabilita di 8 frutti. Tanto da rimanere in attesa, di fronte ad una fila di soli quattro. Quasi come a dire: quando arrivano gli altri limoni?

Bene, anzi benissimo. Mi chiedo solo una cosa: i risultati di questo senz’altro lodevole esperimento, a cosa serviranno? Finora sono di certo serviti alla popolarità della dottoressa Jessica Cantlon. Spero davvero che anni di studi su queste scimmie (tenute in anguste gabbie) possa permettere alla scienza e all’umanità di fare importanti passi avanti.

Personalmente ho qualche piccolo dubbio…

giovedì 20 dicembre 2007

Il Mystico Giudizio no. 3


Finalmente è arrivato il momento di pubblicare la terza edizione di “Il Mystico Giudizio”, la rubrica a cura di MysteXX. Oggi si parlerà di una pellicola che ci ha seriamente scossi e turbati, dal titolo “The Devil’s Rejects” (i rifiuti del diavolo). Il regista di questo film duro e intenso è Rob Zombie, famoso musicista americano, già leader del gruppo “industrial metal” dei “White Zombie”. Dopo questa breve e inutile premessa vi lascio alle parole di MysteXX.


I rifiuti del Diavolo con i nomi dei personaggi dei Marx Bros.

Interessante: nella recensione precedentemente pubblicata si parlava proprio dei fratelli Marx. Ora vi presentiamo un film horror in cui i protagonisti, una famiglia di sanguinari, rendono omaggio alla comicità di Groucho affibbiandosi nomi tratti dai suoi film (Captain Spaulding, Rufus Firefly,…). Una curiosa coincidenza, che ci ha sorpreso e fatto sorridere. Per il resto, guardando il film, di sorrisi ce ne sono stati ben pochi...

The devil’s rejects” è una pellicola tosta. Possiamo ben dire che si tratta di un B-movie di serie A, pregevole nella trama prima ancora che negli effetti speciali. In mezzo a tante scene assai crude, cucite da una storia ben costruita, si prova la sensazione di non essere presi in giro; una sensazione rara quando si guarda un film dell’orrore. Infatti con GuruKonk, quando si decide di noleggiarne uno, ci si attende una serata rilassante e ricca di risate (ricordate i morti viventi di “House of the dead II”?). Ebbene, “The devil’s rejects” non concede questo lusso. Questo film stringe lo stomaco dall’inizio alla fine e, dopo i titoli di coda, il sadismo e l’empietà dei protagonisti ti “restano dentro” ancora per un po’. Insomma questa è una pellicola dura, difficile da digerire. Comunque, ne vale pena.

The devil’s rejects” è scritto e diretto da un musicista, ma non aspettatevi un film di Ligabue. L’autore è Rob Zombie, voce del gruppo metal White Zombie. Il suo debutto cinematografico, nel 2003, superò ampiamente le aspettative: “La casa dei 1000 corpi” riscosse un notevole successo di critiche tra i cultori del genere. Due anni più tardi Zombie firmò il sequel, il film di cui parliamo in quest’articolo: “The devil’s rejects”, che è stato tradotto in “La casa del diavolo”. I protagonisti sono gli stessi del primo film: una famigliola tutta sesso, violenza e satanismo. In fuga dalle forze dell’ordine, danno vita ad una sorta di road-movie in cui, attraverso la contea, umiliano, violentano e ammazzano ogni forma di vita che gli si presenta davanti, nella migliore tradizione “mansoniana” e proprio come la Family di Charles Manson, lo fanno nel nome del Signore… del Male.

Tanto sadismo, tanta rabbia e follia all’interno di un cerchio che raramente concede respiro agli spettatori. Tuttavia, Rob Zombie non dimentica di condire il film, qua e là, con scene ironiche e situazioni grottesche, attenuando così una tensione che, altrimenti, rischierebbe davvero di diventare opprimente. Interessanti da cogliere, inoltre, alcune citazioni di grandi classici del cinema. Alla fine il cocktail risulta davvero vincente. Come vincente è la colonna sonora: perlopiù classici del “folk rock” dei tempi dell’Easy Riding. Di musica metal, contrariamente a quanto ci si poteva attendere, ce n’è ben poca. La scelta di un country meno aggressivo si inserisce perfettamente nel contesto globale di un film per nulla scontato, che riesce a sorprendere e che denota da parte del regista un’indiscutibile intelligenza cinematografica.

Nuovi progetti di Rob Zombie: un fake trailer nel nuovo film firmato dalla coppia Tarantino - Rodriguez (“Grindhouse”) e un lungometraggio intitolato “Halloween”, che si preannuncia come una brillante sintesi del meglio dei film finora usciti sotto il segno della saga di Halloween… Chi vivrà… vedrà.

Con affetto.

MysteXX


Nell’immagine tratta dal film: Bill Moseley e Sheri Moon.

mercoledì 19 dicembre 2007

Cosa bolle in Rete? Ed. 6/07


Come ogni mercoledì torna puntuale la rubrica “Cosa bolle in Rete”. A differenza delle edizioni precedenti, i link di oggi non sono strettamente legati tra loro. Infatti, oggi partiremo dal tema dell’amore platonico, passeremo attraverso una singolare forma di "Social Network", per poi arrivare ad un’interessante iniziativa artistica. Spero che possiate trovare interessanti i link di questa edizione. A domani.

I link della settimana

Amore platonico
Sono milioni le persone che, sentendosi sole, hanno il desiderio di trovare un partner per costruire un rapporto puramente platonico. Proprio per loro è nato il progetto "Platonic Partners" che, a quanto pare, ha ottenuto fin dall’inizio un più che lusinghiero successo. Infatti, nel primo mese di apertura del sito i contatti sono stati quasi 30 mila. Per tutti costoro l'importante è che il rapporto sia duraturo.
https://www.platonicpartners.co.uk/index.php?

Il sogno di Van Gogh
Si tratta di una sottoscrizione internazionale lanciata dal proprietario del Ravoux Inn, un caffè poco lontano dal centro di Parigi. L'obiettivo di questa interessante iniziativa è quello di raccogliere i fondi necessari per aggiudicarsi all'asta i più celebri dipinti dell'artista. Notoriamente le opere di Vincent Van Gogh vengono battute a prezzi a dir poco proibitivi, quindi il successo di questa sottoscrizioni si deve basare sul motto “l’unione fa la forza”. Per i dettagli vi invito a visitare il sito internet in questione.
http://www.vangoghsdream.org/

Social network per disabili
Disaboom” è un social network dedicato alle persone portatrici di una disabilità mentale o fisica. Simile per molti aspetti a tanti altri social network molto in volga tra i giovani, come “MySpace” o “Facebook”, “Disaboom” ha comunque un occhio di riguardo per i diversamente abili con informazioni mirate, consigli anche di carattere medico, opportunità di incontri, proposte di viaggio, manifestazioni varie.

martedì 18 dicembre 2007

Ordinarie follie (ediz. 2.07)


In questo periodo mi capita spesso, mentre gironzolo qua e là per la Rete, di imbattermi in notizie assolutamente folli. Alcune di queste sono talmente strane che ho dovuto approfondire molto la ricerca per assicurarmi della loro veridicità. Leggendo queste storie, anche voi rimarrete annichiliti davanti alla loro completa “stravaganza”. In effetti, alcune di esse potrebbero venire frettolosamente archiviate tra le solite leggende metropolitane, tuttavia ho trovato varie conferme della loro autenticità.

Bomba gay e altre genialità
Le forze armate americane, tra i progetti per le armi non convenzionali, avevano sostanze capaci di indurre l’alitosi, di provocare comportamenti omosessuali e, addirittura, un’immancabile fialetta in grado di simulare flatulenze. Gli strani progetti sono stati resi noti da “US Freedom of Information by the Sunshine Project”, un gruppo incaricato di verificare le ricerche sulle armi chimiche e biologiche. A chiedere il finanziamento per la “bomba gay” e la fialetta “Chi? Io?” fu un laboratorio dell’aviazione dell’Ohio. Tra gli obiettivi, abbattere il morale dei nemici, e minare la loro disciplina. Tra le bizzarre idee, una sostanza in grado di attirare sulle truppe nemiche sciami di vespe sul piede di guerra. L’alitosi, invece, sarebbe stata indotta tra i militari nemici per poterli riconoscere anche in mezzo ai civili.

Muore soffocato dal profilattico
Un inglese è rimasto vittima di un incidente molto strano: è morto mettendosi un preservativo sulla testa in una seduta di sesso alquanto bizzarro. Secondo i testimoni, il signor Gary Ashbrook, di 31 anni, è stato ritrovato riverso nudo sul letto con un profilattico in testa e con alcune bombole di gas esilarante accanto. Un amico ha confermato che Ashbrook cercava abitualmente la gratificazione sessuale in questa maniera. Il risultato delle indagini ha attestato che l’uomo è morto per una “disavventura” nel corso di un gioco di erotico andato storto.

Beve un litro di vodka in aeroporto
E’ quasi morto per intossicazione da alcool piuttosto che lasciare la bottiglia ai controlli di sicurezza all’aeroporto. Un uomo stava facendo un trasbordo all’aeroporto di Norimberga, durante un viaggio di ritorno da una vacanza in Egitto verso casa, a Dresda, quando è stato fermato ai controlli di sicurezza a causa di una bottiglia di vodka. Infatti, le nuove procedure vietano di portare nel bagaglio a mano confezioni che contengano più di 0,10 litri di liquidi. All’uomo sono state proposte due alternative per imbarcarsi: gettare la bottiglia, lasciandola in aeroporto, oppure caricarla in stiva, pagando il biglietto per il bagaglio. L’uomo non ha voluto sentire ragioni e, esasperato, ha scelto una terza via: bersi tutta la bottiglia sul posto. Ma subito dopo essersi scolato la bottiglia di vodka l’uomo è crollato, finendo in coma etilico. Un dottore è prontamente intervenuto, e l’uomo è adesso ricoverato in ospedale, dove i medici contano di dimetterlo entro qualche giorno.




Nell'immagine tratta dal sito della CNN: marinai USA in posa equivoca.

lunedì 17 dicembre 2007

Delitti esemplari (4.a parte)


Con un giorno di ritardo ritorna la rubrica “Delitti esemplari”. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno l’hanno apprezzata nelle edizioni precedenti. Come già sapete, questi racconti di omicidi sono completamente disarmanti nella loro semplicità. Quando ci rendiamo conto che le motivazioni che spingono un essere umano a spegnere la vita di un suo simile, sono così ferocemente insignificanti, le nostre certezze vacillano inevitabilmente.

Vi ricordo ancora che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

E’ necessario ricordarvi che solo 2 confessioni (delle circa 90 raccolte) provengono da malati di mente diagnosticati. Come specifica Aub nella sua prefazione, “gli alienati mentali si rivelarono subito piuttosto deludenti. Da loro mi aspettavo i racconti più interessanti ma non fu così. Forse perché è proprio dietro la cosiddetta ‘normalità’ che si nasconde la più atroce delle follie .”.

Come già vi avevo detto, credo di aver trovato un comune denominatore che lega tra loro questi racconti di morte. Infatti, tutti gli assassini sembrano aspettarsi che l’interlocutore capisca (e approvi) il loro macabro punto di vista. In altre parole, sono tutti convinti che il crimine commesso sia stato un atto comprensibile e, in qualche modo, persino inevitabile.

Su invito di PoM, i commenti all’edizione precedente hanno perfettamente carpito il senso che Max Aub intendeva dare ai suoi “Delitti Esemplari”. Davanti a questi crimini, apparentemente immotivati, le nostre certezze vacillano perché ci rendiamo conto che (potenzialmente) tutti noi potremmo essere degli assassini. Infatti, i protagonisti di queste confessioni sono persone come noi che sono state “toccate” sul nervo sbagliato, dall’individuo sbagliato, nel luogo sbagliato, nel momento sbagliato. In sintesi è bastata una nefasta serie di coincidenze a trasformare in assassino una persona come noi.

Ancora una volta, vi invito ad acquistare questa opera letteraria; l’edizione economica della Sellerio potrebbe essere un piccolo, ma gradito, regalo di Natale per i vostri amici. La mia speranza è ancora la stessa: forse la comprensione di un omicidio ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo.

Ecco la quarta serie di “Delitti esemplari”.

Delitto no. 16
Stavamo pigiati come sardine e quell’uomo era un porco. Puzzava. Tutto gli puzzava, ma soprattutto i piedi. Le assicuro che era impossibile sopportarlo. E poi aveva il colletto della camicia nero e la nuca untuosa. E mi guardava. Una schifezza. Cambiai posto. Ebbene, lei non ci crederà, ma quell’individuo mi seguì. E continuava a guardarmi. Aveva un odore diabolico, mi parve di vedergli uscire come minuscoli insetti dalla bocca. Forse lo spinsi troppo forte. Non vorranno dare la colpa a me se le ruote dell’autobus gli passarono sopra.

Delitto no. 17
L’avevo appena sfiorata. Si rivoltò come una tigre. Tutto per una toccatina da niente! Oltre tutto non ne valeva la pena, mollacchiona. Forse proprio per questo se la prese tanto. Io non potevo certo lasciar correre. Si radunò gente. Cominciai a menar botte. Se quel ragazzino scivolò sotto un camion che passava, io che c’entro?

Delitto no. 18
Stavamo fermi al bordo del marciapiede, aspettando di poter passare. Le automobili correvano veloci, una dietro l’altra, agganciate insieme ai loro fari. Non ci fu bisogno che di una spintarella. Eravamo sposati da dodici anni e non valeva un tubo. Dodici anni d’inferno ripagati da una sola spintarella…

Delitto no. 19
Ci provi adesso a fare sciopero!

Delitto no. 20
Era tanto brutto, quel poveraccio, che ogni volta che lo incontravo mi sembrava un insulto verso Dio. Tutto ha un limite. Ammetto che quel giorno avevo avuto una giornataccia, ma uccidendolo sentii d’aver commesso un atto di carità.


Libri, idee regalo: Edizioni Sellerio (novità del mese)

domenica 16 dicembre 2007

Il triste veto


Visto e considerato che oggi è domenica dovrei pubblicare (come da programma) la rubrica “Delitti esemplari”. Tuttavia mi sono appena reso conto di aver trascurato una notizia importante proveniente dagli USA. Infatti, due giorni fa, il presidente George W. Bush ha bloccato una proposta di finanziamento della legge sanitaria, che avrebbe permesso di garantire cure adeguate ai bambini di famiglie in difficoltà. Non è la prima volta che il “Comandante in capo” (come ama definirsi il buon George) utilizza il proprio potere presidenziale per bloccare simili iniziative.

L'appello del piccolo Graeme Frost, che venerdì corso lo aveva pregato di non farlo, è stato inutile. George W. Bush, due giorni fa, ha negato l'assistenza medica gratuita a 4 milioni di bambini americani, le cui famiglie non sono in grado di pagare le costose polizze assicurative private. Il presidente ha posto il veto sullo “State Children's Health Insurance Program” (detto Schip), il piano che dà la copertura sanitaria pubblica ai figli di coppie a basso reddito, approvato al Congresso con ampia maggioranza.

È una scelta politica molto azzardata, per non dire vergognosa, che rischia di isolare ulteriormente il capo della Casa Bianca. Lo Schip è infatti un programma molto popolare, appoggiato da uno schieramento trasversale, che vede insieme democratici, repubblicani moderati, industria farmaceutica e perfino le Chiese cristiane. In vigore da 5 anni, finanziato finora con 25 miliardi di dollari, esso ha garantito cure gratuite a quasi 7 milioni di bambini, figli di famiglie non abbastanza povere da poter accedere al Medicaid, il programma federale di assistenza medica per i poverissimi, ma comunque non in grado di pagarsi un’assicurazione privata.

Nell’iniziativa votata, il Congresso prevede di portare la spesa dello Schip da 25 a 35 miliardi di dollari nel prossimo quinquennio, consentendo ad altri 4 milioni di bambini americani di beneficiarne. Al Senato, ben 18 senatori repubblicani, preoccupati delle loro prospettive elettorali nel 2008, hanno votato con la maggioranza democratica, un risultato che rende il decreto immune al veto presidenziale. Non così alla Camera dei Rappresentanti, dove ci sono stati meno dei due terzi necessari. Anticipato da settimane, il no di Bush ha motivazioni politiche e ideologiche: il presidente insiste sulla disciplina finanziaria per riportare sotto controllo il bilancio, anche se poi chiede contemporaneamente altri 75 miliardi di dollari per la guerra in Iraq. L'argomento di Bush è che l'ampliamento spingerebbe migliaia di famiglie a chiedere l'aiuto pubblico, facendo esplodere i costi. Più in generale, Bush pensa che così si apra la strada “a un sistema sanitario controllato dallo Stato”, come se ciò fosse la fine del mondo…

Non cambierà idea”, ha detto venerdì la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, secondo la quale è tempo di “cercare un compromesso, concentrandosi sull'obiettivo originario, quello di coprire prima di tutto i bambini più bisognosi”.

Ma la reazione democratica è stata durissima. Il senatore Ted Kennedy, che guida la Commissione Sanitaria ha detto che “Oggi abbiamo appreso che un presidente pronto a gettar via un totale di 700 miliardi di dollari in Iraq, non è disposto a spendere una piccola frazione di quella somma per dare l'assistenza medica ai bambini americani”. Secondo Harry Reid, capo della maggioranza al Senato, “il veto dimostra quanto Bush sia ormai disconnesso dalle vere priorità del Paese”. Ma voci critiche si sono levate anche dalle file repubblicane: “Spero che l'Amministrazione non intenda affrontare il popolo americano, aprendo il portafoglio sulla guerra e dicendo ai bambini senza assistenza medica di andare a farsi benedire”, ha ammonito il deputato della Louisiana, Jim McCrery.

Che dire? Nella nostra vecchia Europa avremo anche i nostri casi di malasanità (ma non credo che ci sia un posto nel mondo dove manchino: la malasanità è figlia di errori umani e tutti i presìdi sanitari del mondo sono fatti di esseri umani) ma abbiamo anche molti professionisti esperti e competenti che svolgono il proprio lavoro con dedizione e umanità, riscuotendo grandi risultati.

La differenza, rispetto al sistema americano, è prettamente ideologica. Infatti per noi il diritto alla salute e all’accesso alle cure sono principi solidamente radicati nella nostra società. Negli USA la possibilità di essere curati viene a volte subordinata alla capacità finanziaria del malato: o ti puoi permettere un’assicurazione privata oppure devi rientrare negli stretti parametri della pubblica assistenza (Medicaid); in caso contrario l’accesso alle cure non viene garantito ovunque.

Il successo ottenuto da “Sicko” (film girato nel 2006 da Micheal Moore, regista premio Oscar e vincitore della Palma D’Oro a Cannes per “Fahrenheit 9/11”) testimonia quanto il tema della sanità sia molto sentito, sia in Europa che negli USA.

Voi che ne pensate?


Nell’immagine George W. Bush con un bambino.

sabato 15 dicembre 2007

Viva gli sposi!


Oggi devo utilizzare il blog per uno scopo “privato”. Questa mattina il mio caro amico Marzio è convolato a giuste nozze con la bella Esther. Non che in questa giornata manchino le notizie, infatti potrei parlare di uno dei molti fatti di cronaca nera che ammorbano le prime pagine dei quotidiani, oppure dell’inizio del processo a Moggi & co. per i fatti di “Calciopoli”, oppure ancora dell’ennesimo procedimento penale che vede imputato il Cavalier Berlusconi.

Invece no, per me il fatto del giorno è proprio rappresentato dal matrimonio di Marzio e Esther. Conosco poco la sposa, di lei so solo che è una donna dolce e bellissima. Conosco molto di più il neomarito. Vi devo dire che Marzio è davvero una gran bella persona: è intelligente ma mai superbo, è gentile senza mai cedere all’adulazione, è simpatico ma senza superare i limiti del buongusto.

Avere un amico così è un grande privilegio per me. Sinceramente non riesco a trovare le parole adatte per augurare ogni bene a questa splendida coppia. Per tale ragione, preferisco affidare questo compito ad una poesia.

Caro Marzio, cara Esther, spero che vi giungano queste parole per augurarvi una lunga vita di felicità da trascorrere insieme.


Oggi sposi
di Domenico De Marenghi

Solenne la sposa
di bianco vestita,
sale le scale
ad abbracciar la vita.

E' il giorno più bello
e con grazia e splendore
corona, d'incanto,
il suo sogno d'amore.

Sul far della sera
c'è un grande fervore
e un raggio di luna
ne accende l'ardore:

Uno sguardo, un sorriso,
una bella canzone
e i più teneri baci
d'intensa passione.

Quel filo d'argento
dal bianco chiarore
tesseva, sornione,
la sua trama d'amore.



Possa la realtà essere più bella dei sogni che oggi vi hanno uniti in matrimonio: è questo il mio augurio affettuoso in questa giornata di festa.

venerdì 14 dicembre 2007

Animali luminosi


E' un gatto fluorescente l'ultimo arrivato nello zoo degli animali clonati. Quando oggi ho appreso la notizia sono rimasto a dir poco sbigottito. L’immagine di due gattini che brillavano nell’oscurità mi ha sinceramente intristito e preoccupato. Per questa ragione ho deciso di dedicare il post di oggi a questo tema. Sono certo che saprete arricchire il dibattito con i vostri commenti sempre puntuali e preziosi.

Il gatto luminoso è frutto di una clonazione e dell’inserimento di una sequenza di DNA contenente le istruzioni per produrre una proteina che fa brillare la pelle dell’animale. Illuminando il gatto con una lampada a ultravioletti si vede che ha il naso rosso e il contorno degli occhi ben evidenziato. Il resto del bagliore è oscurato dalla pelliccia

L’esperimento su tre gattini è stato condotto nella sudcoreana Gyeongsang National University, sotto la guida del professor Kong Il-Keun. Il DNA felino è stato prelevato da cellule epidermiche della madre ed in seguito è stato modificato (con l’aiuto di un virus) per inserirvi i nuovi geni. Il risultato è poi stato impiantato nell’utero di una gatta che ha fatto da madre in affitto. Uno dei gattini è morto durante il parto cesareo, gli altri due ora pesano rispettivamente 3 e 3,4 kg.

Un portavoce del ministro sudcoreano della scienza e della tecnologia si è congratulato per i risultati ottenuti dicendo che “l’abilità di produrre gatti clonati con geni manipolati può essere usata per sviluppare trattamenti per malattie umane”. Kong Il-keun ha spiegato che “clonare gatti portatori delle stesse malattie che affliggono gli umani potrebbe accelerare la ricerca di una cura, consentendo di fare sui gatti esperimenti non possibili sugli umani”.

Il gatto segue farfalle, conigli e maiali a cui era già stato modificato il patrimonio genetico aggiungendo segmenti di DNA prelevati da una medusa capace (lei per natura) di illuminarsi. La capacità di illuminarsi non è necessaria ai fini di studio, ma è un modo semplice di controllare che anche altri geni (vicini a quelli che codificano la fluorescenza) siano stati trasmessi al clone. I gatti che si illuminano saranno disponibili solo per la ricerca, non per i privati in cerca di stravaganze.

L’utilità degli esperimenti sugli animali per testare nuove cure per le malattie umane è fortemente dubbia e controversa. Molti studi pubblicati negli ambienti scientifici hanno dimostrato che i test sugli animali non offrono sufficienti garanzie d’efficacia quando vengono rapportati agli esseri umani. Un'analisi dell’European Molecular Lab, sulla correlazione tra esseri umani ed animali, ha dimostrato che i test sugli animali possono predire gli effetti di un farmaco negli esseri umani solo in 6 casi su 114.

Se l’esperimento sudcoreano permetterà davvero alla scienza di fare importanti passi in avanti è troppo presto per poterlo predire. La mente di questa impresa, il professor Kong Il-Keun, non ha dubbi in proposito: a suo avviso i benefici allo studio sull’ingegneria genetica saranno notevoli. Non mancano però le voci critiche, infatti alcuni ricercatori insinuano il dubbio che lo scopo dell’esperimento sia unicamente quello di dare “visibilità” alla ricerca sudcoreana, da mesi alla spasmodica ricerca di finanziamenti occidentali.

Non so dire dove stia la verità; tuttavia davanti alle immagini di animali che brillano nel buio, mi chiedo se non sia il buonsenso della razza umana ad essersi smarrito nell’oscurità.




Link utili per approfondire questi temi:
- domande e risposte sulla vivisezione
- home page dell’EML
- la Commissione Europea e gli esperimenti sugli animali


Immagini tratte dal sito internet de “La Repubblica

giovedì 13 dicembre 2007

La silenziosa mattanza


Negli ultimi giorni il tema delle cosiddette “morti bianche” è improvvisamente balzato agli onori della cronaca. Oggi l’intera Torino ha pianto ai funerali di quattro operai, di quattro ragazzi, morti bruciati mentre lavoravano alla fonderia ThyssenKrupp. L’azienda in questione, obbligava le maestranze a turni anche di 15 ore consecutive di lavoro massacrante alle fornaci. Inoltre, in vista della chiusura dello stabilimento torinese, che sarebbe avvenuta prima dell’estate 2008, la direzione della ThyssenKrupp aveva licenziato gli operai addetti alla sicurezza e alla manutenzione.

Non deve quindi sorprendere che, secondo le testimonianze degli operai sopravissuti, gli estintori fossero vuoti e che l’allarme di settore e le barriere di sicurezza siano entrati in funzione solo quando ormai era troppo tardi. Davanti a fatti del genere, mi chiedo se la morte di Bruno Santino, di Roberto Scola, di Antonio Schiavone e di Angelo Laurino possa essere archiviata come “incidente sul lavoro”. Forse c’è da sperare che la magistratura abbia il coraggio di accusare i manager della ThyssenKrupp di omicidio volontario.

Questi quattro ragazzi sono oramai diventati un simbolo. Si può ben dire che questa tragedia li ha trasformati in martiri del lavoro, vite innocenti sacrificate dai demoni della precarietà sull’infame altare del profitto selvaggio. Non a caso i funerali di questa mattina erano così affollati, la loro vicenda ha fatto esplodere un’indignazione di massa che non si vedeva da molto tempo. Sembra quasi che, grazie al loro sacrificio, l’opinione pubblica si sia accorta della silenziosa mattanza che sta disseminando l’Italia di tragedie, di lutti, di sciagure. Ogni anno, infatti, sul lavoro muoiono quasi 1'300 persone, il che significa più di tre decessi al giorno. Naturalmente, in questa spaventosa contabilità del dolore, non vanno dimenticati i 27'000 individui che, ogni anno, vengono resi permanentemente invalidi dagli infortuni sul lavoro.

Le parole pronunciate oggi dal Cardinale Severino Poletto nel Duomo di Torino, durante la cerimonia funebre dei quattro operai morti alle acciaierie della ThyssenKrupp, hanno profondamente colpito i presenti:"Quattro bare che racchiudono i corpi straziati dal fuoco di questi operai; il dolore indescrivibile delle loro spose, dei figli, dei genitori, dei parenti, dei colleghi di lavoro; lo sbigottimento della Torino intera. Questo è un dramma di tutti. E' accaduto ciò che non dovrebbe mai accadere su un posto di lavoro, dove le persone si recano per guadagnarsi con fatica un futuro, per sé e i figli".

Onestamente non so dire cosa accadrà, una volta che l’eco di questa indignazione generale sarà scemato. Controlli di sicurezza più rigorosi sui posti di lavoro sarebbero certamente molto utili; tuttavia ancora di più servirebbe una corale presa di coscienza da parte dei datori di lavoro perché, in questi casi, sono loro che possono davvero fare la differenza.

Naturalmente ci sarebbero molte altre cose da aggiungere, ma l’argomento è davvero delicato ed io non me la sento di spingermi oltre. Per concludere, ho pensato di pubblicare una poesia di Michael Santhers, non a caso intitolata “Le morti bianche”.


Le Morti Bianche
di Michael Santhers

L'operaio capì che l'inferno è sulla terra,
e il paradiso sono quelle ali
che ti fanno volare sopra le miserie.

Dall'ultimo piano, il decimo piano, guardò il cielo,
fece per toccare una nuvola con un dito e precipitò nel vuoto.

Le chiamano morti bianche come avvenissero senza sangue.

Sono morti inopportune
che spesso avvengono
quando l'informazione è impegnata altrove.

Sono cadaveri con vite banali,
sono numeri decimali che non incidono sul bilancio.

Sono cani che hanno abbaiato nel qualunquismo per mestiere,
sono un nome nell'anagrafe
che si cancella come un'impronta nel deserto in pieno vento,
sono i ricordi sbiaditi del giorno dopo.

mercoledì 12 dicembre 2007

Cosa bolle in Rete? Ed. 5/07


Questa settimana in Rete sta bollendo parecchio. Grazie alla collaborazione di un mio carissimo amico, ho avuto modo di scoprire un gran numero di siti “emergenti” che, secondo alcune statistiche, sembra stiano scalando la “hit parade” dei più cliccati. Evidentemente, non posso presentarveli tutti in un’unica edizione di “Cosa bolle in Rete?”, quindi ho cercato di suddividerli per affinità. Quindi, ecco a voi i link della settimana.

I link della settimana: impegno civile in Rete

Video di denuncia
A differenza di siti più famosi, come ad esempio “MyFace” o “Facebook”, “The Hub” è contraddistinto da un forte impegno civile. Infatti, su questo sito si possono caricare e vedere video di denuncia, su episodi nei quali i diritti civili siano stati calpestati. Nella filosofia di “The Hub”, ciascuno è libero di dare il proprio contributo alla causa promossa.
http://hub.witness.org/

Quiz ecologico
Vivi in modo compatibile con le risorse del pianeta? Ecco un quiz online, promosso dall'associazione “Earth Day Network”, onlus che promuove la tutela dell'ambiente, con tante domande per far riflettere se si vive secondo natura e nel rispetto del nostro pianeta.
http://ecofoot.org/

La terra che respira
Sito curioso che mostra in tempo reale i livelli di CO2 (anidride carbonica) che stanno inquinando l'aria di ogni paese del pianeta. Ad esempio, grazie ad una interessante simulazione, si può scoprire in quanto tempo vengono emesse mille tonnellate di questo inquinante nella zona in cui vivete.
http://www.breathingearth.net/

martedì 11 dicembre 2007

Ordinarie follie (ediz. 1.07)


Da qualche settimana stavo meditando di inaugurare una nuova rubrica, che avesse una certa di sintonia con il titolo del blog. Pensavo ad una iniziativa basata sulle innumerevoli notizie folli che, giorno dopo giorno, ci capita di scovare in Rete. Devo però ammettere che fino ad oggi non avevo ancora trovato la vicenda adatta, dalla quale poter far partire questo mio piccolo progetto. Questa mattina, come in una rivelazione, sono finito per incappare in un personaggio che, di sicuro, finirà per diventare un’icona della televisione “Made in USA”.

Il giudice Robert Restaino stava presiedendo un’udienza relativa ad un caso di violenza domestica, quando ad una persona del pubblico è squillato il cellulare. La cosa ha irritato molto il giudice che ha preteso che gli fosse consegnato il cellulare “incriminato”, ma nessuno ha ammesso di essere il “colpevole”. Neppure i nerboruti addetti alla sicurezza sono riusciti ad individuare il telefono del malfattore in questione. A quel punto, il giudice Restaino chiesto di nuovo chi fosse ad avere un telefono acceso, e quando neppure questa volta nessuno ha ammesso la “colpa”, il giudice ha deciso di fare arrestare tutte le 46 persone del pubblico, fissando una cauzione di 1'500 dollari. Quando una persona del pubblico ha osservato che “Quello che sta facendo non è corretto nei confronti delle persone innocenti”, Restaino ha semplicemente risposto “Lo so! Credete forse che io sia uno stupido?”. Per fortuna, a questa domanda nessuno a voluto rispondere…

Le 46 persone arrestate sono state poi condotte all’interno di celle affollate, dove sono state accuratamente perquisite. Ben 14 di questi non avevano i soldi per pagare la cauzione, e sono state quindi portate in un’altra prigione, attrezzata per i soggiorni prolungati. Solo quando alcuni giornalisti hanno iniziato a porre domande sull’accaduto, dopo un paio di giorni, Restaino ha ordinato il loro rilascio.

La Commissione sulla Condotta Giudiziaria non ha per nulla gradito il comportamento del giudice Restaino, che è stato definito improprio e imperdonabile, così come totalmente privo di basi giuridiche, ed ha pertanto ordinato che Restaino fosse rimosso dalla carica. L’ormai ex-giudice si giustifica sostenendo che stava vivendo un momento di stress, e il fatto di non essere riuscito ad individuare chi era il proprietario del telefono lo aveva frustrato.

Il fatto di essere rimasto disoccupato non sembra preoccupare troppo il signor Restaino. Infatti questa vicenda gli ha spalancato i cancelli di tutti i maggiori “talk show” del Paese, con retribuzioni dai 5'000 ai 15'000 dollari a puntata. Inoltre, alcuni produttori stanno lavorando alla creazione di un nuovo “Legal Show” che, a quanto pare, finirà per assomigliare a “Forum”, il programma che da noi va in onda su Rete4. In questo progetto l’ex-giudice tornerà ad indossare toga e parruccone per dirimere i litigi tra gli spettatori.

Che altro dire? Nulla, se non che la visibilità indotta da un episodio negativo può essere molto redditizia, negli USA come in Italia. In casi del genere bisogna proprio dire che “tutto il mondo è paese”. Purtroppo.
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Immagine tratta dal sito di "Giornalisti Ufficio Stampa"

lunedì 10 dicembre 2007

L'amore molesto


In questi ultimi giorni lo “stalking” è tornato prepotentemente d’attualità. In TV molte donne del mondo dello spettacolo, tra le quali Michelle Hunziker, hanno coraggiosamente rivelato di essere state oggetto di persecuzione da parte di uno o più ammiratori. Per le cosiddette “donne comuni”, invece, accanimento e vessazione provengono spesso da ex-partner o da corteggiatori respinti. Nella maggior parte dei casi non si arriva alla violenza fisica, tuttavia il fatto che non esistano ancora leggi specifiche rende davvero difficile arginare il fenomeno.

A volte, le donne di una certa età raccontano, con una punta di nostalgia, storie di corteggiamenti con appostamenti, pedinamenti (di lui), sospiri (di lei), sguardi a distanza (di entrambi). Solo dopo diversi mesi di “osservazione” l’uomo poteva dichiarare esplicitamente il suo interesse alla donna o alla famiglia di lei. Adesso un comportamento simile non potrebbe suscitare altro che ansia e paura. Il rischio che un pedinamento degeneri in un tentativo di violenza è alto ed aumenta ulteriormente se il molestatore ha qualche familiarità con la vittima. Ad esempio se è un “ex” o un corteggiatore bellamente respinto. Il fenomeno, nella sua forma più conclamata, è noto come “stalking”, ovvero “sindrome del molestatore assillante” oppure “inseguimento ossessivo”.

Il termine inglese “stalking”, deriva chiaramente dal linguaggio venatorio (letteralmente “fare l’appostamento”) ed indica quelle sequenze comportamentali che possono trasformarsi in forme di persecuzione in grado di limitare la libertà di una persona e di violarne privacy. Secondo gli esperti dell’Osservatorio Nazionale sullo Stalking, questo esecrabile fenomeno si compone di tre fasi specifiche.

La prima fase delle molestie comprende atti di sorveglianza e di controllo, con appostamenti, pedinamenti, inseguimenti e la raccolta di informazioni sulla vittima e sui suoi movimenti. La seconda fase ha inizio con tentativi ripetuti di entrare in comunicazione con il bersaglio, attraverso telefonate, sms, e-mail, o graffiti sui muri di casa. Solitamente questo stadio termina con l’invio di fiori e altri regali. La terza e ultima fase è fondata, naturalmente, sulla ricerca di un contatto diretto con l’obiettivo. In particolare si compone di visite a sorpresa, sotto casa o sul posto di lavoro. Il tutto accade in un folle crescendo che può giungere fino alle minacce di violenza, alla violazione di domicilio, alle aggressioni sessuali e, perfino, all’omicidio. A questo proposito le statistiche parlano chiaro: in Italia , il 33% degli omicidi premeditati hanno avuto come preludio tutte le fasi di “stalking” che ho descritto in precedenza.

Il “molestatore assillante” o “stalker” è in genere di sesso maschile, tuttavia anche donne affettivamente dipendenti possono cedere alla tentazione di perseguitare un ex-partner. In generale il persecutore può essere uno sconosciuto incontrato per caso, un conoscente, un collega, un familiare oppure, più frequentemente, proprio un ex-partner. Nella maggior parte dei casi, le vittime dello “stalking” sono donne di età compresa tra i 18 e i 24 anni, mentre la fascia tra i 35 e i 45 anni subisce principalmente vessazioni da un partner abbandonato. Purtroppo, è necessario sottolineare che proprio gli atti di violenza sono la prima causa di morte per la popolazione femminile italiana di età variabile tra i 15 e i 45 anni.

Gli studi sul profilo psicologico del molestatore rivelano che non esiste una categoria diagnostica precisa, anche se la coazione a ripetere i comportamenti persecutori fa pensare ad un disturbo di tipo ossessivo compulsivo. Le motivazioni per cui lo “stalker” agisce sono più chiare: per stabilire una relazione (il corteggiatore incompetente), per manipolare o esercitare un controllo sulla vittima (il manipolatore) o recuperare una relazione (il dipendente affettivo), per vendicarsi dei torti subiti (il risentito), per molestare sessualmente (il predatore).

L’Osservatorio Nazionale sullo Stalking, fondato nel 2002, raccoglie i dati rilevati sul territorio mediante la distribuzione di questionari, inoltre realizza progetti di prevenzione primaria tra i giovani. A fine 2007 si concluderà una ricerca condotta in collaborazione con il Centro Nazionale Minori su un campione di 1'000 studenti italiani delle scuole medie superiori, correlato con un campione analogo di studenti polacchi. L’analisi cercherà di individuare le indicazioni psichiche e comportamentali delle molestie assillanti. Sensibilizzare al problema, in modo da riconoscerne i primi segnali, è come sempre la migliore forma di prevenzione e difesa.


Per altre informazioni relative al tema dello stalking:
- pagina su questo fenomeno della rivista online "
Benessere"
-
home page dell'Osservatorio Nazionale sullo Stalking
-
ricca scheda a cura della Dr.ssa Catalli e del Dr. Milone

Immagine tratta da
www.stalkers.info
Origine dei dati: edizione online di "La Stampa"

domenica 9 dicembre 2007

Delitti esemplari (3.a parte)


Come ogni domenica, torna la rubrica “Delitti esemplari”. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno l’hanno apprezzata nelle edizioni precedenti. Come già vi avevo accennato, questi racconti di omicidi sono completamente disarmanti nella loro semplicità. Quando ci rendiamo conto che le motivazioni che spingono un essere umano a spegnere la vita di un suo simile, sono così ferocemente insignificanti, le nostre certezze vacillano inevitabilmente.

Vi ricordo ancora che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

Questo è un materiale di prima mano: trasferito direttamente dalla bocca degli assassini alla carta del mio taccuino, sfiorando appena l’orecchio. Confessioni senza storia: chiare, confuse o dirette, non hanno altro scopo che spiegare l’umano furore. Certamente mi furono fatte con una precisa intenzione, quella di riaccostarsi a Dio e sfuggire così il peccato. Gli uomini sono esattamente come furono creati, e volerli ritenere responsabili di ciò che, d’un tratto, li spinge ad uscire da se stessi è una pretesa che non condivido…”. Così Max Aub racconta l’opera in una prefazione breve ma molto efficace.

E’ necessario specificare di nuovo che solo 2 confessioni (delle circa 90 raccolte) provengono da malati di mente diagnosticati. Come specifica Aub nella sua prefazione, “gli alienati mentali si rivelarono subito piuttosto deludenti. Da loro mi aspettavo i racconti più interessanti ma non fu così. Forse perché è proprio dietro la cosiddetta ‘normalità’ che si nasconde la più atroce delle follie.”.

Come già vi avevo detto, credo di aver trovato un comune denominatore che lega tra loro questi racconti di morte. Infatti, tutti gli assassini sembrano aspettarsi che l’interlocutore capisca (e approvi) il loro macabro punto di vista. In altre parole, sono tutti convinti che il crimine commesso sia stato un atto comprensibile e, in qualche modo, persino inevitabile.

Ancora una volta, vi invito ad acquistare questa opera letteraria; l’edizione economica della Sellerio potrebbe essere un piccolo, ma gradito, regalo di Natale per i vostri amici. La mia speranza è ancora la stessa: forse, la comprensione di un omicidio, ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo.

Ecco la terza serie di “Delitti esemplari”.

Delitto no. 11
Questo mi secca: che voi crediate che non mi fossi accorta del semaforo. Invece sì. Mi fermai, anche se nessuno può testimoniarlo. Io frenai, e l’auto si fermò. Subito dopo si accese il verde ed io proseguii. La guardia fischiò, e io non mi fermai perché non potevo certo pensare che fosse per me. Mi raggiunse subito con la sua motocicletta. Mi parlò in malo modo: ”Cosa crede, perché è donna, che il Codice della strada sia fatto solo per chi porta i pantaloni?”. Gli assicurai che allo stop mi ero fermata. Glielo dissi, glielo ripetei. E lui, che se volevo avrei potuto evitare la multa… Mi ribellai. La bugia era così evidente che mi fece ribollire il sangue. So bene che non voleva più di 2 pesos, 3 al massimo. Mi sta bene pagare una piccola tangente quando si è commessa un’infrazione, oppure se si cerca un favore. Ma in quel caso lui era in piena malafede. Io avevo rispettato i segnali! E poi il tono: siccome sapeva di aver torto era andato in bestia. Aveva visto una donna sola ed era sicuro di spuntarla. Io tenni duro. Ero decisa ad andare al Comando di Polizia e piantare una grana. Io ero passata con la luce verde! Mi guardò sornione, si piazzò davanti alla macchina e cominciò a prendere il numero di targa. Non so di preciso cosa successe, ma quell’uomo non aveva alcun diritto di fare quel che stava facendo: avevo ragione io! Furibonda misi in moto e partii di scatto…

Delitto no. 12
La squartai dal basso in alto, come una pecora, perché guardava indifferente il soffitto mentre faceva all’amore.

Delitto no. 13
Ancora un pochino”. Non potevo dire di no, e io non posso soffrire il riso. “Se non ne prende ancora un pochino dovrò pensare che non le piace”. Non ero in confidenza con quella famiglia. Dovevo assolutamente ottenere un favore, e c’ero quasi riuscito. Ma quel riso… “Ancora un po’!” continuava a dire, “un pochino ancora!”. Ero imbarazzato. Sentii che stavo per vomitare. Non c’era altro da fare, e lo feci. La povera signora restò con gli occhi sbarrati, per sempre.

Delitto no. 14
A voi non è mai venuta voglia di eliminare uno di quei venditori di biglietti della lotteria, quando diventano noiosi, insistenti, supplicanti? Io l’ho fatto, a nome di tutti!

Delitto no. 15
Erano tre anni che ci morivo dietro. Finalmente avevo un vestito nuovo. Un abito chiaro, come l’avevo sempre desiderato. Avevo risparmiato, lira su lira, e finalmente eccolo qua: con i suoi bei risvolti alla moda, i pantaloni ben stirati, gli orli non sfilacciati… E quell’omaccio grosso, sordo, schifoso, forse senza volere, lasciò cadere la cicca del suo sigaro e me lo bruciò. Gli fece un buco orrendo, nero, coi bordi color caffè. Gli infilzai la forchetta nella gola. Ci mise parecchio a morire.


Libri, idee regalo: Edizioni Sellerio (novità del mese)

sabato 8 dicembre 2007

Il Mystico Giudizio no. 2



Finalmente è arrivato il momento di pubblicare la seconda edizione de “Il Mystico Giudizio”, rubrica a cura di MysteXX. La scorsa settimana vi avevo anticipato che, questa pubblicazione periodica, non si sarebbe occupata unicamente dei cosiddetti “B-Movie”, ma che avrebbe dato spazio a pellicole di qualità. Oggi, invece, MysteXX è voluto addirittura andare oltre, presentandovi dei personaggi che, con il loro genio comico, hanno contribuito in modo evidente e spettacolare alla creazione del mito di Hollywood! Quindi bando alle chiacchiere, vi lascio con i meravigliosi, gli esilaranti e i commoventi “Marx Brothers”! GuruKonk

"Cinici e maleducati! Dannatamente irriverenti! Furbi, sciocchi e strafottenti! Bastardi! Casinisti da premio Nobel! Incredibilmente moderni nelle loro pellicole in bianco e nero. L’impressione, guardando un loro vecchio film, è un po’ come quando si ascolta la musica innovativa dei primi Pink Floyd, Weather Report o di altri musicisti precursori; ci si stupisce: “Incredibile quanto erano avanti questi qua!”. Già, è incredibile quanto ancora oggi risulti attuale la comicità nei film degli anni ’30 dei fratelli Marx. Nell’epoca delle torte in faccia e delle risate all’acqua di rose, i fratelli Marx si permettevano già di sfottere e strafottere chiunque senza guardare in faccia a nessuno, di creare situazioni allucinanti, di dare vita a fini giochi di parole, di esaltare gli assurdi, demolendo i canoni del politicamente corretto con situazioni grottesche a base di guizzi sessuali, istinti criminali e una costante, irresistibile pulsione per l’offesa e la presa in giro. Demenziali come oggi gli Zucker, impertinenti come oggi Sacha Baron Cohen, sagaci e sarcastici come (negli anni ’70) Woody Allen. Ma con decenni di anticipo su questi mostri della risata! I migliori comici contemporanei si sono ispirati a loro per un’infinità di battute e gag, che oggi rivediamo in molti film moderni magari senza sapere che all’origine di quelle trovate ci sono loro: i Marx Brothers. La gestualità, i movimenti e gli sguardi, in particolare di Groucho, hanno fatto scuola.

Groucho è il mattatore: ha una parlantina degna del più abile principe del foro. Si comporta da adorabile cafone, si loda e si imbroda. Della fine demenzialità dei fratelli Marx, Groucho è il maestro. Si presenta col suo sigaro e lo sguardo sopra le nuvole e non si vergogna di niente. Nutre poco rispetto del prossimo (mors tua vita mea!) e lo fa in modo sbragato, e non si trattiene certo! Non è diplomatico. E’ spietato con le ricche signore che in ogni film cerca di spremere per arricchirsi o per uscire dal vortice di debiti e truffe in cui si è puntualmente cacciato. Groucho comunque non si scomoda a ricorrere alla tattica del “sedotta e abbandonata”; non finge più di tanto di essere innamorato della sua vittima e se durante un tête à tête gli riesce qualche lusinga, subito dopo recupera con una sequenza di cattiverie belle toste. Non sono poche le allusioni sessuali che sbatte in faccia a donne sobrie, timorate di Dio, borghesi fino al midollo, pronte a scandalizzarsi per meno, molto meno di quanto Groucho le costringe a sopportare. Groucho riesce ad avere i favori di una ricca aristocratica mentre la paragona a della carne di cavallo avariata che mai e poi mai si porterebbe a letto ma che sposerebbe volentieri per accedere al suo patrimonio. Lo pensa, glielo dice e comunque alla fine si fa volere bene.

Harpo è quello che non parla mai: la sua comicità è fisica e segue ampiamente la tradizione dei clown circensi. Chico gioca con le parole ed è la spalla degli altri due matti: un assist-man di lusso per le trovate di Groucho e Harpo. Harpo si chiama così perché suona l’arpa. Infatti nei loro film non mancano mai momenti musicali che, se oggigiorno sembrano tutto sommato evitabili perché passati di moda, negli anni ’30 costituivano un importante tassello nel complesso del film. Dopo una ventina di minuti di follia pura si addolciva la trama per un attimo concedendo spazio alle emozioni di un momento musicale. In quei siparietti emerge il talento che i Marx possedevano anche a livello musicale. All’epoca un artista doveva esserlo a 360 gradi (pensate a Charlie Chaplin) e non bastava avere un bel visino per fare cinema (pensate qui invece, sigh, all’orda di attori-fotomodelli tanto carini e poco più…). Era necessario sapersi muovere, saper cantare o ballare o suonare. Harpo incantava col suo strumento. Chico era un abile pianista. Groucho… beh, cantava, sì, ma tendenzialmente sempre facendo il matto… Meno influenti (la loro presenza è discontinua, se non marginale) gli altri due fratelli: Zeppo e Gummo.

Insomma, siamo di fronte ad una delle realtà comiche più brillanti di Hollywood. Una realtà che non dovrebbe essere ignorata dagli amanti di film quali “Pallottola spuntata”, “Scary Movie”, “Ali G in da house” o anche (perché no?) “Paura e delirio a Las Vegas”, che non è un film comico ma è grottesco e allucinato in un modo che ricorda le prodezze dei Marx; o ancora i primi Woody Allen, film quest’ultimi di cui vi parleremo prossimamente. I fratelli Marx: un mix di fine demenzialità e sarcastica intelligenza. Il vostro Mystexx pochi giorni fa si è goduto con GuruKonkTre pazzi a zonzo” ma se non avete mai visto un film dei fratelli Marx, vi suggerisco di partire da questi: “Una notte all’opera”, “Animal Crackers”, “La guerra lampo dei fratelli Marx”."

MysteXX


Link utili a chi volesse saperne di più sui geniali Marx Brothers:

- Pagina di wikipedia sui Marx Bros.
- Battute e aforismi su "La parola giusta"
- Biografia di Groucho, di Chico, di Harpo e di Zeppo

Nell'immagine: Groucho Marx

venerdì 7 dicembre 2007

La città delle donne fantasma


Ciudad Juárez (o solo Juárez, per i suoi abitanti) è una popolosa città messicana dello stato di Chihuahua. Dal punto di vista geografico si trova al nord del Paese, addossata al confine con il Texas. Questa sua posizione l’ha trasformata in una sorta di grande bordello per i giovani americani, anche grazie al fatto che avere 18 anni d’età è l’unico requisito necessario per essere ammessi in qualsiasi “strip bar” del territorio e poter consumare alcolici. Ma non è certo questa la ragione che ha fatto balzare questa città, immersa nel deserto messicano, agli “onori” della cronaca.

Ciudad Juárez costituisce un caso grave e insolito di violenza contro le donne. Sono già più di 430 le donne assassinate e oltre 600 quelle scomparse dal 1993. Le vittime sono quasi tutte giovani (di età compresa tra i 15 e i 25 anni), carine, magre e con lunghi capelli neri. Tutte provenivano da famiglie povere e molte tra loro non erano neppure originarie di Juárez. Alla ricerca di migliori condizioni di vita, vi erano arrivate per lavorare come operaie nelle numerose fabbriche cittadine che, in subappalto, assemblano prodotti per l'esportazione verso gli USA. Altre erano impiegate, domestiche, studentesse, commesse o segretarie.

Nella maggior parte dei casi, i corpi ritrovati portano le tracce delle estreme violenze subite: stupro, morsi ai seni, segni di strangolamento, pugnalate, crani fracassati. Spesso il viso appare massacrato e irriconoscibile mentre il corpo, in alcuni casi, si presenta bruciato in varie parti. Alcuni cadaveri sono stati ritrovati nei quartieri del centro cittadino, altri abbandonati nei fossati, tra terreni incolti in mezzo al deserto e, solo raramente, sepolti in modo approssimativo e frettoloso. Il “modus operandi” degli assassini riprende quello dei serial killer: tutte le donne sono state uccise in luoghi diversi da quello in cui è stato rinvenuto il loro cadavere, a volte dopo esser state sequestrate per intere settimane, e la tipologia delle sevizie è sempre la stessa.

Prima del 2001, i cadaveri delle vittime violentate e strangolate venivano sempre ritrovati, ma da quando le inchieste si sono moltiplicate, i corpi hanno cominciato a scomparire nel nulla. Le associazioni locali e internazionali hanno calcolato che le donne scomparse sono ormai più di 600, oltre naturalmente ai più di 430 cadaveri già ritrovati.

Far scomparire i corpi delle donne assassinate è diventata una specialità della criminalità locale. Il sistema abituale si chiama “lechada”, un liquido corrosivo composto di calce viva e di acidi, che scioglie rapidamente la carne e le ossa senza lasciare traccia. “Nessuna traccia”, è la parola d'ordine. Ridurre al nulla, cancellare, far scomparire completamente, sono le parole chiave.

Per tutte le donne, Ciudad Juárez è diventato il luogo più pericoloso del mondo. Da nessuna parte, neppure negli Stati uniti dove pure i serial killer non mancano, le donne sono così gravemente minacciate.

L’industria cinematografica di Hollywood non ha tardato ad accorgersi di questa atroce storia di violenza. Il film “Bordertown”, con Jennifer Lopez e Antonio Banderas, tratta proprio l’oscura vicenda delle donne di Ciudad Juárez. Il regista Gregory Nava racconta spesso delle difficoltà create dalla polizia locale durante le riprese effettuate in città. “I poliziotti sembravano parecchio infastiditi e preoccupati del fatto che, alcuni membri della troupe cinematografica, si volessero informare sulla vicenda da alcuni giornalisti del luogo. Personalmente posso solo dire che le autorità locali sono state più un ostacolo che un aiuto, e che minacce e intimidazioni non sono mancate durante le riprese”, afferma Nava sul sito della produzione.

Le inchieste della polizia locale, una delle più corrotte del paese, non hanno portato a nessun risultato concreto. Dal 2001 le indagini sono state affidate alle squadre investigative federali che, almeno sulla carta, sembrano offrire maggiore serietà rispetto ai loro colleghi di Juarez. Purtroppo però, la soluzione di questa drammatica vicenda di sangue e di segreti, sembra ancora terribilmente lontana.

E le ragazze di Ciudad Juarez continuano a morire.


Per saperne di più visitare il sito di "Il Paese delle donne"

giovedì 6 dicembre 2007

L'anima in catene


La scorsa settimana avevo dedicato l’edizione di “Cosa bolle il Rete?” alle realtà carcerarie nel mondo. In quella occasione avevo avuto modo di citare, anche se solo marginalmente, l’esperienza di “Ristretti Orizzonti”. Si tratta di un’operazione culturale, partita dai detenuti della Casa di Reclusione di Padova e dalle detenute del Centro di Pena Femminile della Giudecca, che si pone l’ambizioso obiettivo di far ritrovare a questi individui il gusto della vita e della legalità, il tutto attraverso la comunicazione e l’espressione artistica. Ma non è questa l’unica iniziativa degna di nota.

Infatti, più la nostra società sembra ignorare il carcere, più cresce "dentro" la voglia di farsi sentire, di impedire di essere cancellati. E così, anche dalle piccole carceri dell’Italia del sud, escono nuove voci, nuovi giornali: come a Lauro, in provincia di Avellino, dove è nata "Anagramma", una rivista che il suo coordinatore, Beppe Battaglia, così definisce: "Una socialità smarrita che va cercandosi, una scuola che non richiede e non conferisce titoli, un cantiere terapeutico, una fornace ribollente che informa di sé, un progetto teso a riannodare i fili soppressi…".

Da “Anagramma” pubblico la testimonianza di un detenuto, dedicata a un tema particolarmente doloroso, quello degli affetti devastati dal carcere, dei sensi di colpa di un figlio nei confronti del padre, della morte che in galera è, se possibile, ancora più dolorosa.

GuruKonk


Lettera ad un padre che non c’è più

“Ciao! Oppure debbo dire "uè stò quà" com’era mia consuetudine, per stabilire il contatto. Te ne sei andato, senza neppure salutarmi.

Ti ricordi, mi dicesti in agonia, a cavallo del trapasso: "Domani dovrai essere tu ad accompagnarmi al comune". Ed io, seduto al tuo capezzale, ascoltavo quelle tue frasi sconnesse. Ma la presenza delle guardie violentarono quel momento intimo; come quando si violenta un neonato, e per tantissimi anni ho vissuto in quel dolore e disprezzo per tutto ciò che violenta. Hai spirato solo dopo che mi hai visto. Avrei voluto piangere, singhiozzare e, perché no, andar fuori di testa! Scusami, perdonami non ne sono stato capace; pensavo che, se mi fossi agitato, avresti sentito il tintinnio delle catene che portavo dentro la mia anima.

Lo sai, sono stato "negativo" dalla nascita, nonostante i tuoi insegnamenti, e adesso mi confesso con la speranza di esorcizzare il sonno perché ti sogno spesso. Ma non ti fai mai vedere, vedo tutti i nostri cari, a volte ci parlo pure, ma tu non ti fai vedere! Quale il motivo? Quali sono i tuoi rancori verso me?

L’altra notte ti ho sognato, un sogno che ho vissuto nella realtà. Ti ricordi, riuscisti ad intrufolarti dove era permesso solo ai miei simili. Riuscisti a sentire il nostro motto: “rincorrere i nemici e abbatterli”. Mi guardasti, ti scesero le lacrime e te ne andasti. Perché l’altra notte non ti sei fatto vedere? Ho scavato dentro me, per capire il perché non ti fai vedere, ma non ho trovato niente per giustificare il tuo comportamento.

Aiutami, ti prego, è indispensabile in questa fase della mia vita; è importante avere il tuo consenso; tu sai che è nella mia indole mandare alla malora chi non è d’accordo con me. Sarei capace di mandare alla malora anche Dio, ma sia tu che lui, attualmente, mi servite! Ho bisogno di te e di lui, mi servono le vostre benedizioni, i vostri perdoni, perché mi trovo su un sentiero a me sconosciuto, quello "positivo". Se la partenza sarà handicappata, l’arrivo non ci sarà.
Ti ricordi quando ti dissi che non riuscivo più a piangere? Questa cosa mi faceva male. Avevo bisogno di sfogarmi, ma tu prendesti questa cosa ancora come una malattia. Ricorderò sempre il medico che mi portasti a casa.

Questo è il motivo principale del mio messaggio... ! Sta cambiando qualcosa dentro di me e sono sicuro che fra non molto ci riuscirò. Credimi le prime lacrime le dedicherò a te, perché tu, solo tu, sarai l’artefice di questo miracolo!

Ciao, ti vorrò sempre più bene!”


Grazie a “Ristretti Orizzonti” e “Anagramma” per il prezioso materiale.

mercoledì 5 dicembre 2007

Cosa bolle in Rete? Ed. 4/07


Hanno già superato la fatidica soglia degli “anta” da alcuni anni: c'è chi di anni ne ha sessanta, chi settanta; molti di questi, giunti al termine della loro vita professionale e che per la società sono semplici pensionati, grazie alla Rete stanno tornando alla carica. A gran voce. E si stanno facendo largo in un mondo, quello di Internet, da sempre appannaggio delle giovani generazioni.

In questi ultimi tempi qualcuno ha infatti iniziato ad accorgersi della presenza in Rete dei cosiddetti "silver surfers" (internauti dai capelli brizzolati) o altrimenti chiamati anche "gray googlers", utenti di Google dalla chioma grigia. Da una indagine a livello europeo è emerso che le frequentazioni dei forum da parte dei "silver surfers" dal 2005 è cresciuta del 113% e che il 18% visita i siti di sociale networking. Funziona bene anche l’utilizzo di software telefonici, infatti il 14% telefona regolarmente attraverso Internet.

Migliaia di internauti pensionati hanno infatti deciso di cercare in Internet una qualche forma di attività che li faccia sentire vitali e appagati. La Rete, a fronte di questa “invasione” pacifica, non poteva fare altro che organizzare degli spazi dedicati a questo genere di utenti, un tempo erroneamente snobbati o ignorati, perché troppo anziani per uno strumento all'avanguardia come Internet.


I link della settimana: la rete dei Silver Surfers

Silver surfer organization
Qui si può trovare tutto quanto è utile a persone non più giovanissime, che navigano regolarmente, si tengono aggiornate, amano entrare in contatto con gli altri per uno scambio di opinioni e che non disdegnano nè il commercio elettronico nè il gioco online.
http://www.silversurfer.org.uk/ e http://www.silversurfers.net/

Identikit dei Silver Surfers
I silver surfer confermano le tendenze generali: i siti di viaggi e vacanze sono i più frequentati, il 47% ha acquistato online biglietti di viaggio e il 32% ha acquistato un'intera vacanza... Il 38% fa uso di siti di confronto prezzi e il 74% ha effettuato un acquisto online in un periodo di sei mesi.
Link: Comma 3 (web agency)

Per gli ultracinquantenni
È stato provato recentemente che un terzo degli utenti online, almeno in Gran Bretagna, è composto da persone con più di 50 anni. Lo dimostra Saga Zone, che apre i battenti online e dopo 4 mesi di funzionamento di prova e che conta già oltre 13mila utenti registrati, che si possono incontrare e rincontrare sul sito.
http://www2.saga.co.uk/sagazone

La carica dei baby boomers
Oltre che "silver surfers" e "gray googlers", gli utenti più o meno attempati della Rete vengono chiamati anche "baby boomer". Con questo termine si intendono quelle persone che pur avendo sessanta anni o giù di lì, perché nati nel periodo del "baby boom", non si sono certo lasciati sfuggire, per mere questioni anagrafiche, le opportunità offerte dalla Rete.
Link: wikipedia sui baby boomers


Liberamente ispirato da “Una Rete dai capelli sempre più grigi” di S.Finozzi

martedì 4 dicembre 2007

Quel testimone è un papero!


Negli ultimi anni molti magistrati sono stati accusati di manie di protagonismo. Ogni volta che al centro di una inchiesta vi era un personaggio pubblico si è spesso ventilata l’ipotesi che il Pubblico Ministero fosse mosso dal desiderio di salire egli stesso agli onori della cronaca. Il caso di cui vi voglio parlare oggi è però molto diverso. Infatti nessun membro del cosiddetto “Jet Set”, questa volta, è finito tra le maglie della giustizia. E sono pure certo che il magistrato in questione avrebbe fatto volentieri a meno di questa “visibilità”.

L’accusato è un cittadino cinese, che tentava di arricchirsi con la contraffazione di prodotti per bambini a marchio Disney. Fin qui non c’è nulla di speciale, non passa giorno che le autorità doganali o la Guardia di Finanza non siano costrette a sequestrare beni contraffatti con il marchio CE (in questo caso “China Export”, visto che neppure i marchi europei sono al sicuro dalle imitazioni).

Vi starete chiedendo quale sia la notizia. Vi accontento subito. La Procura della Repubblica ha pensato bene di convocare come testimoni la signorina Paperina e i signori Topolino, Paperino e Titti! Avete capito bene, i noti personaggi Disney sono stati fatti oggetto di “regolare” notifica giudiziaria.

C’è da chiedersi quando la giustizia riuscirà a mettere le mani sul pericoloso “Gamba Di Legno” e sull’astuta Banda Bassotti. Questi solerti investigatori potrebbero pure richiedere l’aiuto dell’ispettore Zenigata! Naturalmente solo nel caso in cui Ginko non sia disponibile.

La cosa stupefacente non è tanto l’errore in sé della cancelleria, dato che errori possono sempre accadere, ma il fatto che la burocrazia italiana sia talmente farraginosa che nessuno abbia fermato l’atto, consentendogli di percorrere l’iter completo. Non deve quindi sorprendere che, secondo alcune statistiche, in Italia il 34% dei processi subisca ritardi (o peggio) a causa di difetti nella notifica, come probabilmente accadrà al procedimento di cui stiamo parlando, visto che non sono stati convocati i rappresentanti legali dell’azienda danneggiata ma i… personaggi contraffatti.

La burocrazia, come detto in precedenza, è spesso lenta e implacabile ma questa esilarante notifica ha raggiunto regolarmente gli attoniti ed esterrefatti avvocati della Disney Italia, i quali non hanno potuto fare altro che rispedire al mittente la richiesta. Chissà, forse per capire come siano andate veramente le cose i protagonisti della vicenda decideranno di affidare le indagini al commissario Basettoni

Aspetto con ansia i vostri commenti!

lunedì 3 dicembre 2007

La violenza dell'anoressia


Chi di voi non ha ancora notato la sconvolgente testimonial dell’operazione “No Anorexia” di NoLita? Quasi nessuno, credo. In effetti i cartelloni pubblicitari di questa campagna si possono vedere un po’ ovunque, e di certo non passano inosservati. In molti hanno duramente criticato questa scelta; tuttavia, se lo scopo principe di tutta l’iniziativa era far discutere l’opinione pubblica, credo che l’obiettivo possa ben dirsi raggiunto.

E’ malata, quella ragazza, e ci guarda chiedendoci qualcosa, imponendoci la sua presenza e il suo dolore esibito. La sua è una malattia psichica che si è rapidamente impossessata del corpo, svuotandolo ogni giorno di più. Si chiama Isabelle Caro, ha 27 anni ed è francese. E’ alta 165 centimetri, pesa 31 chilogrammi (una pazzia per una donna adulta!) e ha fornito il proprio corpo scheletrico per pubblicizzare la casa di moda NoLita, che fa della lotta all’anoressia il proprio biglietto da visita.

Grandi manifesti, pagine di riviste e quotidiani mostrano la sua immagine con la scritta “No Anorexia”. Naturalmente, il fotografo dietro questa operazione non poteva che essere Oliviero Toscani, già in passato autore di campagne shock che hanno scatenato furiosi dibatti su razzismo, AIDS, guerra e omosessualità. Anche questa volta il suo messaggio, così diretto e violento, ha sollevato un gran polverone. C’è chi l’accusa di strumentalizzare un problema drammatico per promuovere un marchio commerciale. Altri, invece, insinuano il fatto che il messaggio potrebbe assecondare chi soffre d’anoressia, che troverebbe in questa esibizione uno stimolo gratificante. Non mancano però anche i pareri positivi. Infatti, c’è chi afferma che questa campagna sia in grado di stimolare una sensibilità sociale sulla malattia e, nello stesso tempo, mostrare la sofferenza che questo male produce su di una giovane donna.

L’anoressia è un disturbo mentale assai complicato. Non si vuole dimagrire all’estremo per fare le modelle o per avere successo, per essere conformi alle aspettative estetiche. No, diventare pelle e ossa è anzi una strategia inconscia per rifiutare il mondo, la sessualità e, a volte, una madre ingombrante. Ritornando alla nostra immagine però, ci possiamo trovare davanti ad altre strade e ad altre interpretazioni.

C’è proprio da chiedersi che valore abbiano ancora le cosiddette “icone” nel nostro mondo. Noi oramai possiamo vedere di tutto, standocene tranquillamente seduti in casa: morte, miseria, donne provocanti, idioti di successo, bambini denutriti, disastri ambientali, serial killer dall’aspetto innocuo e impuniti ladroni di stato. Finiamo per abituarci e ad assuefarci a tutto. Ma, proprio per questa ragione, mi chiedo se campagne come questa, così cariche di atroce durezza, non siano quasi una necessità fisiologica per non farsi invischiare l’anima nel torpore generale che ci circonda.


Ispirato da “Santa Ikona, aiutaci tu” di P.Selva, immagine tratta da www.rai.it


Siti utili:

Anoressia e bulimia, un aiuto amichevole

ABA (Associazione sullo studio dei disordini alimentari)

Disturbi alimentari (un aiuto dalla psicoterapia)

domenica 2 dicembre 2007

Delitti esemplari (2.a parte)


Torna la rubrica “Delitti esemplari”. Ringrazio di cuore tutti coloro che hanno apprezzato la prima parte, che ho pubblicato una settimana fa. Come già vi avevo accennato in quella occasione, questi racconti di omicidi sono completamente disarmanti nella loro semplicità. Quando ci rendiamo conto che, le motivazioni che spingono un essere umano a spegnere la vita di un suo simile, sono ferocemente insignificanti, le nostre certezze vacillano inevitabilmente.

Vi ricordo che “Delitti esemplari” è il titolo di un libricino (uso il diminutivo poiché si tratta di sole 70 pagine) scritto nel 1956 da uno scrittore spagnolo, poco conosciuto alle nostre latitudini: Max Aub. Si tratta di un ricco assortimento di “confessioni” di assassini, raccolte dall’autore nelle carceri che ha avuto occasione di visitare in più di venti anni, in Francia, Spagna e Messico.

Questo è un materiale di prima mano: trasferito direttamente dalla bocca degli assassini alla carta del mio taccuino, sfiorando appena l’orecchio. Confessioni senza storia: chiare, confuse o dirette, non hanno altro scopo che spiegare l’umano furore. Certamente mi furono fatte con una precisa intenzione, quella di riaccostarsi a Dio e sfuggire così il peccato. Gli uomini sono esattamente come furono creati, e volerli ritenere responsabili di ciò che, d’un tratto, li spinge ad uscire da se stessi è una pretesa che non condivido…”. Così Max Aub racconta l’opera in una prefazione breve ma molto efficace.

E’ necessario specificare che solo 2 confessioni (delle circa 90 raccolte) provengono da malati di mente diagnosticati. Come specifica Aub nella sua prefazione, “gli alienati mentali si rivelarono subito piuttosto deludenti. Da loro mi aspettavo i racconti più interessanti ma non fu così. Forse perché è proprio dietro la cosiddetta ‘normalità’ che si nasconde la più atroce delle follie .”.

Personalmente vi posso dire che, tra tutti questi racconti di morte, ho trovato un comune denominatore: tutti gli assassini si aspettano che l’interlocutore capisca (e approvi) il loro punto di vista. In altre parole, sono tutti convinti che il crimine commesso sia stato un atto comprensibile e quasi inevitabile.

Vi invito ad acquistare questa opera letteraria; l’edizione economica della Sellerio potrebbe essere un piccolo, ma gradito, regalo di Natale per i vostri amici. La mia speranza è semplice: forse, la comprensione di un omicidio, ci potrà aiutare a capire meglio l’oscura banalità del mondo in cui viviamo.

Ecco la seconda serie di “Delitti esemplari”.

Delitto no. 6
Si puliva i denti come se non sapesse far altro. Lasciava il suo stecchino al lato del piatto per riprendere a stuzzicarseli appena finito di masticare. Ore e ore, dall’alto in basso, da destra a sinistra, da avanti a dietro, da dietro ad avanti. Sollevando il labbro superiore, come un coniglio, mostrando (uno dopo l’altro) gli incisivi giallastri; abbassando il labbro inferiore fino alla gengiva corrosa; finché gli sanguinò, solo un poco. Gli trasformai lo stuzzicadenti in baionetta, conficcandoglielo fino alle nocche, prima di aprirgli la gola con il coltello da bistecca.

Delitto no. 7
Si strozzò fino al giorno del giudizio universale. Non ho avuto timore di guardarlo in faccia. Il suo porcume mi spronò all’ardimento!

Delitto no. 8
Faccio il barbiere. Può capitare a chiunque. Oso persino dire che sono un buon barbiere. Ognuno ha le sue manie: a me danno fastidio i brufoli.
Capitò così: mi accinsi a radere tranquillamente, insaponai con destrezza, affilai il rasoio sulla cinghia, lo addolcii sul palmo della mano. Io sono un buon barbiere. Non ho mai scorticato nessuno! Inoltre quell’uomo non aveva neppure una barba molto fitta. Però aveva i brufoli. Riconosco che quel foruncoletto non aveva niente di particolare. Ma a me danno fastidio; mi danno ai nervi, mi rimescolano il sangue. Urtai il primo senza alcun inconveniente: il secondo sanguinò alla base. Non so che mi accadde a quel punto, ma credo che fu una cosa naturale: allargai la ferita e poi, senza poterci far nulla, con una rasoiata gli tagliai la testa.

Delitto no. 9
Lo uccisi perché ero sicuro che nessuno mi vedeva.

Delitto no. 10
Cominciò a mescolare il caffelatte col cucchiaino. Il liquido arrivava fino all’orlo, sollevato dall’azione violenta dell’utensile in alluminio. Il bicchiere era ordinario, il bar scadente, il cucchiaino opaco e consumato dall’uso. Si udiva il rumore del metallo contro il vetro. Tin, tin, tin, tin. E il caffelatte girava e rigirava, con un gorgo nel mezzo. Un Maelstrom. Io ero seduto di fronte. Il bar era affollato. L’uomo continuava a girare e rigirare, immobile e sorridente, e mi guardava. Qualcosa mi si rivoltava dentro. Lo guardai in un modo tale che si sentì in obbligo di giustificarsi:”Lo zucchero non si è ancora sciolto”… Per dimostrarmelo dette dei colpetti sul fondo del bicchiere. Subito riprese con rinnovata energia a mescolare metodicamente il beveraggio. Gira e rigira, senza fermarsi mai, e il rumore del cucchiaino sul bordo del vetro. Tan, tan, tan. Di seguito, di seguito, senza posa, eternamente. Gira, e gira, e gira, e rigira… Mi guardò sorridente. Fu allora che estrassi la pistola e sparai.

Libri, idee regalo: Edizioni Sellerio (novità del mese)

Nell'immagine Max Aub (foto tratta da clio.rediris.es)

sabato 1 dicembre 2007

Il Mystico Giudizio no. 1

Come vi avevo anticipato, oggi ha inizio una nuova rubrica a cura di un mio carissimo amico, che imparerete a conoscere con il nome di MysteXX. Questa iniziativa si propone di recensire i molti film che noi due guardiamo nelle numerose serate che passiamo insieme. MysteXX tratterà molti dei cosiddetti B-Movie (come in questo caso) ma si occuperà anche di parecchi film di qualità. Non mi resta che salutarvi e lasciarvi alla recensione di “House of the dead 2”.

"Non mi importa se il titolo di questo film varia sorprendentemente a seconda dei titoli di testa o di coda (“Severed” nel trailer, “House of the dead 2” nella sigla d’apertura). Ciò che conta è che l’altra sera con GuruKonk ho visto molto sangue. Molti alberi e molto sangue. Ho visto gli zombie con le facce verdognole e/o gialline regnare truci per qualche giorno nei boschi di un’isola dannata. Verdastri però solo le facce, dal collo in su; il resto del corpo aveva il colore degli… attori. Ebbene, anche in questo film la tradizione è stata rispettata: gli zombie erano completamente rincoglioniti! Anche questi erano zombie poco atletici, come sempre. Ma come al solito li ho visti uccidere… Li ho visti letali seppur lenti, goffi, rintronati e portati all’auto-eliminazione (ad esempio inciampando nelle motoseghe oppure restando incastrati con un piede in qualche radice, un classico esempio di acume da zombie, come suggerisce lo “zombologoGuruKonk

Già, come al solito li ho visti uccidere… Di nuovo sono stati fatali per il gruppetto di agili e svegli esseri umani, destinati dalla trama a trascorrere il film in compagnia di questi poveri morti-viventi… E pensare che il protagonista nella vita voleva solo fare il pilota d’aereo, mentre è stato costretto dal padre (capitano d’industria) a recarsi sull’isola (in nave!) per motivi aziendali… Ma dai! Non si fa così, babbino caro! Insomma, gli zombie non possono competere in niente con gli esseri umani, con la loro reattività, intelligenza, con le loro armi, automobili e taniche di benzina. Ma anche in questo film gli zombie hanno vinto diverse battaglie, stravolgendo ogni razionale pronostico. Ehi, nei film sugli zombie vincono i più deboli! Hanno ucciso e massacrato e masticato carne fino alla fine della festa! Anche in questo film gli zombie hanno terrorizzato tutti! Magari l’essere umano avesse la fortuna di dover combattere anche nella realtà con simili minacce! Magari l’unico problema su questo pianeta fosse quel branco di deficienti degli zombie! Per scappare dagli zombie basta camminare tranquillamente, se possibile senza inciampare più di una o due volte, come suggerisce sempre il nostro GuruKonk. Né più né meno. Giusto due passi rilassati per sgranchirsi un po’ le gambe sarebbero sufficienti per sfuggire ai loro penosi tentativi di rincorrerci e sbranarci. E così, passeggiando in tutta serenità, si potrebbe pensare almeno a una dozzina di metodi per ucciderli o anche solo per mettersi definitivamente al riparo dal loro flemmatico attacco… Brrr, gli zombie!!!

Interessante comunque il pretesto scelto dai creatori di questa pellicola per giustificare l’epidemia che comporta la trasformazione di alcuni sfigati in zombie. Ebbene, la diagnosi parla di… beh, vagamente di errori di ingegneria genetica, ma nel dettaglio? Nel dettaglio non lo dico, per non rovinare la sorpresa a tutti quelli che ora sentono un’irrefrenabile voglia di correre a procurarsi una copia di questo film. Film che per tutto il tempo si avvalora di un fastidioso effetto di invecchiamento della pellicola… In definitiva: un ottimo schifo di film, grazie GuruKonk per avermi permesso di guardarlo con te! Questa volta almeno non ci siamo addormentati dopo un’ora; è un fatto anche questo… "

Grazie a tutti! Alla prossima edizione de “Il Mystico Giudizio”.

MysteXX

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Immagine tratta da lostige.wordpress.com